Domande del paziente (14)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Gentile utente, la sua situazione è molto comune nelle dinamiche relazionali contemporanee: si trova in quella che viene spesso definita una 'situazione-limbo', dove l’intensità dei momenti vissuti insieme... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Gentile signora, capisco bene che lei si senta confusa. Dopo 20 anni di matrimonio e due figlie, trovarsi davanti a un marito che dice solo di avere un "blocco" fa stare male e non fa capire cosa succederà... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Gentile mamma,
    comprendo profondamente il suo stato d'animo. Leggendo le sue parole si percepisce chiaramente il senso di protezione verso suo figlio e il dispiacere per non essersi sentita ascoltata e... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Hai fatto bene a scusarti subito. Anche se un gesto è accidentale, l'impatto emotivo sull'altra persona rimane reale. Lei si è sentita invasa nei suoi confini e il fatto che abbia avuto bisogno di tempo... Altro


    Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e cercare da voi un consiglio e rassicurazione o comprensione..sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da poco diciamo qualche mese con una persona molto più grande di 20 anni, abbiamo avuto molti momenti in cui non ci trovavamo bene insieme, ma continuavamo a stare perché ci volevamo e ci tenevamo l'uno all'altro, per me molto difficile lasciarlo andare, e anche per lui, ci siamo continuati a vedere ogni tanto, e delle volte facevamo anche qualcosa, però da poco dopo che ci siamo lasciati io avveo sentito un amico con cui mi frequentavo prima di lui, mi ha sempre capita e ascoltata, sempre capito i mie stati d'animo con il mio fidanzato, o comunque c'è sempre stato anche per stare vicino e darmi consigli, lui è a distanza infatti avevamo deciso di rivederci perché io volevo rivederlo anche per parlare, stare insieme o comunque fare cose di quotidianità insieme per cui prima non avevamo avuto l'occasione, vedere la città ecc. Il punto è che io sono frenata, lui prova a baciarmi, abbracciarmi ecc, ma io non riesco, mi sento in colpa e ogni volta che cerca di, io vedo il mio ex, le cose che mi ha detto quando gli ho raccontato che mi sarei dovuta vedere con lui in amicizia perché cosi era..mi ha detto che non voleva sapere nulla di cosa sarebbe successo e se succedeva qualcosa allora lo avrei perso, che non ho avuto rispetto nei suoi confronti ecc..purtroppo ci rimango male e mi faccio molto condizionare dalle cose che le persone mi dicono..e non so perché ho questo sentimento nei suoi confronti, la paura che lui possa lasciarmi o io possa perderlo definitivamente..è come se fossi dipendente da lui? ci sto male perché non riuscirò mai a vivermi nulla, neanche questo amico che sta per un paio di giorni, perché vorrei anche solo baciarlo ma so che poi avrei il senso di colpa..ho paura di tutto, non so cosa fare e perché ho questo attaccamento al mio ex fidanzato cosi tanto..come faccio a distaccarmi, non so che fare

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    È evidente che lei si trovi nel mezzo di un conflitto profondo tra il desiderio di andare avanti e un 'senso di colpa' che la tiene legata a un passato non ancora elaborato.
    Le parole del suo ex sembrano aver lasciato in lei un’impronta di responsabilità eccessiva: la minaccia di 'perderlo definitivamente' se lei prova a rifarsi una vita è una forma di condizionamento che limita la sua libertà emotiva e la sua felicità. Questo 'blocco' che sente quando prova ad avvicinarsi ad altri è il segno che quel legame, sebbene interrotto nei fatti, è ancora molto presente a livello psicologico come un vincolo di controllo.
    Per uscire da questa situazione, le suggerisco alcune strade:
    • Intraprendere un percorso psicologico/psicoterapeutico: Un professionista la aiuterà a decostruire questo senso di colpa e a comprendere le radici della sua 'dipendenza' affettiva, restituendole la sua autonomia.
    • Praticare il 'No Contact' reale: Spesso continuare a sentirsi o vedersi 'ogni tanto' impedisce al cervello e al cuore di elaborare il lutto della separazione. Distanziarsi fisicamente e digitalmente aiuta a spezzare il legame di dipendenza.
    • Focus sull'Autostima: Lavorare su di sé per capire come mai il giudizio di una persona abbia così tanto potere sulla sua vita presente.
    Merita di viversi i suoi 26 anni con la leggerezza e la pienezza che desidera, senza sentirsi 'in debito' con il passato. Un supporto specialistico la aiuterà a trasformare questa paura di perdere l'altro nella libertà di ritrovare se stessa.
    Un caro augurio.


