Buona sera volevo sapere se rientra in stati ansiosi o depressivi il fatto che quando scendo o cammi

24 risposte
Buona sera volevo sapere se rientra in stati ansiosi o depressivi il fatto che quando scendo o cammino molto inizio a sudare freddo..premetto che con temperature un po alte soffro estremamente molto il caldo...avverto a pelle fronte e schiena fredde o umide...ritorno a casa passa un po di tempo e riprendo a stare bene...aggiungo che da marzo 2020 sono in cura con farmaci anti depressivi e soldedain per tachicardia perchè causa lockdown ebbi un attacco di panico forte e da li non mi sono piu ripreso per bene...mi sono accorto nel tempo che quando mi trovo a casa non ho nessun sintomo...
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso.
Comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione da lei riportata.

Gli stati ansiosi generano dei sintomi oltre che cognitivi ed emotivi anche somatici.
Pertanto ritengo fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico per indagare cause origini e fattori di mantenimento dei suoi sintomi e trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Cordialmente, dott FDL

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Dott.ssa Ilaria Rasi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno, ha consultato il medico di base rispetto a questo? Inoltre, ha considerato la possibilità di associare al trattamento farmacologico un percorso psicologico? Purtroppo i farmaci agiscono calmando i sintomi e non ciò che potrebbe mantenere il malessere nel tempo. Sarebbe utile andare ad esplorare il vissuto emotivo associato agli stati di ansia e depressione, insieme alle situazioni e momenti in cui avverte la sudorazione fredda. Rimango a disposizione, un saluto
Dr. Ugo Ungaro
Psicologo, Psicoterapeuta
L'Aquila
Gentile Utente le informazioni che condivide devono essere ulteriormente approfondite. Sicuramente lo specialista che le ha consigliato l'uso dei farmaci ha ipotizzato una causa che li rendeva necessari. Pertanto un consulto con uno psicoterapeuta è sicuramente una buona possibilità da valutare la situazione attuale e le possibili attività. Solo successivamente sarà possibile ipotizzare una risposta alla sua domanda. In ogni caso è sicuramente una buona prassi chiedere un consulto con uno psicoterapeuta che può facilmente individuare su questo sito. Un cordiale saluto
Dott.ssa Anna Marcella Pisani
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
Per comprendere a fondo il malessere psicofisico che ha descritto è necessario approfondire la sua storia, al di là dei sintomi d'ansia.
L'assunzione di farmaci può aiutare a lenire i sintomi patologici, che però, se non vengono compresi nella loro funzione, rimangono attivi e inducono malessere.
Pertanto, se desidera riprendere in mano la sua vita e gestire autonomamente i sintomi ansiosi, le consiglio di ricercare uno psicoterapeuta che le ispiri fiducia.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Paolantonio
Psicologo, Psicoterapeuta, Posturologo
Roma
Salve. Ansia e attacchi di panico possono manifestarsi con sintomi fisici di vario tipo. Infatti descrive che in casa non li ha. I sintomi sono dei segnali che vanno compresi per chiarire cosa blocca la possibilità di vivere serenamente. Se volesse capire le cause del suo malessere, valuti la possibilità di intraprendere un percorso psicoterapeutico che possa aiutarla a fare chiarezza su ciò che la blocca e che possa stimolare la fiducia in se stesso per affrontarlo. Distinti saluti
Gentile Utente, mi dispiace molto per il disagio che riporta. I quadri ansiosi o depressivi racchiudono molteplici sfumature nelle rispettive cornici e i sintomi che li esprimono possono essere svariati. Per rispondere alla sua domanda in maniera adeguata, sarebbe opportuno esplorare con Lei la sua richiesta. Nel frattempo, potrebbe riferire quanto ha scritto allo specialista che le ha prescritto i farmaci o al suo medico di riferimento. Inoltre, così come ha saputo cogliere le manifestazioni fisiche, potrebbe iniziare a rivolgere le sue attenzioni ai correlati psicologici con il supporto di un professionista. Resto a sua disposizione, dott.ssa Valentina Cecchi
Dott. Alessandro D'Agostini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Qualora volesse, sono a disposizione. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Salve, per quanto riguarda le medicine si confronti sempre con il suo medico di fiducia. Inoltre, credo che un percorso psicologico possa aiutarla a fronteggiare meglio l'ansia.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Dott. Alessandro Conforti Di Lorenzo
Psicologo, Psicologo clinico
Curtarolo
Gentile utente, potrebbe rientrare sì. il consiglio è di curare l’attacco di panico non solo con farmaci bensì con terapie dedicate. Saluti.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, la ringrazio per aver utilizzato questo portale per porre la sua questione.
Il disagio che sta vivendo merita di approfondimento. I farmaci possono dare un sollievo dai sintomi ma non curano le cause, cioè il perché lei viva in questa condizione emotiva. Non è possibile dare risposte generiche, ogni sintomo è collegato e nasce all’interno di una storia di vita del tutto personale e unica. Quello che le posso suggerire è di fare una scelta su di sé, cioè prendersi cura di ciò che le accade. La direzione l'ha già intravista, ovvero quello di farsi accompagnare in questo momento difficile da uno psicologo/a.
Un buon percorso di psicoterapia in genere migliora la condizione di disagio che ci ha descritto e permette di valutare come proseguire per rimettere in moto la propria esistenza in una direzione più soddisfacente.
Se ha necessità di approfondimento non esiti a contattarmi o scrivermi.
Qualora decidesse di fare un percorso psicologico le sedute possono avvenire anche online.
Un saluto
Dott.ssa Camilla Ballerini
Dott.ssa Vittoriana Loporcaro
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Altamura
Salve, dalla descrizione che lei fa sembrano essere sintomi riconducibili allo stare all'esterno dal suo contesto in cui evidentemente si sente protetto. Io proverei ad intraprendere un percorso psicologico clinico per provare a dare senso e significato a questa paura di ciò che è esterno al suo contesto in modo da comprendere di cosa questa paura si nutre. Resto a sua disposizione per ulteriori approfondimenti o per una consulenza. Dott.ssa Vittoriana Loporcaro
Dott. Francesco Dello Ioio
Psicologo, Psicologo clinico
Cerreto Laziale
Buonasera. Lo stato di emergenza, in questi anni, ha senz'altro messo a dura prova le risorse personali di ognuno di noi. Mi dispiace per quanto ha vissuto e credo sia a dir poco spiacevole e limitante quanto descrive.
La situazione meriterebbe ulteriori approfondimenti, tuttavia, sembrerebbe effettivamente una reazione ad uno stato d'ansia.
Le consiglio di lavorare su questi aspetti con un professionista, in modo da tornare a godere delle sue passeggiate o di una cena con gli amici.
Un caro saluto, dott. Francesco Dello Ioio
Dr. Festo Terenzio
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. Il lockdown di cui parla ha inciso molto nelle nostre vite, consentendo a disagi latenti di esprimersi, ed amplificando difficoltà altrimenti ben superabili.

