Domande del paziente (68)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che racconti non stai “esagerando”: descrivi un insieme di difficoltà che hanno una coerenza interna e che possono diventare davvero pesanti da reggere da soli. ADHD (deficit dell’attenzione),...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao,
quello che descrivi è molto comune: spesso il “blocco” arriva proprio quando il percorso sta iniziando a toccare qualcosa di più delicato, oppure quando sei stanca e la mente vorrebbe solo smettere...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che scrivi sembra che la vostra relazione sia rimasta “congelata” su quell’episodio: non è più un tema da chiarire, è diventato il modo in cui la coppia regola paura, rabbia e bisogno...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da come descrivi la situazione è comprensibile che tu stia a terra: non stai “solo” preparando un trasferimento importante, stai anche toccando il punto più sensibile del legame con tua madre,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
piangere facilmente non significa per forza depressione, ma può essere il segnale di un sistema emotivo molto reattivo, che va “oltre soglia” rapidamente. Il problema, di solito, non è l’emozione...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco bene la fatica, quello che descrivi non è solo una “lite per l’auto”, ma qualcosa che tocca il tema dei confini e dell'autonomia. A 37 anni è comprensibile che tu senta il bisogno...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che racconti ci sono due piani che si stanno sovrapponendo: da un lato una relazione di 7 anni che ti dà stabilità ma anche molta frustrazione (toni svalutanti, conflitti frequenti,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Capisco che tu stia male, nel tuo racconto non c’è solo “il passato”, c’è anche un mix di gelosia, confronto con i tuoi amici e una ferita di fiducia (la bugia). Però ti direi una cosa con...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è abbastanza frequente nel passaggio medie–liceo: un ragazzo brillante che alle medie “andava bene” può trovarsi davanti a richieste nuove (ritmi, quantità, tipo di verifiche)...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che scrive si sente una stanchezza enorme, e non solo per l’ansia: lei ha portato per decenni un carico emotivo e di responsabilità che “non era da bambino”. Perdere suo padre a...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che racconti la tua è una storia lunga di ritiro, paura sociale e ferite relazionali ripetute. La terza media e poi un altro evento alle superiori sembrano due snodi che ti hanno...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
è una domanda molto sensata e capita spesso quando un percorso entra in una fase “di mantenimento”: stai meglio rispetto all’inizio, le sedute si diradano, la vita quotidiana è più stabile...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che racconti è comprensibile che in questo periodo l’ansia sia tornata più forte e che si siano aggiunte crisi di pianto e senso di fragilità. Stai vivendo due situazioni fortemente...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
Quello che descrivi ha una sua logica, anche se dentro lo vivi come “inspiegabile”: a 15/16 hai sperimentato una rottura improvvisa e la sensazione di essere stato sostituito rapidamente, e...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che stai vivendo è molto intenso, ma allo stesso tempo profondamente comprensibile. Non è “solo” una frequentazione messa in pausa: per te rappresenta la prima esperienza emotiva importante,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrivi può spaventare, ma ha una coerenza molto più “normale” di quanto pensi. Parto dall’episodio del rapporto: una mancata eiaculazione o una difficoltà a “concludere” in una...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Federica,
la tua domanda è tutt’altro che insolita, anzi intercetta un fenomeno molto attuale e complesso. Il crescente interesse per la cronaca nera e il true crime risponde a bisogni psicologici...
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Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la situazione che descrivi è molto delicata e comprensibilmente faticosa anche per te. In poco tempo si sono concentrati molti eventi emotivamente intensi: l’arrivo in un paese nuovo, una possibile condizione di vulnerabilità e diffidenza, una relazione che sta cercando un equilibrio, e ora anche una gravidanza inattesa con la decisione di interromperla. Tutti questi fattori possono generare forte stress, paura, rabbia e senso di perdita.
