Esperienze
Sono psicologa, psicoterapeuta cognitivo comportamentale ed esperta in neuropsicologia clinica e riabilitativa dell'età evolutiva.
Mi sono laureata in Psicologia dello Sviluppo, dell’Educazione e del Benessere presso l’Università “La Sapienza” di Roma (110 e lode/110); ho conseguito un Master di II livello in Neuropsicologia Clinica e Riabilitativa dell’Età Evolutiva presso l’Università Europea di Roma (50/50) e mi sono specializzata in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale a indirizzo causale presso l’Istituto Skinner di Roma (50 e lode/50).
Sono applicatrice del metodo Feuerstein, programma di potenziamento cognitivo per per bambini dagli 8 anni certificata presso il C.A.M. Centro di Apprendimento Mediato autorizzato alla formazione Feuerstein di Rimini.
Sono socio ordinario presso il Centro Studi in Riabilitazione CNAPP onlus, che si occupa di interventi, ricerca, formazione, divulgazione di metodologie psico-educative, di inclusione scolastica/sociale, neuroriabilitative e di supporto alla comunicazione.
All’interno del Cnapp sono psicologa nell’equipe di Valutazione e Certificazione DSA accreditata presso la Regione Lazio, valida ai fini dell’applicazione della legge 170/2010 nelle scuole
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicodiagnostica
- Psicologia dell'età evolutiva
- Psicologia scolastica
- Psicoterapia cognitivo comportamentale
Principali patologie trattate
- Ansia
- Stress
- Depressione
- Sindrome da deficit di attenzione e iperattività
- Autismo
- +40 a11y_sr_more_diseases
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Prestazioni e prezzi
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Consulenza online
60 € -
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Colloquio psicologico
60 € -
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Psicoterapia cognitivo-comportamentale
70 € -
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Psicoterapia della depressione
70 € -
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Psicoterapia di coppia
120 € -
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Indirizzi (2)
Disponibilità
Telefono
Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
Via Nemorense 100, Roma 00199
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Recensioni
3 recensioni
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R
Roby C
Ho avuto una storia immensamente meravigliosa, da romanzo, con l’amore della mia vita ma, per causa mia, non ha avuto futuro. Questo mi ha catapultato in una depressione tremenda ai limiti della sopportazione. Non ero in grado di reagire a niente e a nessuno, buio totale. Poi ho avuto la fortuna di incontrare la Dr.ssa Giovanna Pasquarelli che si è rivelata molto professionale e preparata e grazie anche alla sua gentilezza è riuscita a farmi sentire a proprio agio sin dalla prima seduta. È riuscita a scavare fino in fondo dentro di me con una semplicità ed empatia impressionante e, nonostante la consapevolezza che la mancanza della donna della mia vita non finirà mai, è riuscita a farmi ritrovare la voglia di vivere che mi consente di guardare oltre ed andare avanti e sapere che in qualsiasi momento posso contattarla ed avere il suo supporto mi è di grande conforto. Ringrazio moltissimo la Dottoressa che svolge il sua Professione con estrema passione. La consiglio vivamente.
• Studio di Psicologia e Psicoterapia • consulenza psicologica •
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M
Marco
Non ci sono parole sufficienti per ringraziare la Dott.ssa Giovanna per avermi guidato fuori da un periodo di profonda depressione. Mi sentivo perso, senza energia e con una tristezza che sembrava non finire mai. Grazie alla sua professionalità e alla sua grande empatia, ho ritrovato la forza di reagire e ho imparato a rimettere insieme i pezzi della mia vita. Ogni seduta è stata un passo in avanti. Oggi, la mia vita ha di nuovo colore. La consiglio a chiunque si senta bloccato in un momento buio."
• Studio di Psicologia e Psicoterapia • Ciclo di psicoterapia •
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M
M.P.
Ho contattato la Dr.ssa Pasquarelli per un disturbo di ansia che mi impediva di vivere serenamente. Devo dire che è stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso.
Ciò che mi ha colpito è stata la sua capacità di creare un ambiente sereno e privo di giudizio. Lavora in profondità per comprendere le radici del problema fornendo tecniche, strumenti e strategie di cui sarò padrone a vita.
Grazie a questo percorso ho acquisito una nuova consapevolezza e affronto le sfide quotidiane con una calma e una sicurezza che non credevo più di poter avere.
