Viale Trento Trieste 26, Modena 41124
Tariffa agevolata per studenti.
Leggi di più06/04/2025
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Sono il Dott. Matteo Bianchimano, psicologo iscritto all'Albo dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna, n°10068, e psicoterapeuta psicodinamico specializzato presso la Scuola di Formazione di Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico (SFPID) con sede a Bologna.
Svolgo attività di consulenza e psicoterapia in studio e online.
Nel mio lavoro accompagno le persone in un percorso di comprensione più profonda di sé, delle proprie difficoltà e delle dinamiche emotive e relazionali che possono essere fonte di sofferenza. La psicoterapia psicodinamica offre uno spazio di ascolto e riflessione volto a comprendere i vissuti emotivi, i conflitti interni e le modalità relazionali che tendono a ripetersi nel tempo, favorendo un cambiamento più consapevole e duraturo.
Ambiti di intervento
Mi occupo in particolare di:
difficoltà relazionali e familiari
momenti di crisi personale, senso di blocco, confusione emotiva e difficoltà nelle scelte di vita
dipendenze
disturbi d’ansia
depressione e difficoltà dell’umore
elaborazione del lutto e di vissuti traumatici
ossessioni e fobie
Ricevo a Modena, in zona adiacente all’Ospedale Policlinico, e online, previo appuntamento.
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30 recensioni
Professionale ed empatico. Capace di mettere a proprio agio ed ascoltare le fatiche che sto vivendo senza giudicare ma proponendo spunti interessanti. Consigliato!
Dott. Matteo Bianchimano
La ringrazio molto per le sue parole. Sono contento che gli spunti condivisi le siano stati utili e la accompagnino nella comprensione delle fatiche che sta vivendo. Un caro saluto.
Approccio molto professionale e rispettoso della persona. Ascolta pazientemente e fa sentire a proprio agio il paziente.
Dott. Matteo Bianchimano
La ringrazio. A presto.
Mi sono trovata molto bene. Il dottore è stato accogliente, empatico e mi ha messo subito a mio agio, facendomi sentire ascoltata e compresa.
Dott. Matteo Bianchimano
Mi fa piacere che si sia trovata bene. La ringrazio per le parole. Un caro saluto.
Mi sono rivolta al Dr. Bianchimano in un momento di forte stress emotivo a causa di difficoltà nelle relazioni interpersonali e bassa autostima. Con competenza ed empatia mi ha aiutato a comprendere meglio me stessa e le mie dinamiche interne. Ho imparato ad ascoltare i miei bisogni e a volermi bene. Grazie.
Dott. Matteo Bianchimano
Grazie per le sue parole. Sono contento che senta di aver raggiunto questi risultati. Un caro saluto.
Il Dottor Bianchimano è in grado di mettere il paziente a proprio agio , mi sono sentita ascoltata e compresa. Grazie per la cordialità e la professionalità. Continuerò il mio percorso felicemente con Lei.
Dott. Matteo Bianchimano
Cara Francesca, mi fa piacere che si stia trovando bene. Un caro saluto. A presto.
Il mio incontro con il dottor Bianchimano è stato veramente utile e positivo. Da subito mi ha fatto sentire a mio agio e ho potuto parlare liberamente dei miei problemi e delle mie preoccupazioni.
È stato molto professionale, competente ed empatico. Ha dimostrato grande capacità nell'ascoltarmi e nel farmi sentire compreso. Le sue osservazioni sono state illuminanti e mi hanno aiutato a comprendere meglio me stesso e le mie dinamiche interiori.
Dott. Matteo Bianchimano
Caro Flavio, la ringrazio per le parole. La sua motivazione ha fatto la differenza nel lavoro svolto. Un caro saluto.
Un professionista attento e disponibile.
Ho trovato uno spazio sicuro in cui poter lavorare su me stessa senza giudizio o pressioni.
Dott. Matteo Bianchimano
Grazie. Mi fa piacere che si sia trovata bene. Un caro saluto.
capace e intuitivo oltre ad essere professionale. ho apprezzato il percorso fatto e le conquiste raggiunte, grazie dott.rr
Dott. Matteo Bianchimano
Gentile Gianpaolo, la ringrazio per il lavoro fatto assieme. Se dovesse aver bisogno, si ricordi che non è solo. Un caro saluto.
Professionale cordiale e disponibile, molto attento
Dott. Matteo Bianchimano
La ringrazio per le sue parole. Un saluto.
Ha chiarito e dato senso a tanti problemi della mia vita, grazie
Dott. Matteo Bianchimano
La ringrazio. Sono contento del lavoro fatto assieme. Un caro saluto.
ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore
buonasera. Scrivo qui perché sono molto confusa, ma anche molto motivata.
Sto facendo la triennale in Filosofia alla Federico II di Napoli e, una volta laureata, sto prendendo in considerazione l’idea di fare un’altra triennale: **Dietistica** oppure **Scienze dell’Alimentazione**. Questa idea nasce anche dal fatto che ho sofferto di disturbi del comportamento alimentare (in particolare alimentazione incontrollata) e ho affrontato un intervento bariatrico. Per forza di cose ho maturato una certa “confidenza” con il tema dell’alimentazione. Allo stesso tempo mi interessano anche psicologia, filosofia, antropologia: capire l’agire umano, i meccanismi mentali, il rapporto tra corpo e mente. Sono passioni che si intrecciano.
Vi racconto però una cosa che mi ha delusa e mi ha fatto dubitare, in un certo senso, delle mie capacità.
Prima di Filosofia ero iscritta a Lettere Moderne. Ho fatto una rinuncia agli studi, poi mi sono riscritta e poi ho rinunciato di nuovo. A Lettere davo pochissimi esami: **tre esami in tre anni**. Era un periodo molto difficile. A un certo punto mi sono guardata dentro e ho capito che dovevo cambiare percorso. Così ho scelto Filosofia.
E qui, finalmente, sta andando **molto meglio**: sto dando gli esami, ho preso anche un voto alto a Filosofia Critica e, in generale, sento che sto costruendo qualcosa.
Il problema è che io, nel tempo, ho cambiato spesso idea. Anche quando mi sono trasferita a Filosofia mi è capitato di pensare: “forse mollo e faccio qualcosa di più medico”, tipo Medicina, Psicologia, Nutrizione… idee un po’ vaghe, lo so. Poi però mi sono detta: **no, devo restare a Filosofia**. Ho iniziato questo percorso e non voglio fallire anche questo. Anche perché i miei studi li pagano i miei genitori e, inoltre, ho ricevuto una borsa di studio.
Oggi ho parlato con mia madre di questa possibilità, cioè fare Nutrizione/Dietistica dopo Filosofia. E lei, in modo brusco (diciamo così), mi ha detto che dico “scemenze”, che cambio sempre idea, che non va bene. Non è stata una vera e propria offesa, ma mi sono sentita sottovalutata. Forse c’è stato anche un fraintendimento: a volte non sono chiara quando parlo e non riesco a spiegarmi bene.
Da un lato capisco che, visto il mio passato, questa critica abbia una base: **è vero, ho cambiato tante volte direzione**, anche per instabilità personale. Dall’altro lato, però, non capisco fino in fondo perché io debba essere sempre letta attraverso quello che ero prima, senza considerare il lavoro che sto facendo adesso.
I miei genitori, in realtà, non mi hanno mai abbandonata. Sono stati presenti, sempre, anche quando ho affrontato il bypass gastrico e ho perso 30 chili. E io riconosco tutto questo. Però sento anche di avere una grande consapevolezza di me stessa, e penso che la fiducia sia una cosa che **si costruisce e si dimostra**: se una persona per anni si è comportata in un certo modo, è normale che gli altri si abituino a vederla così. Ma se inizia a cambiare davvero — e cambiare è difficile, richiede fatica e continuità — allora, col tempo, anche gli altri possono cambiare sguardo.
In questi anni ho cercato tantissimo l’approvazione dei miei genitori. Ho una dipendenza affettiva da loro: sono stati sempre presenti, forse fin troppo, e io mi ritrovo a 25 anni a fare ancora molto affidamento su di loro. Dentro di me convivono tante cose: immaturità, consapevolezza, impulsività.
Un esempio: ho ricevuto circa 2.300 euro della borsa di studio e, invece di conservarli, li ho spesi per un computer Apple e un tapis roulant. Per me non erano “stronzate”: dietro c’erano delle necessità (anche legate all’attività fisica post intervento). Però capisco che, da fuori, queste scelte possano essere viste come impulsive e che possano alimentare la loro preoccupazione. Non è tanto il tapis roulant o il computer in sé: sono **i miei comportamenti** nel complesso.
Un’altra cosa che riconosco è questa: io penso sempre al “dopo”. Al futuro. A cosa farò dopo. E rischio di non vivere mai il presente. Per esempio, ora sono a Filosofia, ma non ho mai frequentato davvero in modo continuativo: magari uno, due, tre giorni e poi smetto. Anche questo dice qualcosa di me e dei meccanismi che ci sono dietro. Quando ne parlo mi rendo conto di tante cose; quando tengo tutto dentro, faccio più fatica, perché ci sono parti di me che lottano tra loro.
