Domande del paziente (83)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buonasera,
    la situazione che descrive è comprensibilmente molto dolorosa e complessa. Il tradimento, soprattutto se ripetuto, può minare profondamente la fiducia e rendere difficile “ripartire” senza un... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buongiorno,
    la situazione che descrive richiede necessariamente una valutazione condivisa tra ginecologo e cardiologo, perché in gravidanza la scelta dell’antipertensivo deve tenere conto prima di tutto... Altro


    Domande su colloquio psicologico

    Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
    Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
    In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
    Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buonasera,
    la situazione che descrive è molto delicata e carica di stress per entrambi. La sua compagna sta affrontando più fattori contemporaneamente: lontananza dal proprio Paese, difficoltà di fiducia, una gravidanza inattesa e la sua interruzione, che possono generare forte instabilità emotiva, rabbia, chiusura e reazioni intense.

    In questi momenti la rabbia spesso non è “contro di lei” come persona, ma è l’espressione di tensione, paura e senso di perdita di controllo. Questo però non significa che lei debba subire tutto senza limiti.

    Alcuni punti pratici:

    – Riduca la pressione comunicativa: domande anche comprensibili (“come stai?”) possono essere vissute come invasive in questa fase. Meglio una presenza discreta: “se hai bisogno ci sono”.

    – Eviti il confronto durante gli scatti di rabbia: in quei momenti non è utile spiegare o difendersi. È preferibile mantenere calma e, se necessario, prendere distanza.

    – Mantenga confini chiari: comprendere il momento non significa accettare insulti o svalutazioni continue.

    – Favorisca supporto esterno, se possibile: un medico, un consultorio o una figura neutra possono aiutarla, soprattutto considerando la diffidenza che lei riferisce.

    – Si tuteli anche lei: vivere in questo clima può essere molto logorante. È importante che abbia uno spazio di confronto (anche per sé) per gestire la situazione con lucidità.

    In sintesi: in questo momento il suo aiuto più efficace è una presenza calma, non intrusiva e stabile, senza entrare nel conflitto, ma senza perdere i propri limiti.

    Un cordiale saluto.


    Cosa significa rilascio prolungato quando si assume XANAX? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Gentile paziente, Rilascio Prolungato significa che non tutto il farmaco viene assorbito e immesso in circolo nel momento in cui lo assume, ma la dose viene frazionata in un arco di tempo (di solito diverse ore).


    Salve dottori,sto in un stato pietoso d abbandono e confusione totale,ho avuto l ennesima recidiva dopo aver staccato l cura convinta d potercela fare d sola ma non reggo è una lotta continua con me stessa da 20 anni qualsiasi decisione che dv prendere è una battaglia mi sento sbagliata in tutto un insicurezza assurda che ora sono arrivata al limite delle forze e dei pensieri che ruotano da soli ma senza azioni e se pur le faccio mi viene da ripensarci su non vivo più non mi sento in grado d avere responsabilità che mi pesa tutto addosso in questi momenti d fragilità sto assumendo Depakin chromo
    Zoloft e brintellix e loranse per stare calma quando mi sale l ansia
    Stomaco chiuso abbastanza abbattuta e zero stimoli mi chiedevo se ad oggi (1mese)questi sintomi sono dovuti al medicinale o non è la terapia adatta m è stato sostituito eutimil con zoloft per il disturbo ossessivo compulsivo secondo il medico... grazie a chi può aiutarmi

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buonasera,
    da quello che descrive sta attraversando una fase di riacutizzazione importante, con molta ansia, insicurezza e pensieri ripetitivi: è comprensibile che si senta così stanca e sopraffatta.

    Dopo circa un mese da modifiche terapeutiche (passaggio a sertralina e associazioni), è possibile che:
    – una parte dei sintomi sia ancora legata alla fase di adattamento ai farmaci (iniziale aumento dell’ansia, instabilità);
    – una parte sia espressione della ricaduta del disturbo di base (in particolare DOC e ansia).

    In questa fase i farmaci non sempre hanno ancora espresso pienamente l’effetto, soprattutto sugli aspetti ossessivi, che spesso richiedono tempi più lunghi e dosaggi adeguati.

    Detto questo, la terapia che assume è complessa e merita un monitoraggio stretto: se dopo alcune settimane i sintomi restano così intensi o il carico è difficile da sostenere, è assolutamente opportuno ricontattare lo psichiatra per una rivalutazione, senza aspettare passivamente.

    Un punto importante: il fatto che lei abbia sospeso in passato perché “voleva farcela da sola” è molto comune, ma nei disturbi come il DOC e l’ansia cronica la continuità terapeutica è fondamentale. Non è una questione di forza di volontà.

    In questo momento l’obiettivo non è “stare bene subito”, ma stabilizzarsi, ridurre l’intensità dei sintomi e ritrovare gradualmente un minimo di equilibrio.

    Se i pensieri diventano troppo pressanti o ingestibili, non resti sola: si rivolga al suo medico o, se necessario, a un servizio di emergenza.

    Non è senza uscita, ma è una fase che richiede tempo, aggiustamenti e supporto continuo.

    Un cordiale saluto.


    Salve, scrivo qui perché ho davvero bisogno di capire se tutto quello che sto vivendo avrà una fine.

    Premetto che ho avuto due episodi psicotici uno a distanza dell'altro di 3 anni in concomitanza con un uso massiccio di cannabis, durante i tre anni in cui non ho usato sostanze anche se non ho seguito assiduamente la terapia farmacologica non ho avuto ricadute.
    L'ultimo episodio è avvenuto circa 11 mesi fa e da allora seguo una terapia assiduamente che consiste in una iniezione di Xeplion mensile iniziata all'ospedale oltre a due compresse di resilient e da due mesi una compressa di sertralina.

    Vorrei sapere da voi se ci sono casi di persone che hanno una storia simile e che hanno avuto due episodi scatenato esclusivamente dalla cannabis? O ci può essere il rischio che io avevo o abbia sviluppato una condizione cronica come un disturbo dello spettro schizoaffettivo/schizofrenico?
    Perché è da tanto che vivo come un automa, non vivo più , mi sento completamente stupido, ho gravi problemi di memoria e gravi problemi nella formazione di discorsi ovvero povertà di linguaggio difficoltà di pensiero ( ovvero che non riesco completamente a pensare nulla) anedonia debolezza sia fisica che mentale e senso di derealizzazione.
    Possono essere effetti di questa terapia pesante o sono effetto residui dell'episodio o della patologia? Mi sento senza speranza e sto prendendo la mia vita, vorrei sapere se un giorno tutto questo potrà finire.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buonasera,
    capisco quanto ciò che sta vivendo sia pesante e scoraggiante. Provo a risponderle in modo chiaro.

