Domande del paziente (41)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che sta vivendo è molto doloroso, ma ha una logica psicologica precisa: non è che “all’improvviso è diventata una cattiva madre”, ma sembra piuttosto che, dopo un lungo periodo di forte...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
la sua domanda è tutt’altro che anomala, anzi è molto interessante perché mostra una buona capacità di osservare sé stesso e di distinguere sfumature che spesso vengono confuse sotto l’etichetta...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
quello che descrive non è solo un dubbio, ma una frustrazione che si è costruita nel tempo, legata a bisogni importanti per lei: progettualità, famiglia, tempi chiari.
La domanda che fa (“è giusto...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
mi dispiace per come sta: da quello che descrive (pianto frequente, senso di vuoto, perdita di interesse e paura di “perdere la ragione”) sta attraversando un momento di forte sofferenza, e...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che sta esprimendo è molto intenso e profondamente comprensibile. Non sta solo parlando della fine di una terapia, ma della perdita di una relazione che per lei è stata significativa,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
quello che descrive è complesso ma molto comprensibile se lo si guarda tenendo insieme due piani distinti: la difficoltà reale nella relazione e il modo in cui la sua mente sta reagendo a questa...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive, di per sé, non appare come qualcosa di “sbagliato” o necessariamente problematico. A 22 anni esistono molte modalità diverse di vivere la propria affettività e il proprio...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve Camilla,
da quello che racconta sembra che lei si trovi dentro una relazione che, in questo momento, le restituisce più insicurezza che stabilità. Il fatto che il suo ragazzo le dica di essersi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
la situazione che descrive è molto delicata e merita di essere presa in seria considerazione. I comportamenti di suo figlio – lo spiare, il registrare immagini senza consenso, il contatto fisico...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
da ciò che descrive emerge con chiarezza una sofferenza legata alla presenza di pensieri intrusivi e di comportamenti ripetitivi che sente come necessari, pur riconoscendoli come faticosi e limitanti....
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la sua esposizione è molto chiara e restituisce bene la complessità del quadro che sta vivendo. Si coglie, da un lato, una lunga familiarità con il disturbo ossessivo e con stati d’ansia intensi;...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
il suo racconto restituisce con grande chiarezza non solo ciò che ha vissuto in questi anni, ma anche la profondità dello sforzo – emotivo, cognitivo e identitario – che ha sostenuto. Non si...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve Marta,
la ringrazio per aver scritto e per aver trovato il modo di esprimere ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa, fatta di vuoto, solitudine, rabbia e fatica...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la sua testimonianza restituisce con molta forza quanto questa separazione sia stata improvvisa, dolorosa e, soprattutto, priva di uno spazio di comprensione e di chiusura condivisa. Dopo nove...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
Quello che descrive è una relazione lunga, significativa e con una forte componente di reciprocità emotiva, che nel tempo però ha subito una frattura silenziosa, non dichiarata apertamente...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge una bimba molto vivace, sensibile e reattiva agli stimoli, che sta attraversando una fase di sviluppo in cui il riconoscimento delle figure familiari e la gestione...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
la ringrazio per aver condiviso con tanta precisione e sincerità un’esperienza che, come lei stessa riconosce, può risultare delicata e difficile da esprimere. Il modo in cui descrive ciò che prova...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la situazione che descrive appare carica di coinvolgimento emotivo e, allo stesso tempo, di una certa fatica che si è accumulata nel tempo. Da ciò che racconta, sembra che lei abbia cercato...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che descrive è molto intenso e comprensibilmente spaventoso, ma ha delle caratteristiche che è importante riconoscere: non è qualcosa di “senza spiegazione” né qualcosa che la condannerà...
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Vado da uno psicoterapeuta (anche psichiatra) da quando ho 19 anni, ora ne ho 33. All'inizio non uscivo di casa e mi coricavo alle 4 per poi alzarmi tardi, avevo molti pensieri e impiegavo tanto tempo per vestirmi perché pensavo.
Ora continuo a non vedermi sciolto, certo non è come prima, ma le difficoltà nelle relazioni sono evidenti, la rigidità si vede anche quando mi muovo: cerco sempre di non far spostare i vestiti specialmente quando mi abbasso per esempio per prendere qualcosa.
Anche il rimuginio si è ridotto, ma continua a non farmi stare sereno.
All'ultimo appuntamento ho chiesto esplicitamente un piano operativo, degli esercizi pratici tra una seduta e l'altra.
Il terapeuta dice che per la rigidità non c'è un esercizio ma una volontà di lasciar andare determinati pensieri.