La reazione della tua compagna, per quanto difficile da gestire, può avere a che fare proprio con questo sovraccarico emotivo. In alcuni momenti, soprattutto quando ci si sente fragili o spaventati, si può esprimere la sofferenza attraverso rabbia, attacchi o chiusura. Il fatto che lei ti percepisca come “un leone” e dica di non fidarsi di nessuno potrebbe indicare un vissuto di allerta e difesa, non necessariamente un giudizio oggettivo su di te, ma un modo di proteggersi.
Allo stesso tempo, è importante riconoscere che per te stare in questa situazione — silenzi, attacchi di rabbia, mancanza di dialogo — è molto pesante. Cercare di aiutarla è comprensibile, ma non puoi farlo da solo né “aggiustare” tutto con le tue forze.
In questo momento può essere utile spostare leggermente il focus: più che cercare di convincerla o farla ragionare quando è arrabbiata, prova a offrirle una presenza più calma e non intrusiva. Anche una domanda come “come stai?” fatta in un momento delicato può essere percepita come pressione, non perché sia sbagliata, ma perché lei potrebbe non sentirsi in grado di entrare in contatto con quello che prova. A volte è più utile comunicare disponibilità in modo semplice, senza aspettarti una risposta immediata.
Un altro punto importante riguarda i confini. Accogliere il suo momento difficile non significa dover accettare di essere insultato o svalutato. Può essere utile, in un momento di calma, dirle come ti senti quando vieni trattato in quel modo, mantenendo un tono fermo ma non accusatorio.
Considera anche che l’interruzione di gravidanza, anche quando è una scelta consapevole, può avere un impatto emotivo e fisico significativo, e nei giorni immediatamente successivi possono esserci sbalzi emotivi intensi.
Se possibile, potrebbe essere molto utile coinvolgere una figura esterna: un consultorio, un supporto psicologico o anche un medico con cui lei possa sentirsi più al sicuro. A volte la difficoltà non è tanto “non fidarsi”, ma non riuscire a sentirsi compresa in un contesto nuovo.
In sintesi, puoi aiutarla restando presente ma senza forzare il dialogo, cercando momenti più neutri per comunicare, e allo stesso tempo proteggendo te stesso da dinamiche che ti fanno stare male. Non è una situazione che si risolve rapidamente, ma creare un clima un po’ più sicuro e meno reattivo può essere un primo passo importante.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrivi è molto doloroso, perché non si tratta solo della fine di una relazione, ma del modo in cui questa continua a essere “gestita” nel presente, attraverso distanza, freddezza e assenza di riconoscimento. Essere trattata come invisibile da una persona che hai amato può ferire profondamente e riattivare ogni volta il legame che, da parte tua, è ancora vivo.
Il tuo desiderio di recuperare almeno un rapporto cordiale è comprensibile, soprattutto dovendo condividere lo stesso ambiente lavorativo. Tuttavia, è importante considerare che al momento il comportamento del tuo ex va nella direzione opposta: evita, non si avvicina, non sostiene il contatto visivo. Questo tipo di atteggiamento, per quanto difficile da accettare, è una forma chiara di distanza che lui sta mantenendo. Non necessariamente per paura di te, ma più probabilmente per gestire qualcosa di suo: disagio, senso di colpa, difficoltà a sostenere il confronto o semplicemente il bisogno di chiudere in modo netto.
Il punto centrale è che, per quanto tu possa desiderare un’interazione più civile, questa richiede una disponibilità minima da entrambe le parti. Se lui al momento non ce l’ha, rischi di esporti a ulteriori ferite ogni volta che provi a “forzare” un contatto che non viene ricambiato.
Questo non significa che tu debba annullarti o sparire. Al contrario, puoi iniziare a spostare il focus su ciò che è sotto il tuo controllo. Ad esempio, mantenere un comportamento coerente con i tuoi valori: se senti che per te è importante essere educata, puoi permetterti un saluto semplice, senza aspettarti una risposta. Non tanto per ottenere qualcosa da lui, ma per restare allineata a come vuoi essere tu. Allo stesso tempo, può essere importante proteggerti emotivamente, riducendo le aspettative che lui possa cambiare atteggiamento nel breve tempo.
