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Esperienze

Nessuno soffre nell'isolamento: le nostre crisi, l'ansia e i blocchi emotivi sono spesso il risultato di storie che abbiamo ereditato, contesti che ci stanno stretti o legami che chiedono di essere ridefiniti.

Il mio lavoro con adulti, coppie e famiglie unisce la complessità della prospettiva etno-sistemica alla potenza della narrazione. Non considero il sintomo come un guasto da riparare, ma come un messaggio da decifrare all'interno della rete di relazioni, della cultura di appartenenza e della storia personale.

Attraverso la ri-narrazione delle vicende di vita e la mappa dei legami familiari, co-costruiamo uno spazio rigoroso e protetto in cui restituire senso al dolore e ritrovare margine di scelta dove prima c'era solo scomposizione.

Campi di ricerca clinica e intervento:

  • Complessità relazionali: Dinamiche di coppia, nodi familiari e svincolo dalle lealtà invisibili.

  • Transizioni e identità: Fasi di rottura, riadattamento culturale, sradicamento e momenti di bilancio esistenziale.

  • Sintomatologia e crisi: Ansia, sofferenza emotiva e stati di blocco riletti nel loro significato sistemico.

Ritrovare la propria voce significa prima di tutto comprendere all'interno di quale storia si sta parlando.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia del lavoro
  • Psicologia della salute
  • Psicologia clinica

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9 recensioni

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  • Attenzione durante la visita
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  • B

    B. M.

    La dottoressa, ha accompagno me e il mio compagno in un momento difficile della nostra vita di coppia. Permettendoci il confronto e il dialogo, in un ambiente accogliente, neutro e che ci lasciasse tornare ad ascoltarci a vicenda.

     • Studio Privato - Dott.ssa Maria Vittoria Bigliardo • colloquio psicologico di coppia  • 

  • A

    A. M.

    La Dottoressa Bigliardo è in grado di leggere oltre le parole intervenendo con precisione e puntualità nelle questioni, anche complesse, che emergono nelle sedute, colpendo sempre i punti giusti che permettano di arrivare ad un cambiamento positivo, a una crescita e a un abbandono delle vecchie radici che non ci alimentano positivamente.
    La terapia è uno strumento potente in mano a persone competenti, lei è sicuramente una di queste.

     • Studio Privato - San Giovanni • consulenza psicologica  • 

  • F

    Francesco F.

    Anche se abbiamo iniziato da poco, mi sono sentito subito compreso. C’è molta empatia e professionalità, e sto già vedendo i primi miglioramenti. Sono molto soddisfatto del percorso intrapreso.

     • Studio Privato - Dott.ssa Maria Vittoria Bigliardo • colloquio psicologico individuale  • 

  • F

    Fabio

    Sono in terapia con la Dottoressa da circa un anno perchè ho un problema a gestire l'ansia. La cosa che fa davvero la differenza è che con lei si riesce ad avere un dialogo autentico: non ti rifila frasi motivazionali a caso, ma ti accompagna ad andare a fondo. La consiglio a chiunque cerchi uno spazio di lavoro vero su se stessi. Mi ha aiutato a crescere e a superare step personali che non so se da solo sarei stato in grado

     • Studio privato - Pigneto • consulenza psicologica  • 

  • M

    M.

    Sono stato dalla dott.ssa Bigliardo per un problema che ho avuto, che mi ha fatto capure che dovevo iniziare a lavorare su me stesso. Non ero mai andato da uno psicologo in vita mia e devo dire che l'inpatto è stato molto positivo, mi ha fatto sentire subito a mio agio. Vediamo dove mi porterà questo percorso, per adesso non poteva iniziare in maniera migliore.

     • Studio Privato - Dott.ssa Maria Vittoria Bigliardo • colloquio psicologico individuale  • 

  • C

    Claudio

    Mi chiamo Claudio, ho 26 anni e vengo da Roma. Ho iniziato il percorso con la Dott.ssa Bigliardo in un momento tosto, pieno d’ansia e confusione. Non è stata solo “terapia”, ma un lavoro profondo sulla mia storia e su come mi sento. Mi sono sentito capitao e mai giudicato. Consiglio davvero, mi ha aiutato tanto a rimettere insieme i pezzi.

     • Studio Privato - Dott.ssa Maria Vittoria Bigliardo • colloquio psicologico  • 

  • T

    Tommaso C.

    È la mia prima volta im terapia, e ho deciso di farlo in un momento particolarmente difficile della mia vita. Non sapevo bene cosa aspettarmi, ma fin dal primo incontro la dottoressa mi ha messo a mio agio con grande umanità e professionalità. Ha saputo ascoltarmi e guidarmi con attenzione e sensibilità, cogliendo aspetti che nemmeno io riuscivo a vedere. Mi ha aiutato a superare un blocco importante e a iniziare un percorso di cambiamento concreto. Sono davvero grato di aver iniziato questo percorso con lei.

