Domande del paziente (11)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
l quadro descritto è compatibile con disturbo di panico con agorafobia (DSM-5), con componente di depersonalizzazione/derealizzazione e probabile ansia anticipatoria generalizzata, insorto su uno sfondo... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
I sintomi descritti (rigidità notturna, cervicalgia al risveglio, dolore agli arti, astenia profonda, anedonia) sono compatibili con una sindrome da sospensione da amisulpride (Deniban), con possibile... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Nei casi di DOC con risposta insufficiente a SRI/clomipramina e antipsicotico, la strategia prioritaria è (1) rivalutare diagnosi/comorbidità e adeguatezza delle prove terapeutiche, (2) implementare CBT... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Serve ricontattare rapidamente lo psichiatra (o un secondo parere) per una rivalutazione strutturata e un cambio di strategia: a 6 settimane senza miglioramento clinicamente significativo è appropriato... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Non esiste un antidepressivo “a rischio zero” di ipotensione ortostatica, ma in presenza di β‑bloccante la scelta più prudente è in genere un SSRI con debole inibizione CYP2D6 (es. sertralina o escitalopram)... Altro
Salve , sto assumendo paroxetina da 1 settimana , inizialmente metà dose per 5 g poi dose intera , ho diversi effetti collaterali, tra cui aumento dell’ansia a momenti , sonnolenza , diarrea , stanchezza , apatia .. ma questi effetti andranno a scomparire nelle prossime settimane ?
Sto assumendo anche Alprazolam per compensare un po gli effetti dell’ansia. Mi date un parere? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Sì: ansia “a ondate”, sonnolenza, diarrea e stanchezza sono effetti collaterali tipici nelle prime 1–2 settimane di paroxetina e spesso si attenuano nelle settimane successive, mentre l’effetto ansiolitico “di fondo” dell’SSRI in genere emerge dopo alcune settimane.
Comunque il confronto con lo specialista per questi dubbi resta fondamentale, anche per placare quell'ansia che altrimenti va a contribuire a peggiorare il quadro generale iniziale.
Buonasera, ho avuto un piccolo crollo e mi è stato prescritto il Trilafon. Temo però che non sia sufficiente e dovrò ricorrere ad un antidepressivo. In passato ho assunto il Daparox che mi ha aiutato tantissimo ma mi ha fatto prendere almeno 10 kg e non vorrei trovarmi nells stessa situazione. Potete dirmi se l'Efexor è paragonabile al Daparox? Se che non fa ingrassare ma dall'altra parte ho paura ad assumerlo perché è un farmaco che non conosco ed in passato ho avuto un effetto collaterale per un altro farmaco. Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Perfenazina (Trilafon) “da sola” non è una strategia con evidenza forte per migliorare la depressione;
Se l’episodio era “depressione psicotica”, le prove migliori indicano che la combinazione antidepressivo + antipsicotico è quella con maggior probabilità di risposta (es. SSRI + SGA; in particolare fluoxetina+olanzapina tra i regimi studiati).
Efexor (venlafaxina) può dare aumento di peso, ma in media non è tra gli antidepressivi più “famosi” per far ingrassare come la paroxetina; resta comunque possibile una variazione individuale (anche importante) e va monitorato peso/BMI dall’inizio.
Buonasera mi è stata sostituita olanzapina con paliperidone per disturbo ossessivo...
Ho paura degli effetti collaterali mi può dare informazioni a riguardo? grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Paliperidone tende ad avere meno rischio metabolico/di aumento di peso rispetto a olanzapina, ma più rischio di aumentare la prolattina e più rischio di sintomi extrapiramidali (rigidità/tremore/irrequietezza); inoltre, nell’OCD l’evidenza di efficacia di paliperidone è limitata e in alcuni studi la tollerabilità è risultata peggiore del placebo.