Ma attribuire dei sintomi esclusivamente o genericamente al lockdown può sviarla, e rallentare la risoluzione sintomatologica. Ciò che descrive appare legato ad una sintomatologia ansiosa, più in particolare si tratta di Anxiety Sensitivity, cioè sensibilità ai segni somatici dell'ansia. In breve l'errata interpretazione di quei segni (sudorazione, tachicardia ed altro), come pericolosi. E' decisamente comune in persone che hanno avuto esperienza di un attacco di panico, ma può generare il circolo vizioso che li alimenta, concludendo poi nell'episodio di panico (Circolo di Clark). Cercare informazioni in rete rispetto ai riferimenti che le ho dato può aiutarla, rendendola competente sù ciò che vive e togliendo potere ad equivoci pericolosi. E' però molto importante che si rivolga ad un terapeuta di sua fiducia per integrare il trattamento farmacologico con quello psicoterapico, ed ottenere una risoluzione sintomatologica effettiva. Cari saluti
Dott. Andrea Brumana
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno e grazie per averci parlato della sua attuale situazione. Comprendo il disagio che questa situazione le possa provocare e penso che il consiglio migliore che le si possa dare è di avere uno spazio in cui poter ascoltare il suo sentire riguardo al post lockdown, all'ansia provata ed alla sintomatologia che sta lamentado. RItagliarsi uno spazio soltanto per se stessi potrebbe permetterle di ascoltare con più attenzione e consapevoleza i suoi vissuti e la sofferenza che, se compresa, può trasformarsi in nuova forza. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott. Andrea Brumana
Dott.ssa Francesca Ghislanzoni
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Conegliano
Buongiorno, le consiglio di rivolgersi a un professionista per intraprendere un percorso psicologico da affiancare all'assunzione di farmaci. Rimango a disposizione, Dott.ssa Francesca Ghislanzoni - Psicologa.
Dott.ssa Zena Ballico
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, sicuramente l’ansia può manifestarsi con sintomi fisici. Le suggerisco di parlarne con il curante per escludere cause organiche. Può successivo valutare di iniziare un percorso psicologico che la aiuti ad indagare le eventuali cause legate allo stato ansioso e le emozioni ad esso correlato. Sulla base delle informazioni che riporta non ho abbastanza elementi per dirle di più ma se lo desidera può contattarmi anche online per approfondire.
Cordiali saluti
Dott.ssa Zena Ballico
Dott.ssa Costanza Zanini
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, i segnali del nostro corpo sono i primi sintomi di una sofferenza e sarebbe opportuno approfondirli all'interno di uno spazio che sia solo suo, e in cui possa sentirsi al sicuro nell'elaborare i comportamenti e la sintomatologia. Resto a disposizione, Dott.ssa Costanza Zanini
Dott.ssa Jlenia Licitra
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, sarebbero diversi gli aspetti da esplorare. Come descrive, il corpo sembrerebbe attivarsi quando lei esce di casa e la storia di ansia che riporta potrebbe avere una sua influenza. Il lavoro con un professionista potrebbe aiutarla a riflettere sulle dinamiche che si creano ad oggi, alle quali il suo corpo risponde così. Chiedere aiuto è il primo passo per stare meglio.
Dott.ssa Monica Mugnai
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Montevarchi
Gentile Utente, il suo racconto merita un approfondimento. I dati che ha raccolto, comunque, sono importanti: ha notato che in casa è tranquillo, mentre quando esce percepisce un cambiamento fisiologico. Queste informazioni potrebbero essere sintomo di ansia.
Le consiglio di contattare un professionista della salute mentale per approfondire e comprendere meglio ciò che racconta. Rimango a disposizione per eventuali approfondimenti, Dottoressa Monica Mugnai
Dr. Giacomo Bonetti
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente, per arrivare ad una diagnosi precisa avrei bisogno di più informazioni e, soprattutto, di parlare direttamente con lei. In linea generale le direi che è possibile che l'esperienza che racconta abbia a che fare con una forma di ansia.
Il mio consiglio è di rivolgersi ad uno psicologo che la aiuti a riprendersi al meglio e a sentirsi maggiormente a suo agio fuori casa.
Dott.ssa Tatiana Pasino
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Gentile,