    1. Episodi psicotici e cannabis
    Sì, esistono casi in cui gli episodi psicotici sono strettamente correlati all’uso di cannabis, soprattutto se l’uso è stato intenso. Il fatto che nei tre anni senza sostanze non abbia avuto ricadute è un elemento clinicamente rilevante e positivo.

    Allo stesso tempo, aver avuto più di un episodio impone prudenza: non è possibile escludere con certezza una vulnerabilità di base. Per questo di solito si mantiene una terapia e un follow-up nel tempo.

    2. I sintomi che descrive ora
    Sensazioni come:
    – “vivere da automa”
    – rallentamento mentale, difficoltà di pensiero e linguaggio
    – anedonia, apatia
    – derealizzazione

    possono avere più possibili cause, spesso sovrapposte:
    – effetti residui dell’episodio psicotico (il cervello ha bisogno di tempo per recuperare);
    – effetti dei farmaci antipsicotici (in particolare sedazione, appiattimento, rallentamento);
    – una componente depressiva/ansiosa successiva all’episodio.

    Quello che è importante sottolineare è che questi sintomi non equivalgono automaticamente a una malattia cronica irreversibile.

    3. “Resterò così?”
    No: nella pratica clinica molte persone, soprattutto quando:
    – sospendono completamente le sostanze
    – seguono la terapia e i controlli
    – hanno una buona consapevolezza del problema (come lei)

    vanno incontro a miglioramenti progressivi nel tempo, anche significativi. Il recupero dopo un episodio psicotico può essere lento (mesi/anni), ma avviene.

    4. Cosa è utile fare ora
    – continuare a evitare totalmente la cannabis (fattore cruciale);
    – confrontarsi apertamente con lo psichiatra sui sintomi attuali: in alcuni casi si possono valutare aggiustamenti per ridurre il “rallentamento”;
    – affiancare, se possibile, un percorso psicologico/riabilitativo per stimolare funzioni cognitive e motivazione;
    – mantenere una attivazione graduale (anche minima) nella quotidianità.

    5. Un punto importante
    Quando scrive “sto prendendo la mia vita” (immagino intenda che si sente molto disperato), è fondamentale non restare solo con questi pensieri. Se dovessero diventare più intensi, è importante parlarne subito con il suo psichiatra o rivolgersi a un servizio di emergenza.

    Non è senza speranza: quello che sta vivendo è coerente con una fase di recupero difficile, non necessariamente con una condizione definitiva.

    Un cordiale saluto.


    salve mi presento sono Daniele Leopardi ho 30 anni.Da 8mesi presento un disturbo causa terapia farmacologica tratta tipo sintomo(irrequietezza)peersistente.Il trattamento è stato fatto per 8 mesi poi interrotto quali sono le possibili cause perche ho ancora irrequietezza dopo aver interrotto terapia

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buonasera,
    l’irrequietezza persistente dopo una terapia farmacologica può avere diverse possibili spiegazioni, che vanno valutate nel contesto specifico del farmaco assunto e del quadro clinico.

    Le cause più frequenti sono:

    – Effetto residuo del farmaco: alcuni farmaci (in particolare antidepressivi o antipsicotici) possono lasciare una sensazione di attivazione o irrequietezza che impiega tempo a ridursi anche dopo la sospensione.

    – Acatisia: è una condizione caratterizzata da irrequietezza interna e bisogno di muoversi, spesso legata a farmaci psichiatrici. In alcuni casi può persistere per un periodo anche dopo l’interruzione.

    – Effetto da sospensione: la sospensione della terapia può determinare una instabilità temporanea del sistema nervoso, con sintomi come agitazione, ansia o irrequietezza.

    – Riacutizzazione dell’ansia di base: talvolta i sintomi per cui era stata iniziata la terapia possono ripresentarsi o manifestarsi in modo diverso.

    In genere questi disturbi tendono a migliorare nel tempo, ma se persistono da mesi è opportuno un inquadramento specialistico, perché esistono strategie per gestirli o ridurli.

    Il consiglio è di rivolgersi a uno psichiatra, portando con sé il dettaglio della terapia effettuata (nome dei farmaci, dosaggi, modalità di sospensione), così da orientare meglio la valutazione.

    Un cordiale saluto.


    salve si possono prendere insieme l theanine - citicoline e l0tyrosine ? se si che dosaggi ? possono essere presi anche se si utilizza bupropione ?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buongiorno,
    le sostanze che cita (L-teanina, citicolina e L-tirosina) sono integratori con meccanismi diversi e, in linea generale, possono essere associati, ma la loro combinazione non è sempre necessaria né priva di effetti, soprattutto in presenza di terapia farmacologica.

    In particolare:
    – L-teanina ha un effetto più “calmante” e modulante sull’ansia;
    – citicolina può avere un effetto sul tono cognitivo/attenzione;
    – L-tirosina è un precursore delle catecolamine e può avere un effetto attivante.

    Con bupropione (che è già un farmaco attivante sul sistema dopaminergico/noradrenergico) è opportuno fare attenzione soprattutto alla L-tirosina, perché teoricamente potrebbe aumentare agitazione, ansia, insonnia o irrequietezza.

    Non esistono dosaggi “standard” universalmente validi in associazione, proprio perché la risposta è molto individuale e dipende anche dal quadro clinico.

    Il consiglio è di:
    – evitare combinazioni “multiple” fai-da-te;
    – eventualmente introdurre un solo integratore per volta;
    – confrontarsi con il medico che la segue, soprattutto per la presenza del bupropione.

    In sintesi: l’associazione non è automaticamente controindicata, ma richiede prudenza e personalizzazione, in particolare per il rischio di aumentare l’attivazione ansiosa.

    Un cordiale saluto.


