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Esperienze

Mi chiamo Diana Muñoz, sono psicologa clinica di origine colombiana e specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale. Il mio percorso personale come migrante e la mia formazione professionale mi permettono di comprendere profondamente le sfide legate all'identità, al cambiamento e all'adattamento in contesti nuovi.

Vedo il percorso terapeutico come un investimento nel proprio benessere e nella qualità delle proprie relazioni. La mia pratica si concentra sull'analisi dei modelli relazionali che generano sofferenza, per sostituirli con dinamiche più funzionali e consapevoli

Supporto giovani adulti e adulti che stanno attraversando fasi di transizione o che si sentono smarriti tra "due mondi". Il mio obiettivo è aiutarti a navigare le complessità emotive del presente, onorando le tue radici e costruendo un futuro solido in Italia.

Di cosa mi occupo:

  • Supporto alla migrazione e transizione: gestione del senso di solitudine, shock culturale e ricostruzione dell'identità.

  • Crisi esistenziali e fasi di cambiamento: lutti migratori, trasferimenti o cambiamenti lavorativi.

  • Benessere emotivo: ansia, attacchi di panico e gestione dello stress quotidiano.

  • Difficoltà relazionali e dinamiche familiari: conflitti, separazioni e sfide comunicative.

  • Crescita personale: autostima, insicurezza e gestione delle emozioni.

Offro colloqui in italiano e spagnolo, garantendo una sensibilità culturale che va oltre la lingua: una comprensione profonda dei vissuti emotivi legati alla distanza e alla rinascita.

Se senti che è il momento di prenderti cura di te, prenota una prima consulenza in studio o online. Sarò lieta di accompagnarti.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicologia clinica-dinamica
Psicoterapia sistemico relazionale

Aree di competenza principali:

  • Psicologo clinico

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Diana Sofía Muñoz Salas

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Diana Sofía Muñoz Salas
Studio di psicologia

Viale Abruzzi, 15, Viale Abruzzi, Milano 20131

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  • M

    Ho deciso di intraprendere un percorso di supporto psicologico per conoscermi meglio e per sentirmi accompagnato e sostenuto durante i momenti difficili della mia vita. Diana Sofía è molto empatica e comprensiva. Nel corso del tempo, abbiamo lavorato su diverse tematiche, lasciando sempre spazio alle mie problematiche attuali, ai miei pensieri e alle mie emozioni. Questo supporto mi ha permesso di raggiungere importanti obiettivi riguardo a temi come la casa, l'accettazione di me stesso, l'elaborazione della rabbia e del lutto e il mio rapporto con la famiglia, o di approfondire questi argomenti secondo i miei tempi. Le sono molto grato e consiglio vivamente questo percorso!

     • Studio di consulenza online sostegno psicologico  • 

    Dott.ssa Diana Sofía Muñoz Salas

    Grazie per condividire l'sperienza nel suo percorso di supporto psicologico.


  • L

    La dottoressa Diana è una professionista molto disponibile, che offre uno spazio sicuro in cui è possibile riflettere liberamente e sentirsi ascoltati. Nel suo approccio, dà grande importanza alla validazione delle emozioni e della storia personale di ciascuno, favorendo una maggiore consapevolezza di sé e del proprio vissuto.

     • Studio di consulenza online primo colloquio individuale  • 

    Dott.ssa Diana Sofía Muñoz Salas

    Laura, grazie per condividere le tue sensazioni di questo processo psicoterapeutico.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 3 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve, sto lavorando e vivendo all'estero. Mi sono trasferito per amore. Trovare un lavoro e' stato difficile nonostante i titoli accademici e il paarlare inglese perche era necessario sapere la lingua locale. Ora dopo quasi un'anno e nonostante i successi ottenuti in questo anno lavorativo mi sento molto male. Mi sento che sto logorando a lavoro. Non mi piace cio che faccio, e dubito che mi paiccia anche cio che ho studiato. Questo perche il mio lavoro e' diverso alla fine dai miei studi, ma anche quando mi avvicino ad essi non mi desta alcun interesse. Esparante vivo da un fine settimana all'altro e la mia motivazione e e' a terra. Come dicevo nel mio lavoro sono contenti eppure io mi sento il cosidetto ''impostore'' oppure ''ignorante''. Non posso cambiare lavoro perche butterei via qualcosa di preioso che ho ottenuto con fatica sacrifici e sofferenza. Non posso cambiare lavoro perche non mi sarebbe facile trovarne un'altro dove vivo. Non posso cambiare lavoro perche dubito che mi piacerebbe. L'unica risposta che mi do e' trovare un modo di sopportare e affrontare tutto cio. Non voglio tornare a casa e lamentarmi come sto facendo, ma sento che devo scaricare perche sono frustrato tutto il giorno. E dentro di me ho questa forte sensazione di impossibile&contrasto (non mi viene la parola, come si potrebbe definire?) tra l'essere grato per cio che ho e non volerlo.