Indubbiamente il Covid è stato un periodo che ha segnato parecchie persone. Possono esserci tante spiegazioni ai suoi sintomi, a quanto descrive casa per lei è diventato un posto sicuro. Dati i farmaci antecedenti prescritti, un percorso di supporto potrebbe essere utile per comprendere meglio i sintomi ansiosi e depressivi, per raffinare delle tecniche utili a gestirli e per comprendere l’origine di questa sudorazione fredda. Resto a disposizione qualora lo desiderasse, un caro saluto
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
La ringrazio per la fiducia con cui condivide le sue esperienze. Quello che racconta, in particolare il fatto di sudare freddo, avvertire fronte e schiena umide durante alcune attività fisiche come camminare o scendere, e poi tornare a sentirsi bene una volta rientrato a casa, può effettivamente rientrare in una sintomatologia legata ad ansia o a stati somatici correlati ad essa. Nel modello cognitivo-comportamentale, si considera come l’ansia possa manifestarsi anche attraverso segnali corporei, spesso confusi con sintomi medici. La sudorazione fredda, la percezione di disagio fisico in specifiche situazioni, la tachicardia, sono manifestazioni frequenti dello stato di allerta che il nostro corpo mette in atto quando si sente in pericolo, anche se non c’è un pericolo reale ma solo percepito. In sostanza, l’organismo reagisce come se fosse sotto minaccia, attivando una serie di risposte fisiologiche che, nel tempo, possono diventare automatiche e difficili da controllare razionalmente. Il fatto che lei riferisca di stare bene quando si trova a casa è un elemento molto importante. Potrebbe indicare che l’ambiente domestico, familiare, rappresenta per lei una “zona sicura”, cioè un luogo in cui il suo sistema nervoso autonomo si regola meglio e non percepisce pericoli. Quando si trova invece in contesti che comportano movimento, sforzo fisico, caldo o esposizione a stimoli esterni, potrebbe attivarsi una sorta di meccanismo anticipatorio, legato alla memoria dell’esperienza dell’attacco di panico vissuto durante il lockdown. Molte persone che hanno sperimentato un attacco di panico molto intenso, come lei racconta, sviluppano nel tempo una forma di ipervigilanza verso il proprio corpo: si tende cioè a monitorare ogni minimo segnale fisico, interpretandolo come possibile preludio a un nuovo attacco. Questo può instaurare un circolo vizioso: più si presta attenzione a certi sintomi, più si alimenta l’ansia, che a sua volta intensifica i sintomi fisici. È un meccanismo del tutto umano e comprensibile, ma che può portare a una limitazione progressiva delle proprie attività e della qualità di vita. L’aspetto climatico, ovvero la sua sensibilità alle alte temperature, può senz’altro contribuire ad amplificare il disagio fisico e creare una vulnerabilità maggiore. Tuttavia, se questi sintomi si presentano in modo ricorrente e in contesti specifici, è utile considerarli anche sotto una luce psicologica. Il fatto che sia in cura farmacologica da tempo suggerisce che lei sta già affrontando questo percorso con serietà, ma se non lo sta già facendo, le consiglierei vivamente di affiancare anche un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale. Questo tipo di intervento permette, attraverso strategie mirate, di lavorare sui pensieri catastrofici o anticipatori che possono attivare le risposte ansiose, di esporsi gradualmente alle situazioni temute, e soprattutto di sviluppare una maggiore tolleranza verso le sensazioni corporee, riconoscendole per quello che sono: segni di uno stato emotivo, non di una minaccia reale. La buona notizia è che, con gli strumenti giusti e un lavoro costante, è possibile non solo ridurre i sintomi, ma anche recuperare una vita più libera e serena. Lei ha già fatto molto, e il fatto che riconosca le sue reazioni, che le osservi con attenzione e che cerchi di comprenderle è un primo passo fondamentale. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
comprendo bene la sua preoccupazione e la frustrazione che derivano da questi sintomi. Quello che descrive rientra perfettamente nella tipologia di reazioni che possono essere collegate a stati ansiosi o a episodi di panico, soprattutto considerando il contesto che racconta: l’attacco di panico durante il lockdown, la terapia farmacologica in corso e la persistenza di sintomi fisici legati allo stress.