    Buongiorno Gent.mi Dottori,
    vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
    una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
    .il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Sento dalle tue parole quanto sia faticoso quel corridoio e quanto il corpo stia parlando per te attraverso quel tremore. Vorrei però rassicurarti su un punto: non stai sbagliando nulla.
    Sentirsi scossa dopo un incontro del genere non è un segno di debolezza, ma la risposta naturale di un sistema che cerca di proteggersi da una situazione ancora emotivamente carica.
    Non rimproverarti per non aver detto 'permesso'. In quel momento il tuo silenzio è stato una difesa legittima, un modo per proteggere la tua fragilità.
    Chi non si sposta o abbassa la testa spesso non lo fa per superiorità, ma perché non possiede gli strumenti emotivi per gestire l'imbarazzo o il senso di colpa. La sua rigidità parla di lui, non di te.
    Il tuo obiettivo, più che trovare il modo 'perfetto' per interagire con lui, potrebbe essere quello di aiutarti a riappropriarti del tuo spazio in università, sentendoti legittimata a esistere e a passare, indipendentemente dal suo sguardo. Valuta l'inizio di un percorso con un professionista, proprio per non sentirti sola o sopraffatta dalle emozioni che stai sentendo al momento. Non lasciare che questo malessere si cristallizzi. Meriti di camminare in quel corridoio sentendoti al sicuro.
    Ti auguro una buona Pasqua.


    Salve, chiedo consiglio a voi per una "situationship" (perdonatemi il termine ma non saprei come chiamarla), che va avanti da ormai 5 mesi. Stiamo molto bene insieme, ci si diverte, si fa tanto sesso e si hanno momenti romantici. Insomma, vista da fuori potrebbe sembrare una relazione. Relazione che però nella realtà non è poiché pecca di etichetta, ovvero io e lui nel concreto non siamo fidanzati. Ho un piccolo dubbio però che mi sorge spesso quando siamo insieme, io noto che molto spesso io cerco il bacio a stampo casuale, ad esempio: l'altro giorno eravamo su questa panchina di fronte ad un bellissimo panorama, io avevo tanta voglia di baciarlo, ma noto che quando provo a dargli un bacio a stampo, lui, me lo da, ma comunque lo vedo un po' "restio" nel darmelo. Al contrario, lui molto spesso mi da dei baci sulla fronte, sulla guancia, ma poco sulle labbra, è molto fisico ma nei baci è sempre strano. E questo suo comportamento mi fa sorgere i dubbi perché penso "Se gli piaccio perché non mi da baci? Quindi non gli piaccio?" e quindi poi svariate volte io evito di dargli baci per "paura" che lui me li eviti o me li dia così come "contentino"
    Io so per certo che lui tiene a me, ma non riesco a capire se davvero non mi vede oltre ad un'amica a cui tiene tanto e nel mentre fa del sesso.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Gentile utente, il termine "situationship" descrive molto bene quella terra di mezzo in cui i sentimenti sono presenti, ma le definizioni mancano. È normale che in questo spazio di incertezza lei si ritrovi a osservare con estrema attenzione i piccoli gesti, come un bacio a stampo, cercandovi una conferma o una smentita dell’interesse dell’altro.
    Il suo dubbio ("Se gli piaccio, perché non mi bacia?") è legittimo, ma proviamo ad analizzare la situazione da una prospettiva più ampia:
    - in una relazione non definita, ogni gesto ha un peso diverso. Il bacio sulla fronte o sulla guancia è un gesto di tenerezza e protezione, mentre il bacio sulle labbra (specialmente quello "casuale" e quotidiano) è spesso percepito come un gesto di intimità romantica e appartenenza. È possibile che lui sperimenti una forma di "resistenza" non perché non le voglia bene, ma perché quel gesto specifico rompe il confine della situationship e lo proietta in quello di una relazione ufficiale, che forse teme o non è pronto a definire.
    - Il fatto che lei ora eviti di baciarlo per "paura" di un rifiuto o di un "contentino" è un segnale importante. Questo meccanismo di difesa serve a proteggerla dal sentirsi rifiutata, ma purtroppo aumenta la distanza emotiva e alimenta il suo senso di insicurezza. Quando smettiamo di agire secondo i nostri desideri per timore della reazione dell'altro, la relazione smette di essere spontanea.