    Buongiorno dottori faccio questo consulto dovuto al fatto che io soffro di ansia e doc da ben 15 anni infatti sono in cura con il daparox... solo che ci sono periodi non so se cambio stagione oppure non so che mi sento strano... nel senso mi sento come se fossi dentro una bolla, come se quello che faccio non sono io una sensazione strana anche a descriverla... mi era successo l'hanno scorso sempre nello stesso periodo durata circa 2 mesi poi scomparsa da sola... in piu accompagnata a questa sensazione , mi vengono delle paure strane come paura di vedere qualcuno, di avere allucinazioni oppure se devo dormire da solo in una stanza anche se di la ci sono i miei genitori mi viene questa paura... adesso la mia domanda è anche se non ho mai avuto ne allucinazioni ne nulla.. apparte questa sensazione è paure può essere un inizio di psicosi o schizofrenia oppure non centra nulla... giusto per capire cosa mi prende in questi periodi... non so se possa centrare l'eta ho 34 anni...

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buongiorno,
    la sensazione che descrive (“come se fosse dentro una bolla”, come se ciò che fa non fosse davvero suo) è molto tipica di fenomeni di depersonalizzazione/derealizzazione, che possono comparire nei disturbi d’ansia e nel DOC, soprattutto nei periodi di maggiore stress o attivazione.

    Anche le paure di “impazzire”, avere allucinazioni o perdere il controllo sono frequenti nei quadri ansiosi: sono pensieri che nascono dall’ansia stessa e non indicano, di per sé, l’inizio di una psicosi.

    Ci sono alcuni elementi nel suo racconto che orientano contro un disturbo psicotico:
    – consapevolezza che le sensazioni siano “strane”;
    – assenza di vere allucinazioni o convinzioni deliranti;
    – andamento episodico con risoluzione spontanea;
    – associazione con ansia già nota.

    Inoltre, l’esordio di un disturbo psicotico a 34 anni, con una storia così lunga di ansia e senza altri segni tipici, è poco probabile.

    È più verosimile che si tratti di riacutizzazioni dell’ansia con fenomeni dissociativi e aumento dell’ipercontrollo mentale, che possono dare proprio queste sensazioni e paure.

    Il consiglio è di confrontarsi con lo psichiatra che la segue, soprattutto se questi periodi tendono a ripresentarsi ciclicamente, per valutare eventuali aggiustamenti della terapia o un supporto psicologico mirato.

    Un cordiale saluto.


    Buongiorno,
    posso sapere il Vostro parere sul farmaco ESKETAMINA via nasale, che inizierò oggi?
    Io soffro di depressione da diversi anni in ""modo continuativo"" (umore basso soprattutto al mattino, mancanza di energie, mancanza di voglia di fare cose anche semplici come vestirsi o farsi la doccia, portare fuori il cane, ecc.). In 11 anni ho provato almeno una decina di antidepressivi che non mi hanno aiutato a migliorare ma forse solo a trascinarmi......la sensazione è quella rispetto al non prendere nulla.

    La mia psichiatra del CPS pubblico attuale dice: ""non ti farà nulla neppure l' ESKETAMINA perchè devi trovare tu il modo di reagire dopo 11 anni consecutivi di umore deflesso"". Ci sono casi più gravi di te, tu hai una depressione nevrotica e quindi non c'è un farmaco che possa aiutarti a migliorare e/o guarire. Ma se manca la forza di volontà e non riesci ad avere VITALITA' come si fa a stare meglio?

    Faccio da Settembre anche psicoterapia cognitivo comportamentale senza nessun risultato.
    11 anni fa si è spento qualcosa in me, come un interruttore, come un vaso pieno che si rompe.
    Anche se non penso al passato non riesco a vivere bene il presente e non ho una visione del futuro.
    Soffro molto anche di solitudine non avendo da 2 anni una compagna e i pochi amici che ho li vedo raramente perchè tutti sposati con figli.
    Attualmente prendo Fluoxetina, Escitalopram gocce e Rivotril al bisogno e Talofen prima di dormire.

    Mi devo rassegnare che non esista veramente un farmaco che mi aiuti a darmi un po' di vitalià e voglia di vivere?
    Come posso fare... dopo 11 anni sono ormai a pezzi.

    Vi chiedo il Vostro parere anche se per caso esistono centri che trattano il caso come il mio (se ne esstono).
    C'è chi ha periodi buoni e periodi buii, io invece sono 11 anni che ho una linea tutti i giorni medio bassa.
    Sono io che sono molto strano? Che posso fare?
    Abito in provincia di Como.
    Mi hanno detto "non abbiamo la bacchetta magica e l'esketamina non ti aiuterà".

    Sono inoltre una persona molto ansiosa e questi discorsi non fanno altro che aumentarmela.
    Vi ringrazio ed attendo le vs risposte grazie
    Fabio da Como

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buongiorno,
    capisco quanto possa essere frustrante e scoraggiante convivere per anni con un umore costantemente basso, nonostante diversi tentativi terapeutici.

    L’esketamina intranasale è un trattamento utilizzato nei quadri di depressione resistente, cioè quando più antidepressivi non hanno dato beneficio significativo. A differenza degli antidepressivi tradizionali, agisce su meccanismi diversi e, in una parte dei pazienti, può determinare un miglioramento anche relativamente rapido su energia, motivazione e riduzione della sintomatologia depressiva. Non funziona in tutti i casi, ma non è corretto affermare a priori che “non farà nulla”.

    È importante però considerarla come parte di un percorso integrato: l’effetto del farmaco può facilitare una ripresa, ma spesso va accompagnato da interventi psicoterapeutici e da una graduale riattivazione comportamentale. Quando la depressione è così prolungata, infatti, non si tratta solo di “forza di volontà”, ma di un sistema che nel tempo si è progressivamente spento e va riattivato con più strumenti insieme.

    Il fatto che lei descriva una linea dell’umore “costantemente medio-bassa” è compatibile con forme di depressione persistente, che possono essere difficili ma non senza possibilità di miglioramento. Non è “strano” né solo una questione personale.

    In Italia esistono centri specialistici per i disturbi dell’umore e per la depressione resistente (anche in ambito ospedaliero/universitario) dove vengono utilizzati trattamenti come esketamina, e dove è possibile avere una presa in carico più strutturata e multidisciplinare. Valutare un riferimento di questo tipo potrebbe essere utile nel suo caso.