Il dolore che provi è amplificato dal fatto che sei ancora innamorata. In queste condizioni, ogni gesto di chiusura pesa di più, perché non è solo un collega che ti evita, ma una persona significativa. Per questo motivo, oltre alla gestione pratica sul lavoro, sarebbe importante prenderti cura anche di questo legame che, dentro di te, è ancora aperto.
In sintesi, è possibile costruire una forma di convivenza civile, ma non dipende solo da te. Puoi fare la tua parte mantenendo rispetto e misura, senza rincorrere o interpretare il suo comportamento come un giudizio sul tuo valore. Il modo in cui lui si comporta parla soprattutto di lui e delle sue modalità di gestione, non di ciò che tu sei stata nella relazione. Con il tempo, lavorando anche su ciò che provi, potrai trovarti meno esposta a questo dolore e più libera di muoverti nello stesso ambiente senza sentirti “invisibile”.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
Grazie per le vostre eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrivi è molto più comune di quanto sembri, soprattutto in fasi di passaggio come quella che stai vivendo. Non è tanto il fatto di “non avere una compagnia” in sé a creare il disagio, ma il significato che questo sta assumendo dentro di te: come se quei weekend vuoti diventassero la prova che c’è qualcosa che non va in te. Ed è proprio questo passaggio che fa male.
In realtà, da quello che racconti, non sei sola: hai degli amici, hai una relazione, hai avuto esperienze (come l’anno fuori sede) che parlano di una capacità di stare nelle relazioni. Quello che è cambiato è il contesto: i gruppi si sono ridefiniti, le routine degli altri sono diverse dalle tue, il tuo compagno lavora nei weekend e tu in questo momento hai molto tempo libero. È una combinazione che può facilmente creare una sensazione di “vuoto sociale”, ma non è una definizione di chi sei.
Il rischio è che questo vuoto venga riempito con pensieri molto duri verso di te: “sono sbagliata”, “sono sfigata”, “non sono abbastanza intraprendente”. Questi pensieri non nascono perché sono veri, ma perché la mente cerca di dare una spiegazione a un disagio, e spesso la spiegazione più immediata è quella autocritica. Più li ascolti, più ti senti bloccata, e meno energia hai per muoverti.
C’è anche un altro aspetto importante: quando non si lavora o non si studia, le giornate perdono struttura, e il weekend — che per gli altri è il momento “sociale” — diventa ancora più carico di aspettative. È come se tutto il senso di vitalità dovesse concentrarsi lì. Questo amplifica la sensazione di stare “perdendo qualcosa” e alimenta la FOMO.
Provare a cambiare il pensiero non significa convincerti che “va tutto bene” quando non è così, ma iniziare a leggere questa fase in modo più realistico: non è una condizione definitiva, è un momento di transizione. E i momenti di transizione spesso sono più vuoti, meno eccitanti, un po’ sospesi.
Allo stesso tempo, puoi iniziare a fare piccoli movimenti che non dipendano dall’avere già una “compagnia perfetta”. Anche solo proporre qualcosa a una persona alla volta, accettare che non sempre ci sarà un gruppo, o costruire attività che abbiano senso per te a prescindere da chi c’è. All’inizio può sembrare poco, ma è così che si ricrea un tessuto sociale.
In sintesi, quello che stai vivendo non dice che sei sbagliata, ma che sei in una fase in cui gli equilibri sociali sono cambiati e non si sono ancora riorganizzati. Se riesci a non trasformare questo in un giudizio su di te, ma a viverlo come un passaggio, sarà più facile attraversarlo senza sentirti “ferma” o in difetto. E con il tempo — anche con l’inizio di un lavoro o nuove routine — è molto probabile che quella sensazione di appiattimento si riduca.
Un caro saluto;
Dott. Valerio Romano