Domande del paziente (6)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, per quanto concerne l'assunzione del farmaco può certamente contribuire al contenimento della sua problematica, ma non alla sua risoluzione, rispetto al dosaggio sarebbe opportuno confrontarsi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, mi spiace per la situazione che sta vivendo. Riguardo gli eventi salienti che ha favorevolmente e precisamente riportato nel suo racconto, mi porta a suggerirLe di rivalutare insieme a... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, mi dispiace molto stia affrontando ansia, depressione e derealizzazione da diversi mesi. Capisco quanto possa essere difficile vivere con questi sintomi e comprendo la sua frustrazione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, ha condiviso una serie di esperienze significative riguardanti la sua relazione con i bambini ed è comprensibile che le emozioni e le percezioni nei loro confronti possano evolvere nel... Altro
Buonasera, da 25 anni soffro di Sindrome di Menière in modo importante, dopo 3 anni ho dovuto fare un'intervento di infiltrazione di gentamicina per annullare la funzione del labirinto sx, nel corso degli anni la situazione si è stabilizzata ma il filo conduttore è l'incertezza perché ogni santo giorno mi alzo e verifico se sto in piedi oppure no, ma nonostante questa situazione ho sempre cercato di vivere abbastanza nella normalità. Da alcuni anni mi succede che ho paura ad allontanarmi da casa per serate con amici o simili, negli ultimi mesi si è accentuata in modo significativo e il solo pensiero mi crea disturbi intestinali, palpitazioni, febbre, credo che questi siano gli effetti e non la causa, penso che 26 anni di insicurezza quotidiana a causa della Menière, da 5 anni una bruttissima psoriasi e da alcuni mesi anche un'angina possano "giustificare" il fatto che si sia creata questa mancanza di coraggio per uscire... grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, capisco quanto possa essere pesante vivere per anni con questa sensazione di incertezza, come se ogni giornata iniziasse con un “test” da superare. Non è solo una fatica fisica, ma anche un logorio silenzioso che, nel tempo, può portare il corpo e la mente a mettersi in allerta sempre più spesso.
Quello che descrive somiglia a un meccanismo in cui l’esperienza ripetuta di instabilità ha insegnato al suo sistema interno a “prevenire il pericolo”, soprattutto quando si allontana da ciò che percepisce come sicuro, come casa. I sintomi che compaiono prima di uscire non sono un capriccio del corpo, ma un linguaggio, come se una parte di lei dicesse, e mi corregga se sbaglio, “attenzione, potremmo non essere al sicuro”.
In questi casi può essere utile un percorso terapeutico che lavori proprio su questo circolo tra corpo e paura. Approcci come la terapia cognitivo comportamentale o la terapia breve strategica potrebbero aiutare a ridurre gradualmente l’evitamento e a ristabilire una sensazione di fiducia nei propri movimenti, mentre un lavoro più orientato all’EMDR può aiutare a “digerire” gli anni di esperienza vissuti come imprevedibili.
Non si tratta di mancanza di coraggio, ma di un sistema che si è adattato troppo bene alla paura. È come un allarme che, dopo anni, suona anche quando non c’è un incendio. Il percorso non è spegnerlo di colpo, ma imparare poco alla volta a riconoscere quando è davvero necessario ascoltarlo e quando, invece, si può restare e respirare anche se suona.
Salve a tutti, ho un dubbio su come muovermi. Ho un fratello di quasi 21 anni, che è nato con un cuore uno ventricolare destro, ha subito vari interventi nel corso degli anni. Questa sua condizione ha influenzato enormemente il suo stile di vita e oggi a 21 si ritrova isolato per scelta sua, non lavora, ha lasciato gli studi a metà per cui non ha neanche un diploma, sta chiuso in casa tutti i giorni tutto il giorno a giocare al pc, ha iniziato da dopo il covid a soffrire di attacchi di ansia e/o panico. Lui non si rende conto di questa sua condizione e ha un umore molto altalenante, che influenza molto anche lo stile di vita di tutti noi familiari. Non sappiamo come comportarci, ho provato più volte a convincerlo a intraprendere almeno un percorso di psicoterapia per cercare di modificare alcune sue condizioni ma lui non ha forza di volontà e nè di iniziativa. Stavo pensando di prenotare una prima visita con un esperto ma non saprei neanche bene a chi rivolgermi se a uno psicologo o a uno psichiatra, tant’è che non saprei neanche quale approccio potrebbe andare bene per lui. È anche molto molto testardo e convincerlo è veramente difficile ma noi in casa non viviamo più a causa di questa sua condizione mentale. Spero che qualcuno mi possa dare qualche suggerimento in più, grazie a chi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente. Capisco quanto possa essere faticoso vivere accanto a qualcuno che è in un periodo di sofferenza e, allo stesso tempo, sembra non voler essere aiutato. La sua sensazione di impotenza è molto comprensibile, soprattutto quando l’equilibrio di tutta la famiglia ne risente.
Suo fratello sembra aver costruito, nel tempo, una sorta di “rifugio” fatto di isolamento e routine al computer, specie dopo la sua storia medica e gli episodi di ansia. In questi casi, forzare un cambiamento diretto rischia di aumentare la chiusura. A volte è più utile avvicinarsi con piccoli passi, cercando un contatto che non parta dal “devi curarti”, ma dal comprendere come lui sta e cosa sente.
Dal punto di vista professionale, uno psicologo può essere un primo approccio adeguato, soprattutto con un orientamento che lavori sull’ansia e sull’evitamento, come la terapia breve strategica o cognitivo comportamentale. Se emergesse poi la necessità, sarà lo stesso professionista a indirizzare eventualmente verso uno psichiatra. In parallelo, può essere molto utile anche per voi familiari avere uno spazio di supporto vostro personale, per capire come stare in questa situazione senza esserne travolti.
È un po’ come trovarsi davanti a una porta chiusa, più si spinge con forza, più rischia di restare bloccata. A volte, invece, è nel cambiare il modo di bussare che si crea uno spiraglio.
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