Buongiorno. Ho una relazione con un uomo che causa trauma cranico ha avuto lesioni dei lobi frontali
Buongiorno. Ho una relazione con un uomo che causa trauma cranico ha avuto lesioni dei lobi frontali. Ci sono problemi. Soprattutto per il suo modo di dire le cose. Evidentemente senza filtri. In modo diretto e inaspettato. Oltre a vari effetti che riscontro ma per me meno importanti Onestamente. C'è capacità di recuperare qualcosa? Lui ha avuto l'incidente nel 2017. Ha la fortuna di essere di suo una persona fattiva concentrata .ma questi problemi sono soprattutto a livello emotivo. Grazie
9 risposte
Buongiorno, le lesioni ai lobi frontali, soprattutto in seguito a trauma cranico, possono effettivamente comportare difficoltà nella regolazione emotiva, nell’inibizione delle risposte e nel “filtro” comunicativo. Quello che descrive – modalità diretta, impulsiva, talvolta priva di modulazione – è compatibile con questo tipo di quadro. A distanza di anni dall’evento traumatico, il recupero spontaneo tende a stabilizzarsi, ma ciò non significa che non sia possibile lavorare terapeuticamente. La psicoterapia può aiutare sia la persona coinvolta a sviluppare maggiore consapevolezza e strategie compensative, sia il partner a comprendere meglio le dinamiche neuropsicologiche in atto, riducendo il carico emotivo e relazionale. Sarebbe utile una valutazione iniziale per comprendere meglio il funzionamento attuale e definire un eventuale percorso mirato. Resto a disposizione.
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Salve, la lesione traumatica frontale è coerente con il quadro comportamentale che descrive. Probabilmente la lesione in oggetto ha determinato una compromissione della personalità e del comportamento sociale, con alterazione di filtri sociali e impulsività. Per comprendere la percentuale di recupero della lesione andrebbe fatto un inquadramento attraverso valutazione neuropsicologica, così da cogliere il funzionamento complessivo della persona. Un caro saluto
Salve, le consiglio di rivolgersi ad un neuropsicologo portando tutte le carte dell'intervento. Spero tutto si risolvi. Un caro saluto.
Le consiglio di rivolgersi ad uno specialista e vagliare le possibilità effettive di recupero, le quali senza un esame obiettivo delle problematiche del paziente e delle capacità conservate non possono essere tuttavia effettuate. Dott.ssa Alessia Eris Cimmino
Buongiorno, le lesioni dei lobi frontali possono effettivamente comportare alcune difficoltà nella regolazione del comportamento e delle emozioni. In particolare, è abbastanza frequente osservare una riduzione dei cosiddetti “filtri sociali”, con una maggiore tendenza a dire ciò che si pensa in modo diretto o impulsivo, senza valutare pienamente l’effetto che questo può avere sugli altri. Questo non dipende necessariamente dalla volontà della persona, ma dal ruolo che i lobi frontali svolgono nel controllo dell’impulsività, nell’inibizione delle risposte automatiche e nella regolazione emotiva. Per quanto riguarda il recupero, molto dipende da diversi fattori: l’entità e la localizzazione della lesione, il tempo trascorso dal trauma, le risorse cognitive della persona e l’eventuale percorso riabilitativo svolto. Anche a distanza di anni dall’evento traumatico, tuttavia, è spesso possibile lavorare su alcune strategie di compensazione e di gestione dei comportamenti attraverso un percorso neuropsicologico o psicologico mirato. Il fatto che descriva il suo partner come una persona concentrata e fattiva è sicuramente una risorsa importante, perché motivazione e capacità di collaborazione sono elementi fondamentali nei percorsi di riabilitazione o di supporto. Potrebbe essere utile valutare la possibilità di una consulenza neuropsicologica, che permetta di comprendere meglio le difficoltà specifiche e individuare strategie pratiche sia per lui sia per la gestione della relazione quotidiana.
Salve, purtroppo una lesione ai lobi frontali può portare proprio a quelle manifestazioni comportamentali-emotive che ha scritto. Per quanto riguarda il recupero servirebbero più informazioni per dare una risposta definita, però esistono trattamenti riabilitativi e che possano sostenerlo nell'essere più consapevole di tali difficoltà e nella gestione delle stesse. Resto a disposizione per eventuali dibbi o chiarimenti. Buona giornata
Buongiorno, difficile rispondere alla sua domanda. Potrebbe essere che la plasticità cerebrale migliori con il tempo la situazione. Nel frattempo le suggerirei, se non l'avete già fatto, di fare una visita neuropsicologica e di farlo seguire per la riabilitazione neuropsicologica che potrebbe incentivare tale plasticità. Dott.ssa Susanna Scainelli
Buonasera, Il trauma cranico, anche quando lieve e con buon recupero, si porta con sé alcune sequele comportamentali che possono sembrare più leggere o di poco conto, ma che però possono impattare in maniera importante nella quotidianità dei pazienti e dei loro cari. Come mi pare di capire, sta avvenendo nel vostro caso. Dopo diversi anni dal trauma cranico gli esiti si stabilizzano e diventano cronici; tuttavia, interventi mirati di riabilitazione neuropsicologica e percorsi psicologici possono aiutare a lavorare sulla consapevolezza, sulle strategie di controllo e sulla gestione delle emozioni e delle relazioni.
Buongiorno, quello che descrive è molto compatibile con le possibili conseguenze di una lesione dei lobi frontali dopo trauma cranico. I lobi frontali sono coinvolti nel controllo degli impulsi, nella regolazione emotiva, nella capacità di “filtrare” ciò che si dice, nel giudizio sociale e nella consapevolezza dell’effetto che le proprie parole hanno sugli altri. Dopo un trauma cranico possono comparire disinibizione, impulsività, cambiamenti emotivi, difficoltà nella comunicazione sociale e minore autoconsapevolezza. Questi aspetti sono riconosciuti tra le possibili conseguenze neuropsicologiche del trauma cranico. Rispetto alla sua domanda: sì, qualcosa si può recuperare o migliorare, ma va chiarito bene cosa significa “recuperare”. Se l’incidente è avvenuto nel 2017, quindi diversi anni fa, è meno probabile parlare di un recupero spontaneo completo come nelle prime fasi dopo il trauma. Tuttavia, anche nella fase cronica si può lavorare molto su strategie di compensazione, consapevolezza, regolazione emotiva, comunicazione e gestione dei comportamenti socialmente inadeguati. La riabilitazione può aiutare il cervello e la persona a usare modalità alternative e più funzionali, anche quando una parte del danno neurologico rimane stabile. In pratica, non sempre si riesce a “togliere” del tutto il problema del filtro, ma si può lavorare su: riconoscere le situazioni a rischio; imparare frasi alternative prima di rispondere; usare pause, segnali o accordi nella coppia; aumentare la consapevolezza dell’impatto emotivo sull’altra persona; distinguere ciò che pensa da ciò che è opportuno dire; gestire irritabilità, rigidità, impulsività o scarso controllo emotivo. Le consiglierei una valutazione neuropsicologica aggiornata, anche se il trauma è del 2017, per capire oggi quali funzioni sono ancora compromesse: inibizione, flessibilità cognitiva, consapevolezza, teoria della mente, pragmatica comunicativa, regolazione emotiva. Da lì si può impostare un percorso mirato di riabilitazione neuropsicologica, eventualmente associato a supporto psicologico individuale o di coppia. Nei casi in cui vi siano impulsività marcata, irritabilità o disregolazione emotiva importante, può essere utile anche un confronto con neurologo o psichiatra esperto in esiti di trauma cranico.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.