Se cercate un professionista competente e umano che possa fare davvero la differenza la consiglio senza esitazioni. La mia gratitudine è immensa.• Studio di Psicologia e Psicoterapia • psicoterapia cognitivo-comportamentale •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore
Gentili dottori, dopo una amicizia tossica e di dipendenza affettiva con una mia amica e collega dell'università, ci siamo allontanati. Adesso sono due anni che non abbiamo più nessun tipo di contatto. Non ci parliamo, non ci salutiamo, non l'ho più contattata.
Adesso la situazione è ben diversa Ho una mia stabilità, sto cercando di socializzare con nuove persone, e in generale sto portando avanti il mio percorso.
Sono mesi ormai che vedo costantemente questa ragazza all'università, poiché siamo colleghi, lavoriamo con la stessa professoressa quindi di conseguenza frequentiamo lo stesso laboratorio e gli stessi ambienti.
La situazione però è sempre molto tesa, pesante, almeno per me punto entrambi ci evitiamo. Per quanto mi riguarda ho paura, disagio, vergogna, imbarazzo.
Sono tante le domande che mi passano per la mente, è arrabbiata con me, mi odia, la mia presenza le dà fastidio, non mi ha perdonato.
Il suo comportamento parla chiaro, mi sta dicendo che non vuole avere niente a che fare con me.
Lei abbassa lo sguardo mi evita non mi saluta, addirittura cambia strada pur di non passare di fronte a me.
Il punto è che noi siamo colleghi, abbiamo nei mesi passati frequentato delle situazioni comuni, abbiamo fatto una visita guidata a Roma, abbiamo seguito due seminari insieme, adesso ho mandato un messaggio alla professoressa per chiedere un aiuto e lei mi ha detto di passare nel laboratorio dove c'è proprio questa ragazza che mi poteva aiutare, ma io ho detto di non poter entrare nel laboratorio che magari risolvevo io da solo.
Il fatto che questa ragazza non mi saluta non mi guarda e addirittura mi evita ovviamente mi fa male, perché mi ferisce punto è come se annullasse tutto il percorso che io abbia fatto, certo tutto questo l'ho fatto per me ovviamente, ma fa anche piacere se una persona a cui io voglio bene e che comunque ci tengo, dimostrasse piacere o comunque dimostrasse una certa apertura nei confronti di una stabilità attuale.
Di conseguenza questa persona diventa un po' uno specchio, È come se quello che è successo in passato sia sempre una coppa, è come se io ogni volta che la vedo e vedo i suoi comportamenti e i suoi atteggiamenti nei miei confronti, ricevo una condanna per quello che ho fatto.
Testo A me dispiace perché sono successe tante cose ma non stavo affatto bene punto sono passati due anni e io comunque mi sto comportando benissimo, mi sono laureato sto facendo una magistrale faccio gli esami lavoro con la professoressa la tesi, ho iniziato un corso di teatro, sto cercando di socializzare. Ma più di questo che altro devo fare?
Questa situazione diventa un pochino pesante almeno per me punto perché avverto tensione avverto disagio punto Con che coraggio entro nel laboratorio dopo che noi non ci salutiamo nemmeno?
Allora la mia domanda è ma come faccio a gestire questa situazione?
Certamente non posso cambiare né percorso e né università, perché questo è il percorso che ho iniziato dal triennio, e lei che poi ha iniziato a lavorare con questa professoressa e quindi adesso ci siamo incrociati ma io sto semplicemente continuando un percorso iniziato anni fa punto e se lei invece pensa che io vado lì apposta per vederla per incontrarla?
E se lei non si fida di me ha paura?
Dato tutte le situazioni che si sentono di cronaca da parte dei ragazzi forse mi vuole allontanare per questo?
E allora mi chiedo è giusto che io parli con la mia professoressa e le dico che preferisco non avere interazione con alcune persone per motivi personali?
Così da evitare in futuro magari altri incontri e altri contatti.
Perché per esempio l'anno scorso poco prima della mia laurea La professoressa mi ha invitato a seguire un evento a Paestum e c'era anche questa ragazza.
Poi al termine mi ha invitato a mangiare una pizza insieme ma io ho rifiutato perché certamente non potevo stare insieme a questa ragazza.
Quindi si creano delle dinamiche di imbarazzo di ansia di disagio.
Come faccio?
È ovvio che oggi il mio unico intento era salutarci in maniera educata e magari se c'era l'occasione scambiare due parole punto non è che voglio tornare indietro e riavere un'amicizia.
