Domande del paziente (9)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Romilio

    Buongasera, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza questa situazione.
    I comportamenti che descrive ,contatto fisico intenso, gesti affettuosi, sguardi ,sono segnali che possono creare facilmente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Romilio

    Buonasera, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta attraversando.
    Quello che descrive non è “debolezza”, ma il peso di una storia complessa che ha lasciato segni profondi. Le esperienze... Altro


    Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e cercare da voi un consiglio e rassicurazione o comprensione..sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da poco diciamo qualche mese con una persona molto più grande di 20 anni, abbiamo avuto molti momenti in cui non ci trovavamo bene insieme, ma continuavamo a stare perché ci volevamo e ci tenevamo l'uno all'altro, per me molto difficile lasciarlo andare, e anche per lui, ci siamo continuati a vedere ogni tanto, e delle volte facevamo anche qualcosa, però da poco dopo che ci siamo lasciati io avveo sentito un amico con cui mi frequentavo prima di lui, mi ha sempre capita e ascoltata, sempre capito i mie stati d'animo con il mio fidanzato, o comunque c'è sempre stato anche per stare vicino e darmi consigli, lui è a distanza infatti avevamo deciso di rivederci perché io volevo rivederlo anche per parlare, stare insieme o comunque fare cose di quotidianità insieme per cui prima non avevamo avuto l'occasione, vedere la città ecc. Il punto è che io sono frenata, lui prova a baciarmi, abbracciarmi ecc, ma io non riesco, mi sento in colpa e ogni volta che cerca di, io vedo il mio ex, le cose che mi ha detto quando gli ho raccontato che mi sarei dovuta vedere con lui in amicizia perché cosi era..mi ha detto che non voleva sapere nulla di cosa sarebbe successo e se succedeva qualcosa allora lo avrei perso, che non ho avuto rispetto nei suoi confronti ecc..purtroppo ci rimango male e mi faccio molto condizionare dalle cose che le persone mi dicono..e non so perché ho questo sentimento nei suoi confronti, la paura che lui possa lasciarmi o io possa perderlo definitivamente..è come se fossi dipendente da lui? ci sto male perché non riuscirò mai a vivermi nulla, neanche questo amico che sta per un paio di giorni, perché vorrei anche solo baciarlo ma so che poi avrei il senso di colpa..ho paura di tutto, non so cosa fare e perché ho questo attaccamento al mio ex fidanzato cosi tanto..come faccio a distaccarmi, non so che fare

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Romilio

    Cara ragazza, leggendo le tue parole emerge con chiarezza quanto tu ti senta stretta in una morsa: da un lato il desiderio di voltare pagina e la ricerca di leggerezza, dall'altro un filo invisibile ma pesantissimo che ti tiene legata al passato.

    È del tutto normale sentirsi così, ma proviamo a guardare insieme cosa sta succedendo
    Hai menzionato una frase del tuo ex che merita attenzione: "Se succede qualcosa, mi perdi". Questa non è un'espressione di amore libero, ma una forma di condizionamento emotivo.

    La realtà dei fatti: Voi vi siete lasciati. In una relazione conclusa, nessuno dei due ha il diritto di imporre veti sulla vita dell'altro.

    Il peso del giudizio: Quando lui ti dice che "non hai rispetto", sta proiettando su di te un suo bisogno di controllo. Il senso di colpa che provi è il risultato di aver interiorizzato la sua voce: non ti senti in colpa verso te stessa, ma verso un "giudice" esterno.

    2. La dipendenza affettiva e il divario d'età
    La differenza di 20 anni può aver creato, nel tempo, una dinamica di potere sbilanciata. Spesso, in questi casi, il partner più grande diventa una figura di riferimento quasi genitoriale, rendendo molto difficile per il più giovane sentirsi "autorizzato" a fare le proprie scelte.
    Quella che descrivi come paura di "perderlo definitivamente" somiglia molto a una dipendenza affettiva: l'idea che, nonostante la relazione non funzionasse, lui sia l'unica ancora di salvezza o l'unico specchio in cui puoi vedere il tuo valore.

    3. Il corpo che "frena"
    Il fatto che tu non riesca a baciare il tuo amico non è un fallimento, ma un segnale che il tuo corpo ti sta dando: non sei ancora pronta.