Il sudore freddo, la sensazione di pelle umida e fredda su fronte e schiena, la tachicardia e la stanchezza improvvisa quando è all’esterno o durante lo sforzo possono essere una risposta del sistema nervoso autonomo all’ansia o alla paura anticipatoria. Il fatto che stia bene una volta tornato a casa rafforza l’idea che il corpo reagisca in modo condizionato a determinati contesti o stimoli esterni, mentre quando è in un ambiente percepito come sicuro i sintomi diminuiscono.

Non significa che ci sia qualcosa di grave a livello fisico, ma che il suo organismo è rimasto iperattivato da eventi stressanti passati e reagisce automaticamente a stimoli che il cervello interpreta come potenzialmente pericolosi. Questo è molto comune nelle persone che hanno avuto attacchi di panico o ansia intensa: il corpo “ricorda” e anticipa lo stato di allerta.

Ciò che può essere molto utile è un percorso mirato che combini gestione dei sintomi fisici con lavoro cognitivo ed esperienziale. Imparare a riconoscere i segnali del corpo, intervenire con tecniche di respirazione e grounding quando si manifesta il sudore freddo, e gradualmente esporre se stessi agli stimoli esterni senza fuga automatica, permette di “rieducare” il sistema nervoso e ridurre progressivamente questi episodi.
Resto a disposizione. Saluti
La ringrazio per la condivisione. Da ciò che descrive, la sudorazione fredda quando esce o cammina — soprattutto se compare solo fuori casa e regredisce quando rientra — è molto più compatibile con un’attivazione ansiosa che con un quadro depressivo. La depressione, di per sé, non genera sintomi acuti di questo tipo legati al movimento o all’esposizione agli ambienti esterni; l’ansia invece sì, perché attiva il sistema nervoso autonomo.
Il sudore freddo, la sensazione di pelle umida o fredda su fronte e schiena, la tachicardia e il sollievo al rientro in casa rientrano nella risposta “attacco-fuga”. È la stessa risposta che si attiva negli attacchi di panico, anche in forma più attenuata. Il fatto che l’esordio sia successivo all’episodio di panico del lockdown rafforza questa lettura: spesso dopo un attacco forte rimane una sensibilizzazione corporea, per cui il corpo reagisce più facilmente agli stimoli percepiti come poco sicuri (uscire, camminare, stare al caldo, stare lontano da casa).
Anche il caldo può funzionare da fattore amplificante: aumenta la vasodilatazione, la sudorazione e le sensazioni corporee, che vengono poi interpretate in chiave ansiosa, alimentando il circolo.
Il dato clinicamente rilevante che lei porta è questo: a casa i sintomi non compaiono. Questo indica che non si tratta di un problema medico generalizzato, ma di una risposta legata al contesto percepito come sicuro vs. non sicuro.
In questi casi un lavoro psicologico cognitivo-comportamentale può essere utile per ridurre l’ipervigilanza corporea, la paura dei segnali fisici e l’evitamento degli spazi esterni, affiancandosi eventualmente alla terapia farmacologica già in atto, se il medico la ritiene ancora indicata.
Se vuole, può dirmi se oltre al sudore compaiono anche vertigini, derealizzazione o paura di sentirsi male: aiuterebbe a inquadrare ancora meglio il quadro ansioso.

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