E qui arrivo al punto più importante: io sento che ho bisogno di un percorso psicoterapico. Però economicamente non è semplice, e anche se lo fosse, so che i miei genitori hanno paura che io non lo porti a termine, perché in passato non sono riuscita a essere costante neanche con i percorsi psicologici.
Scrivo tutto questo perché vorrei capire come fare a costruirmi una direzione senza ricadere nei miei vecchi schemi, e come smettere di dipendere così tanto dall’approvazione degli altri (soprattutto dei miei genitori). Grazie.
Buonasera,
la ringrazio per la condivisione così sincera e articolata. Dal suo racconto emerge meno confusione di quanto lei stessa tema e molta più consapevolezza di quella che forse riesce a riconoscersi.
È vero che nel suo passato ci sono stati cambi di direzione e momenti di discontinuità, ma è altrettanto vero che oggi il suo funzionamento è diverso. Il percorso in Filosofia sta procedendo, lei sostiene gli esami e ottiene buoni risultati: questo è un dato concreto, che indica un cambiamento reale. Il rischio è che il suo passato continui a essere usato, come chiave unica di lettura, rendendo difficile vedere ciò che oggi sta costruendo.
Prima ancora di scegliere quale percorso intraprendere in futuro, potrebbe essere utile lavorare sul modo in cui sta nel presente: sulla continuità, sulla capacità di restare nelle cose anche quando l’entusiasmo iniziale cala, e sulla tolleranza delle inevitabili frustrazioni.
Il riconoscimento del bisogno di un percorso psicoterapico è un segnale importante di maturità. La terapia non richiede perfezione, ma offre proprio uno spazio per lavorare su impulsività, discontinuità e bisogno di approvazione.
Un caro saluto.
Buongiorno , ho 33 anni e quando ne avevo 29 è finita la mia relazione dopo 4 anni perchè ho iniziato a chiedermi se l amassi , se stessi bene , se mi mancasse ecc ecc... sono andato subito in terapia e mi è stato detto di avere il doc da relazione.
In questi 4 anni sono sempre andato in terapia e negli ultimi due con frequenza settimanale.
Ho imparato come funziona e da cosa deriva questa mia continua ricerca di conferme ma in questi anni quando ho conosciuto 3 ragazze il doc si è rifatto vivo e lottando alla fine mi arrendevo.
Ora non sono certo che la mia psicoterapeuta cognitivo comportamentale mi stia davvero aiutando.
Naturalmente cerco su internet e mi esce che per il doc la terapia piu efficace è la ERP , cosa che la mia psicoterapeuta non fa.
Non so piu cosa fare, ricominciare un percorso sarebbe difficile mentalmente perche è come se avessi buttato via questi anni ma non voglio neanche rimanere bloccato senza poter decidere in maniera autonoma e secondo quello che sento se una persona è compatibile o meno con me. Grazie.
Buongiorno,
la sua sofferenza è comprensibile e il modo in cui la descrive mostra che in questi anni ha fatto un lavoro serio e impegnativo su di sé. Non ha “buttato via” il tempo in terapia: ciò che ha imparato sul funzionamento del DOC, sulle sue origini e meccanismi è patrimonio acquisito, anche se oggi sente di essere in una fase di stallo.
Nel DOC da relazione è frequente che, ogni volta che nasce un legame affettivo, si riattivino dubbi, controlli interni e bisogno di certezze assolute. Il punto cruciale non è tanto capire perché accade — cosa che lei sembra aver già fatto — quanto come ci si relaziona a questi pensieri quando si presentano. Da questo punto di vista, è vero che le linee guida indicano nella ERP un intervento particolarmente efficace, questo non significa automaticamente che la sua terapeuta stia “sbagliando”, ma può darsi che l’approccio attuale non sia più sufficiente per la fase in cui si trova ora. È legittimo, e spesso sano, portare apertamente questo dubbio in seduta.
Il timore di ricominciare da capo è molto umano, ma cambiare o riorientare un percorso non equivale a cancellare ciò che è stato fatto. A volte non serve “ricominciare”, ma aggiustare la direzione. L’obiettivo, come lei dice bene, non è decidere se una persona è “giusta” eliminando ogni dubbio, ma recuperare la possibilità di scegliere senza essere governato dall’ansia.
Un confronto chiaro con la terapeuta può essere un passo di continuità, non di fallimento.
Un caro saluto.
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