    Il tuo corpo sta cercando di proteggerti dal conflitto interiore.

    Finché il tuo ex occupa ancora tutto lo spazio mentale, non c'è posto per nessun altro, nemmeno per un gesto d'affetto spontaneo.

    Cosa puoi fare per iniziare a distaccarti?
    Riconosci il tuo diritto alla felicità: Chiediti: "Cosa voglio io per me, indipendentemente da ciò che lui pensa o dice?". La tua lealtà attuale dovrebbe essere verso te stessa, non verso un ex partner.
    Metti dei confini comunicativi: Se sentirlo ti genera ansia e sensi di colpa, potresti aver bisogno di un periodo di "distacco totale" (no contact). Finché continuerete a vedervi o a dirvi tutto, la ferita non potrà rimarginarsi.
    Non forzarti con l'amico: Non sentirti in obbligo di fare nulla. Spiegagli con onestà che stai attraversando un momento di confusione emotiva. Un vero amico saprà aspettare i tuoi tempi senza farti sentire inadeguata.
    Inizia un percorso: Considera l'idea di parlare con un professionista. Ti aiuterebbe a capire perché tendi a lasciarti condizionare così tanto dagli altri e come rinforzare la tua autostima.
    Ricorda: Non stai "mancando di rispetto" a nessuno vivendo la tua vita. L'unico vero rispetto che stai mettendo a rischio è quello verso i tuoi bisogni e la tua libertà di giovane donna di 26 anni.


    Domande su Tossicodipendenza

    Buonasera il mio ex compagno se nè andato di casa dicendo che lo stare male lo portava a fare uso...precisiamo che 5 anni fa avevo trovato qualche traccia sporadica ma mi ha confessato che dalla morte di sua mamma (giugno 2025) è passato da 1,5 gr alla settimana a 8/10gr alla settimana...di preciso l'aumento non so quando è avvenuto ma credo settembre...è 4 settimane fuori casa e dice che non ha più toccato nulla (so che ha anche debiti)...mi chiedevo...possibile che con quella quantità assunta uno smetta così? Non so se crederci...so anche che diventano molto bugiardi...grazie della risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Romilio

    Capisco quanto questa situazione ti stia facendo male e quanto sia difficile orientarsi tra ciò che lui dice e ciò che tu vedi nella realtà. È comprensibile che tu abbia dubbi: quando una persona vive un periodo di uso così intenso e prolungato, smettere da un giorno all’altro non è impossibile, ma è molto raro che avvenga senza un supporto strutturato.
    Allo stesso tempo, non posso dirti con certezza se lui stia usando o meno: non ho elementi per confermarlo o smentirlo. Quello che posso fare è riconoscere che la tua confusione è legittima, perché in queste dinamiche spesso si alternano promesse, tentativi, ricadute e anche bugie dettate dalla vergogna o dalla paura.
    In questo momento però la cosa più importante non è verificare cosa stia facendo lui, ma capire come stai tu, cosa ti sta chiedendo questa situazione e di cosa hai bisogno per sentirti più al sicuro e più lucida. Possiamo, se lo desidera, lavorare insieme su questo, così che tu possa muoverti con più stabilità, indipendentemente dalle sue scelte.


