Buongiorno, ho una relazione da due anni ma non abbiamo mai avuto rapporti sessuali, arriviamo solo

7 risposte
Buongiorno, ho una relazione da due anni ma non abbiamo mai avuto rapporti sessuali, arriviamo solo ai preliminari e poi il mio compagno si blocca. Cosa posso fare/chiedergli?
Dott.ssa Daniela Canorro
Psicologo, Sessuologo, Professional counselor
Padova
Buongiorno,
comprendo il disagio che può derivare da una situazione di questo tipo. Tuttavia, attraverso un messaggio scritto non è possibile comprendere le dinamiche sottostanti né fornire indicazioni specifiche su cosa fare, perché queste difficoltà richiedono una valutazione approfondita e personalizzata.
Può essere utile, come primo passo, provare a parlarne con il partner, condividendo il suo punto di vista e verificando se c’è disponibilità ad affrontare la questione.
Per capire cosa stia accadendo e come muoversi in modo adeguato, è consigliabile rivolgersi a una/o professionista in un contesto di consulenza diretta, individuale o di coppia.
Un saluto
Dott.ssa Daniela Canorro
Psicosessuologa clinica
Counselor relazionale

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Dott.ssa Sara Marchesi
Sessuologo, Psicologo, Neuropsicologo
Vimercate
Buongiorno, se per lei è una situazione che le arreca disagio, può dirglielo apertamente e mostrarsi disponibile a cambiare la situazione chiedendogli se lui è disposto a fare altrettanto (possono anche esserci motivi validi per cui non se la sente...paure ecc), e proporgli una consulenza psico-sessuologica di coppia e poi individuale. Buoa giornata, cordiali saluti!
Dr. Gabriele Boccardi
Psicologo, Sessuologo
Albano Laziale
Salve, qualcosa che può aiutare per affrontare questioni come quella da lei riportata è partire dal proprio vissuto e portarlo all'altro cercando di evitare il giudizio ma esprimendo la propria situazione. Se questo non dovesse bastare per parlarne può valutare un percorso di coppia dove affrontare al meglio la situazione con l'aiuto di un professionista.
Cordiali saluti,
Dott. Gabriele Boccardi.
Dott. Vito Scavone
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Messina
Il “blocco” del suo compagno può avere molti significati e, nella pratica clinica, è spesso legato a fattori emotivi più che a una reale mancanza di desiderio. Ansia da prestazione, paura di non essere all’altezza, timore di deludere il partner, vissuti di vergogna legati al corpo o alla sessualità, un’educazione affettiva e sessuale rigida o esperienze passate vissute come fallimentari possono creare una forte tensione interna. Quando questa tensione aumenta, il corpo può reagire “spegnendo” la risposta sessuale, come se si attivasse un meccanismo di difesa.

In queste situazioni il blocco non va letto come una scelta volontaria né come un segnale di disinteresse verso il partner. Spesso la persona desidera l’intimità, ma allo stesso tempo ne ha paura, e questo conflitto interno rende difficile andare avanti. Più ci si avvicina al momento del rapporto, più cresce la pressione e il timore di “dover funzionare”, e questo finisce per interrompere l’eccitazione o portare all’evitamento.

È importante evitare di interpretare automaticamente questo blocco come un rifiuto personale, perché questo tipo di lettura rischia di aumentare il senso di colpa e la pressione su chi già si sente in difficoltà. Comprendere che il problema riguarda il modo in cui la persona vive la sessualità, e non il valore del legame o dell’attrazione, aiuta a mantenere uno spazio di dialogo e di comprensione reciproca.
Dr. Matteo Lupi
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno
Capisco quanto questa situazione possa essere difficile e anche frustrante per te. Due anni sono un tempo lungo, e il fatto che tu ti stia ponendo queste domande indica che senti il bisogno di chiarezza e di maggiore intimità, non solo fisica ma anche emotiva.

Da quello che descrivi, il punto centrale non è “cosa fare” in senso tecnico, ma come parlarne con lui. Il blocco che emerge nei momenti più intimi può avere molte cause diverse: ansia da prestazione, paura di deludere, vissuti legati al corpo o alla sessualità, esperienze passate, difficoltà a lasciarsi andare, oppure dinamiche relazionali più profonde. Senza conoscere la sua storia personale, è impossibile stabilirlo dall’esterno.

Quello che puoi fare tu è provare ad aprire uno spazio di dialogo non centrato sull’accusa o sulla pressione, ma sul tuo vissuto. Più che chiedergli “perché ti blocchi?”, può essere utile dirgli come ti senti tu: confusa, in dubbio, magari anche rifiutata o preoccupata per il futuro della relazione. Puoi chiedergli se lui ha consapevolezza di cosa succede in quei momenti, se prova ansia, paura, vergogna o altro, e se questa difficoltà riguarda solo la sessualità o anche altri aspetti del lasciarsi andare.