    Il consiglio è di affrontare questo nuovo trattamento senza aspettative estreme (né negative né miracolistiche), ma come una possibilità concreta da esplorare, mantenendo un confronto costante con i curanti.

    Non è una condizione “senza uscita”, ma può richiedere strategie diverse e più mirate rispetto a quelle già provate.

    Un cordiale saluto.


    Buongiorno, ho 62 anni e per circa 15 anni che sto assumendo paroxitina una compressa da 20mg al giorno, mi è stata prescritta da un psichiatra per ansia e attacchi di panico, con paroxitina mi sento bene in equilibrio mentale . Dovrei intraprendere un servizio di vigilanza armata, in commissione non mi hanno concesso l' idoneità per il porto d' armi, la mia domanda è: cosa posso fare? , devo andare ancora in commissione in caso di sospensione del farmaco?, sapendo che se salto un giorno di assunzione del farmaco cominciano i capogiri, vertigini, e senso di gonfiore alla testa. Se può darmi qualche consiglio la ringrazio infinitamente. Saluti. Fabio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buongiorno,
    la situazione che descrive è comprensibile e delicata. Per il porto d’armi l’idoneità viene valutata con criteri particolarmente rigorosi: non riguarda solo la diagnosi, ma anche la terapia in atto e il suo possibile impatto su vigilanza, giudizio e sicurezza.

    L’assunzione di paroxetina non implica automaticamente una non idoneità, ma il fatto di essere in trattamento psichiatrico continuativo può portare la Commissione a esprimere un giudizio prudenziale.

    È importante chiarire che sospendere autonomamente il farmaco (soprattutto dopo molti anni) non è indicato: i sintomi che riferisce (capogiri, vertigini) sono tipici della sospensione e non significherebbero una reale “guarigione”, ma solo una reazione dell’organismo.

    In genere, per una rivalutazione, può essere utile:
    – una relazione dello psichiatra che documenti stabilità clinica, aderenza alla terapia e assenza di sintomi attivi;
    – un eventuale periodo di osservazione clinica se si ipotizzano modifiche terapeutiche (sempre sotto controllo medico).

    Tuttavia, anche in presenza di stabilità, la decisione finale resta della Commissione Medica, che può mantenere un orientamento restrittivo per ragioni di sicurezza.

    Il consiglio è quindi di confrontarsi con il suo psichiatra per valutare insieme se e come presentare una nuova documentazione clinica o un eventuale percorso di rivalutazione, senza intraprendere modifiche autonome della terapia.

    Un cordiale saluto.


    Buonasera vorrei avere una consulenza psichiatrica per mio figlio che ha avuto, diagnosticata da ospedali, ansia ed attacchi di panico...iniziati da 4 mesi circa...da tre è in cura farmacologica con Olanzapina mattina e sera ....l'ansia è leggermente migliorata ma è aumentata la sonnolenza, la depressione, attacchi di rabbia per l'incapacità di fare qualsiasi cosa, nemmeno le scale di casa, apatia...vorrei un parere circa l'utilizzo dell'Olanzapina in quanto normalmente non è consigliata per le problematiche sopra descritte per cui visto il peggioramento credo sia non idonea per il suo caso

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buonasera,
    comprendo la sua preoccupazione. L’olanzapina è un farmaco che può essere utilizzato anche in alcuni quadri ansiosi, ma non rappresenta in genere la prima scelta per ansia e attacchi di panico, soprattutto nei pazienti più giovani.

    Gli effetti che descrive (sonnolenza marcata, apatia, rallentamento, umore depresso) sono noti e relativamente frequenti con questo farmaco, e possono incidere molto sul funzionamento quotidiano. In alcuni casi, inoltre, il senso di “blocco” può aumentare frustrazione e irritabilità.

    Questo non significa necessariamente che la terapia sia “sbagliata”, ma è opportuno rivalutarla, soprattutto se i benefici sull’ansia sono limitati a fronte di effetti collaterali importanti.

    Il consiglio è di confrontarsi quanto prima con lo psichiatra che lo segue (o richiedere un secondo parere), per valutare:
    – eventuale riduzione o sostituzione del farmaco;
    – alternative più specifiche per ansia/panico;
    – integrazione con un percorso psicologico, fondamentale in questi quadri.

    Eviti modifiche autonome della terapia, ma porti con chiarezza questi cambiamenti all’attenzione del curante.

    Un cordiale saluto.


    Salve, voglio fare una premessa di fondo: se c'è la necessità di uno psichiatra, bisogna rivolgersi a quest'ultimo per risolvere la depressione. Prendere pillole senza uno specialista che ti segua e senza sapere cosa si prende, significa andare incontro a una serie di rischi per la propria salute.

    Detto questo. Dopo due-tre tentativi andati a vuoto nel fare la prima visita da uno psichiatra, ho fortunatamente trovato uno specialista che lavora in un poliambulatorio. Tuttavia, era uno psichiatra senza avere l'abilitazione alla psicoterapia e non credeva nelle varie metodiche psicologiche. Vabbè, ho trovato sicuramente un certo grado di giovamento, giacché oltre agli antidepressivi mi aveva prescritto anche degli ansiolitici.

    Compio un riassunto formato Bignami, altrimenti dovrei scrivere oltre ogni misura.

    Il punto di cui si dibatte forse meno nella psichiatria, ma sicuramente nella psicologia, è quello per cui il rapporto psichiatra/psicologo-paziente è intrinsecamente asimmetrico; ciò significa che non può esserci un rapporto alla pari tra i due soggetti, ovviamente perché lo psichiatra/psicologo ha competenze che lo pongono su un piano rialzato rispetto al paziente.

    Ora, la questione diventa problematica quando questo piano sfalsato viene percepito come un rapporto di subordinazione rispetto al dottore: ovvero, la persona non si sente partecipe protagonista del percorso terapeutico, bensì solo un "esecutore" materiale di ciò che dice il medico. E purtroppo, dopo aver constatato questa dinamica dove sovente lo psichiatra/psicologo ritiene il paziente una sorta di adolescente — benché io abbia passato i 40 anni — ho lasciato ogni contatto con questi medici ed, avendo impresso bene ciò che mi avevano prescritto, ho iniziato ad autogestirmi (non lo fate, seguite uno psichiatra o psicologo).

