Domande del paziente (13)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,più che chiederci perché lui si comporti così, forse sarebbe utile spostare lo sguardo su cosa questo comportamento produce in lei e su cosa la tiene ancora agganciata a questa dinamica.
Da...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, condividere una parte così importante della propria vita con una persona e poi scoprire aspetti così significativi che non si conoscevano — o che si credeva impossibili — è un’esperienza profondamente... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, capisco quanto possa essere spaventoso vivere sintomi fisici intensi e avere paura.
Da quello che racconta, però, ha già effettuato accertamenti importanti (ECG, ecocardiogramma, enzimi cardiaci,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
più che cercare di decifrare cosa significhi il suo comportamento, forse sarebbe utile spostare l’attenzione su ciò che questo comportamento suscita in lei e su ciò che desidera davvero da...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Proprio il fatto che nella tua vecchia scuola tu sia riuscita a creare amicizie è un elemento importante: ci dice che non si tratta di una tua incapacità a legarti agli altri o a stare in relazione.
Ogni...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che emerge dal suo racconto non è tanto “il problema della verginità”, ma un vissuto profondo di inferiorità e confronto continuo con gli altri.
A 27 anni non c’è nulla di “anormale” o definitivo:...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da quello che racconta si percepisce molta confusione e distanza emotiva.
Dopo 20 anni di relazione, è difficile pensare che tutto si riduca a un singolo episodio: il fatto che lei lo abbia mandato via...
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Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La situazione che descrive è molto delicata e carica di stress per entrambi.
Due mesi sono un tempo molto breve per costruire fiducia e conoscenza reciproca, soprattutto in un contesto così complesso: cambiamento di paese, una figlia, una gravidanza e un’interruzione appena avvenuta. È comprensibile che lei possa essere spaesata, diffidente e molto reattiva.
Detto questo, la sua rabbia è sua e il modo in cui la esprime (offese, attacchi) non è qualcosa che lei può controllare o “aggiustare” da solo.
Più che cercare di aiutarla a tutti i costi, in questo momento è importante che lei:
mantenga calma e distanza quando ci sono attacchi di rabbia
non entri in discussioni durante quei momenti
provi a comunicare solo nei momenti di maggiore tranquillità
si protegga emotivamente, riconoscendo che si tratta di una persona che conosce ancora poco
Se possibile, può essere utile proporre un supporto esterno (medico o psicologico), ma senza forzare.
Aiutare qualcuno non significa farsi carico dei suoi comportamenti: prima di tutto è importante mantenere un equilibrio e dei confini chiari.
Un ragazzo non mi parla più da circa 2 mesi perché l ho ferito nel suo ego...ma ogni qual volta mi vede o dice a bassa voce parole offensive o cambia strada. Mi ha detto che non mi calcola eppure anche se gli faccio un brutto effetto comunque le sue reazioni vogliono dire che ho potere su di lui altrimenti gli sarei stata indifferente veramente. Cosa vuol dire in verità il suo modo di fare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Non è tanto importante capire “cosa prova lui”, quanto fermarsi su ciò che sta succedendo.
Non sappiamo che tipo di rapporto ci sia stato, ma il suo comportamento attuale è evitante e al tempo stesso offensivo. Questo non indica necessariamente interesse o “potere su di lui”, ma più probabilmente una difficoltà a gestire ciò che è successo, espressa in modo immaturo.
La domanda più utile è un’altra: perché continuare a interrogarsi su una persona che, nei fatti, la tratta con ostilità? Il suo comportamento parla di lui; la scelta di quanto spazio dargli, invece, riguarda lei.
Salve soffro di ansia e attacchi da panico. Da qualche mese, ho intrapreso un percorso di psicoterapia d’ accordo con il mio dottore stiamo provando la tecnica dell’esposizione da qualche settimana, devo dire che psicologicamente a poco a poco mi sto sentendo meglio soprattutto non mi faccio prendere più dal panico, ma il corpo ahimè somatizza ancora e soprattutto la mattina appena sveglia l’ansia è molto forte e va scemando durante la giornata… vorrei sapere se tutto questo è normale e se ci voglia più tempo per far riprendere il mio corpo. Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
quello che descrive è assolutamente coerente con il percorso che sta facendo.
Nell’ansia e negli attacchi di panico, spesso mente e corpo “viaggiano a velocità diverse”: dal punto di vista psicologico sta già acquisendo strumenti importanti (come dimostra il fatto che riesce a non farsi travolgere dal panico), mentre il corpo può impiegare più tempo a “disimparare” la risposta ansiosa. È come se fosse ancora abituato ad attivarsi automaticamente, soprattutto in momenti delicati come il risveglio, quando i livelli fisiologici di attivazione sono naturalmente più alti.
Il fatto che l’ansia sia più intensa al mattino e poi si riduca durante la giornata è un andamento molto frequente e, nel suo caso, indica che il sistema sta gradualmente ritrovando un equilibrio.
