Buongiorno. Nel referto di una risonanza alla colonna vertebrale ci sono state segnalate a livello L
Buongiorno. Nel referto di una risonanza alla colonna vertebrale ci sono state segnalate a livello L4 e L5 sublussazione e antero-listesi di primo grado. Penso che non sia necessario un intervento chirurgico, dato che l'anterolistesi è di primo grado (correggetemi se sbaglio). Si tratta di una persona di 78 anni. La sublussazione e l'anterolistesi teoricamente sono risolvibili? Ci sono trattamenti per poter riportare le vertebre nella loro posizione originale, o i trattamenti possono servire solo a evitare che le situazione non peggiori? Sapete dirmi quali possono essere i trattamenti utili, e quali sono gli specialisti di riferimento? Grazie
5 risposte
Buongiorno. In generale, un’anterolistesi di primo grado (scivolamento inferiore al 25% del corpo vertebrale) in una persona di 78 anni non comporta automaticamente la necessità di un intervento chirurgico. La decisione dipende soprattutto dai sintomi (dolore, difficoltà a camminare, deficit di forza o sensibilità, disturbi della funzione urinaria o intestinale) e non solo da quanto si vede alla risonanza. Per quanto riguarda la possibilità di “rimettere a posto” le vertebre, nella maggior parte dei casi, soprattutto quando la causa è degenerativa (legata all’età e all’usura dei dischi e delle articolazioni), non è possibile riportarle stabilmente nella posizione originaria con trattamenti conservativi. L’obiettivo della terapia è ridurre il dolore, migliorare la funzionalità e limitare l’eventuale progressione della condizione. I trattamenti più utilizzati comprendono: * fisioterapia personalizzata, con esercizi di rinforzo della muscolatura del tronco (core), stabilizzazione lombare e miglioramento della mobilità; * educazione posturale e indicazioni sulle attività quotidiane; * terapia farmacologica, se indicata dal medico, per il controllo del dolore; * in alcuni casi, infiltrazioni se il dolore è persistente e legato all’infiammazione o alla compressione nervosa. L’intervento chirurgico viene generalmente preso in considerazione solo quando il trattamento conservativo non è efficace, oppure se sono presenti sintomi neurologici importanti, instabilità significativa o una marcata compromissione della qualità di vita. Gli specialisti di riferimento sono il fisiatra, che coordina il trattamento conservativo e la riabilitazione, il neurochirurgo o il chirurgo ortopedico vertebrale, che valutano se esistono indicazioni chirurgiche, e il fisioterapista, che segue il percorso riabilitativo sulla base della prescrizione e delle indicazioni dello specialista. Infine, è importante ricordare che il referto della risonanza va sempre interpretato insieme alla visita clinica: molte persone, soprattutto in età avanzata, presentano un’anterolistesi di primo grado senza avere sintomi rilevanti, mentre altre possono avere disturbi importanti anche con uno scivolamento modesto. Per questo motivo è fondamentale correlare le immagini con i sintomi e con l’esame obiettivo.
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Buongiorno, lo specialista di riferimento in questi casi è, in prima battuta, il neurochirurgo. Se il neurochirurgo propende per una soluzione conservativa può diventare ambito di competenza del fisioterapista. Generalmente per problematiche come quella che descrive non si propone l'intervento chirurgico o quanto meno non subito ma si aspetta per vedere se il trattamento conservativo porta dei risultati soddisfacenti. Le vertebre difficilmente torneranno nella loro posizione originaria tuttavia il trattamento fisioterapico può aiutare a evitare che la situazione peggiori e a migliorare la situazione del paziente. Ad ogni modo in queste situazioni conta molto anche lo stato e la storia clinica del paziente: se presente dolore, forza dei muscoli target, mobilità articolare.
Il trattamento neurochirugico è consigliato per casi molto più gravi di questo riportato. Purtroppo è molto difficile con pratiche manuali riportare in sede le vertebre ma la buona notizia è che la nuova collocazione può sfiammarsi e trovare un equilibrio col tempo, soprattutto quando il nucleo polposo si disidrata. è bene fare esercizi per rinforzare la muscolatura che supporta la colonna, anzi, è importantissimo. si affidi ad un bravo fisioterapista specializzato nel trattamento delle patologie del rachide che studi con lei i miglior potenziamento
Buongiorno, sì, gli esercizi di Kegel possono essere eseguiti anche sdraiati su un fianco. La posizione non ne impedisce l’efficacia: l’importante è riuscire a riconoscere e contrarre correttamente i muscoli del pavimento pelvico, senza compensare contraendo addominali, glutei o cosce. Per chi è all’inizio, la posizione sdraiata può essere anche più semplice perché permette di eseguire gli esercizi con meno carico. Successivamente si può progredire verso la posizione seduta e poi in piedi, in base agli obiettivi e alle necessità. Se gli esercizi vengono eseguiti per un problema specifico, come incontinenza o dolore pelvico, sarebbe comunque consigliabile una valutazione da parte di un fisioterapista specializzato in riabilitazione del pavimento pelvico.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.