    Non essendo un masochista, ed avendo tentato più e più volte di rendere la suddetta dinamica trasparente col medico col quale mi relazionavo, ho capito che il rapporto gerarchico non può venir meno; e questo va pure bene: tu sei il medico, colui che ha le competenze, io sono il paziente, colui che non ha competenze.

    Tuttavia, quando il medico non accetta di relazionarsi alla pari sul piano emotivo e anche cognitivo col sottoscritto — non sono nato imparato, come si suol dire, ma si impara durante il processo evolutivo — il rapporto diventa un mero rapporto fra "impiegato della salute" e il sottoscritto e/o il paziente. Certe domande e/o tempistiche di interloquire, per cui ci si ritrova in un discorso con una certa cadenza e si passa ad una cadenza veloce per constatare se il sottoscritto riesca a seguire quanto dice il medico, è di una meschinità infantile.

    Se lo psichiatra/psicologo vuole fare un test per capire la mia capacità cognitiva senza farmelo capire, il rapporto si chiude la seduta stessa. Se ha questa necessità impellente di capire il grado di ragionamento della persona, piuttosto che camuffarsi dietro a metodiche dispotiche, sarebbe meglio impiegare fin dall'inizio un codice da entrambi accettato, al fine poi di non ritrovarsi in situazioni dove il medico crede di svolgere il suo lavoro con onestà, quando l'onestà è solo la parvenza che vuole restituire al sottoscritto.

    Io non ho mai incontrato il professor Vittorino Andreoli, ma ho solo letto alcuni suoi libri e ascoltato alcuni suoi interventi televisivi, e ho potuto constatare che è quello il cui rapporto col paziente sembra essere da persona a persona; ma forse mi sbaglio, ed è solo una mia impressione.

    Cordiali saluti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Capisco bene il punto che solleva. Il rapporto terapeutico è inevitabilmente asimmetrico sul piano delle competenze, ma non dovrebbe mai diventare gerarchico o svalutante sul piano umano. Nella pratica clinica più aggiornata si parla di alleanza terapeutica: il medico ha le competenze, ma il paziente è parte attiva, con diritto di comprendere, chiedere, dissentire.

    Quando questo non accade, è normale sentirsi ridotti a “esecutori”. Non è un buon segnale di funzionamento della relazione di cura.

    Alcuni punti utili, molto concreti:

    È legittimo aspettarsi spiegazioni chiare su diagnosi, obiettivi e scelte terapeutiche.
    È legittimo chiedere: “Quali alternative ho?”, “Perché questa terapia?”, “Cosa dobbiamo aspettarci e in quanto tempo?”.
    È legittimo esprimere: “Così mi sento poco coinvolto, ho bisogno di essere più parte del percorso”.
    Se la risposta è chiusura o atteggiamento difensivo, spesso il problema non è “lei paziente”, ma un mismatch relazionale.

    Sul tema dei “test impliciti” o delle modalità comunicative poco trasparenti: esistono tecniche cliniche di osservazione, ma non dovrebbero mai essere percepite come manipolative o umilianti. Se generano questa sensazione, la relazione si incrina.

    Un punto però è importante dirlo con chiarezza:
    l’autogestione farmacologica, anche se comprensibile dopo esperienze negative, espone a rischi e spesso mantiene il problema. La soluzione non è rinunciare ai curanti, ma trovarne uno con cui si crei un’alleanza reale.

    In sintesi:

    l’asimmetria è inevitabile;
    la relazione alla pari sul piano umano è necessaria;
    se manca, è corretto cambiare professionista;
    ma senza rinunciare a una presa in carico strutturata.

    Il modello che descrive (più dialogico, più “da persona a persona”) non è un’eccezione ideale: è esattamente quello verso cui la psichiatria e la psicoterapia dovrebbero tendere.

    Un cordiale saluto.


    Buongiorno, mi hanno cambiato la cura due giorni fa perché non riesco a star al lavoro e sono sempre con ansia e attacchi. Mi ha aggiunto questo medicinale Pregabalin eg stada italia insieme a xanax e zarelis da prendere a colazione e dopo pranzo.
    La sera ho solo lo xanax ..
    Volevi chiedere se è normale aver giramenti di testa, sonnolenza e essere un po stordita ecc.
    Perché non ho mai preso il Pregabalin e con questa combinazione di medicinali mi farà effetto dopo quanto?
    E in piu volevo chiedere è meglio non fare neanche un aperitivo?
    Grazie Cordiali Saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buonasera,
    i sintomi che descrive (giramenti di testa, sonnolenza, senso di stordimento) sono frequenti nei primi giorni di assunzione del pregabalin, soprattutto quando viene iniziato o associato ad altri farmaci con effetto sedativo come alprazolam (Xanax) e venlafaxina (Zarelis).

    In genere questi effetti tendono ad attenuarsi nel giro di alcuni giorni–1/2 settimane, man mano che l’organismo si adatta.

    Per quanto riguarda l’efficacia:
    – il pregabalin può dare un effetto sull’ansia anche abbastanza rapido (già nei primi giorni);
    – la venlafaxina richiede invece più tempo (2–4 settimane o più) per un beneficio stabile.

    È importante in questa fase evitare modifiche autonome e segnalare al medico se gli effetti collaterali risultano troppo intensi o invalidanti.

    Per l’alcol (aperitivo): è sconsigliato, soprattutto all’inizio della terapia, perché può potenziare sonnolenza, vertigini e rallentamento.

    Un cordiale saluto.


    Buongiorno, io assumo 12 mg di citalopram alla sera. Mi è stato detto che ci sono degli integratori che sarebbero da attenzionare nel momento in cui si assumono ssri. Tra questi c'è il triptofano. Io assumo proteine whey per attività sportiva e tecnicamente contengono naturalmente triptofano. Dovrei sospendere? Ci sono altri integratori da evitare?
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buongiorno,
    il triptofano è un precursore della serotonina e, in teoria, assunto in quantità elevate insieme a un SSRI come il citalopram potrebbe aumentare il rischio di eccessiva stimolazione serotoninergica. Tuttavia questo rischio riguarda soprattutto:
    – integratori specifici ad alto dosaggio di triptofano o 5-HTP;
    – associazioni multiple di sostanze serotoninergiche.