Sì, ci vuole tempo: l’ansia non va eliminata, ma riconosciuta, canalizzata e progressivamente indirizzata verso altro. Questo significa anche imparare a non contrastarla in modo rigido, ma a darle uno spazio diverso nella propria quotidianità.
Dal punto di vista pratico, può esserle utile:
iniziare la giornata con piccoli rituali prevedibili (es. alzarsi con calma, evitare di controllare subito il telefono)
inserire attività che coinvolgano il corpo, come una breve camminata o esercizi di respirazione
programmare la giornata, occupando il tempo in modo graduale, così da “spostare” l’attenzione dall’ansia alle azioni
Continui con il percorso che ha intrapreso: i segnali che riporta sono già indicativi di un cambiamento in atto, anche se il corpo ha bisogno di un po’ più di tempo per allinearsi.
Mia moglie è molto pessimista,emana molta negatività e si mette molto spesso,quasi sempre contro le mie idee,i miei pensieri e alle mie realizzazioni,riuscendo a demoralizzarmi e non farmi più essere di pensiero positivo. Come posso gestire questa situazione?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Più che un semplice “pessimismo”, sembra una dinamica in cui lei finisce per sentirsi poco sostenuto. In questi casi è utile spostare l’attenzione da “com’è l’altro” a “cosa succede tra voi”.
Può aiutarla: comunicare in modo diretto ma non accusatorio, non entrare subito in opposizione, mantenere un suo equilibrio interno, senza assorbire automaticamente il suo modo di vedere le cose e chiedere esplicitamente supporto quando ne ha bisogno
Se questa modalità è stabile nel tempo, un percorso di coppia può aiutare a modificare questi schemi relazionali.
Ciao, sono un ragazzo di 21 anni. Ultimamente stavo cercando amicizie e nuove conoscenze in generale e ho scoperto che una ragazza di 17 anni che ha tante passioni in comune con me. Sembra che però entrambi cerchiamo una relazione seria, però lei ha 17 anni (non 17 e mezzo ma proprio 17) e io 21 e mezzo. Potrebbe essere problematica questa differenza di età, quindi per le relazioni serie o rapporti sessuali sono più sul no che sul sì. Per quanto riguarda l'amicizia penso (poi se posso sapere anche da voi sarebbe top) che non ci sia nulla di sbagliato nel fare amicizia con lei. Anzi, ultimamente ho rifiutato di fare amicizia con un altra ragazza proprio per l'età e mi sento in colpa, perché per il resto aveva tante cose positive. Però con quest'altra ragazza nuova che sto conoscendo abbiamo talmente tante cose in comune e esteticamente la trovo talmente carina che sto mettendo in dubbio se il poterci avere una relazione seria sia giusto o sbagliato e soprattutto non so se è giusto avere rapporti sessuali con lei. Inoltre lei è molto affettuosa, cosa che io adoro. Però nell'andare oltre l'amicizia avrei paura, non tanto da un punto di vista legale perché è legale. Avrei un po' più paura per tutto il resto. Cosa dovrei fare per voi? Sarebbe giusto avere una relazione seria (e di conseguenza anche rapporti sessuali) con questa ragazza? O dovrei evitare o aspettare la sua maggiore età? E soprattutto, cosa dovrei fare per assicurarmi che magari lei sa quello che fa? Insomma, fatemi sapere. Vi ringrazio in anticipo per il vostro meraviglioso lavoro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da quello che descrivi, il primo elemento che emerge è che ti stai ponendo domande importanti e questo è già indice di consapevolezza e responsabilità.
La differenza di età tra 17 e 21 anni, sia sul piano relazionale che su quello evolutivo, non rappresenta di per sé uno scarto particolarmente significativo. Anche sul piano legale, in Italia, i rapporti consensuali con una persona di 17 anni rientrano nella liceità, salvo situazioni specifiche di abuso di posizione o coercizione.
Più che l’età in sé, mi colpisce la rigidità con cui stai cercando di definire in anticipo ciò che “dovrebbe” essere giusto o sbagliato. Le relazioni non si comprendono tutta in teoria, ma anche nell’esperienza concreta.
Se senti sintonia, interessi condivisi e piacere nello stare insieme, forse il punto non è proiettarti troppo avanti (“sarà una relazione seria?”, “saprà quello che fa?”), ma restare più nel presente e nel breve termine: conoscervi, frequentarvi, osservare come vi sentite reciprocamente.
Sapere se una persona “sa quello che fa” non è qualcosa che puoi stabilire a priori, né dipende esclusivamente dall’età anagrafica. È qualcosa che si comprende nel tempo, attraverso il dialogo, la reciprocità, la capacità di esprimere desideri, limiti e consenso.