    Salve, sono una ragazza di meno di trent'anni e sto facendo un percorso di psicoterapia da molti anni ormai.
    Soffro di ansia, DOC e ipocondria.
    Sono in un periodo in cui nonostante conosca i meccanismi che mi portano a sviluppare i sintomi e i pensieri ossessivi mi sento bloccata e spesso sono in balia delle mie paranoie. Mi viene istintivo chiedere rassicurazioni mediche perché ho troppa paura di morire o di poter far male agli altri senza volerlo.
    Queste paranoie mi stanno cambiando la vita e non so come affrontarle. Avete dei consigli da darmi? So che non è facile con un consulto a distanza, ma qualsiasi spunto potrebbe essermi utile.
    Come posso fare per uscire dal circolo vizioso delle rassicurazioni mediche? Questa è la cosa che mi sta dando più problemi in assoluto. Spesso penso che delle abitudini normali che ho o cose che ho fatto in passato possano mettere a rischio la mia salute attuale (ad esempio aver usato prodotti chimici anni fa senza protezioni, oppure la muffa in casa), solo che il pensiero non si risolve rassicurandomi con l'assenza di sintomi, ho sempre bisogno di cercare spiegazioni sempre più cavillose per potermi preoccupare di qualcosa che in quel momento fa più presa su di me. Quando analizzo un pensiero ossessivo e mi tranquillizzo questo passa, ma poi me ne viene un altro poco dopo. Non sono mai veramente tranquilla e ho paura che questo possa davvero farmi ammalare.
    Avreste dei consigli da darmi? Io davvero non so più cosa fare. Le persone intorno a me cercano di rassicurarmi ma ovviamente non basta, non basta nemmeno farmi esami e vedere che non ho nulla di evidente perché ho paura di qualcosa di nascosto. Secondo voi ha senso ricercare danni nascosti in assenza di sintomi o è del tutto inutile? Una delle cose che più mi terrorizzano sono i danni silenti a lungo termine.
    Scusate se posso sembrare paranoica ma spero di aver reso l'idea di quale sia la mia situazione psicologica. Aggiungo che non sono in terapia farmacologica.
    Grazie per il vostro tempo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Romilio

    Da quello che descrivi, non mi sembra che tu sia paranoica: stai vivendo pensieri molto intensi che ti generano ansia, e questo può farli sembrare più reali o più pericolosi di quanto siano. È comprensibile che tu cerchi rassicurazioni, perché nel breve ti danno sollievo. Allo stesso tempo, so quanto questo meccanismo possa trasformarsi in un circolo vizioso che ti tiene bloccata.
    Quello che posso dirti è che questi pensieri non parlano di un reale pericolo per la tua salute o per quella degli altri, ma del livello di ansia che stai affrontando in questo periodo. Non è la realtà a essere minacciosa, è l’ansia che amplifica tutto.
    Capisco la paura dei “danni nascosti”, ma ricercarli in assenza di sintomi tende solo a rinforzare il dubbio e a far ripartire il ciclo delle rassicurazioni. Non è colpa tua: è proprio il funzionamento del DOC e dell’ansia ipocondriaca.
    Potremmo, se lo desideri, lavorare insieme su come interrompere questo meccanismo, così che tu possa sentirti più stabile e meno in balia dei pensieri. Non sei sola in questo, e il fatto che tu stia chiedendo aiuto è già un passo importante.


    Come si può definire e che problemi ha una persona che Semplicemente per il fatto che viene rimandato un appuntamento per incontrarsi, ti blocca o ogni giorno per 3 mesi ti insulta, ogni qualvolta ti incrocia Cambia strada se mi vede. l'ultimo giorno di stagione alla fine sale da me?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Romilio

    Capisco quanto questi comportamenti ti abbiano confuso e ferito. Quando una persona reagisce in modo così intenso — ti insulta per mesi, ti evita, ti blocca per un appuntamento rimandato e poi, all’improvviso, torna a cercarti — non siamo davanti a un “problema di personalità” da etichettare, ma a una dinamica relazionale che si è irrigidita.
    Il punto importante è che non parlano solo di lei, ma del tipo di relazione che si è creata tra voi: una relazione dove un piccolo evento (un appuntamento rimandato) ha attivato una reazione sproporzionata, segno che sotto c’era già qualcosa di fragile.
    Quello che tu hai vissuto sentirti attaccato, svalutato, poi improvvisamente ricercato è tipico delle relazioni in cui non c’è una base stabile, e dove le emozioni vengono agite più che comunicate.
    Se vorrai, potremmo anche esplorare insieme come rispondere a questo suo ritorno, e soprattutto come proteggere il tuo benessere nelle relazioni future.