    Le proteine whey contengono triptofano solo come normale componente proteica e, alle dosi comunemente utilizzate nello sport, non rappresentano generalmente un problema né richiedono sospensione.

    Più attenzione va invece posta a:
    – integratori di triptofano o 5-HTP;
    – iperico (Erba di San Giovanni);
    – alcuni prodotti “per il tono dell’umore” acquistabili senza prescrizione;
    – uso concomitante di altri farmaci serotoninergici senza controllo medico.

    In sintesi: l’uso di whey protein standard, in assenza di altri integratori particolari, non è generalmente controindicato con il citalopram.

    In caso di dubbi su integratori specifici, è comunque utile confrontarsi con il medico o il farmacista mostrando direttamente il prodotto.

    Un cordiale saluto.


    Buonasera sono la mamma di un ragazzo di 21 anni con ADHD, disturbo oppositivo provocatorio,e disturbo ossessivo compulsivo.Purtroppo mio figlio non si vuole curare,ed è aggressivo e a tratti violento con me che sono invalida all' 80 per cento e anche con mio marito.Ho anche un altra figlia di 19 anni che ha una vita normale,e non ce la fa più,ho preso una casa in affitto con mia figlia, anche per farla stare più tranquilla e per proteggere anche me stessa perché mio figlio è pericoloso per me.Mio marito si sta prendendo lui cura di mio figlio,ma non ce la fa più neanche lui .Come dobbiamo fare .Noi vogliamo nominare un amministratore di sostegno.Facciamo bene,ho preso la decisione giusta di allontanarmi?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buonasera,
    la situazione che descrive è molto pesante e comprendo quanto possa essere doloroso, per una madre, arrivare a prendere decisioni di questo tipo.

    Vorrei però dirle con chiarezza una cosa importante: tutelare la propria sicurezza e quella di sua figlia non è un abbandono. Quando in famiglia sono presenti aggressività, minacce o comportamenti violenti, mettere dei confini e proteggersi è una scelta legittima e, in alcuni casi, necessaria.

    Da ciò che racconta, suo figlio presenta un quadro complesso e soprattutto una scarsa consapevolezza del problema e rifiuto delle cure, elemento che rende tutto molto più difficile per i familiari. Purtroppo, senza una minima collaborazione da parte sua, il carico ricade completamente sulla famiglia, con il rischio di esaurimento fisico ed emotivo.

    La decisione di valutare un amministratore di sostegno può essere appropriata se suo figlio ha difficoltà significative nella gestione di sé, delle cure o degli aspetti pratici della vita. È uno strumento di tutela, non una punizione. Naturalmente va valutato concretamente con specialisti e legali competenti.

    Parallelamente, però, è fondamentale che la situazione venga seguita anche dai servizi territoriali di salute mentale. Se l’aggressività dovesse aumentare o diventare pericolosa per lui o per gli altri, è importante non minimizzare e rivolgersi ai servizi competenti o, nelle urgenze, anche al 112/118.

    Un altro punto importante: sua figlia ha diritto a vivere in un ambiente sufficientemente sereno e anche lei, con la sua invalidità, ha diritto a non vivere nella paura. Non deve sentirsi in colpa per aver riconosciuto un limite.

    Le consiglierei inoltre, se possibile, di cercare anche per voi familiari un supporto psicologico o uno spazio di sostegno, perché convivere a lungo con situazioni di aggressività e imprevedibilità logora profondamente.

    Un cordiale saluto.


    Buongiorno, da due anni esatti soffro di una fortissima ansia, che dura tutto il giorno, non riesco a fare nulla, ne' al lavoro ne' a casa, mi pesa vedere gente e parlare, e' una morsa dolorosa all'altezza dell'ombelico e il mio pesiero e' sempre rivolto li. Ho fatto tutte le analisi possibili, da tiroide a cortisolo, e visite mediche varie, ho provato ben 5 psicofarmaci senza nessun risultato apprezzabile, ho solo un dubbio, da 5 anni assumo depalgos per dolore neuropatico, una pastiglia da 5 mg al giorno, e solo quando assumo mezza dose la mattina e mezza il pomeriggio, riesco a calmare un po' l'ansia e tornare ad essere quella di prima, ma temo che possa essere lo stesso farmaco a causarmi questo ansia , puo' essere? Nessuno fino ad ora ha saputo aiutarmi a fare chiarezza su questo punto.
    Cordiali saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buongiorno,
    il dubbio che pone è comprensibile, soprattutto considerando che nota una variazione dell’ansia in relazione all’assunzione del farmaco.

    Depalgos contiene un oppioide (ossicodone) associato a paracetamolo. Gli oppioidi possono avere effetti complessi sul sistema nervoso: in alcune persone possono dare sedazione e riduzione dell’ansia, mentre in altre, soprattutto nel tempo o nelle fasi tra una dose e l’altra, possono favorire irrequietezza, ansia o una sorta di “dipendenza dal sollievo” che porta a percepire un peggioramento quando l’effetto cala.

    Il fatto che lei stia meglio dividendo la dose tra mattina e pomeriggio potrebbe indicare proprio una maggiore “copertura” durante la giornata, ma non permette di concludere con certezza che il farmaco sia la causa primaria dell’ansia.

    Dopo anni di assunzione, inoltre, il sistema nervoso può adattarsi alla presenza del farmaco, rendendo più difficile distinguere:
    – ciò che appartiene al disturbo ansioso di base;
    – ciò che è legato alla modulazione dell’effetto dell’oppioide.

    È quindi un tema che merita attenzione, ma che andrebbe affrontato con molta prudenza: eventuali modifiche o riduzioni del Depalgos non devono essere fatte autonomamente, perché potrebbero peggiorare sia il dolore sia l’ansia.

    Le consiglierei una rivalutazione con gli specialisti che la seguono (psichiatra e medico che gestisce la terapia antalgica), così da inquadrare meglio il rapporto tra sintomi ansiosi e farmaco ed eventualmente impostare una strategia graduale e controllata.

    Un cordiale saluto.