Gentile, rispondo alla sua domanda come psicologa che è venuta in Italia da un altro paese. Lo faccio in un modo che include varie riflessioni. Prima di tutto, la sensazione di "contrasto impossibile" di cui parla si chiama dissonanza cognitiva, spesso accompagnata da un conflitto di lealtà. Questo succede quando si è in mezzo a dover fare quello che ci si sente di fare (e seguire quello che si sente davvero) per la persona per cui si è trasferiti.

Ecco alcune cose da considerare. Avere l'equivoco della gratitudine: essere grati per una possibilità non vuol dire annullarsi, cioè si può essere grati per un lavoro difficile, ma allo stesso tempo capire che non aiuta a crescere. Dovresti essere grato. La sindrome dell'impostore come segnale, cioè, potrebbe sentirsi un imbroglione perché sta facendo un lavoro che non è il suo. Se il nostro lavoro è molto diverso da quello che siamo, la nostra mente reagisce facendoci sentire estranei ai nostri stessi successi. Questo può farle male: la sua strategia adesso è aspettare senza fare niente. Ma se sei triste tutti i giorni, è un segnale di pericolo: non puoi fare un progetto per la vita se sei triste. Alla fine, lei non sa se cambiare o se rischiare di fallire. Ha paura di perdere tutto quello che ha sacrificato. Prova a vedere le cose in modo diverso: quei sacrifici le hanno permesso di arrivare dove è ora e di capire cosa non vuole. Non è un fallimento, è un cambiamento dei suoi sogni.

Le consiglio di parlare con un esperto per capire come questo lavoro sta influenzando la sua relazione. A volte, smettere di sopportare è l'unico modo per iniziare a costruire qualcosa di vero.

Dott.ssa Diana Sofía Muñoz Salas

Save sono una ragazza di 23 anni che lavorava in un supermercato ho iniziato a soffrire di vertigini da stress ansia forte e attacchi di panico fino a non uscire piu di casa ma passare le giornate a casa piangendo.. ho iniziato a prendere zoloft adesso da cinquantaquattro giorni ho aumentato a zoloft + levopraid + xanax pomeriggio e mirtazapina la sera e sembra che piano piano stavo recuperando adesso da due giorni sto risentendo un po d ansia e vuoti di testa improvvisi ebato avemdo un po paura è una cosa normale che ci vigliono piu giorni o sto tornando indietro?

Cara, innanzitutto, è importante che tu riconosca e validi ciò che stai provando: quello che descrivi come "tornare indietro" è, in realtà, una fase comune nel percorso di cura. Sono Diana Muñoz psicologa clinica ad indirizzo sistemico, ed ecco alcuni punti chiave per orientarti in questo momento:

La temporalità del farmaco: i trattamenti farmacologici (come lo Zoloft) richiedono tempo per stabilizzare i neurotrasmettitori e spesso il percorso non è lineare, ma una curva con piccole oscillazioni. Due giorni di malessere non significano aver perso i progressi fatti in due mesi.

Segnali precoci e prevenzione: l'ansia e le vertigini sono "messaggi" del corpo. Imparare a riconoscere i primi segnali di stress è fondamentale per intervenire prima che si trasformino in una crisi acuta o in un blocco totale, come l'agorafobia.

L’integrazione con la psicoterapia: sebbene il farmaco agisca sul sintomo biochimico, la psicoterapia (specialmente quella sistemica) lavora sul significato di quel sintomo. L'ansia non compare nel vuoto, ma in un contesto di vita, in una fase del ciclo vitale (a 23 anni sei nel pieno della transizione verso l'età adulta) e all'interno delle relazioni.

Perché iniziare ora? La terapia ti permette di capire a cosa serve l'ansia in questo momento della tua vita e quali dinamiche relazionali o lavorative la alimentano. Infatti mentre il farmaco "abbassa il volume" del dolore, la terapia ti insegna a cambiare stazione radio, così il sintomo non dovrà più urlare per essere ascoltato.

Non stai tornando indietro, ma stai imparando a muoverti in un terreno nuovo. Ti consiglio di affiancare al supporto psichiatrico uno spazio terapeutico in cui poter esplorare queste paure.

Dott.ssa Diana Sofía Muñoz Salas
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