Domande del paziente (5)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che racconta si percepisce quanto in questo momento ci siano tante cose insieme: lavoro, relazioni, famiglia, e anche il modo in cui vede se stessa. È normale sentirsi stanchi, confusi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, la ringrazio per aver condiviso questa riflessione.
La serenità, l’equilibrio e la calma interiore sono certamente segnali importanti del nostro benessere. Tuttavia non sono, da soli, una garanzia...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
La ringrazio per aver condiviso con chiarezza ciò che sta vivendo. Quello che descrive, calo di energie e motivazione, alternanza tra agitazione e chiusura, difficoltà nel sonno e tendenza al rimuginio,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è un’esperienza molto comune nelle persone che soffrono di ansia e attacchi di panico. È positivo che lei stia già notando un miglioramento dell’umore e della gestione del...
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Come fare a dire a una figlia che soffre di disturbo borderline, che si deve curare.?Ho già provato su consiglio di una psicologa da cui vado, ma mi sono sentita rispondere che ho bisogno io di curarmi. Mia figlia ha una bimba di due anni e sono molto preoccupata!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la sua è una preoccupazione comprensibile e legittima, soprattutto perché oltre alla sofferenza di sua figlia sente anche la responsabilità e la preoccupazione legate alla presenza di una bambina così piccola.
Quando una persona soffre di disturbo borderline, spesso vive i tentativi di aiuto da parte dei familiari con una forte intensità emotiva, percependoli talvolta come critiche, giudizi o forme di controllo. Per questo motivo, dire direttamente “devi curarti” può provocare chiusura o reazioni difensive, come è accaduto nel vostro scambio.
Più che cercare di convincerla, potrebbe essere utile mantenere una comunicazione centrata sulle sue emozioni e sul suo benessere, esprimendo ciò che osserva e ciò che prova come madre, senza etichette o imposizioni. Ad esempio:
“Ti vedo stare male e mi dispiace vederti soffrire, vorrei poterti aiutare”.
È importante ricordare anche che non può obbligarla a intraprendere un percorso terapeutico, ma può continuare ad esserci in modo stabile e presente, mantenendo al tempo stesso attenzione ai propri limiti e al proprio equilibrio emotivo.
Il fatto che lei stessa abbia scelto di confrontarsi con una professionista è già un passo importante, perché nelle situazioni familiari complesse anche il supporto ai caregiver può fare la differenza. A volte piccoli cambiamenti nelle modalità relazionali possono favorire, nel tempo, una maggiore apertura da parte della persona che soffre.
Se la situazione dovesse diventare particolarmente critica, sia per sua figlia sia per la bambina, potrebbe essere utile valutare anche un confronto con i servizi territoriali o con professionisti specializzati nel sostegno familiare.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…