Buongiorno. Da due mesi ho un rigonfiamento nella zona del legamento inguinale, poco sotto. Ho fatto
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Buongiorno. Da due mesi ho un rigonfiamento nella zona del legamento inguinale, poco sotto. Ho fatto una serie di controlli, tra cui ecografia che ha dato esito negativo. Da sdraiata questo rigonfiamento lo sento meno. Il momento in cui lo sento di più è quando spingo in fuori il bacino. L'ecografia non rileva nulla di preoccupante. Nemmeno il medico di base, in quanto ha constatato che la zona inguinale gli sembra essere morbida. Una visita con un chirurgo ha suggerito l'idea che possa essere un rigonfiamento causato dai tendini anche se anche lui dice di faticare a sentire sia da sdraiata che da in piedi la zona che gli indicavo. Io purtroppo continuo ad essere preoccupata. Chiedo quindi se può essere che qualcosa sia sfuggito in queste visite e se la valutazione del tendine possa essere quella corretta. Ringrazio molto per la pazienza e la disponibilità
Si faccia valutare da un osteopata fisioterapista di zona. Saluti
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Buonasera! Potrebbero trattarsi di una serie di disfunzione a coinvolgimento delle vertebre lombari e dei nervi che ne scaturiscono ( alle volte questo tipo di fastidio può coinvolgere nel tempo anche la sensibilità genitale). Ti consiglio una visita osteopatica!
Auguri di pronta guarigione!
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Buongiorno, se gli esami non hanno prodotto positività possiamo relativamente stare tranquilli. la palpazione manuale anche profonda può rilevare eventuali contratture nella zona interessata sia nei muscoli relativi a quei tendini. se un muscolo rimane accorciato il suo tendine sarà più teso e palpabile.
Buongiorno, sono il Dr. Melchiorre, Fisioterapista di Torino. Comprendo bene la sua preoccupazione: quando sentiamo qualcosa di diverso nel nostro corpo, ma i medici non riescono a percepirlo chiaramente, si genera un senso di frustrazione.
Il fatto che l'ecografia sia negativa e che la zona risulti morbida al tatto è un segnale molto rassicurante: esclude infatti la presenza di ernie inguinali evidenti, linfonodi ingrossati o masse sospette.
La chiave del suo racconto è nel movimento: lo sente di più quando spinge in fuori il bacino e meno quando è sdraiata. Questo ci suggerisce che non si tratti di una struttura fissa, ma di qualcosa che reagisce alla tensione meccanica:
- Tensione del muscolo Ileo-Psoas: questo muscolo passa proprio sotto il legamento inguinale. quando lei spinge il bacino in fuori, lo psoas viene messo in tensione e può "sollevarsi" o spingere in avanti i tessuti superficiali, creando l'illusione di un rigonfiamento.
- Borsite dell'Iliopsoas: tra il tendine e l'osso dell'anca esiste una piccola sacca di liquido (borsa sierosa). se è leggermente infiammata, può gonfiarsi quando il muscolo ci preme sopra, ma risultare invisibile o "morbida" durante una normale palpazione a riposo.
- Lassità della fascia: a volte non è il tendine a essere gonfio, ma è la fascia (il tessuto di rivestimento) che permette a un muscolo o a un po' di grasso sottocutaneo di sporgere leggermente solo in determinate posizioni di carico.
È difficile che una patologia grave sfugga a un'ecografia e a due visite cliniche (medico di base e chirurgo). Tuttavia, l'ecografia è un esame operatore-dipendente e statico: se è stata eseguita solo da sdraiata e in totale relax, potrebbe non aver colto il comportamento dei tessuti sotto sforzo.
Come procedere per stare più tranquilla?
- Valutazione funzionale: un fisioterapista specializzato potrebbe testare la forza e l'elasticità dei flessori dell'anca. se la pressione sul tendine mentre lei contrae il muscolo scatena il gonfiamento o un fastidio, la pista tendinea suggerita dal chirurgo sarebbe confermata.
- Monitoraggio del dolore: se oltre al rigonfiamento non compare dolore acuto, perdita di forza o febbre, il rischio che si tratti di qualcosa di urgente è praticamente nullo.
- Approccio dinamico: se decidesse di ripetere un controllo in futuro, potrebbe chiedere una ecografia dinamica, eseguita cioè mentre lei compie il movimento che mette in evidenza il problema.
Dato che questo fastidio si accentua con i movimenti del bacino, desidera che le spieghi un piccolo test di allungamento per capire se il responsabile è effettivamente il muscolo psoas, o preferisce dei consigli su quali altri segnali osservare per capire se sia il caso di approfondire con altri esami?