    - Lei scrive: "non riesco a capire se davvero non mi vede oltre ad un'amica a cui tiene tanto e nel mentre fa del sesso". Spesso il confine non è dettato dalla mancanza di attrazione (che nel vostro caso sembra esserci), ma dalla disponibilità emotiva a fare il passo successivo. Il problema del bacio potrebbe essere solo la punta di un iceberg che riguarda la chiarezza sui vostri obiettivi relazionali.
    A questo punto la inviterei a riflettere e a chiedersi:
    - se lui iniziasse a darle quei baci a stampo domani, il suo dubbio sulla stabilità del rapporto sparirebbe davvero o si sposterebbe su qualcos'altro?
    - Ha mai provato a condividere questa sua osservazione con lui in modo sereno, non come accusa ma come espressione di un suo bisogno di vicinanza?
    A volte, parlare della "piccola cosa" (il bacio) è il modo migliore per iniziare a parlare della "grande cosa" (cosa siete l'uno per l'altra). Se questa incertezza dovesse iniziare a crearle troppa ansia, un breve confronto con un professionista potrebbe aiutarla a capire cosa desidera lei realmente da questo legame.
    Un cordiale saluto.


    Ho affrontato più percorsi di terapia diversi ma mi assilla sempre un pensiero: potrò diventare produttiva e funzionale sforzandomi e trovando tutte le strategie utili del caso, ma quello che sento davvero è incompatibile con l'idea di "guarigione" che avevo e che in genere gli altri si aspettano da me. Sono cinica e pessimista e analitica e sinceramente non trovo motivi per cambiare al di fuori di compiacere gli altri. Per non essere etichettata come arida o misantropa o ribelle. Devo considerarmi bacata o provare l'ennesimo nuovo approccio e cercare di internalizzare tutte quelle premesse che trovo sentimentali e banalizzanti e basta? Trovo molta libertà e sazietà nel pessimismo ma evidentemente le persone che mi criticano vogliono spingermi a mirare ad altro come una specie di imperativo biologico naturale che non ho mai provato

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Gentile utente, la sua riflessione è estremamente lucida e pone l'accento su un punto fondamentale: la terapia non dovrebbe mai essere un processo di "normalizzazione" o di adattamento forzato a standard esterni di allegria o ottimismo.
    Dalle sue parole emerge una stanchezza comprensibile verso un'idea di "guarigione" che sembra somigliare più a una recita per compiacere gli altri che a un reale benessere personale.
    Essere una persona analitica, cinica e pessimista non significa essere "bacata". Esiste una lunga tradizione filosofica e psicologica che vede nel pessimismo una forma di realismo e di onestà intellettuale. Se lei trova "libertà e sazietà" in questa visione, significa che questa è la sua lente sul mondo. Il problema sorge solo se questo pessimismo le impedisce di agire nel proprio interesse o se le provoca una sofferenza che desidera eliminare.
    Forse, per lei, la guarigione non consiste nel diventare "solare", ma nel rivendicare il diritto di essere cinica e analitica senza sentirsi in colpa o "sbagliata". Molti percorsi terapeutici falliscono quando cercano di trasformare un carattere introspettivo e critico in qualcosa di edulcorato. Una terapia efficace per lei potrebbe essere quella che non cerca di "correggerla", ma che l'aiuta a navigare il mondo con la sua natura, rendendola funzionale ai suoi obiettivi, non a quelli degli altri.
    Le critiche che riceve dalle persone vicine spesso nascono da una loro difficoltà nel gestire la sua visione del mondo, che forse percepiscono come una minaccia alla loro idea di serenità. È importante distinguere tra:
    • Il desiderio degli altri: che lei sia più "morbida" per non turbare loro.
    • Il suo bisogno: stare bene con la propria mente, anche se questa mente è meno "sentimentale" della media.
    In conclusione le posso dire che non è obbligata a internalizzare premesse che sente banali. La sfida non è sforzarsi di essere diversa, ma capire se questo suo cinismo è una corazza che la isola troppo (e se questo isolamento le pesa) o se è semplicemente la sua pelle. Si può essere cinici, analitici e profondamente funzionali senza dover aderire a modelli di felicità prestampati. Forse il prossimo "approccio" non dovrebbe essere un nuovo metodo, ma la ricerca di uno spazio in cui la sua natura sia rispettata e non vista come un errore da riparare.
    Un cordiale saluto.


