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  • Psichiatria
  • Psicoterapia

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Andrea Cellie
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1 recensione

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  • L

    il dottore é stato molto professionale, mi sono sentita accolta e ascoltata, ed è riuscito a placare la mia ansia. Ho avuto un’ottima impressione.

     • Studio prima visita psichiatrica  • 

    Dr. Andrea Cellie

    Grazie per le sue parole, gratificanti.
    Ho cercato di fare solo il mio lavoro.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 11 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve, sono un uomo di 51 anni e premetto che sono sempre stato ipocondriaco ma dal mese di Aprile in poi questo tipo di disturbo si è accentuato molto. Fino al mese di ottobre infatti ho avuto alcuni attacchi di panico, avevo paura strozzarmi deglutendo il cibo, sudavo e avevo tachicardia quando stavo a tavola e non mangiavo quasi nulla per paura ché mi sarei soffocato. Anche in questo periodo mi capita , nel frattempo sono andato da una psicologa, ma la cosa che mi preoccupa è che da quando ho avuto il problema, faccio pensieri negativi riguardo la mia salute perchè ho perso qualche chilo per me di troppo, sono alto intorno al 1.96 e attualmente peso intorno agli 80 chili.. In questo periodo sto mangiando poco ho paura di mangiare di soffocare, ma sopratutto temo di perdere energie, andare sottopeso e che non riesca a recuperare il peso perso perchè ho qualche patologia. Attendo un vostro gradito consiglio e se devo preoccuparmi.. Grazie

Il quadro che descrive è compatibile con una fobia dello strozzamento/disfagia funzionale (phagophobia) associata a disturbo di panico e ansia di malattia (IAD/ipocondria): una combinazione trattabile ma che richiede una valutazione specialistica e un percorso strutturato.
La paura di strozzarsi mangiando, con conseguente evitamento del cibo, tachicardia e sudorazione, è un pattern ben riconoscibile: il panico genera ipervigilanza alle sensazioni corporee (deglutizione, gola), che vengono catastrofizzate, portando a comportamenti di evitamento (mangiare poco/nulla) che a loro volta mantengono e amplificano la fobia.
• L'ipocondria di lunga data è un fattore predisponente: chi ha IAD tende a fraintendere sensazioni corporee normali come segnali di pericolo grave.
• È importante escludere cause organiche della disfagia (reflusso, stenosi esofagea, disturbi motori esofagei) prima di attribuire tutto alla componente ansiosa — una valutazione gastroenterologica/otorinolaringoiatrica è raccomandata.

Dr. Andrea Cellie

Ho una sorella problematica, con un passato di violenze subite e di tossicodipendenza. Ho scoperto che non ha più niente della liquidazione lavorativa, quasi 100,000 euro, a suo dire prestati ad un ragazzo che la corteggiava e che, ripulitole il conto corrente, si è defilato. Ma mi sono resa conto, recentemente, che non dice mai la verità, ad es. sono anni che mi racconta che va da uno psicoterapeuta con appuntamenti settimanali, per cui, sapendola seguita, mi sentivo abbastanza tranquilla. Dopo aver saputo che le restava la sola pensione mensile e che non riesce ad arrivare a fine mese, mi sono messa in contatto con lo psicologo che mi ha detto che effettivamente l'ha seguita, ma sette anni fa, nel periodo della disintossicazione, perché poi lui ha cambiato zona di lavoro. Che la vede una volta all'anno per confermarle la patente di guida e, qualche volta, la sente, ma solo per saluti. Non sapeva nulla del denaro volatilizzato, mentre lei mi diceva di avergliene parlato, ma solo dopo che la tragedia si era già compiuta. E questo è solo un esempio delle frottole che propina a me e a mia madre 92enne. Voglio aiutare mia sorella, sono consapevole che ha bisogno dell'aiuto di un esperto, ma non so come comportarmi, cosa fare, cosa dirle, e, soprattutto, come indurla ad intraprendere una cura. Grazie per l'attenzione

La cosa più utile adesso è proteggere voi (sicurezza e soldi) e provare a riagganciare vostra sorella alle cure con un approccio “a bassa soglia” (facile accesso), senza inseguire le bugie.
1) Proteggetevi da altre perdite economiche (da subito)
• Non prestatele soldi e non firmate nulla per lei (prestiti, garanzie, deleghe, conti cointestati).
• Se serve aiutarla, fatelo in modo “diretto”: pagare voi una bolletta/affitto/spesa, senza darle contanti.
• Tenete traccia (date, importi, messaggi) di ciò che è successo: può essere utile se decidete di fare una denuncia o chiedere tutela legale.
• Valutate un colloquio con un avvocato per capire se ci sono strumenti di tutela (es. amministrazione di sostegno) se lei non riesce a gestire i soldi o è manipolata.
2) Come parlarle (senza scontro)
Le bugie spesso sono parte della dipendenza e/o di un trauma: inseguirle una per una raramente funziona.
• Usate frasi brevi e concrete:
• “Ti vogliamo bene, ma non ti daremo più soldi.”
• “Se vuoi aiuto, ti accompagniamo al SerD (servizio per le dipendenze) o dal medico.”
• “Non discutiamo più su cosa è vero o no: discutiamo su cosa fai da oggi.”
• Offrite due opzioni semplici e una scelta:
• “Domani ti accompagno al SerD oppure prenotiamo dal medico di base oppure dallo specialista: quale preferisci?”
• Mantenete limiti chiari e uguali tra familiari (tutti la stessa linea), perché l’incoerenza peggiora la situazione.
3) Riagganciarla alle cure anche se “non ci va”
Per persone con dipendenza e traumi, spesso aiutano percorsi con contatti ripetuti, outreach (aggancio attivo) e sostegno pratico, non solo “vai dallo psicoterapeuta e basta”. In modelli di cura integrata con contatti regolari e tecniche tipo colloquio motivazionale, l’aggancio può migliorare (esempi di programmi con outreach/case manager e motivazione) . Anche i servizi di peer support/recovery coach (persone formate con esperienza di dipendenza) possono aumentare l’aggancio alle cure.
Azioni pratiche:
• Contattate uno psichiatra del territorio e chiedete:
• “Come possiamo fare un primo contatto se lei è ambivalente?”
• “Avete colloqui familiari o un educatore/assistente sociale?”
4) Se c’è sfruttamento o manipolazione da parte di altri
Il fatto del “ragazzo” e dei soldi può essere sfruttamento economico.
• Parlatene con: SerD + assistente sociale (spesso possono orientare su protezioni e denunce).
• Se ci sono reati (truffa, estorsione, violenza): valutate denuncia con consulenza legale.
5) Quando rivolgersi subito a un professionista
Muovetevi rapidamente (medico/SerD/psichiatra o emergenza) se notate:
• confusione, allucinazioni, paranoia grave
• minacce di suicidio, autolesioni
• overdose, svenimenti, agitazione incontrollabile
• incapacità di provvedere a sé (mangiare, dormire, igiene, casa).

Dr. Andrea Cellie
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