Il fatto che l'ecografia sia negativa e che la zona risulti morbida al tatto è un segnale molto rassicurante: esclude infatti la presenza di ernie inguinali evidenti, linfonodi ingrossati o masse sospette.
La chiave del suo racconto è nel movimento: lo sente di più quando spinge in fuori il bacino e meno quando è sdraiata. Questo ci suggerisce che non si tratti di una struttura fissa, ma di qualcosa che reagisce alla tensione meccanica:
- Tensione del muscolo Ileo-Psoas: questo muscolo passa proprio sotto il legamento inguinale. quando lei spinge il bacino in fuori, lo psoas viene messo in tensione e può "sollevarsi" o spingere in avanti i tessuti superficiali, creando l'illusione di un rigonfiamento.
- Borsite dell'Iliopsoas: tra il tendine e l'osso dell'anca esiste una piccola sacca di liquido (borsa sierosa). se è leggermente infiammata, può gonfiarsi quando il muscolo ci preme sopra, ma risultare invisibile o "morbida" durante una normale palpazione a riposo.
- Lassità della fascia: a volte non è il tendine a essere gonfio, ma è la fascia (il tessuto di rivestimento) che permette a un muscolo o a un po' di grasso sottocutaneo di sporgere leggermente solo in determinate posizioni di carico.
È difficile che una patologia grave sfugga a un'ecografia e a due visite cliniche (medico di base e chirurgo). Tuttavia, l'ecografia è un esame operatore-dipendente e statico: se è stata eseguita solo da sdraiata e in totale relax, potrebbe non aver colto il comportamento dei tessuti sotto sforzo.
Come procedere per stare più tranquilla?
- Valutazione funzionale: un fisioterapista specializzato potrebbe testare la forza e l'elasticità dei flessori dell'anca. se la pressione sul tendine mentre lei contrae il muscolo scatena il gonfiamento o un fastidio, la pista tendinea suggerita dal chirurgo sarebbe confermata.
- Monitoraggio del dolore: se oltre al rigonfiamento non compare dolore acuto, perdita di forza o febbre, il rischio che si tratti di qualcosa di urgente è praticamente nullo.
- Approccio dinamico: se decidesse di ripetere un controllo in futuro, potrebbe chiedere una ecografia dinamica, eseguita cioè mentre lei compie il movimento che mette in evidenza il problema.
Dato che questo fastidio si accentua con i movimenti del bacino, desidera che le spieghi un piccolo test di allungamento per capire se il responsabile è effettivamente il muscolo psoas, o preferisce dei consigli su quali altri segnali osservare per capire se sia il caso di approfondire con altri esami?
Buongiorno e grazie per la sua descrizione dettagliata.
La sintomatologia che riferisce — rigonfiamento nella zona inguinale, accentuato dalla pressione attiva del bacino in avanti e ridotto in scarico — è effettivamente compatibile con un coinvolgimento tendineo o muscolo-tendineo, in particolare a carico dell'ileopsoas, dell'adduttore lungo o del tendine del retto femorale, strutture che transitano in prossimità di quella zona e che l'ecografia standard può a volte sottovalutare se l'esame non è condotto in posizione dinamica o sotto carico.
Va considerato anche il ruolo della fascia ileo-pettinea e delle borse sinoviali adiacenti, che possono dare rigonfiamenti palpabili senza alterazioni ecografiche evidenti in condizioni statiche.
Dal punto di vista osteopatico e fisioterapico, sarebbe utile eseguire una valutazione funzionale completa in ortostatismo e in movimento, con test specifici di carico per differenziare una problematica tendinea da un'alterazione fasciale o articolare dell'anca e del bacino.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento. Se desidera approfondire la sua situazione con una valutazione fisioterapica e osteopatica personalizzata, può prenotare una consulenza presso lo Studio OsteoLab Latina direttamente da questa pagina o contattarmi tramite messaggio privato.
Un cordiale saluto,
Dott. Andrea Trinca — Fisioterapista, Osteopata — Studio OsteoLab Latina
La sintomatologia che riferisce — rigonfiamento nella zona inguinale, accentuato dalla pressione attiva del bacino in avanti e ridotto in scarico — è effettivamente compatibile con un coinvolgimento tendineo o muscolo-tendineo, in particolare a carico dell'ileopsoas, dell'adduttore lungo o del tendine del retto femorale, strutture che transitano in prossimità di quella zona e che l'ecografia standard può a volte sottovalutare se l'esame non è condotto in posizione dinamica o sotto carico.
