Salve sono stato definito nerd dalla dottoressa e siccome sono maturo l'on accetto e devo cmq migliorare con lei tipo quanto tempo ci vuole e poi posso stare bene senza avere donne e amici non voglio a nessuno nella mia vita non e bello vedere tante ragazze bellissime nel fiore degli anni per Trent anni e non averne una tanto meno amico non mi hanno voluto e non li voglio significa non socializzare ma quindi che devo fa... Voi uno che non vi prende a lavorare e poi dopo vi vuole quando siete diventati bravi non lo allontanate?
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Gentile utente, dal suo messaggio emergono molta amarezza e un forte senso di esclusione. Sembra che negli anni abbia accumulato esperienze in cui si è sentito rifiutato, sia nelle relazioni sia, probabilmente, in altri ambiti della vita. Quando queste esperienze si ripetono, è comprensibile che possa nascere il desiderio di proteggersi pensando: "Se non mi hanno voluto prima, allora non voglio più nessuno". Vorrei soffermarmi anche su un altro punto. Scrive di essere stato definito "nerd" dalla sua dottoressa e che questo le è dispiaciuto. Senza conoscere il contesto, è difficile capire cosa intendesse la professionista. Se quel termine è stato usato come un'etichetta che l'ha fatta sentire giudicato, è importante che glielo dica apertamente durante il percorso. Una terapia dovrebbe essere uno spazio in cui anche il paziente può esprimere come vive le parole del terapeuta. Mi chiede quanto tempo ci vorrà per migliorare. Purtroppo non esiste una risposta valida per tutti. I tempi dipendono dagli obiettivi, dalle difficoltà presenti e dal lavoro che si riesce a fare insieme. Più che aspettare un cambiamento improvviso, può essere utile osservare se, con il passare delle settimane o dei mesi, riesce a comprendere meglio se stesso, a gestire con meno sofferenza alcuni pensieri e a sperimentare modi diversi di affrontare le situazioni che oggi la fanno stare male. Mi chiede anche se sia possibile stare bene senza donne e senza amici. Alcune persone scelgono di avere una vita sociale molto limitata e possono sentirsi soddisfatte. Tuttavia, nel suo messaggio lei parla con dolore del fatto di non aver avuto relazioni e del vedere altre persone vivere esperienze che sente di non aver potuto avere. Questo fa pensare che l'isolamento non sia tanto una scelta libera, quanto una conseguenza di ferite e delusioni. Sono due situazioni molto diverse. L'esempio del lavoro che porta è significativo: "Se un'azienda non mi assume quando sono inesperto, perché dovrebbe volermi quando divento bravo?". È una reazione comprensibile se ci si è sentiti rifiutati a lungo. Nelle relazioni, però, le persone non sono aziende e i rapporti non seguono una logica di risarcimento o di rivincita. Se in futuro incontrerà qualcuno con cui nascerà un legame, non sarà perché quella persona "le deve qualcosa", ma perché in quel momento ci saranno interesse e disponibilità reciproci. Il fatto che oggi provi rabbia e sfiducia non significa che queste emozioni resteranno immutate. Proprio per questo può essere utile continuare il percorso con la sua psicologa, affrontando apertamente anche la delusione, il risentimento e la sensazione di essere stato escluso. Dare spazio a questi vissuti può aiutarla a capire se il suo desiderio di "non volere più nessuno" rappresenti davvero ciò che desidera oppure sia un modo per proteggersi da nuove sofferenze. Le mando un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli Perugia
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