    salve dottori, ho un problema con la mia attuale ragazza che non mi fa vivere bene la relazione, siamo io e 2 miei amici a una serata in discoteca e noto questa ragazza la serata finisce lì, solo che il mio amico manda la richiesta su instagram a lei senza però scriverle, passano 4 giorni e il mio amico letteralmente le scrive un messaggio rispondendo a una nota di vederci in gruppo una sera, la sera stessa appena conosciuti tutti e presentati lei però si bacia con lui si frequentano 1 settimana finiscono anche in macchina insieme post serata però senza avere rapporti perché a detta sua lei non voleva, (anche se per me per andarci in macchina l’intenzione c’è) fatto sta che dopo io e lei ci avviciniamo inizialmente in amicizia ma poi scatta qualcosa in ambito sentimentale e lei diventa pazza di me arrivando pure a venire sotto casa mia più volte nonostante i miei rifiuti, ora io non so che fare perché ci sto benissimo con questa ragazza ma l’idea che non mi abbia scelto inizialmente mi logora dentro e mi fa stare male, poi aggiungo anche il fatto che per me lei è una facile perché si è baciata con lui appena conosciuti e ha avuto rapporti con uno dopo solo 2 uscite e non è quello che cerco in una ragazza ma ormai ci tengo troppo, io ne ho parlato con lei di tutto e dice che inizialmente preferiva me al mio amico, ma la sua amica era interessa a me e quindi non ha voluto interferire, anche se non ha molto senso perché mi ha sempre dato versioni diverse e in più non c’era motivo di lasciarmi alla sua amica, lei dice che ha sempre puntato me e che tuttora vuole solo me e me lo dimostra sinceramente, non so che fare perché io ci sto male perché non è quello che cerco in una ragazza, il fatto che sia stata facile lei lo giustifica dicendo che era appena uscita da un ex tossico e voleva divertirsi, ma per me ha poca differenza perché non siamo animali e si pensa prima di agire

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Gentile utente, si percepisce chiaramente dalle sue parole il conflitto profondo che sta vivendo: da un lato c’è il sentimento e il benessere che prova stando con questa ragazza, dall'altro un senso di amarezza legato a come la vostra storia è iniziata e ai valori che lei cerca in una compagna.
    Quello che lei descrive come un "logorio interno" sembra nascere da una ferita alla sua autostima e al suo bisogno di sentirsi "scelto" in modo esclusivo fin dal primo istante. È comprensibile che il confronto con l’amico e la velocità con cui certi eventi si sono susseguiti le provochino disagio; tuttavia, è utile fermarsi a riflettere su alcuni punti:
    - Spesso le persone attraversano momenti di fragilità o ribellione (come la fine di una relazione difficile) che le portano a comportarsi in modi che non definiscono necessariamente la loro intera personalità o i loro sentimenti futuri. La ragazza le sta mostrando oggi un volto diverso, molto più coinvolto e presente.
    - Lei menziona che ciò che è accaduto non rispecchia quello che "cerca in una ragazza". È importante capire se questo ideale è una barriera che sta impedendo a entrambi di costruire un presente solido, o se per lei è un valore non negoziabile che comprometterebbe la fiducia a lungo termine.
    - Il fatto che lei si senta "secondo" rispetto all'amico sembra oscurare il fatto che lei è, effettivamente, la persona con cui lei vuole stare ora. Potrebbe pertanto chiedersi "Perché ho bisogno di essere stato l'unico o il primo per sentirmi valorizzato?"in modo da aiutarla a spostare il focus dalla "competizione con l'amico" alla "qualità del vostro legame attuale".

    Continuare a rimproverarle il passato rischia di creare un circolo vizioso di colpa e risentimento che logorerà la relazione. Se sente che l'affetto è reale, potrebbe essere utile intraprendere un breve percorso di consulenza psicologica per elaborare questi sentimenti di inadeguatezza e capire se è possibile trasformare questo "fatto" in un capitolo chiuso, dando spazio a ciò che state costruendo oggi.
    La scelta è tra il restare ancorati a una dinamica di giudizio o aprirsi alla possibilità che le persone possano cambiare e scegliere, finalmente, con consapevolezza.
    Un cordiale saluto.