Va considerato anche il ruolo della fascia ileo-pettinea e delle borse sinoviali adiacenti, che possono dare rigonfiamenti palpabili senza alterazioni ecografiche evidenti in condizioni statiche.
Dal punto di vista osteopatico e fisioterapico, sarebbe utile eseguire una valutazione funzionale completa in ortostatismo e in movimento, con test specifici di carico per differenziare una problematica tendinea da un'alterazione fasciale o articolare dell'anca e del bacino.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento. Se desidera approfondire la sua situazione con una valutazione fisioterapica e osteopatica personalizzata, può prenotare una consulenza presso lo Studio OsteoLab Latina direttamente da questa pagina o contattarmi tramite messaggio privato.
Un cordiale saluto,
Dott. Andrea Trinca — Fisioterapista, Osteopata — Studio OsteoLab Latina
Buongiorno,
capisco la sua preoccupazione, soprattutto quando si continua a percepire un rigonfiamento nonostante gli esami eseguiti risultino negativi. Da ciò che descrive, il fatto che l’ecografia non abbia evidenziato ernie o altre problematiche significative e che il rigonfiamento cambi in base alla posizione del bacino e del corpo è un elemento piuttosto rassicurante.
In alcuni casi, nella regione inguinale possono essere percepite strutture muscolo-tendinee o fasciali che diventano più evidenti in determinate posture, soprattutto quando il bacino viene spinto in avanti o quando aumenta la tensione della parete addominale e dei muscoli dell’anca. Anche tendini, inserzioni muscolari o piccoli ispessimenti dei tessuti molli possono dare questa sensazione senza rappresentare necessariamente una patologia importante.
Il fatto che da sdraiata il rigonfiamento diminuisca, la palpazione risulti “morbida”, l’ecografia sia negativa e il chirurgo non abbia riscontrato segni chiari di ernia o masse sospette rende meno probabile la presenza di condizioni preoccupanti sfuggite ai controlli.
Detto questo, se il fastidio dovesse aumentare, comparissero dolore importante, arrossamento, aumento progressivo del volume o sintomi associati (ad esempio febbre o disturbi intestinali), sarebbe opportuno rivalutare la situazione.
Dal punto di vista fisioterapico, una valutazione muscolo-scheletrica approfondita potrebbe essere utile per capire se il rigonfiamento sia correlato a tensioni della muscolatura addominale, degli adduttori, dell’ileopsoas o della regione inguinale stessa, soprattutto considerando la variazione legata al movimento del bacino.
Le consiglierei quindi, più che ulteriori accertamenti “a ripetizione”, una valutazione clinica mirata dell’area lombo-pelvica e dell’anca, in modo da contestualizzare meglio il sintomo nel movimento e nella postura.
capisco la sua preoccupazione, soprattutto quando si continua a percepire un rigonfiamento nonostante gli esami eseguiti risultino negativi. Da ciò che descrive, il fatto che l’ecografia non abbia evidenziato ernie o altre problematiche significative e che il rigonfiamento cambi in base alla posizione del bacino e del corpo è un elemento piuttosto rassicurante.
In alcuni casi, nella regione inguinale possono essere percepite strutture muscolo-tendinee o fasciali che diventano più evidenti in determinate posture, soprattutto quando il bacino viene spinto in avanti o quando aumenta la tensione della parete addominale e dei muscoli dell’anca. Anche tendini, inserzioni muscolari o piccoli ispessimenti dei tessuti molli possono dare questa sensazione senza rappresentare necessariamente una patologia importante.
Il fatto che da sdraiata il rigonfiamento diminuisca, la palpazione risulti “morbida”, l’ecografia sia negativa e il chirurgo non abbia riscontrato segni chiari di ernia o masse sospette rende meno probabile la presenza di condizioni preoccupanti sfuggite ai controlli.
Detto questo, se il fastidio dovesse aumentare, comparissero dolore importante, arrossamento, aumento progressivo del volume o sintomi associati (ad esempio febbre o disturbi intestinali), sarebbe opportuno rivalutare la situazione.
Dal punto di vista fisioterapico, una valutazione muscolo-scheletrica approfondita potrebbe essere utile per capire se il rigonfiamento sia correlato a tensioni della muscolatura addominale, degli adduttori, dell’ileopsoas o della regione inguinale stessa, soprattutto considerando la variazione legata al movimento del bacino.
Le consiglierei quindi, più che ulteriori accertamenti “a ripetizione”, una valutazione clinica mirata dell’area lombo-pelvica e dell’anca, in modo da contestualizzare meglio il sintomo nel movimento e nella postura.
Potrebbero essere contratture della muscolatura addominale o dei muscoli ileo psoas.
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