    Salve , ho una situazione con una ragazza che lavora che mi fa male. Dal giorno 1 eravamo vicini, connessi, sempre a parlare e c'erano di interesse foete da entrambe le parti. Col tempo, anche dopo qualche uscita, tutto e svanito. Quando le dissi che mi piaceva tanto, mi disse che mi vedeva come un fratellino avendo 6 anni in piu di me. Fatto sta che i rapporti erano sempre buoni, fino a che ho avuto un periodo molto buio tra gennaio e marzo dove avevo scoperto che aveva detto di questa mia confessione in giro con amici nostri. Questa cosa mi ha fatto arrabbiare, le ho levato il saluto e non abbiamo piu avuto contatti a parte visivi dato che ci vediamo tutti i giorni a lavoro. Io sto male, non so più che fare e credo di averla trattata male. Mi manca tuttoo, vorrei solo prenderla e abbracciarla e dirle che e tutta colpa mia, che lei è unica e che io le voglio bene ma è.come se avessi preso l abitudine di non calcolarla. cosa faccio?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Romilio

    Capisco che questa situazione ti stia facendo soffrire molto. Quello che descrivi non riguarda solo una persona che ti piace, ma un intreccio complesso di aspettative, vicinanza, delusione, vergogna e distanza che si è costruito nel tempo.
    Vorrei partire da un punto: le tue emozioni hanno senso.
    La delusione per come sono andate le cose, la rabbia per aver sentito violata la tua fiducia, il senso di colpa per come hai reagito… sono tutte risposte comprensibili dentro la storia che mi racconti.
    Quello che noto è che tra voi si è creata una sorta di danza relazionale:
    all’inizio c’era molta vicinanza, quasi una sintonia spontanea, poi è arrivata una definizione di ruolo da parte sua (“ti vedo come un fratellino”) che ha cambiato l’equilibrio, quando hai scoperto che aveva parlato della tua confessione, la ferita è diventata più profonda e il tuo silenzio è stato un modo per proteggerti, per riprendere controllo, ma ora quella stessa protezione è diventata una gabbia, perché ti impedisce di avvicinarti come vorresti
    Quello che stai vivendo oggi sembrerebbe il risultato di questa sequenza, non di un singolo gesto.
    Quello che potremmo fare insieme è aiutarti a rimettere ordine tra ciò che provi, ciò che desideri e ciò che è possibile.
    Non si tratta di “tornare come prima”, né di cancellare quello che è successo.
    Si tratta di capire che posizione vuoi occupare tu in questa relazione, oggi.


    Salve,
    sono un ragazzo di 18 anni, soffro di un'acuta forma di DOC da ben 8 mesi. Sto seguendo la psicoterapia cognitivo-comportamentale da uno psicoterapeuta da 7 mesi e in più prendo farmaci anti-ossessivi prescritti dallo psichiatra. Sebbene sia in terapia da ormai un bel po' di tempo, le compulsioni sono sempre più frequenti; soffro di DOC da controllo e sono costretto a controllare le luci di casa più di 60 volte al giorno. Non riesco a smettere per alcun motivo. Sto ore e ore in giro per la casa a controllare i lampadari e smetto solo quando vado a letto. In più ho DOC di contaminazione, mi lavo quasi sempre le mani con acqua e sapone. Non so perché ma non miglioro affatto. Sto perdendo peso perché sono sempre in giro per la casa a controllare, a malapena pranzo e ceno. A studiare ho difficoltà. Ho la maturità e non so come fare. In cosa sto sbagliando? Vi chiedo aiuto.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Romilio