A volte pensare troppo rischia di bloccare esperienze che potrebbero chiarirsi proprio vivendole. Più che restare nel dubbio, potrebbe esserti utile spostarti dal piano del pensiero a quello dell’esperienza: procedere con gradualità, ascoltando ciò che accade tra voi, senza forzare né anticipare troppo.
Ho 29 anni e mi sento una fallita. Nessun aspetto della mia vita sta andando come speravo. Non sono riuscita ancora a laurearmi perché ogni qualvolta io debba preparare un esame e mi trovi a dover approcciare lo studio vengo letteralmente assalita da un'ansia micidiale e inarrestabile. Avrei dovuto avere il coraggio di rinunciare agli studi già da qualche anno ma al tempo stesso, se avessi preso questa decisione, avrei pensato di aver perso sia tempo che soldi e la paura di deludere i miei genitori è stata più forte, anche se per loro non avrebbe importato niente, solo la mia felicità. Non ho ancora un lavoro stabile perché da una parte ho procrastinato a causa dello studio e poi perché ho paura di dovermi accontentare di un lavoro che non mi appaghi o che non mi faccia sentire all’altezza e, ciliegina sulla torta, il mio ragazzo mi ha lasciata dopo 10 anni perché già da qualche anno sarebbe voluto andare a convivere per “scappare” da una situazione familiare complicata (premetto che lui sarebbe potuto andare intanto a vivere da solo avendo un lavoro a tempo indeterminato e ben retribuito) ma non lavorando non avrei potuto ancora assecondarlo in questo passo e sostiene che non abbia fatto abbastanza per cambiare questa situazione e in qualche modo a “salvarlo” facendomi sentire sbagliata e la causa della nostra rottura, anche se gli ho espresso più volte che anch’io sentivo questo desiderio, tanto che stavo mandando curriculum su curriculum per trovare un qualsiasi lavoro… forse avrei dovuto farlo prima per fargli capire che era davvero la persona con cui immaginavo il mio futuro, ma avrei voluto da parte sua un po’ più di comprensione e di sostenimento. Non ho mai avuto un briciolo di autostima, anzi, ho sempre denigrato me stessa e le mie capacità, e mi sento costantemente inadeguata e frustrata, non riesco a capire cosa fare per prendere davvero in mano la mia vita. Sono davvero stanca di tutto questo perché, non avendo mai avuto il coraggio di andare da un* psicolog*, non so cosa mi stia succedendo, qualcuno potrebbe aiutarmi a vederci più chiaro? Grazie mille!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, nelle tue parole c’è molta sofferenza, ma anche molta lucidità. Riesci a vedere il nodo, anche se in questo momento ti sembra impossibile scioglierlo.
Mi colpisce il modo in cui definisci te stessa: “fallita”. Ma il fallimento è spesso una categoria che nasce dal confronto — con i tempi degli altri, con i traguardi degli altri, con l’idea di dove “dovremmo” essere a una certa età. In realtà si è “falliti” solo se si assume che la propria storia sia già chiusa, definitiva. Ma finché si è dentro la vita, finché c’è possibilità di movimento, ridefinizione e scelta, non si è fermi in un esito: si è in un processo.
Quello che descrivi rispetto allo studio non sembra pigrizia né mancanza di capacità: quell’ansia così intensa è un sintomo, e il sintomo non arriva mai per caso. Spesso è un segnale che indica qualcosa di più profondo, qualcosa che ancora non riesce a essere visto chiaramente: paura del giudizio, paura di non essere all’altezza, paura di scegliere e quindi di rinunciare ad altre possibilità, paura di deludere.
Il punto non è combattere l’ansia o spaventarsene, ma iniziare a guardarla come un messaggio da decifrare. Perché a volte ciò che blocca non è l’esame, il lavoro o la relazione, ma il significato profondo che quelle esperienze assumono per noi.
Anche nella relazione che racconti sembra emergere un tema importante: il peso delle aspettative. Quelle dell’altro, quelle che immagini dei tuoi genitori, e soprattutto quelle che hai interiorizzato su di te. Quando si vive cercando di rispondere a ciò che ci si aspetta, spesso si perde il contatto con ciò che si desidera davvero.
Forse la domanda centrale non è “come faccio a prendere in mano la mia vita?”, ma: di cosa ho davvero paura, se mi muovo? E anche: di cosa ho paura, se resto ferma?
Queste domande raramente trovano risposta da sole, soprattutto quando da tanto tempo l’autostima è fragile e l’autocritica occupa tutto lo spazio. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un modo per avere più strumenti, più forza e più chiarezza nel capire in quale direzione andare, distinguendo ciò che vuoi tu da ciò che senti di dover essere per gli altri.
Il mio consiglio è di non aspettare di “stare peggio” per iniziare un percorso psicologico. A volte il primo passo non serve a risolvere tutto, ma a iniziare finalmente a capirsi. E spesso è proprio da lì che il movimento riparte.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…