È importante anche capire se lui vive questa situazione come un problema o se, al contrario, tende a evitarla senza affrontarla. Se per lui è difficile parlarne o se il blocco è fonte di sofferenza, potrebbe essere molto utile pensare a un supporto esterno, come una consulenza psicologica o sessuologica, individuale o di coppia. Non per “forzare” il rapporto sessuale, ma per capire cosa sta succedendo per aprirsi ad una soluzione concreta.

Infine, è legittimo che tu ti chieda cosa vuoi per te. L’attesa, se non condivisa e compresa, può diventare pesante. Chiederti se questa relazione, così com’è ora, risponde ai tuoi bisogni non è egoismo, ma cura di te stessa. Parlare, chiarire e – se serve – farsi aiutare sono i passi più rispettosi per entrambi.

Un caro saluto
Dr. Matteo Lupi
Dott.ssa Erica Zito
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Rimini
Gentile utente, la ringrazio per aver sollevato un tema così intimo. Vivere una relazione di due anni che non approda alla penetrazione può generare molta confusione e, col tempo, un senso di frustrazione o di rifiuto, se quest'ultima rappresenta una pratica desiderata. Tuttavia, il fatto che riusciate a vivere i preliminari ci dice qualcosa di importante: esiste una base di intimità e fiducia su cui poter lavorare.

Proviamo a esplorare quale potrebbe essere il significato di questa assenza:

- Spesso siamo portati a pensare che la penetrazione sia l'unico modo "giusto" di fare l'amore. In realtà, la sessualità è un linguaggio vastissimo e non è scontato che la penetrazione piaccia a tutti o sia la pratica preferita. A volte il blocco nasce proprio dalla pressione di dover compiere un atto che viene percepito più come un obbligo sociale che come un desiderio autentico.

- Spesso, quando un uomo si ferma poco prima del rapporto penetrativo, non è per mancanza di desiderio verso la partner, ma per un’interferenza emotiva. Può trattarsi di ansia da prestazione, del timore di perdere l'erezione nel momento cruciale o di significati profondi (consci o inconsci) legati all'atto della penetrazione stessa.

- Per molti uomini, il passaggio dai preliminari al rapporto penetrativo viene vissuto come un "test". Mentre i preliminari sono sentiti come uno spazio libero e di gioco, la penetrazione viene caricata di aspettative sociali e prestazionali. Questo carico d'ansia può causare un blocco riflesso del corpo.

La comunicazione in questi casi è fondamentale ma difficile. Il rischio è che lui si senta "sotto esame". Invece di chiedere "perché ti blocchi?" (che può indurre difesa), potrebbe provare a spostare il focus sul vissuto emotivo: "come ti senti in quel momento? C'è qualcosa che posso fare per farti sentire più tranquillo?".

A volte, esplorare insieme cosa significhi per voi l'intimità — al di là degli standard comuni — aiuta a sciogliere le tensioni. Un percorso sessuologico potrebbe essere molto utile per capire se questo blocco nasconda un timore specifico o se abbiate semplicemente bisogno di costruire un vostro modo unico e personale di vivere il piacere, liberi da aspettative esterne.

Resto a disposizione.

Un caro saluto, Dott.ssa Erica Zito, Psicologa e Sessuologa
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
la situazione che descrive è più comune di quanto si pensi e può avere origini diverse. Il “blocco” del suo compagno potrebbe essere legato ad ansia da prestazione, paura di non essere all’altezza, difficoltà emotive o relazionali, educazione sessuale rigida, vissuti passati, oppure a una problematica specifica come il vaginismo, il desiderio sessuale inibito o altre difficoltà sessuali (anche maschili).

Quello che può fare, prima di tutto, è parlarne apertamente con lui, in un momento sereno e non immediatamente legato all’intimità. Può provare a chiedergli cosa prova in quei momenti, se sente paura, pressione, vergogna o se c’è qualcosa che lo preoccupa. È importante che il dialogo sia non giudicante, centrato sulle emozioni e non sulla “prestazione”.

Può anche essere utile:

evitare di vivere l’intimità come un “obiettivo da raggiungere”

rassicurarlo sul fatto che non c’è fretta né obbligo

osservare se il blocco è accompagnato da segnali di ansia o evitamento

Quando una difficoltà persiste nel tempo (due anni, come nel vostro caso) e crea disagio nella coppia, è fortemente consigliabile approfondire con uno specialista, meglio se uno psicologo o psicoterapeuta con formazione in sessuologia. Un percorso individuale o di coppia può aiutare a comprendere le cause del blocco e a ritrovare una sessualità più serena e condivisa.

Resto a disposizione e le auguro il meglio.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

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