    Ciao, grazie per aver trovato la forza di raccontare con tanta chiarezza quello che stai vivendo. Da quello che descrivi, la tua sofferenza è reale, intensa e molto faticosa da sostenere ogni giorno. Non c’è nulla di “sbagliato” in te: il DOC può diventare estremamente invadente, soprattutto quando si è molto stanchi, sotto pressione o quando le compulsioni hanno preso spazio nella quotidianità. Voglio dirti una cosa importante: il fatto che tu sia in cura, che tu stia seguendo una psicoterapia e una terapia farmacologica, non significa che “dovresti già stare bene”. Il DOC non segue tempi lineari, e spesso i miglioramenti arrivano in modo graduale, dopo periodi in cui sembra addirittura peggiorare. Questo non è un fallimento, ma una caratteristica del disturbo.
    Le compulsioni che descrivi , i controlli ripetuti, il lavaggio delle mani, la difficoltà a fermarti , non sono scelte volontarie. Sono comportamenti che il DOC ti impone per ridurre l’ansia nell’immediato, ma che poi la rinforzano nel tempo. Non è mancanza di volontà: è un meccanismo psicologico molto potente, che richiede tempo e un lavoro mirato per essere indebolito.
    Quello che mi colpisce è che, nonostante la fatica, tu stia continuando a cercare aiuto. Questo è un segnale di grande forza, anche se forse non te ne rendi conto. In una situazione come la tua, ci sono alcuni punti che possono essere utili da tenere a mente:
    Non sei tu a fallire: è il disturbo che sta chiedendo più spazio. E questo può succedere anche durante una terapia ben condotta.
    È fondamentale che tu condivida con il tuo terapeuta e con lo psichiatra esattamente quello che hai scritto qui. Il peggioramento dei sintomi, la perdita di peso, la difficoltà a studiare e a gestire la quotidianità sono segnali importanti, che vanno portati in seduta senza paura di “deludere” nessuno.
    Il carico scolastico e la maturità imminente possono amplificare i sintomi. Non è un caso se in questo periodo senti tutto più difficile.
    Vorrei lasciarti con un messaggio chiaro: non sei solo, e non sei “sbagliato”. Stai affrontando un disturbo che può essere molto duro, ma che può migliorare con un lavoro mirato, continuo e condiviso con i professionisti che ti seguono. Parlane apertamente con loro: non per giudicare ciò che stai facendo, ma per permettere alla terapia di adattarsi a ciò che ti serve adesso.


    Buongiorno, sono un ragazzo di 22 anni che vive la vita in un grigio perenne. Il mio problema? La sensazione di non essere mai scelto, nel senso, ho 22 anni e non ho mai avuto una ragazza, ma non solo quello, ormai non riesco neanche più ad approcciarmi con una ragazza se non la conosco, fatico a continuare un discorso non riesco a tenere il contatto visivo e varie cose che forse una persona di 22 anni dovrebbe riuscire a fare. È come se andassi in blocco, evito anche di affezionarmi o cose del genere perché tanto so già che non finirà come voglio io. Prima associavo la cosa del non trovare una ragazza con il mio aspetto fisico, ma con il tempo ho capito che non è quello, anche perché ho migliorato di molto il mio aspetto, certe volte mi sembra di essere destinato a non poter trovare l’amore, mi sembra di essere noioso, di non essere mai abbastanza, mi sembra di essere proprio io il problema ed è da 22 anni così. So che molti diranno “non sei in ritardo ognuno ha i suoi tempi” ma allora a questo punto mi chiedo, quanto sono lunghi i miei tempi? Quanto ancora dovrà durare questa cosa? Per quanto ancora dovrò vedere i miei amici con le loro fidanzate e io dovrò cercarmi altri amici non fidanzati per uscire? So che magari potrà sembrare una banalità, ma ho bisogno di poter amare e di essere amato e invece sono anni che lotto con me stesso e che vivo questa situazione, una situazione che mi logora da fin troppo tempo e certe volte mi fa dire che forse è così che deve andare.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Romilio

    Ciao, grazie per aver condiviso qualcosa che ti pesa così tanto. Quello che descrivi non è una “banalità”: è una sofferenza vera, che tocca il senso di valore personale e il bisogno profondo di sentirsi scelti.
    Voglio dirti una cosa con chiarezza: non sei “difettoso” e non sei in ritardo. Quello che vivi : il blocco, l’evitamento, la paura di non essere abbastanza non parla del tuo valore, ma di una ferita che si è costruita nel tempo e che oggi ti fa proteggere te stesso evitando il rischio del rifiuto.
    Il fatto che tu senta il bisogno di amare e di essere amato è un segnale di vitalità, non di mancanza. E il fatto che tu riesca a raccontarlo così bene dice che dentro di te c’è già una parte che vuole uscire da questo grigio.
    Quello che stai vivendo non è un destino, è un pattern: si può comprendere, si può lavorare, e può cambiare. Non da un giorno all’altro, ma cambia.
    E non devi farlo da solo: parlarne con un professionista può aiutarti a sciogliere quel blocco che oggi ti sembra insormontabile.
    Tu non sei il problema. Il problema è la storia che ti sei trovato a vivere, e quella si può riscrivere.


Domande più frequenti

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