Domande del paziente (3)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, la ringrazio di aver condiviso ciò che sta vivendo. Il cambio stagionale può incidere sul benessere psicofisico e, in alcune persone, favorire un aumento dell'ansia. Tuttavia, il dolore che descrive... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile signora,
la ringrazio di aver condiviso una parte così importante e delicata della sua storia.
Da ciò che racconta, sembra stia affrontando contemporaneamente più situazioni dolorose: la condizione...
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Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando ne avevo 14 o 15. Inizialmente stavo sempre male poi ho imparati a gestirli. Ho perso 2 anni e mezzo fa mio nonno e stavo malissimo,ho fatto un percorso dove posso dire di non essere mai stata così bene dopo questo percorso...ero al 100%. Luglio 2025 sono andata a convivere ed è stato ancora più positivo perché avevo i miei spazi,non stavo a casa con altre 3 persone disordinate visto che sono fissata per ordine e pulizia. Da luglio a novembre tutto bene:mangiavo sano,palestra,avevo la mia routine dormire alle 00 e svegliarmi alle 8,servizi,stare a casa o uscire a fare commissioni,ero abituata e stavo bene con questa routine. Restavo anche a casa a fare i servizi e a mangiare da sola visto che il mio compagno torna alle 16.00 oppure mangiavo da mia madre,suocera o a casa. Dipende dai giorni però avevo certamente mente piena e svago. Il pomeriggio mi dedicavo a cucinare al mio compagno e mi rilassavo sul divano a vedere la TV aspettando che arrivasse da lavoro. Da novembre però è cambiato tutto,i miei si sono divorziati e novembre dicembre sono stata bene con la solita routine e orari però ho lasciato la palestra,primo segnale che qualcosa in me non andava. A inizio febbraio peggiorato tutto,ho avuto da sola a casa attacchi di panico e ho chiamato subito mia madre, altre volte mio cognato o mia suocera...insomma ho iniziato ad allontanarmi da casa. Mi svegliavo già con tachicardia e ansia e come andava mia il mio compagno stavo male per fortuna mia sorella vive nel mio stesso palazzo e mi rifugiavo da lei,mi facevo la doccia e poi facevo i servizi e me ne andavo alle 9 con lei dove lavora o da mia suocera a stare a casa sua in compagnia. Per colpa dell'ansia tornata ho sballato totalmente i miei orari del sonno a cui ora mi sono abituata ma mi pesa questa nuova routine ovvero 22.30/6.30 quando va via il mio compagno fuori paese e sto con lui al telefono fino a quando non arriva. Lo facevo anche prima ma dopo mi riaddormentavo e mi svegliavo più tardi quindi avevo la giornata più "corta". Ora la giornata dale 6 30 mi sembra lunghissima,anche se riesco a stare da sola a casa,mi lavo,faccio i servizi...alle 9 lo stesso vado via da mia suocera e andiamo a fare commissioni ecc. Sto meglio si perché mi sono abituata alla nuova routine ma in realtà questa routine mi pesa perché la mattina presto faccio tutto e poi non so più che fare e vado via,le mie giornate non sono produttive. Comè potuto accadere questo? Da cosa dipende? È normale che svegliandomi presto,facendo tutto entro le 9 e non avere nulla da fare vado via da casa perché mi scoccio? Le mie giornate sono monotone,prima tra palestra mente piena stavo bene...da quando è successo altro che la mia mente è vuota e si focalizza sul peggio. Io ho bisogno di tornare come prima per stare più tempo a casa...anche mangiare sola o uscire più tardi da casa invece di fuggire anche se sto meglio riesco a gestire e stare sola fino alle 9...come posso superare? Non riesco nemmeno a svegliarmi più tardi ma vorrei perché poi durante la giornata mi viene sonno. Questi pomeriggi sto a casa e aspetto il mio compagno ma lo faccio sempre con ansia anche se sto meglio però voglio per forza tornare a prima del divorzio,quando stavo veramente bene. Ho paura di non superare. Grazie in anticipo, saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo.
Quello che descrive oggi non è affatto “strano” o incomprensibile. Ci sono alcuni passaggi della sua storia recente che possono aver avuto un impatto profondo: la convivenza, che rappresenta un momento importante nella vita; la perdita; il divorzio dei suoi genitori. Anche quando siamo adulti, eventi familiari così significativi possono smuovere vissuti profondi di instabilità, perdita o cambiamento degli equilibri affettivi. A volte questi movimenti interni non si manifestano subito in modo evidente, ma trovano una via attraverso il corpo e l’ansia. È come se una parte di lei si fosse sentita improvvisamente meno “al sicuro” e avesse iniziato a cercare appoggi esterni più concreti: la presenza degli altri, uscire di casa, tenersi impegnata.
Mi colpisce molto il fatto che lei descriva due elementi centrali: da un lato, prima aveva una “mente piena”, occupata da attività, routine e movimento; dall’altro, ora parla di una “mente vuota” che tende a riempirsi di pensieri sgradevoli. Questa differenza è importante. Quando lo spazio interno appare vuoto, può diventare difficile da abitare, e allora diventa naturale cercare all’esterno qualcosa che lo riempia o lo renda più tollerabile.
Sembra emergere una fatica a stare da sola con se stessa, e questo può attivare l’ansia o la spinta ad andare via. Il bisogno degli altri, in questo momento, è comprensibile e non va visto come un fallimento, può essere pensato come un sostegno temporaneo.
Comprendo il suo desiderio di tornare a sentirsi libera di stare a casa, di non dipendere dagli spostamenti e di riappropriarsi delle sue giornate. Tuttavia, penso che l’obiettivo non dovrebbe essere “tornare come prima” in modo identico: per quanto comprensibile, questo desiderio rischia di trasformarsi in una pressione molto forte su di sé. Lei oggi non è più esattamente nella stessa situazione di prima, perché nel frattempo sono accaduti eventi significativi. Più che tornare indietro, potrebbe essere più utile costruire un nuovo equilibrio, che tenga conto anche di ciò che è cambiato dentro di lei.
Infine, una cosa importante: la sua paura di “non superare” è comprensibile, ma la sua storia dimostra il contrario. Questo momento sembra dirle che c’è qualcosa dentro che ha bisogno di essere ascoltato e accolto, forse in modo diverso rispetto al passato.
Se ne ha la possibilità, potrebbe essere utile riprendere un percorso psicologico, non perché “è tornata indietro”, ma perché si trova in una fase nuova della sua vita, che merita uno spazio di comprensione.
Dentro di lei ci sono molte risorse, bisogna, con pazienza, aiutarle a riemergere.
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