    Salve dottori vi vorrei porre una domanda ma quando una persona è normale e quando no? Quando una cosa è normale e quando è patologica ? Mi spiego meglio io ad esempio sono molto sereno della mia vita affronto anche le difficoltà che mi presentono con molta calma e serenità , ad esempio anche con la memoria io credo di avere una buona memoria mi ricordo molte cose anche sé altre e me li dimentico volevo sapere quando è normale e quando è patologico , e in ultimo io leggo molti forum di psicologia ma ancora non sono mai andato da un professionista a volte mi confronto con un amico psicologo ma molto informale so che un professionista è molto d aiuto ma io non è ho mai sentito la necessità questo è un errore ? Dovrei andare ogni volta da un professionista per qualsiasi minimo dubbio? Perché io li risolvo le cose ma non è un metodo che forse usate voi professionisti grazie per un vostro chiarimento

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Gentile utente, la sua domanda tocca uno dei temi più complessi della psicologia clinica: il confine tra "normalità" e "patologia".

    Quando una cosa diventa "patologica"?
    In psicologia, non guardiamo solo al comportamento in sé, ma all'impatto che ha sulla vita della persona. Un sintomo o una caratteristica (come una dimenticanza o uno stato d'animo) iniziano a essere considerati patologici quando presentano queste caratteristiche:
    - Provocano un dolore emotivo significativo o un senso di angoscia costante.
    - Impediscono alla persona di svolgere le normali attività quotidiane (lavoro, relazioni, cura di sé).
    - Quando l'episodio non è più sporadico ma diventa pervasivo.
    Se lei vive la sua vita con serenità e riesce ad affrontare le difficoltà con calma, questo è un indice di ottimo funzionamento psichico e di buone strategie di resilienza.

    Dimenticare alcune cose è assolutamente normale e fisiologico; il nostro cervello opera una selezione per non sovraccaricarsi. Finché queste dimenticanze non compromettono la sua autonomia o non sono associate a un disorientamento reale, rientrano nella variabilità individuale.
    La psicoterapia non è un "obbligo" per tutti, né un percorso che si intraprende per ogni minimo dubbio. Si va dallo psicologo principalmente per due motivi:
    - Per necessità: Quando il malessere è tale da non riuscire a gestirlo da soli.
    - Per desiderio: Quando, pur stando bene, si vuole approfondire la conoscenza di sé, migliorare le proprie potenzialità o esplorare nuovi significati della propria esistenza.
    Lo psicologo interviene quando le "chiavi" che la persona possiede non riescono più ad aprire le porte che si trova davanti. Se le sue chiavi funzionano e lei si sente in equilibrio, non c'è alcun "errore" nel non consultare un professionista.
    Quindi, in conclusione, ciò che mi permetto di consigliarle è di continuare a coltivare la sua serenità e il suo spirito critico. Resti in ascolto di se stesso: la necessità di un confronto professionale nasce solitamente da un bisogno interno, non da una regola esterna.
    Un cordiale saluto.


    Buonasera dottori, parto dal presupposto che il mio non è un problema di salute in quanto tale, anche se mi sta mettendo in grosse difficoltà.
    Sono sposato da 4 anni ora ne ho 42 ma da quando avevo 10 anni amo immensamente vestire da donna.
    Nel corso degli anni ho spesso provato a smettere ma non sono mai riuscita a farne a meno.
    Non sono particolarmente attratta dagli uomini preferisco le donne ma ultimamente qualcosa è cambiato e avrei voglia di provare con qualche uomo però davvero la situazione è insostenibile.
    Da una parte la famiglia che amo dall' altra una forza fortissima che mi porta in segreto a mettere trucchi collant smalti gonne tacchi.
    Non mi vedo solo vestita ammetto che negli ultimi tempi mi vedo proprio donna.
    Ho più volte cominciato percorsi di psicoanalisi che però non mi hanno fatto uscire da questa situazione.
    Vorrei un vostro parere un consiglio qualcosa, so che online è molto difficile ma davvero non so più che pesci prendere.
    Sono costretta a nascondere tutto sotterfugi di ogni natura pur di portare avanti questo desiderio che è davvero fortissimo.
    Infine nell' ultimo periodo ho cambiato i miei gusti sia a livello personale che generale e delle donne da un po' non guardo più le classiche zone che piacciono agli uomini ma le invidio vedendole così ben vestite, invidio le loro borse,i loro capelli le loro unghie e mi sento sempre più vicina a loro .
    Datemi una mano se potete almeno qualche consiglio.