Ma sono consapevole che anche questo non si possa fare, allora mi chiedo come gestisco questa situazione?
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con tanta onestà e dettaglio la sua situazione. Capisco quanto possa essere difficile gestire un contesto come quello che descrive, dove un'amicizia passata, caratterizzata da tossicità e dipendenza affettiva, continua a influenzare il presente attraverso incontri inevitabili in ambito universitario e professionale. È normale provare emozioni intense come paura, disagio, vergogna e imbarazzo in queste circostanze, soprattutto quando si percepisce l'altro come uno "specchio" che riflette giudizi o condanne per eventi passati.
Dal punto di vista della psicoterapia cognitivo-comportamentale ad orientamento causale, è importante esplorare non solo i sintomi superficiali (come l'evitamento reciproco), ma anche le cause profonde che hanno originato e mantenuto questa dinamica, per promuovere un cambiamento duraturo.
La dipendenza affettiva che ha descritto spesso deriva da Interessi Prioritari profondi, criteri normativi ed operativi, che possono portare ad interpretazioni distorte del comportamento altrui (ad esempio, assumere che l'evitamento dell'ex amica sia una "condanna" eterna per i suoi errori passati). Queste interpretazioni cognitive – come la "lettura del pensiero" (pensare di sapere esattamente cosa pensa l'altra persona) o il catastrofizzare (immaginare scenari negativi estremi, come il timore che lei pensi che lei vada in laboratorio "apposta" per vederla) – alimentano un ciclo di emozioni negative e comportamenti di evitamento, che a loro volta rafforzano il disagio. Analogamente, ricerche sul ruolo della regolazione emotiva cognitiva nelle relazioni amicali, come quella di Gross e Thompson (2022, aggiornata in contesti recenti), indicano che strategie adattive possono aiutare a mantenere confini sani senza ruminare sul passato.
Per gestire questa situazione in modo efficace, le propongo alcune strategie pratiche, che spero possano, seppur parzialmente, rispondere alle sue domande. L'obiettivo è lavorare sulle cause (ad esempio, le convinzioni profonde su se stessi e sulle relazioni) per modificare pensieri, emozioni e comportamenti:
Identificazione e ristrutturazione cognitiva: Inizi a monitorare i pensieri automatici che emergono quando la vede (es. "Mi odia e non mi perdonerà mai"). Chieda a se stesso: "Quali evidenze ho per questo pensiero? Quali alternative ci sono?" (ad esempio, il suo evitamento potrebbe essere una strategia di auto-protezione, non necessariamente un giudizio su di lei). Questo aiuta a ridurre la ruminazione e a vedere la situazione in modo più oggettivo. Uno studio recente di Hickin et al. (2023) conferma l'efficacia di queste tecniche nel ridurre la solitudine e l'ansia relazionale, anche in contesti amicali.
Esposizione graduale e gestione dell'evitamento: Poiché non può cambiare percorso universitario, affronti le situazioni in modo progressivo. Inizi con piccoli passi, come entrare in laboratorio per brevi periodi senza forzare interazioni, focalizzandosi sul suo obiettivo professionale (es. chiedere aiuto alla professoressa). Cerchi di non evitare completamente, poiché questo rafforza l'ansia a lungo termine. Ricerche aggiornate, come quelle di Clark et al. (2023) sui progressi nel trattamento dell'ansia sociale, mostrano che l'integrazione di esposizione in CBT è particolarmente efficace in ambienti professionali, riducendo l'evitamento e migliorando la funzionalità quotidiana. In parallelo, pratichi tecniche di rilassamento, come la respirazione diaframmatica (inspiri per 4 secondi, trattenga per 4, espiri per 4), prima di entrare in questi spazi, per gestire il disagio fisico.
Focus sul presente e sui suoi progressi: È encomiabile che abbia raggiunto stabilità, laureandosi, proseguendo gli studi e socializzando (ad esempio con il corso di teatro). Usi questi successi come ancoraggio: ricordi che il suo percorso è per se stesso, non per ottenere approvazione dall'ex amica. Affrontare le radici della dipendenza (es. bisogni di validazione esterni) aiuta a spostare l'attenzione interna, riducendo il peso percepito del suo "specchio".
Un articolo del 2025 su strategie per l'ansia sociale sul lavoro suggerisce di praticare mindfulness per osservare le emozioni senza giudicarle, evitando così che diventino "pesanti".