    Oggetto:Buongiorno sono il Sig Roberto di Torino e volevo fare una domanda sugli psicofarmaci che sto prendendo

    buongiorno sono il sig Roberto di Torino volevo fare una domanda sugli psicofarmaci che sto prendendo da più di 12 anni. Allora spiego tutto: io ho sempre preso da prescrizione del mio csm.: tavor al mattino compesse. poi la sera prima di dormire dopo tutta la giornata prendo tavor di nuovo poi la duloxetina( cymbalta) capsula poi prendo compressa di quietapina ( seroquel) e poi taloifen goccie goccie come da prescrizione e poi mi addormento. e fino qui tutto bene.Ma ultimamente al risveglio il mio panico è diventato insostenibile ( Prima ne ho sempre avuto ma non così!) perché sto attraversando un periodo stressante.Allora per istinto da piu di 1 mese ho cominciato appena sveglio a riprendere tutti i farmaci della sera tavor ,poi talofen gocce,seroquel , poi di nuovo cymbalta ecc ecc.in preda al panico e dopo un po' il panico sparisce e mi riaddomento per altre 4 ore.e quando mi sveglio non ho più panico per tutta la giornata e poi riprendo il ciclo prima di dormire. è vero che il " trucco" funziona ma così facendo prendo 2 volte i farmaci anziché una volta sola la sera..e che mi potrebbe succedere? a lungo andare? cosa rischio? un intossicazione? o cose letali? o altro di peggio?rassicuratemi vi prego! o non succede nulla? premetto che finora non sto male non ho disturbi di nessun tipo.So che la terapia non è corretta ma è rischiosa? da 10 anni prendo il talofen e il resto e li reggo bene. comunque per ora il mio csm non mi ha saputo dare risposte esaurienti se voi esperti potreste darmi una risposta vi ringrazio! sono molto preoccupato! e se rischio cose gravi.Al momento non riesco a scalarli perché mi sono abituato e non riesco a farne a meno.quando sarà ditemi poi come posso scalarli senza troppi traumi e/ o panico forte.Grazie! so che forse mi rispoderete si rivolga al suo csm ma come ho detto per oranon mi danno risposte esaurienti.Quindi vi prego datemi una risposta Voi esperti almeno se ciò che sto facendo non è una cosa grave o pericolosa nell' immediato.Grazie! spero che non rischio grosso( morte, intossicazioni o qualcosa di grave) anche perché nell' immediato non riesco a scalarli! Grazie! attendo fiducioso una vostra risposta In fede il Sig Roberto di Torino.Grazie ancora!

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buongiorno Sig. Roberto,
    capisco la sua preoccupazione e provo a risponderle in modo chiaro e rassicurante.

    Da quello che descrive, il fatto che lei abbia iniziato a riprendere al mattino anche i farmaci della sera sembra legato a un tentativo di “spegnere” il panico mattutino e riuscire a calmarsi. Il fatto che dopo si riaddormenti e stia meglio fa pensare che la componente ansiosa in questo momento sia molto forte.

    Detto questo, assumere autonomamente una doppia somministrazione di farmaci come:
    – lorazepam (Tavor)
    – quetiapina (Seroquel)
    – Talofen

    può aumentare il rischio di:
    – eccessiva sedazione;
    – rallentamento psicomotorio;
    – aumento della tolleranza e dipendenza da benzodiazepine;
    – difficoltà cognitive/memoria;
    – cadute o abbassamenti di pressione (soprattutto col tempo).

    Tuttavia, da quello che racconta, non sembra una situazione di “intossicazione acuta” o di pericolo immediato di morte, soprattutto considerando che assume questi farmaci da molti anni e li tollera.

    Il punto importante è un altro: il suo organismo probabilmente si è abituato a usare quella seconda assunzione come “risposta automatica” al panico del mattino. Questo però rischia di mantenere il problema nel tempo e aumentare gradualmente la dipendenza psicologica e fisica dai farmaci sedativi.

    La cosa più utile adesso non è “togliere tutto di colpo” (che potrebbe effettivamente peggiorare il panico), ma fare una rivalutazione terapeutica strutturata, perché il peggioramento recente dell’ansia mattutina indica che probabilmente la terapia va ricalibrata.

    Un aspetto importante: non provi a scalare da solo, soprattutto dopo tanti anni di assunzione. Riduzioni troppo rapide di benzodiazepine o sedativi possono aumentare molto ansia e sintomi fisici.

    Se sente di non ricevere risposte sufficienti dal CSM, può essere utile chiedere:
    – una visita più approfondita di rivalutazione farmacologica;
    – oppure un secondo parere specialistico.

    In sintesi:
    – quello che sta facendo non è una buona strategia a lungo termine;
    – ma da ciò che racconta non sembra una situazione di grave tossicità immediata;
    – il problema principale è il rischio di aumentare dipendenza e sedazione nel tempo.

    Non si colpevolizzi: spesso chi soffre di panico cerca spontaneamente ciò che nell’immediato riduce l’angoscia. Ora però serve un aiuto medico per trovare una modalità più stabile e sicura di gestione dei sintomi.

    Un cordiale saluto.


    Buongiorno dottori. sono stato al pronto soccorso diverse volte per attacchi di panico e ansia e aumento della pressione. mi avevano dato gocce di xanax in pronto soccorso ma ovviamente è durato poco..adesso sono in cura psichiatrica e dal 18 aprile prendo l'en.. dopo una settimana, all' en ho aggiunto la sertralina.. il problema è che i primi giorni stavo bene poi oltre gli attacchi di panico si è aggiunta una forte tachicardia che non ho mai avuto.. consigli? sono un pò spaventato per il cuore

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buongiorno,
    nelle prime settimane di terapia con sertralina può comparire un temporaneo aumento dell’ansia “fisica”, con sintomi come tachicardia, agitazione, tremori o sensazione di attivazione, soprattutto in persone che già soffrono di attacchi di panico e iperattenzione ai segnali corporei.

    Questo non significa automaticamente che ci sia un problema cardiaco, soprattutto se è già stato valutato più volte in pronto soccorso. Nei disturbi d’ansia il cuore è spesso uno degli organi su cui si concentra maggiormente la sintomatologia.

    L’EN (lorazepam) viene infatti spesso associato agli SSRI proprio per aiutare a contenere questa fase iniziale, mentre la sertralina richiede generalmente alcune settimane prima di stabilizzare l’ansia.

    Detto questo, è corretto riferire allo psichiatra la comparsa della tachicardia, soprattutto se il sintomo è intenso o persistente, così da valutare se si tratti di una normale fase iniziale della terapia o se sia opportuno modulare dosi e tempi.

