Domande del paziente (8)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dal suo racconto emerge una sofferenza che sembra accompagnarla da tempo e che oggi appare amplificata da più aspetti contemporaneamente: il senso di solitudine, le difficoltà relazionali,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno Vittoria,
da quello che racconti, questa amicizia sembra farti stare molto male e portarti spesso a mettere da parte ciò che pensi o senti per paura delle reazioni della tua amica.
Capisco...
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Salve dottori, sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da circa qualche mese, abbiamo 22 anni di differenza, stavamo insieme da 3 anni circa, diciamo che da circa inizio anno ho iniziato a risentire un mio amico con cui mi frequentavo a distanza diciamo circa prima del mio ex, con lui mi sono sempre sfogata, sentita capita e forse questo, che non trovavo nel mio ex, mi ha fatto avvicinare a lui, e tutt'ora ho un non so quale sentimento nei suoi confronti, con lui oltretutto ci dobbiamo rivedere in questi giorni, dopo esserci visto un mese fa già, in amicizia anche se c'è stato qualche bacio. Inoltre però col mio ex ci continuavamo a vedere perché io non riuscivo a distaccarmi, a lasciarlo andare, nonostante continuassi a non vedere cambiamenti da parte sua, nonostante continuassimo a discutere, a vedere cose che non mi stavano bene..con questo amico ora mi devo rivedere ma ho paura, perché in questo periodo ho di nuovo riprovato qualcosa per lui, ma è come se andassi a periodi, non so come sentirmi, come riconoscere ciò che provo..mi piace ma allo stesso tempo voglio essere libera o comunque ho paura che poi ci sono atteggiamenti o comportamenti anche banali che non mi piacciono..quindi ritorno sui miei passi e non mi piace più, ma è ovvio che se lo vedo magari vorrei baciarlo, parlare, stare insieme ecc..mi spaventa questo perché non so come riconoscere il tutto, cosa fare, lasciare che le cose vadano da se e vedere come va oppure cosa? non riesco a dare un nome a tutto ciò, a come mi sento...a cosa provo, ho paura di non so neanche cosa, di vederlo e non sapere cosa fare per paura..non lo so
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che descrive emerge una comprensibile ambivalenza emotiva: da un lato il coinvolgimento verso questa nuova persona, dall’altro il bisogno di mantenere distanza e di tutelarsi. Dinamiche di questo tipo possono essere frequenti quando una relazione significativa non è ancora del tutto elaborata.
In questi casi può essere utile concedersi il tempo di comprendere meglio i propri vissuti, senza sentirsi obbligata a definire subito ciò che prova o a entrare rapidamente in una nuova relazione.
A volte, infatti, uno spazio per sé in cui imparare a riconoscere le proprie emozioni e i propri vissuti aiuta a chiarire cosa si cerca davvero e a distinguere ciò che appartiene al passato da ciò che si desidera costruire nel presente.
Buongiorno. La mia ragazza ha sognato di fare del sesso o di strusciarsi (lei dice che era strusciarsi) con un altro ragazzo (è capitato mentre dormiva accanto a me nella realtà, viviamo insieme) il ragazzo del sogno era un ragazzo che ha sempre reputato bello è una cosa normale secondo te? , poi al risveglio lo ha confessato. E si è svegliata perché aveva un capello davanti agli occhi. Me ne sono accorto perché muoveva il bacino velocemente e aveva un respiro accelerato.
Cosa vuol dire tutto ciò? Che desidera lui? Che lo farebbe o vorrebbe farlo con lui?
Vi ringrazio in anticipo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
I sogni, anche a contenuto sessuale, non vanno interpretati in modo letterale. Possono riflettere fantasie, stimoli casuali o semplicemente l’attivazione fisiologica del corpo durante il sonno, senza che questo implichi per forza un desiderio reale di tradire o agire nella vita concreta.
Più che sul significato del sogno in sé, può essere utile concentrarsi su come vi sentite nella relazione e sulla comunicazione reciproca.
Sono una giovane professionista di 30 anni e lo scorso agosto, inaspettatamente, ho conosciuto un uomo di 20 anni più grande di me. Tra noi è nata subito una sintonia rara, un’amicizia profonda che ci ha resi in poco tempo, l'uno il punto di riferimento dell'altra. Lui è un uomo molto realizzato sul lavoro ma è legato a una compagna che vede principalmente nei weekend e per le vacanze.