Buongiorno, dopo un periodo di forrte stress psico/fisico ho vissuto per qualche giorno in un forte stato d'ansia lo psichiatra mi ha prescritto paroxetina prima 10mg al giorno poi 20mg, ora sono circa 3 settimane che assumo la dose piena e devo dire avverto dei miglioramenti, ma purtroppo a casua del mio lavoro non posso assumere psicofarmaci (sono soggetto a visite mediche molto restrittive soprattutto sull uso di psicofarmaci anche se non sono benziodiazepine) per cui vorrei interromepere la terapia inziando a scalarae a partire dal mese di luglio così da aver fatto almeno 2 mesi pieni di terapia, sto facendo psicoterapia e ne trovo grosso giovamento. Potrebbe avermi aiutato ugualemnte l utilizzo di questo farmaco nonostante io ne abbia fatto uso solo per 2/3 mesi?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Sì, è possibile.
La paroxetina (un antidepressivo della classe degli SSRI) può produrre benefici anche se assunta per soli 3 mesi, soprattutto se:
-i sintomi iniziali erano di intensità lieve o moderata;
-la risposta al farmaco è stata rapida e buona;
-nel frattempo sono migliorati fattori che contribuivano al disturbo (stress, problemi situazionali, sonno, supporto psicologico, ecc.).
In genere, però, per condizioni come Disturbo depressivo maggiore o Disturbo d’ansia generalizzato, le linee guida raccomandano spesso di continuare il trattamento per diversi mesi dopo il miglioramento dei sintomi, perché interrompere troppo presto può aumentare il rischio di ricaduta.
Se la sua domanda è se i benefici possano continuare anche dopo aver smesso il farmaco dopo 3 mesi, la risposta è ancora sì: alcune persone mantengono il miglioramento nel tempo, mentre altre vedono un ritorno graduale dei sintomi. Dipende molto dalla diagnosi, dalla gravità iniziale, dalla presenza di episodi precedenti e da altri fattori personali.
Sicuramente l'inizio di una psicoterapia può incidere in maniera determinante nella regressione sintomatologica.
Salve, sono un uomo di 51 anni e premetto che sono sempre stato ipocondriaco ma dal mese di Aprile in poi questo tipo di disturbo si è accentuato molto. Fino al mese di ottobre infatti ho avuto alcuni attacchi di panico, avevo paura strozzarmi deglutendo il cibo, sudavo e avevo tachicardia quando stavo a tavola e non mangiavo quasi nulla per paura ché mi sarei soffocato. Anche in questo periodo mi capita , nel frattempo sono andato da una psicologa, ma la cosa che mi preoccupa è che da quando ho avuto il problema, faccio pensieri negativi riguardo la mia salute perchè ho perso qualche chilo per me di troppo, sono alto intorno al 1.96 e attualmente peso intorno agli 80 chili.. In questo periodo sto mangiando poco ho paura di mangiare di soffocare, ma sopratutto temo di perdere energie, andare sottopeso e che non riesca a recuperare il peso perso perchè ho qualche patologia. Attendo un vostro gradito consiglio e se devo preoccuparmi.. Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il quadro che descrive è compatibile con una fobia dello strozzamento/disfagia funzionale (phagophobia) associata a disturbo di panico e ansia di malattia (IAD/ipocondria): una combinazione trattabile ma che richiede una valutazione specialistica e un percorso strutturato.
La paura di strozzarsi mangiando, con conseguente evitamento del cibo, tachicardia e sudorazione, è un pattern ben riconoscibile: il panico genera ipervigilanza alle sensazioni corporee (deglutizione, gola), che vengono catastrofizzate, portando a comportamenti di evitamento (mangiare poco/nulla) che a loro volta mantengono e amplificano la fobia.
• L'ipocondria di lunga data è un fattore predisponente: chi ha IAD tende a fraintendere sensazioni corporee normali come segnali di pericolo grave.
• È importante escludere cause organiche della disfagia (reflusso, stenosi esofagea, disturbi motori esofagei) prima di attribuire tutto alla componente ansiosa — una valutazione gastroenterologica/otorinolaringoiatrica è raccomandata.