Riguardo alla possibilità di parlare con la professoressa: sì, può essere una scelta appropriata e professionale, purché lo faccia in modo personale, discreto e focalizzato sui suoi bisogni accademici, come ben ipotizzava nella sua richiesta, come: "Per motivi personali, preferirei limitare interazioni con certe persone nel laboratorio; potremmo trovare alternative per il mio supporto?" Questo non implica rivelare dettagli privati e aiuta a prevenire situazioni imbarazzanti, come gli inviti passati.
Eviti di coinvolgere l'ex amica direttamente, rispettando i suoi confini evidenti. Forzare un saluto o una chiacchierata potrebbe riattivare dinamiche tossiche.
Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti.
Dr.ssa Giovanna Pasquarelli
Diverbi con la mia famiglia su dove passare il Natale.
Salve a tutti, sono fidanzata con il mio ragazzo da due anni e lui fa un lavoro a distanza per cui ci vediamo una volta al mese per qualche giorno. L’anno scorso durante le feste di Natale gli avevano dato appunto Natale e capodanno e dato che lui lavora molto lontano voleva tornare e passare le feste con la sua famiglia. Io gli ho detto che ci sarei stata anche io e appena l’ho detto a mia madre è successo un putiferio. Litigavamo sempre perché lei non accettava il fatto che passassi le feste con la sua famiglia (ho 23 anni) e mi ha fatta sentire uno schifo per questa mia decisione. Ha parlato male del mio ragazzo e di sua madre. Io ci sono rimasta malissimo. Volevo precisare che io e lui non ci vediamo quasi mai e viviamo questa relazione a distanza, ma comunque lui non si è mai permesso di impormi con chi fare il Natale. Ho sempre scelto io. Questo è il secondo Natale e anche in questo caso lui si prende due settimane e io vorrei stare con lui dato che non ci vediamo mai. Questa situazione è così perché siamo agli inizi ma con il tempo lui dovrebbe tornare nel suo paese e in quel caso potremmo organizzarci meglio (ovvero fare le vacanze anche con i miei). Adesso è giunto il momento di dirlo a mia madre e nonostante io sia sicura della mia scelta ho sempre questa sensazione di deluderla e di sentirmi in colpa (diciamo che è sempre stata lei a farmi sentire così). Io non credo ci sia nulla di male nella mia scelta, ma voi cosa pensate? Dovrei passare le feste con i miei? Io so che devo ascoltare il mio cuore e il mio cuore dice di stare con il mio ragazzo. Inoltre ogni volta che torno litigo con i miei genitori perché sono delle persone molto immature ed egoiste. Mi prende a male pensare che dovrò litigarci, piangere e stare male.
Vorrei un consiglio da parte vostra, grazie.
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con sincerità la sua situazione. Capisco quanto possa essere doloroso e stressante navigare conflitti familiari come questo, soprattutto durante le feste natalizie, un periodo che spesso amplifica tensioni emotive preesistenti. A 23 anni, è del tutto legittimo e sano desiderare di passare il tempo con il suo ragazzo, specialmente in una relazione a distanza dove le occasioni per stare insieme sono rare. Il senso di colpa che descrive, indotto dalle reazioni di sua madre, è comune in dinamiche familiari dove i genitori possono esercitare una forma di manipolazione emotiva, facendoci sentire responsabili della loro delusione. Dal punto di vista della terapia cognitivo-comportamentale ad orientamento causale, come proposta dal Prof. Antonino Tamburello, è importante esplorare non solo i sintomi superficiali (come il litigio e l'ansia anticipatoria), ma anche le cause profonde che mantengono questi pattern, come schemi relazionali appresi nell'infanzia che portano a convinzioni rigide sul proprio ruolo familiare.
Iniziamo analizzando la situazione alla luce di questo approccio. Il suo senso di colpa sembra derivare da convinzioni cognitive radicate, come "Devo sempre prioritizzare i miei genitori per non deluderli" o "Se scelgo me stessa, sono egoista", che potrebbero essere state rinforzate da interazioni passate con i suoi familiari, descritti come immaturi ed egoisti. Queste convinzioni – ad esempio, un pensiero dicotomico (vedere le scelte come "tutto o niente", senza spazio per compromessi) o un'etichettatura negativa di sé (considerarsi "una delusione" per una singola decisione) – alimentano un ciclo di emozioni negative, come l'ansia e la tristezza, che a loro volta influenzano i comportamenti, come l'esitazione a comunicare la sua decisione. Ricerche recenti, come uno studio del 2023 sull'effetto della CBT sui sintomi depressivi legati a sensi di colpa in contesti familiari, evidenziano come interventi mirati possano interrompere questi cicli identificando le cause emotive sottostanti e promuovendo scelte autentiche. Analogamente, un articolo del 2025 su come utilizzare la CBT per i conflitti familiari sottolinea l'importanza di reframing pensieri rigidi per migliorare le relazioni e ridurre lo stress emotivo.