     • Consulenza online - Dott.ssa Maria Vittoria Bigliardo • consulenza online  • 

  • C

    C.A.

    Giovane ma molto preparata:
    La dottoressa è giovane, ma competente e rassicurante. E’ stato naturale costruire un percorso e ho, da subito, percepito un grande rispetto per i miei tempi: mi ha consentito di osservare i miei problemi da punti di vista nuovi. È sempre presente, puntuale e attenta, aiutandomi con l’ascolto e l’intervento mirato sempre in maniera equilibrata e mai invadente.

     • Consulenza online - Dott.ssa Maria Vittoria Bigliardo • consulenza online  • 

  • B

    B.A.

    Ho iniziato il percorso con la dottoressa su consiglio di un’amica, e già dal primo incontro mi sono sentita accolta e mai giudicata. Nonostante sia giovane, trasmette subito competenza e sicurezza. Il suo approccio mi ha aiutata a vedere in modo diverso alcune dinamiche familiari e relazionali che prima faticavo a capire. La consiglio davvero a chi ha bisogno di essere ascoltato con attenzione e vuole strumenti concreti per stare meglio.

     • Studio Privato - Dott.ssa Maria Vittoria Bigliardo •  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 6 domande da parte di pazienti di MioDottore

Sono un ragazzo di 24 anni che ha vissuto un infanzia pesante, e una storia familiare non eccessivam

Sono un ragazzo di 24 anni che ha vissuto un infanzia pesante, e una storia familiare non eccessivamente complessa ma logorante a livello psicologico.
ho sempre sofferto di ''ansia da prestazione'' ma sempre sintomi gestibili e non invalidanti che avevo accettato far parte del mio carattere.
tutto cambia quando a marzo di quest'anno post donazione di sangue al centro avis vengo colto per la seconda volta(mi spavento molto la prima) nella vita da una crisi vagale comune dopo le donazioni.
da quel momento per due settimane ebbi il petto oppresso come da un torchio meccanico, tachicardia, palpitazioni, fiato corto e persino fobia di uscire di casa, di non poter fuggire da luoghi chiusi...
finchè non scoprì post visita cardiologica essendomi preoccupato, ed analisi alla tiroide(avevo un nodulo che ora pare ritirato), che si trattavano di attacchi di ansia di cui non avevo la piu pallida idea dell esistenza, considerando l ansia che provavo prima come eccessiva pensavo non esistesse di peggio..
da quel momento ho iniziato un percorso da uno psicologo, mi prescrissero anche zoloft e xanax che non presi essendo di carattere un po scettico e ipocondriaco.
afarmaco o un distaccamento essendo sempre pensieroso però nel caso mi ha specificato il dottore di tenere una bassa dose per vedere prima come va
come mi consigliate di procedere? vi ringrazio in anticipo per la risposta

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Maria Vittoria Bigliardo

Posso solo immaginare il senso di smarrimento e di spavento che si prova quando, all'improvviso, il proprio corpo sembra trasformarsi in un territorio sconosciuto o in una trappola. Per anni ti sei abituato a portare un peso silenzioso — una storia familiare faticosa e un'ansia da prestazione che avevi imparato a mascherare da "carattere" —, costruendoti un'armatura invisibile fatta di vigilanza e autocontrollo. Finché la fortezza reggeva e tu riuscivi a gestire tutto, la sensazione era quella di avere il timone in mano.

Poi arriva un giorno qualunque, un gesto generoso come una donazione di sangue, e il corpo ha un mancamento. In quel momento accade qualcosa di invisibile ma potentissimo: il corpo "cede" senza chiedere il tuo permesso. Per chi ha fatto del controllo la propria bussola di sopravvivenza, quella crisi vagale non è stata solo una reazione fisica, ma una vera e propria breccia nella diga. Attraverso quella spaccatura è straripata tutta la pressione che avevi accumulato e trattenuto dentro per anni.

Quella sensazione al petto, che hai descritto in modo così nitido come un torchio meccanico, è una metafora somatica straordinaria. Il torchio non è un nemico arrivato all'improvviso a marzo, né il segnale che ti stai "rompendo": è la forma fisica che ha preso tutto il carico che ti sei messo sulle spalle per anni. Fino a quel giorno il torchio lavorava in silenzio nell'ombra; quando la diga ha ceduto, il tuo corpo ha semplicemente tirato il freno d'emergenza, usando il panico come un urlo per dirti che quel modo di vivere sotto morsa non era più sostenibile.

