Buon giorno, sono un uomo di 56 anni e mi hanno diagnosticato , da una rmn, di avere un ' ernia un p
Buon giorno, sono un uomo di 56 anni e mi hanno diagnosticato , da una rmn, di avere un ' ernia un po' espulsa che comprime la radice nervosa sul tratto lombare- sacrale cioe' l5s1.Ho fatto 2 mesi di trattamento con cortisonici e antidolorifici oltre che una infiltrazione epidurale.Un piccolo miglioramento c'e' ma non tale da stare in piedi per oltre 5 minuti.Steso sul letto il dolore alla gamba sinistra e' poco o nulla ( anche senza farmaco) ma in piedi devo ricorrere all ' antidolorifico.Chiedo , molto gentilmente, cosa succedera' della parte espulsa quando l'ernia si disidratera' fisiologicamente o con l'uso di farmaci.La parte fuoriuscita provochera' danni s3 va a depositarsi presso strutture nervose oppure verra' fagocitata dai macrofagi o peggio ancora si calciferera' e quindi depositandosi su strutture nervose , sara' necessario l' intervento chirurgico?. Perfavore datemi un consiglio perche' molto disorientato in quanto i medici specialisti, mi hanno solo detto di aspettare.Io intanto sono a letto e chissa' quando potro' tornare al lavoro , con la speranza che l' attesa npn peggiori la situazione
3 risposte
Buona sera, perdoni l'orario della risposta ma sono riuscita a connettermi solo ora. IL decorso fisiologico di un'ernia discale è la sua disidratazione (soprattutto per soggetti giovani) e/o un suo 'accomodamento' nello spazio intraforaminale. Quindi di solito il dolore è destinato a diminuire e in alcuni casi a scomparire definitivamente, il tempo però con cui questo meccanismo avvenga non si può dire a priori. Per tale motivo, non è detto che l'indicazione sia quella chirurgica, anche perchè come leggo ha già eseguito delle visite specialistiche che hanno escluso questa opzione. Premettendo che bisognerebbe visitarla prima di dare altre indicazioni, un buon approccio al dolore potrebbe essere un trattamento riabilitativo volto sia ad aumentare lo spazio tra le vertebre (es trazioni vertebrali) sia ad evitare il rischio di recidiva (quindi esercizi di allungamento e rinforzo muscolare). Nella speranza di esserle stata di aiuto, le porgo cordiali saluti.
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Buongiorno da mia esperienza consiglio sempre di affiancare ad una terapia di tipo farmacologico ad un percorso riabilitativo atto a modificare sensibilmente i sintomi e ripristinando il giusto grado di libertà delle strutture interessate affiancate, dove si renda necessario, una terapia strumentale antidolorifica o antiflogistica. Cordiali saluti, Francesco
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