Non c'è nulla di sbagliato nella sua scelta: seguire il suo cuore, come dice, significa affermare la sua autonomia adulta, un passo essenziale per il benessere psicologico. Passare le feste con i suoi non è un obbligo morale, specialmente se le interazioni familiari sono fonte di stress cronico. Molti giovani adulti in relazioni a distanza affrontano dilemmi simili, e la letteratura psicologica recente, come consigli su strategie per riconoscere e rispondere alla manipolazione emotiva, enfatizza l'importanza di mantenere confini sani per prevenire escalation. Uno studio del 2024 su segni di manipolazione parentale e coping efficace suggerisce di focalizzarsi su assertività e auto-validazione per ridurre l'impatto di dinamiche disfunzionali.
Per gestire questa situazione in modo efficace, le propongo alcune strategie pratiche basate sulla CBT causale, mirate a modificare pensieri, emozioni e comportamenti:
1. **Ristrutturazione cognitiva**: Identifichi i pensieri automatici che la fanno sentire in colpa (es. "Sto deludendo mia madre e questo mi rende una cattiva figlia"). Chieda a se stessa: "Quali evidenze ho per questo? È possibile che la sua reazione rifletta le sue insicurezze, non il mio valore?" Sostituisca con pensieri più bilanciati, come "Ho il diritto di scegliere come passare il mio tempo, e questo non cancella il mio affetto per la famiglia". Questa tecnica, supportata da ricerche recenti su CBT per abusi emotivi e manipolazione, aiuta a ridurre l'impatto della colpa e a promuovere indipendenza, ad esempio attraverso journaling per tracciare pensieri distorti.
2. **Comunicazione assertiva e preparazione al confronto**: Prima di parlare con sua madre, prepari un discorso chiaro e calmo: "Mamma, ho deciso di passare il Natale con il mio ragazzo perché ci vediamo raramente, ma questo non significa che non ti voglia bene. Possiamo organizzare qualcosa insieme in un altro momento". Anticipi possibili reazioni e pratichi risposte assertive, come "Capisco che ti dispiaccia, ma questa è la mia scelta". Strategie come queste, descritte in consigli per gestire conflitti familiari ad alto conflitto, includono anche tecniche di reframing per applicare principi CBT alle interazioni quotidiane. Se i litigi sono prevedibili, consideri di comunicare via messaggio o telefono per mantenere il controllo emotivo.
3. **Gestione emotiva e auto-cura**: Per affrontare l'ansia anticipatoria, pratichi tecniche di rilassamento, come la respirazione diaframmatica (inspiri per 4 secondi, trattenga per 4, espiri per 4) prima del confronto. Focalizzisi sui suoi progressi: la sua relazione sana e la prospettiva di un futuro più stabile con il ragazzo sono risorse positive. Uno studio del 2023 su CBT combinata genitore-figlio evidenzia l'efficacia di queste tecniche nel sviluppare abilità per modulare emozioni in contesti familiari, migliorando la resilienza. Inoltre, pianifichi momenti di auto-cura post-confronto, come una passeggiata o una chiacchierata con un'amica, per elaborare le emozioni.
Se queste dinamiche familiari persistono e interferiscono con il suo benessere (es. causando ansia cronica o influendo sulla relazione), un percorso terapeutico personalizzato potrebbe essere utile. La CBT causale, come delineata nei lavori del Prof. Tamburello (ad esempio, nel suo approccio alla "profondità causale" nelle relazioni, con applicazioni a stili cognitivi negativi e conflitti familiari), è ideale per esplorare le radici di questi schemi e costruire resilienza. Potrebbe anche valutare un supporto per la sua famiglia, se aperta, come interventi combinati per ridurre manipolazioni emotive.
Ricordi che scegliere se stessa non è egoismo, ma un atto di maturità. Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti o per un consulto più approfondito. Cordiali saluti.
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