In questa cornice, la tua prudenza e persino il tuo "scetticismo" verso i farmaci assumono un significato del tutto legittimo. La tentazione di non prendere lo Zoloft o lo Xanax non deve essere letta per forza come una "resistenza ipocondriaca" o come un limite, ma come il desiderio profondo di non anestetizzare il messaggio che il tuo corpo ti sta mandando a gran voce. Quando un corpo grida attraverso il panico, è comprensibile voler capire cosa sta succedendo prima di silenziare il segnale. Il timore di perdere la lucidità o di sentirti "staccato" racconta semplicemente quanto per te sia fondamentale rimanere presente a te stesso.

Non c'è un percorso obbligato né una fretta che ti impone di prendere farmaci se non te la senti. Quella è un'opzione che rimane lì sullo sfondo, come uno strumento a cui attingere se e quando sarai tu a sentire il bisogno di una tregua, senza che questo rappresenti né una sconfitta né una resa.

Invece di combattere il panico come un difetto da estirpare o da spegnere in fretta, puoi continuare a guardarlo come un messaggero spigoloso. Ti sta dicendo che è finito il tempo in cui potevi chiedere a te stesso di sopportare tutto in silenzio. Il percorso psicoterapeutico che hai iniziato è il tuo spazio reale per smontare quel torchio pezzo per pezzo, ascoltare la storia che c'è dietro e ritrovare la fiducia in un corpo che non ti sta tradendo, ma sta solo chiedendo di essere ascoltato in modo diverso.


Buongiorno, scrivo perchè sto vivendo una situazione che mi destabilizza un pò. Sono una ragazza d

Buongiorno,
scrivo perchè sto vivendo una situazione che mi destabilizza un pò.
Sono una ragazza di 26 anni e sono fidanzata da 6 anni. Sto per andare a convivere con il mio ragazzo.
E' un periodo un pò così perchè con il mio ragazzo c'è qualche incomprensione e su certe cose non andiamo d'accordo o prendiamo come accusa una battuta dell'altro. Abbiamo passato molto tempo in un periodo un pò complicato per vari motivi, non legati alla coppia, ma più legate al lavoro che non si trovava, problemi famigliari etc....
C'è spesso un clima un pò cupo invece che allegro e a me questa cosa butta giù. Siamo dovuti stare distanti per due mesi e non credo che questo sia stato a nostro favore. Ora sto ricevendo attenzioni da un ragazzo che ha 12 anni in più di me ed è impegnato. Lui continua a farmi degli apprezzamenti e mentre prima mi davano fastidio, ora diciamo che non mi dispiacciono e per messaggio rispondo. E' come se avessi bisogno di "altre esperienze". E per questo mi sento estremamente in colpa, anche perchè il mio ragazzo dà particolare importanza alla fiducia. Non lo ho tradito ovviamente, ma mi sento in colpa per i messaggi e i pensieri

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Maria Vittoria Bigliardo

La prima cosa che ti invito a fare è provare a respirare e togliere per un attimo l'etichetta della "colpa". Il senso di colpa è una lente deformante: ti costringe a giudicarti ("sto sbagliando", "sono una brutta persona") e ti impedisce di ascoltare la storia che le tue emozioni stanno cercando di raccontarti.

Quello che stai attraversando assomiglia molto al passaggio di un ponte. Hai 26 anni, una storia profonda che ti accompagna dai 20 e la prospettiva di una casa comune. È una soglia simbolica potente: segna il saluto alla prima giovinezza, quella dell'esplorazione, per accedere a un territorio più definito. Quando ci si avvicina a un varco così importante, è quasi inevitabile che alle nostre spalle bussino i fantasmi delle "strade non battute". Guardare fuori dalla finestra non significa che la casa che stai costruendo non ti piaccia, ma solo che il passaggio è profondo e muove paure antiche.

In questa cornice si inserisce l'attenzione di quest'uomo, con la sua vita già strutturata e distante dalla tua. Più che una strada da percorrere, quell'attenzione funziona come una lanterna accesa in un momento di penombra. Quando una coppia attraversa mesi di distanza, preoccupazioni e un clima appesantito, la terra attorno si inaridisce. Quei messaggi non parlano davvero di lui, ma funzionano come uno specchio: un luogo in cui torni a vedere un'immagine di te spensierata, viva e desiderata. Non stai rispondendo a una persona, ma al richiamo di un'aria fresca che dentro la tua relazione si è temporaneamente consumata.

Invece di punirti per quei pensieri, prova a leggerli come un messaggero. Ti stanno mostrando, con un linguaggio figurato, che il vostro legame ha un bisogno di riossigenarsi e di ritrovare la dimensione della complicità.
Prima di giudicare le tue reazioni, prova a fare un passo indietro e a osservare il paesaggio


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