Sono in terapia da 7 mesi. Io sono una persona molto ermetica sulle mie emozioni, riuscirei a parlar
Sono in terapia da 7 mesi. Io sono una persona molto ermetica sulle mie emozioni, riuscirei a parlare di qualsiasi cosa ma con i miei sentimenti sono veramente ermetica. Con lei sto riuscendo ad aprirmi, io uso tantissimo l'ironia nel parlare e lei riesce a tenere il gioco delle mie parole in maniera impeccabile. Tra noi c'è molto rispetto, io le dò del Lei e lei mi dà tranquillamente del tu. Non parliamo né un secondo prima della seduta né jn secondo dopo. Però durante la seduta come ho detto si ride (o meglio, si sorride) molto in quanto ci capiamo al volo. Vorrei per natale (quindi tra 2 mesi) regalarle un cofanetto di legno piccolino in cui la chiave è nascosta e per trovarla bisogna spostare delle parti della scatola stessa. È una metafora di come lei in terapia aiuti me a trovare la chiave di lettura giusta e un modo per dirle grazie. Niente di costoso, niente di troppo sdolcinato, niente di personale, non è un regalo a lei ma un regalo per quello che la terapia è. Secondo voi accetterebbe? Ho letto tantissime idee a riguardo e non sapevo nemmeno di questo "taboo" dei regali. Per me è un semplice oggetto che un giorno lei vedrà lì sullo scaffale e penserà "ho lasciato qualcosa di positivo con il mio lavoro" tutto qua. Che ne pensate?
2 risposte
Gentile utente di mio dottore, la sua è una idea carina che sicuramente potrà esser accolta, tanto più in una occasione come quella del natale. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
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Ciao! È una riflessione molto bella e delicata, e si vede quanto tu stia investendo emotivamente in questo percorso, soprattutto considerando quanto sia difficile per te aprire il tuo mondo interiore. La metafora che hai scelto per la scatoletta è davvero calzante e creativa, e capisco perfettamente il tuo intento: non è un pensiero personale o volto a "sedurre" o confondere i confini della relazione terapeutica, ma un riconoscimento simbolico del lavoro che state facendo insieme e del valore che la terapia ha per te. Il motivo per cui hai scoperto che esiste un "tabù" intorno ai regali in terapia è legato a ragioni cliniche ben precise, non a una regola di buona educazione o a un divieto morale. Per un terapeuta, accettare un dono — anche piccolo, simbolico o economico di pochissimo valore — sposta inevitabilmente qualcosa nella dinamica della seduta. Può attivare temi legati al compiacere l'altro, al bisogno di gratificarlo, al debito emotivo o a dinamiche transferali complesse. Per questo motivo, molti terapeuti scelgono come regola generale di non accettare regali materiali, oppure, se lo fanno, di accoglierli ma di trasformarli immediatamente in un "materiale di lavoro" su cui riflettere insieme, analizzando cosa quel gesto significhi all'interno del vostro legame terapeutico. Detto questo, la reazione dipenderà molto dallo stile della tua terapeuta e dal contratto terapeutico implicito che avete costruito in questi sette mesi. Se decidi di portarlo, un'ottima mossa potrebbe essere quella di anticipare il regalo con le stesse parole con cui lo hai descritto qui: spiegandole chiaramente che non si tratta di un dono alla persona, ma di un oggetto-metafora per ringraziare lo spazio della terapia e il modo in cui vi siete sintonizzate, specialmente per una persona come te che fatica così tanto a mostrare le proprie emozioni. In questo modo il regalo cessa di essere un semplice oggetto e diventa a tutti gli effetti un pezzo di seduta, un argomento di cui parlare insieme. Se invece dovesse decidere di non accettarlo materialmente — rispettando il setting professionale — non prenderlo come un rifiuto personale o come una freddezza nei tuoi confronti. Per un terapeuta, dire di no a un regalo può essere il modo per proteggere lo spazio neutro della stanza e fare in modo che quel momento rimanga puramente vostro, fatto di parole e di comprensione reciproca. Qualunque sia la sua scelta, il pensiero che hai fatto e la consapevolezza che hai raggiunto sul vostro percorso valgono già tantissimo.
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