Da agosto siamo usciti spesso e abbiamo passato quasi ogni sera al telefono a parlare per ore (e già riuscire a parlare con qualcuno ogni giorno senza annoiarsi mai è tutto dire) condividevamo tutto, dai consigli sulla giornata ai pensieri più intimi, alle cavolate da bar, oltre ai molteplici messaggi durante la giornata, in attesa della nostra consueta telefonata. Lui stesso mi diceva spesso di non aver mai provato un attaccamento così profondo per qualcuno. Poi, verso novembre, a questo legame già solido si è aggiunto l’aspetto affettivo e sessuale: è stata la ciliegina sulla torta. Ci siamo voluti tantissimo, anche se entrambi avevamo timore di andare oltre per via dell'età e della sua situazione, ma anche quel nuovo terreno è diventato uno spazio di comunicazione bellissimo e appagante.
Con il tempo, però, l’ambivalenza ha iniziato a farci soffrire. Io ero l'ultima persona che sentiva e vedeva il venerdì sera e la prima che cercava la domenica appena essersi liberato dalla compagna; ci cercavamo ormai in tempo reale appena succedeva qualcosa di rilevante per l'altro; spesso mi chiedeva anche consigli lavorativi o di avere un supporto morale per cose di lavoro che faceva fatica a gestire, faceva 100 km di strada solo per vedermi a cena, spesso mi faceva regali, ma tutto questo non bastava a sciogliere il nodo.
Dieci giorni fa, inaspettatamente, ha deciso di chiudere con me. Mi ha detto che questa situazione lo logora e lo fa sentire deluso da se stesso. Pur ammettendo che il rapporto con la sua compagna è incrinato e che io l'ho destabilizzato, dice di non sentirsi abbastanza innamorato da giustificare una separazione, perché a lei, comunque, vuole bene, e che vista la nostra importante differenza non ritiene sia giusto per me intraprendere una relazione con un uomo tanto più grande e che questa relazione non crede possa evolvere ulteriormente.
La verità è che io non gli ho mai chiesto di lasciarla; so come vanno queste cose e una scelta del genere deve partire da lui. Mi sarebbe solo piaciuto trovarci in una situazione di parità, entrambi single, per scoprire dove ci avrebbe portato la vita. Per la prima volta mi sono sentita vista e apprezzata per ciò che sono davvero: il nostro rapporto, pur nei suoi limiti, era vero.
E ritengo anche di essere una persona equilibrata da non fare tanto le pazzie a cuor leggero.
Ora a dire il vero mi sento un po' spaesata e piena di domande. Sento di aver perso prima di tutto un amico, una persona per cui avrei rischiato volentieri, fregandomene delle etichette sociali, solo per vedere fin dove saremmo arrivati insieme.
(scusate, ma il dono della sintesi, non è il mio forte)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che descrive emerge un legame emotivamente molto intenso, ma con una sorta di asimmetria. Quando c’è questa asimmetria, è frequente che la relazione diventi ambivalente e faticosa, anche se autentica nei vissuti.
È comprensibile sentirsi spaesati: oltre alla componente affettiva, sta elaborando anche la perdita di una figura di riferimento importante. Può essere utile, in questa fase, riportare l’attenzione su di lei e su ciò che cerca in una relazione reciproca e pienamente disponibile.
Salve, ho 30 anni e mi sono trasferita pochi mesi fa in una nuova città raggiungendo il mio compagno che è venuto qui per lavoro. Premetto che sono venuta qui anche per iniziare un percorso di 2 mesi come stage in un posto per fare esperienza nel mio campo e vedere se può veramente piacermi questo lavoro. Lo stage non è andato a buon fine perchè alla fine dei due mesi, ho deciso di non proseguire a causa di dissapori con i titolari. Questi mi hanno umiliata dicendomi che non mi sono integrata bene nel gruppo e altre cose che mi hanno fatta stare parecchio male per giorni. Recarmi in quel luogo era per me tossico, mi faceva stare male emotivamente e fisicamente. Ho pertanto deciso di non proseguire per questo. Adesso sono quindi in cerca di lavoro da diverse settimane, sono veramente disperata perchè ho bisogno di uno stipendio per poter rimanere qui. Non voglio assolutamente tornare al mio paese perchè ciò vorrebbe dire tornare dai miei e fallire. Non lo accetto, perchè ho fatto tanti sacrifici per essere qui, per andare via di casa, per crescere, per crearmi una vita da adulta, non posso buttare tutto all'aria. Ma il solo pensiero di iniziare un nuovo lavoro mi mette molta agitazione. Perchè penso di non essere capace, ho paura di non trovarmi bene, ho paura di ritrovare persone tossiche anche lì e ho paura di fallire. Vorrei tanto poter trovare un ambiente sereno e iniziare finalmente la mia carriera. Avere un lavoro stabile, avere uno stipendio tutti i mesi. Poter pensare un po' di più a fare programmi, cosa che ora non posso fare per motivi economici. Se non dovessi trovare niente come faccio a restare qui? Quanto tempo posso darmi come limite? Sono spaventata. (Sto seguendo anche un percorso dalla psicologa che sto diminuendo sempre più perchè non posso permettermi di fare le sedute ogni settimana) Mi sento motivata a darmi da fare per rimanere qui, ma allo stesso tempo non so da dove cominciare. Mi spaventano i nuovi inizi e fin'ora non ho ottenuto neanche un singolo colloquio. Mi sento davvero indietro su tutto. Vorrei essere più serena. Le mie amiche si sposano e io sto in questa situazione. Sento davvero di aver sbagliato tutto a volte. Cosa mi consigliate? Considerando la mia ansia anticipatoria/scarsa autostima/pessimismo e altre cose.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che descrive emerge una forte percezione di fallimento, che però è importante distinguere da un dato di realtà: la scelta di interrompere uno stage in un contesto percepito come svalutante e poco sano non è necessariamente un “fallire”, ma anche un modo di tutelarsi.