    Grazie anticipatamente

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Gentile utente, comprendo quanto possa essere logorante vivere in una condizione di 'scissione', diviso tra l'amore per la sua famiglia e una spinta interiore verso l'espressione del suo sé femminile che appare, come lei dice, sempre più forte.
    Da quanto scrive emerge che non si tratta più solo di un comportamento (il vestire da donna), ma di una riflessione sulla sua identità di genere e sul modo in cui si percepisce nel mondo. Il fatto che i percorsi passati non l’abbiano aiutata a 'uscire' da questa situazione suggerisce che, forse, l'obiettivo non dovrebbe essere 'smettere', quanto piuttosto comprendere e integrare queste parti di sé.
    Ecco alcuni punti su cui riflettere:
    • Il desiderio che prova non è un nemico da sconfiggere, ma una parte di lei che sta cercando uno spazio per esistere. La sofferenza che prova deriva spesso più dallo sforzo di nascondersi e dal timore del giudizio che dall'identità in sé.
    • È naturale che, con l'emergere di una nuova consapevolezza di sé, cambi anche la prospettiva verso l'altro e verso l'attrazione. Questo fa parte di un processo di ridefinizione globale della persona.
    • Il peso dei 'sotterfugi' è ciò che rende la situazione insostenibile. Le suggerirei di valutare un supporto psicologico specialistico, magari orientato alle tematiche dell'identità di genere (esperto in percorsi affermativi o LGBTQIA+), che possa aiutarla non a 'guarire' (perché non c'è una malattia), ma a trovare un equilibrio tra la sua realtà familiare e la sua autenticità. Esistono spazi sicuri dove può esplorare ciò che sente senza il rischio di distruggere ciò che ha costruito, ma imparando a gestirlo con maggiore serenità. Un saluto.


    Buongiorno,
    vorrei provare a sottoporvi una domanda. Ho 37 anni e sono single da 4 anni.
    In questo periodo mi sono messa in gioco come potevo, sia tramite amici di amici sia tramite l'uso sporadico di app di dating. Queste ultime soprattutto ritengo essere state una grande perdita di tempo in quanto non arrivavo mai al secondo appuntamento o a volte nemmeno all'incontro. A dire la verità analizzando anche gli incontri avuti con persone conosciute dal vivo sono stati incontri dove non ho percepito un reale interesse nel conoscermi. Argomenti spesos superficiali, mi chiedevano dei miei ex, ma zero domande su chi fossi io mentre io a loro ne facevo per poi sparire poco dopo. Devo ammettere che sto cominciando a pensare di essere io una persona banale o che in qualche modo annoia gli altri. Spesso mi sentivo dire che non scattava la scintilla ma dubito possa scattare in 2 appuntamenti! Temo di dovermi rassegnare a rimanere single a vita e credo pure che oggi incontrare il vero amore sia solo questione di trovarsi al posto giusto al momento giusto.
    Questa singletudine mi pesa, ho solo amici accoppiati e ormai non ci si vede più. Sto provando a rimettermi in gioco ancora una volta ma negli ambienti vhe frequento le conoscenze faticano ad arrivare e così spesso esco anche da sola. Avrei voluto diventare madre, mi sono sempre immaginata con uno o due figli ma ormai temo di essere fuori tempo massimo.
    Se devo rassegnarmi lo farò ma vorrei capire cosa mi manca rispetto alle altre ragazze che finiscono una relazione e dopo qualche anno le vedi già con un altro e spesso sono ragazze assolutamente normali come me.
    Sono a chiedervi se puó essere possibile che certe persone non incontrino mai qualcuno che faccia al caso loro?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Gentile utente, quello che lei descrive — la sensazione di 'invisibilità' emotiva durante gli appuntamenti e il timore di essere fuori tempo massimo — è un vissuto che oggi accomuna molte persone.
    Il fatto che gli incontri si fermino alla superficie non definisce la sua persona come 'noiosa', ma riflette purtroppo una tendenza della società contemporanea alla 'consumazione' rapida dei rapporti, dove spesso si cerca un ideale specchio di sé piuttosto che la scoperta dell'altro.
    Lei scrive di temere di essere 'banale', ma la sua capacità di analisi e il desiderio profondo di maternità e di una relazione autentica suggeriscono il contrario. Spesso, quando non sentiamo interesse dall'altra parte, tendiamo a colpevolizzare noi stesse invece di interrogarci sulla capacità dell'altro di approfondire.
    Vedere le altre che 'si sistemano' facilmente può alimentare l'idea che esista un segreto che lei non conosce. In realtà, ogni percorso è unico e la velocità non è mai garanzia di qualità o stabilità relazionale.
    Il desiderio di maternità ha un orologio biologico che mette pressione, ed è comprensibile che questo generi ansia. Tuttavia, questa pressione può talvolta portarci a vivere l'incontro con l'altro come un 'esame' o una 'ultima spiaggia', rendendo difficile la naturalezza.
    Non è affatto detto che certe persone siano destinate a non incontrare nessuno. Spesso, però, è necessario cambiare il contesto in cui ci si mette in gioco o, talvolta, concedersi un tempo di 'pausa' dalla ricerca attiva per rimettere al centro il proprio benessere, fuori dal giudizio sociale. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a ritrovare fiducia nel suo valore unico, indipendentemente dal suo stato civile, e ad affrontare con più serenità questa fase di 'attesa'. Un caro saluto.


