Buongiorno, ho avuto una relazione con un uomo ADHD certificato, e in più con figlia in età infantil

Buongiorno, ho avuto una relazione con un uomo ADHD certificato, e in più con figlia in età infantile, appena venuto fuori da una separazione difficile. Dopo i primi mesi di assoluta felicità, la gestione dei tempi ridotti con la figlia e dei contenziosi molto spiacevoli con la fresca ex moglie lo hanno reso sempre più stressato. Dopo circa 1 anno di relazione, ha da pochi giorni improvvisamente deciso di lasciarmi nonostante ci fossero già stati negli ultimi due mesi segnali di una sua crescente insofferenza, ma nulla nei giorni precedenti mi aveva dato segnali che stesse per prendere questa decisione. Durante la rottura si è dichiarato sopraffatto dai propri problemi e incapace e deciso a non volere una compagna, preferendo rinchiudersi nella propria routine giornaliera. Ha ovviamente ribadito che la colpa non è mia e che è non è riuscito a sostenere la relazione per come la immaginava. Durante la rottura, pur apparendo addolorato, è sembrato molto fermo sulla propria decisione. Sto ovviamente passando un periodo molto difficile anche per altre questioni personali, quindi pur avendogli offerto supporto e aver tentato di fargli cambiare idea sul momento, ho deciso di non insistere, ma ovviamente è un dolore che non riesco a superare e sono arrivata anche a informarmi su un percorso di terapia per me stessa. Chiedo perdono per la domanda forse stupida, ma ho bisogno di sapere se in casi del genere sia opportuno uscire del tutto dalla vita di chi lo chiede, o se si tratti solo di un bisogno di decompressione dalla parte di lui.

1 risposta


Buongiorno, la sua domanda non è affatto stupida: dopo una separazione improvvisa è molto naturale cercare di capire se l’altro stia dicendo davvero “è finita” oppure “in questo momento non ce la faccio”. L’ADHD, lo stress legato alla separazione, i conflitti con l’ex moglie e la gestione della figlia possono certamente aver contribuito al suo senso di sovraccarico, ma non possiamo sapere se la sua decisione sia definitiva o se rappresenti anche un bisogno di decompressione. Soprattutto, eviterei di interpretare ogni suo comportamento attraverso la diagnosi di ADHD: rischierebbe di trasformare la speranza in un’attesa continua. C’è però un elemento concreto nel suo racconto: quest’uomo le ha detto di non riuscire e di non volere, in questo momento, una relazione, ed è apparso fermo nella decisione. Credo sia importante prendere sul serio ciò che le ha comunicato, anche se fa molto male. Non significa necessariamente cancellarlo per sempre dalla propria vita, ma può essere utile rispettare la distanza senza cercare di convincerlo, sostenerlo o “aspettare che stia meglio”. Se avrà bisogno soltanto di tempo e in futuro desidererà realmente ricostruire qualcosa, sarà lui a poterlo esprimere con chiarezza e con comportamenti coerenti. Mi sembra molto importante, invece, quello che dice alla fine: sta attraversando anche altre difficoltà e questo dolore sta diventando difficile da gestire. Iniziare una terapia potrebbe essere una buona scelta, non per imparare ad aspettarlo o per riuscire a riconquistarlo, ma per attraversare questa perdita senza perdere se stessa dentro la domanda su cosa farà lui. Forse, per adesso, la domanda più protettiva non è “tornerà quando sarà meno sopraffatto?”, alla quale nessuno può darle una risposta certa, ma “come posso prendermi cura di me mentre lui ha scelto di non esserci?”.

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