Poi ha fatto questo discorso: da un lato devo rispettare chi sono (di essere in un certo modo). La rigidità non la devo cambiare ma modellare perché non è sbagliata, mi aiuta a raggiungere degli obiettivi che le persone che non sono così rigide non riescono ad ottenere.
Poi ha detto che molte volte ho perso occasioni per la mia rigidità e ha fatto un esempio: se esco con gli amici e vanno a ballare in discoteca e fanno le 3 di notte, ovviamente ho replicato che poi mi rovinerei il giorno dopo e dunque uscirei e me ne tornerei prima. Secondo lui potrei anche tornare all'una a casa, come se non riuscisse a rendersi conto che se mi corico tardi, anche solo una volta, il giorno dopo non riesco a fare niente, nemmeno andare in palestra.
Non ho mai capito perché omologarmi possa farmi risolvere i miei problemi che mi hanno portato dallo psicoterapeuta.
Ho come la sensazione che continuare con l'attuale terapeuta non potrà mai portarmi ad un cambiamento perché mi viene chiesto ciò che è impossibile.
Non capisco cosa devo fare per cambiare quella che definisco rigidità.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
quello che porta è molto chiaro e anche molto importante: dopo tanti anni di percorso, si trova in un punto in cui non mette in discussione solo i sintomi, ma l’efficacia e la direzione della terapia stessa. Questo è un passaggio delicato, ma anche potenzialmente molto utile.
Parto da un punto diretto: la sensazione che le venga chiesto qualcosa di “impossibile” merita di essere presa sul serio. Quando in terapia si crea questa distanza tra ciò che il paziente sente come fattibile e ciò che percepisce come richiesto, il rischio è di rimanere bloccati.
Allo stesso tempo, però, può esserci anche un possibile fraintendimento su cosa il terapeuta intenda per “lasciar andare” o “modellare” la rigidità.
Da come descrive la situazione, la sua rigidità sembra avere una funzione protettiva molto forte:
le permette di mantenere controllo e prevedibilità
evita il rischio di “scompensi” (es. dormire male → giornata compromessa)
riduce l’incertezza
Il problema è che, parallelamente, limita spontaneità, relazioni e libertà personale.
Quando il terapeuta dice che non va eliminata ma “modellata”, probabilmente si riferisce proprio a questo: non si tratta di diventare una persona completamente diversa o “omologarsi”, ma di rendere quella rigidità più flessibile, dove possibile.
Il punto critico, però, è che lei sta chiedendo qualcosa di molto concreto (“cosa devo fare, operativamente?”), mentre la risposta che riceve è percepita come astratta. E qui c’è un nodo reale: alcune difficoltà come il rimuginio e la rigidità possono essere affrontate anche con strumenti pratici, non solo con un lavoro riflessivo.
Ad esempio (solo per darle un’idea del tipo di lavoro possibile):
esercizi graduali di flessibilità comportamentale (piccole variazioni controllate della routine)
esposizione a situazioni “non perfette” senza correggerle
lavoro specifico sul rimuginio (interromperlo, rimandarlo, osservarlo senza entrarci)
esercizi corporei per sciogliere la tensione e la iper-consapevolezza dei movimenti
Se questo tipo di lavoro non è presente, è comprensibile che lei senta di non avere strumenti sufficienti.
Sul tema della discoteca che riporta: il punto non è tanto “fare le 3 di notte”, ma quanto è tollerabile per lei uscire, fare un’eccezione, e gestire le conseguenze senza che questo diventi catastrofico. La rigidità spesso si mantiene proprio perché ogni deviazione viene vissuta come troppo costosa o ingestibile.
Detto questo, c’è un aspetto centrale:
dopo così tanti anni di terapia, è assolutamente legittimo chiedersi se questo percorso, così com’è, sia ancora utile per il cambiamento che desidera.
Prima di pensare a un’interruzione, potrebbe essere molto utile fare un passaggio chiaro in seduta, ad esempio esplicitando:
che ha bisogno di strumenti più concreti
che si sente bloccato
che teme di non poter cambiare con questo approccio
La risposta del terapeuta a questa richiesta le darà già molte informazioni.
In alcuni casi, integrare o affiancare un approccio più pratico (ad esempio maggiormente orientato al lavoro su comportamenti e pensieri) può fare la differenza, soprattutto quando il problema principale diventa la rigidità e il rimuginio persistente.
Non è detto che debba “forzarsi a essere diverso”, ma nemmeno che debba rimanere esattamente così: esiste uno spazio intermedio, fatto di piccoli spostamenti graduali, che però vanno resi concreti.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza on line direttamente dal mio profilo, così da approfondire meglio la situazione e capire come strutturare un lavoro più operativo e mirato.
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