    Mia moglie è molto pessimista,emana molta negatività e si mette molto spesso,quasi sempre contro le mie idee,i miei pensieri e alle mie realizzazioni,riuscendo a demoralizzarmi e non farmi più essere di pensiero positivo. Come posso gestire questa situazione?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Gentile utente, la situazione che descrive è molto faticosa. Vivere accanto a una persona che proietta costantemente pessimismo e svalutazione può diventare emotivamente spossante, portando a quello che lei definisce un senso di demoralizzazione e alla perdita della propria positività.
    Quando la dinamica di coppia si satura di negatività, è importante provare a cambiare prospettiva sulla gestione del conflitto.
    È fondamentale iniziare a separare il pessimismo di sua moglie dal suo stato d'animo. La negatività che lei percepisce è spesso lo specchio di un disagio interno di sua moglie (ansia, insoddisfazione, paure personali) che lei non può 'curare' o risolvere direttamente, ma dal quale può imparare a proteggersi.
    Invece di reagire al pessimismo, potrebbe provare a comunicare l'impatto che questo ha su di lei. Ad esempio: 'Quando critichi le mie idee, mi sento demoralizzato e perdo l'entusiasmo. Mi piacerebbe poter condividere i miei pensieri sentendomi sostenuto'. Spostare il focus dal 'tu sei negativa' al 'io mi sento così' può ridurre l'atteggiamento difensivo dell'altro.
    È anche importante preservare degli spazi di 'realizzazione' personali che siano indipendenti dal giudizio di sua moglie. Proteggere i propri successi e i propri pensieri positivi è un atto di salute mentale necessario.
    Gestire questa situazione da soli non è semplice. Potrebbe essere utile un breve percorso di consulenza psicologica per lei, volto a rafforzare le sue risorse personali e la sua resilienza, oppure, se vi è disponibilità da parte di entrambi, una terapia di coppia per comprendere cosa si nasconde dietro questo clima di ostilità e ritrovare un linguaggio comune più costruttivo. Un caro saluto.


