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Mal di schiena: perché continua a tornare e come risolvere davvero il problema
Il mal di schiena è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più diffusi al mondo e rappresenta una delle principali cause di limitazione nelle attività quotidiane. Secondo le principali evidenze scientifiche, circa otto persone su dieci sperimentano almeno un episodio di lombalgia nel corso della propria vita. Per molti il problema si risolve spontaneamente nel giro di qualche settimana; per altri, invece, il dolore tende a ripresentarsi periodicamente o addirittura a diventare cronico, influenzando il lavoro, il sonno, l'attività fisica e la qualità della vita.
Una delle convinzioni più diffuse è che il mal di schiena dipenda sempre da una "schiena rovinata", da un'ernia del disco o da una postura sbagliata. In realtà il nostro organismo è molto più complesso e il dolore è quasi sempre il risultato di diversi fattori che interagiscono tra loro.
Non sempre la causa è quella che immaginiamo
Molte persone arrivano alla visita fisioterapica convinte di conoscere già il motivo del proprio dolore. C'è chi attribuisce tutto all'ernia trovata anni prima con una risonanza magnetica, chi pensa che basti cambiare materasso o acquistare una sedia ergonomica, chi è convinto che il proprio lavoro d'ufficio abbia ormai "consumato" la colonna vertebrale.
La realtà è diversa.
Numerosi studi hanno dimostrato che molte persone senza alcun dolore presentano alla risonanza protrusioni, ernie o segni di degenerazione discale. Allo stesso modo, esistono pazienti con un forte mal di schiena che mostrano esami diagnostici praticamente normali.
Questo non significa che gli esami non siano utili, ma che devono sempre essere interpretati all'interno della storia clinica e della valutazione del paziente. Curare esclusivamente l'immagine radiologica senza considerare la persona porta spesso a percorsi poco efficaci.
Perché il dolore continua a tornare?
Quando il mal di schiena si ripresenta ciclicamente significa che probabilmente non è stato affrontato il problema che lo alimenta.
Tra i fattori più frequenti troviamo:
• riduzione della forza della muscolatura del tronco;
• scarsa mobilità di colonna, anche e bacino;
• gesti lavorativi ripetitivi;
• lunghi periodi trascorsi seduti;
• ripresa troppo rapida dell'attività sportiva dopo un episodio doloroso;
• paura del movimento, che porta a limitare progressivamente le normali attività;
• stress, stanchezza e qualità del sonno insufficiente.
Ognuno di questi elementi può contribuire ad aumentare il carico sulla colonna vertebrale e rendere più facile la comparsa di nuovi episodi.
Per questo motivo non esiste un esercizio valido per tutti né una terapia universale.
Il riposo è davvero la soluzione?
Per molti anni il consiglio più comune è stato quello di rimanere a letto fino alla scomparsa del dolore. Oggi sappiamo che, nella maggior parte dei casi, questo approccio non rappresenta la scelta migliore.
Naturalmente durante la fase acuta è opportuno evitare i movimenti che aumentano significativamente il dolore, ma interrompere completamente ogni attività per diversi giorni può determinare una perdita di forza muscolare, una maggiore rigidità articolare e tempi di recupero più lunghi.
Il movimento, se dosato correttamente e adattato alle condizioni della persona, rappresenta uno degli strumenti terapeutici più efficaci.
L'obiettivo non è ignorare il dolore, ma riprendere gradualmente le normali attività rispettando i tempi di guarigione dei tessuti.
02/09/2026