Ho una sorella problematica, con un passato di violenze subite e di tossicodipendenza. Ho scoperto che non ha più niente della liquidazione lavorativa, quasi 100,000 euro, a suo dire prestati ad un ragazzo che la corteggiava e che, ripulitole il conto corrente, si è defilato. Ma mi sono resa conto, recentemente, che non dice mai la verità, ad es. sono anni che mi racconta che va da uno psicoterapeuta con appuntamenti settimanali, per cui, sapendola seguita, mi sentivo abbastanza tranquilla. Dopo aver saputo che le restava la sola pensione mensile e che non riesce ad arrivare a fine mese, mi sono messa in contatto con lo psicologo che mi ha detto che effettivamente l'ha seguita, ma sette anni fa, nel periodo della disintossicazione, perché poi lui ha cambiato zona di lavoro. Che la vede una volta all'anno per confermarle la patente di guida e, qualche volta, la sente, ma solo per saluti. Non sapeva nulla del denaro volatilizzato, mentre lei mi diceva di avergliene parlato, ma solo dopo che la tragedia si era già compiuta. E questo è solo un esempio delle frottole che propina a me e a mia madre 92enne. Voglio aiutare mia sorella, sono consapevole che ha bisogno dell'aiuto di un esperto, ma non so come comportarmi, cosa fare, cosa dirle, e, soprattutto, come indurla ad intraprendere una cura. Grazie per l'attenzione
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La cosa più utile adesso è proteggere voi (sicurezza e soldi) e provare a riagganciare vostra sorella alle cure con un approccio “a bassa soglia” (facile accesso), senza inseguire le bugie.
1) Proteggetevi da altre perdite economiche (da subito)
• Non prestatele soldi e non firmate nulla per lei (prestiti, garanzie, deleghe, conti cointestati).
• Se serve aiutarla, fatelo in modo “diretto”: pagare voi una bolletta/affitto/spesa, senza darle contanti.
• Tenete traccia (date, importi, messaggi) di ciò che è successo: può essere utile se decidete di fare una denuncia o chiedere tutela legale.
• Valutate un colloquio con un avvocato per capire se ci sono strumenti di tutela (es. amministrazione di sostegno) se lei non riesce a gestire i soldi o è manipolata.
2) Come parlarle (senza scontro)
Le bugie spesso sono parte della dipendenza e/o di un trauma: inseguirle una per una raramente funziona.
• Usate frasi brevi e concrete:
• “Ti vogliamo bene, ma non ti daremo più soldi.”
• “Se vuoi aiuto, ti accompagniamo al SerD (servizio per le dipendenze) o dal medico.”
• “Non discutiamo più su cosa è vero o no: discutiamo su cosa fai da oggi.”
• Offrite due opzioni semplici e una scelta:
• “Domani ti accompagno al SerD oppure prenotiamo dal medico di base oppure dallo specialista: quale preferisci?”
• Mantenete limiti chiari e uguali tra familiari (tutti la stessa linea), perché l’incoerenza peggiora la situazione.
3) Riagganciarla alle cure anche se “non ci va”
Per persone con dipendenza e traumi, spesso aiutano percorsi con contatti ripetuti, outreach (aggancio attivo) e sostegno pratico, non solo “vai dallo psicoterapeuta e basta”. In modelli di cura integrata con contatti regolari e tecniche tipo colloquio motivazionale, l’aggancio può migliorare (esempi di programmi con outreach/case manager e motivazione) . Anche i servizi di peer support/recovery coach (persone formate con esperienza di dipendenza) possono aumentare l’aggancio alle cure.
Azioni pratiche:
• Contattate uno psichiatra del territorio e chiedete:
• “Come possiamo fare un primo contatto se lei è ambivalente?”
• “Avete colloqui familiari o un educatore/assistente sociale?”
4) Se c’è sfruttamento o manipolazione da parte di altri
Il fatto del “ragazzo” e dei soldi può essere sfruttamento economico.
• Parlatene con: SerD + assistente sociale (spesso possono orientare su protezioni e denunce).
• Se ci sono reati (truffa, estorsione, violenza): valutate denuncia con consulenza legale.
5) Quando rivolgersi subito a un professionista
Muovetevi rapidamente (medico/SerD/psichiatra o emergenza) se notate:
• confusione, allucinazioni, paranoia grave
• minacce di suicidio, autolesioni
• overdose, svenimenti, agitazione incontrollabile
• incapacità di provvedere a sé (mangiare, dormire, igiene, casa).
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