    Buongiorno,
    vorrei sottoporvi una mia problematica. Ho 37 anni e fin da ragazzina ho avuto difficoltà nel relazionarmi.
    Quando andavo a scuola ho sofferto di bullismo, mi canzonavano per il mio aspetto (a loro dire, ero una racchia) e subito costanti angherie.
    Anche per questo motivo fino ai 19 anni non ho mai avuto alcuna esperienza sessuale o di amore giovanile ma da ragazzina non mi ponevo il problema, ho sempre avuto molte passioni e poche amicizie ed ero contenta così.
    Dai 20 ai 23 anni ho avuto la mia prima storia seria con una persona rivelatasi poi insicura e con la quale vi erano costanti litigi. Dopo quasi 3 anni decido di chiudere questa relazione e per un po' sono stata bene così da single. Il problema nasceva quando provavo a rimettermi in gioco, perchè incontravo puntualmente persone interessate solo a rapporti fisici.
    Dopo questa prima storia ho avuto altre 3 relazioni (tutte a distanza di anni l'una dall'altra) della durata di un anno. In queste relazioni sono stata sia lasciata (dicevano di non sentirsi pronti) e ino l'ho lasciato io. Il problema nasce dal fatto che spesso e volentieri mi sentivo una sorta di passatempo per loro, non ho mai percepito un interesse reale di voler costruire qualcosa.
    Ad oggi sono single da quasi 5 anni e comincio a pensare che forse o nemmeno io voglio costruire qualcosa o sono sfortunata. In questi anni ho provato spesso a rimettermi in pista ma non sono mai andata oltre 2 appuntamenti. E temo che l'interesse che gli uomini hanno sia solo di natura sessuale. Quando ci esco insieme li vedo distratti e sembra quasi che debba corteggiare solo io. Inoltre non mi spiego come mai per anni sono trascorsi mesi senza fsrr incontri nella vita quotidiana e mi sono dovuta abbassare ad usare le app di dating per poi rivelarsi un ricettacolo di mercenari.
    Quando esco trovo solo gente molto grande o già impegnata e non so più dove sbattere la testa.
    Sono sola da anni e temo di non riuscire a sopportare altrettanti anni da sola.
    Mi chiedo solo che cosa ho fatto per meritare un simile dolore quando tutte le ragazze trovano qualcuno.
    In questi anni ho cercato delle risposte ma non me trovo. Comincio a pemsare che semplicemente non sono il tipo di donna con la quale un uomo vorrebbe una relazione. Mi sento depressa e spesso esco a camminare per ore o anche senza meta. Tanti mi dicono: "meglio sola che male accompagnata". Ma cosa ne sanno del dolore? Di quel dolore che ti fa bagnare il cuscino di lacrime! Vorrei solo potermi rassegnare una volta per tutte e tenermi tutto magari sposandomi al lavoro. Ma non penso sia possibile non amare più
    Ti dicono "trovato un hobby ", beh ne ho una serie ma non bastano a colmare il vuoto perché la testa va a quel pensiero, il pensiero "ok, togliti dalla testa di avere un compagno!"
    Ho superato tanti momenti bui nella mia vita ma la solitudine perenne penso non sia accettabile per nessuno sopratutto se pensi che hai un cuore grande.
    Vi chiedo solo se esiste un modo per convivere con questo tarlo nel cervello.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosetta Kelly Caldarella

    Gentile utente, le sue parole arrivano dritte e cariche di un dolore che merita di essere ascoltato con estremo rispetto. Mi colpisce molto la sua fatica nel sentirsi dire 'meglio sola che male accompagnata' o 'trovati un hobby': sono frasi che spesso, pur dette con buone intenzioni, finiscono per sminuire il vuoto e la solitudine che lei descrive in modo così autentico.
    Dalla sua storia emerge un percorso faticoso che parte da lontano, dalle ferite del bullismo scolastico. Quelle esperienze possono aver lasciato un 'tarlo', come lo chiama lei: l’idea profonda di non essere abbastanza o di non essere il 'tipo di donna' per una relazione seria. Questo dolore non è una colpa, né una mancanza di merito.
    Il bullismo subito nell'adolescenza può aver creato una sorta di 'corazza' o, al contrario, una vulnerabilità che condiziona inconsciamente la scelta dei partner o il modo di porsi nelle nuove conoscenze. È come se una parte di lei si aspettasse sempre di essere svalutata.
    Lei sente di dover corteggiare e di non essere ricambiata nell'interesse. Questo squilibrio è estenuante e alimenta il senso di inadeguatezza. Spesso, però, non è un riflesso del suo valore, ma di dinamiche relazionali (come quelle delle app) che tendono a oggettivare le persone.
    È umano e legittimo desiderare un compagno e non accontentarsi della propria compagnia o degli hobby. La solitudine non è una condizione che si sceglie di 'farsi piacere' per forza, soprattutto quando si ha, come scrive lei, un cuore grande da offrire.
    Il mio consiglio non è quello di rassegnarsi, ma di provare a spostare lo sguardo: non su 'cosa c'è di sbagliato in lei', ma su come prendersi cura di quella ragazzina ferita che ancora oggi teme di essere definita dagli altri. Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a elaborare i traumi passati per tornare a guardarsi con occhi nuovi, più gentili, e per approcciarsi all'altro partendo da una ritrovata consapevolezza del proprio valore, che prescinde dai rifiuti altrui. Buona fortuna e un caro saluto.


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