Le paure che riporta (non essere capace, ritrovare ambienti negativi, non riuscire a costruire stabilità) sembrano alimentare un’ansia anticipatoria che può bloccare e far sentire “indietro”, soprattutto in una fase di cambiamento importante come quella che sta vivendo.
In questo momento può essere utile non confrontarsi troppo con i tempi o i percorsi degli altri, ma riportare l’attenzione sul proprio processo, che ha tempi e passaggi personali.
Dal momento che è già in un percorso psicologico, potrebbe essere particolarmente utile portare questi vissuti di fallimento, paura e insicurezza all’interno del colloquio: sono temi centrali su cui lavorare e che possono aiutarla a comprendere meglio le sue reazioni e a rafforzare il senso di efficacia personale.
Salve vorrei avere un vostro consiglio.
Ho in mente di iniziare un percorso terapeutico , fare seduti in un pisocolog*. Ho scoperto avere tanti disturbi come la DOC.
Soltanto che ho tanta paura e timore nel parlare dei miei problemi e paure.
Non vorrei andare fisicamente ma tipo online però ho il timore della videochiamata, io avevo pensato tipo all'inizio o se sia possibile un colloquio Soltanto scrivendo e poi se riesco anche con videochiamata.
Diciamo che una volta siamo andati da una psicologa per trattare una questione ed eravamo in famiglia, questa vostra collega tratto male mia madre , alzo la voce e disse che lei era esagerata e ci consigliò di dare delle medicine tranquillanti.
Appena mamma fu sgridata uscì dallo stupido e la trovammo che piangeva.
Per questo ho timore.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È comprensibile che, dopo un’esperienza negativa, possa esserci timore e diffidenza nel rivolgersi nuovamente a un professionista. Allo stesso tempo, è importante ricordare che ogni terapeuta è diverso.
Anche la difficoltà a parlare dei propri vissuti è molto comune all’inizio di un percorso: non è necessario “dire tutto subito”, ma si può procedere gradualmente, secondo i propri tempi.
Rispetto alle modalità, oggi molti professionisti offrono anche colloqui online
Potrebbe essere utile condividere fin da subito con il/la terapeuta queste paure: un professionista saprà accoglierle e aiutarla a costruire uno spazio in cui sentirsi più al sicuro.
Salve dottori a volte porgo domande su curiosità e dubbi in forum del genere cerco appunto dei forum di professionisti mi chiedevo quando basti scrivere su forum del genere oppure quando c’è bisogno di un incontro reale ? Spesso dove aver ricevuto risposte alle mie domande comunque mi risolvono il dubbio , ma quando è attendibile ? Grazie per una vostra risposta
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
i forum possono essere utili per ricevere informazioni generali, confrontarsi e sentirsi meno soli rispetto a un dubbio o a una difficoltà. Tuttavia, le risposte ricevute online non sempre sono sufficienti o pienamente attendibili, perché chi risponde non conosce interamente la storia personale, il contesto e le caratteristiche specifiche della situazione.
In genere, un confronto diretto con un professionsita può essere utile quando un dubbio diventa ricorrente, quando provoca sofferenza, confusione o interferisce con il benessere quotidiano, oppure quando si sente il bisogno di uno spazio più approfondito e personalizzato.
Anche un singolo colloquio conoscitivo può aiutare a comprendere meglio la situazione e a orientarsi con maggiore chiarezza.
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