    Eviti modifiche autonome dei farmaci e cerchi, per quanto possibile, di non monitorare continuamente battito e pressione, perché questo tende spesso ad alimentare ulteriormente il circolo dell’ansia.

    Un cordiale saluto.


    Non so più cosa fare....
    Sono una donna di 30 anni e sono stanca....
    Voi penserete che mi stia riferendo ad un determinato periodo della mia vita, ebbene qui si parla di anni. Dall'età di 14 anni soffro d'ansia che si manifesta nel corpo con sudorazioni fredde, nausea, borborigmi, meteorismo, tremori e forte senso di vergogna. Nel corso del tempo ho fatto 4 anni di psicoterapia di tipo psicodinamico, 2 anni di psicoterapia sistemico-relazionale, 3 anni di psicoterapia della gestalt, 1 anno di psicoterapia cognitivo comportamentale. Ho provato la mindfullness, ho provato a scrivere un diario, ho provato infiniti psicofarmaci (si, di mia spontanea volontà mi sono rivolta ad uno psichiatra), ho provato a stare a contatto con le mie paure ma sono finita per ammalarmi ancora di più. Sono seguiti pensieri suicidi (da quando avevo 14 anni), nel 2025 ingerisco un bel po di pillole, volevo solo spegnere il cervello, al mio risveglio sento scosse in tutto il corpo e spasmi muscolari, lo riferisco a mia madre, la corsa in ospedale e il primo ricovero (in sicilia), il secondo a distanza di qualche mese (Milano). Infinite diagnosi ricevute ed io che ho sempre più voglia di sparire, mollare tutto e stare da sola.
    Il mio corpo e la mia mente si rifiutano di sopportare altro dolore, sono satura, avete presente quando si fa un trapianto e il corpo lo rigetta?
    Ecco, io credo di essere diventata intollerante e allergica ad ogni forma di dolore, la solitudine è il mio rifugio ma anche la mia condanna.
    Credevo che l'amore potesse curarmi ma mi sbagliavo, da mesi ho intrapreso una relazione con il ragazzo più buono di questo mondo ma ho commesso un grosso errore, per la prima volta mi sono lasciata andare all'amore e adesso ne pago le conseguenze......
    Non ho i soldi a sufficienza per permettermi un altro percorso di psicoterapia, ma devo assolutamente andare dallo psichiatra e aiutarmi con i farmaci, l'unica mia vera salvezza, lo so che è triste dirlo, ma solo così riconosco di poter andare avanti.
    Vi chiederete come mai tutti questi anni di psicoterapia non hanno sortito alcun effetto positivo su di me? Ho preso consapevolezza che io non voglio cambiare (mi è stato detto più volte in terapia), è questa trappola mentale che mi porta ad avere pensieri suicidi: Non vuoi cambiare, ti piace soffrire, tanto vale morire e cancellare tutto, porre fine a tutto questo schifo.

    La cosa che più di tutte mi fa male è che in 30 anni di vita non sono mai riuscita a fidarmi davvero di nessuno, e non lo dico tanto per ma è la verità.
    Non ce la faccio a ri-raccontarmi da capo, fa troppo male.....per questo non ce la faccio più ad andare avanti.
    Sono davvero stanca.....non ce la faccio....è tutto così pesante e difficile nella mia testa. Non me la sento di continuare ad andare avanti, io non riesco a reagire, ad essere costante, ad avere forza di volontà, quello in cui sono brava è riuscire ad annientarmi, a fare la vittima come tutti mi hanno sempre detto.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Mariachiara Ferrandino

    Buongiorno,
    da quello che scrive emerge una sofferenza molto profonda, lunga anni, e soprattutto una stanchezza enorme nel continuare a lottare sentendo di non riuscire mai davvero a stare bene.

    Vorrei però dirle una cosa con chiarezza: il fatto che lei sia ancora qui, che abbia cercato aiuto così tante volte, che abbia attraversato percorsi diversi, ricoveri, relazioni, tentativi di capire sé stessa… non parla di una persona che “vuole soffrire”. Parla di una persona che da molto tempo sta cercando disperatamente un modo per stare meno male.

    Quando si soffre per così tanti anni, può succedere che la mente costruisca convinzioni molto dure come:
    “non voglio cambiare”,
    “mi piace soffrire”,
    “sono solo una vittima”.

    Ma spesso queste frasi non descrivono la realtà: descrivono il livello di esaurimento, sfiducia e impotenza a cui una persona arriva dopo aver tentato tante strade senza sentire un miglioramento stabile.

    Un punto importante del suo racconto è questo: lei dice che i farmaci sono stati, in alcuni momenti, l’unica cosa che le ha permesso di andare avanti. Questo non è “triste”: significa semplicemente che probabilmente esiste una componente biologica della sofferenza che necessita anche di un supporto farmacologico, oltre che psicologico.

    E un’altra cosa importante: il fatto che lei sia riuscita a lasciarsi andare a una relazione affettiva non è un fallimento. Anzi, spesso quando una persona che ha vissuto a lungo nel controllo e nella solitudine inizia a legarsi davvero a qualcuno, emergono paure, vulnerabilità e dolore che prima erano anestetizzati. È doloroso, ma non significa che abbia sbagliato ad amare.

    In questo momento, però, la priorità non è capire “chi è” o “perché è fatta così”: è non restare sola dentro questo stato mentale.

    Lei scrive di non sentirsela più di andare avanti e di avere pensieri suicidi da molti anni. Questo merita attenzione concreta, non solo riflessioni online. Le consiglierei davvero di:
    – ricontattare uno psichiatra quanto prima;
    – coinvolgere una persona fidata (partner, familiare, qualcuno che sappia davvero come sta);
    – e, se i pensieri di morte dovessero diventare più intensi o concreti, rivolgersi senza esitazione a un pronto soccorso o a un servizio di emergenza.

    Non deve “dimostrare forza di volontà” per meritare aiuto. E non deve avere già la motivazione per stare meglio prima di iniziare a curarsi.

    In questo momento lei è molto stanca, ma stanchezza e disperazione non sono la stessa cosa dell’assenza di possibilità.

    Un cordiale saluto.


Domande più frequenti

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