Se un paziente con doc e disturbo d'accumulo, dovesse raccontare al proprio terapeuta un rituale che
Se un paziente con doc e disturbo d'accumulo, dovesse raccontare al proprio terapeuta un rituale che compiva in passato particolarmente schifoso e antigenico, anche se non apertamente il terapeuta lo giudicherebbe? Lo riterrebbe repellente? (Almeno un pochino nel profondo) Lo vedrebbe in modo diverso?
5 risposte
Gentilissimo, il terapeuta si pone in un atteggiamento di ascolto attento, empatico e non giudicante. Il setting, anche mentale, è uno spazio sicuro in cui poter portare tutto ciò che c'è nel proprio mondo interno.
Ottieni una risposta grazie al consulto online
Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.
Buongiorno, no il terapeuta non dovrebbe in nessun caso giudicare, accoglie e lavora insieme a lei in seduta Dott.ssa Psicologa Pinessi Giorgia
Salve, non tema di essere giudicato, il suo psicoterapeuta sa bene la sofferenza e il senso di costrizione che provoca il disturbo nei suoi rituali, l'informazione potrebbe essere rilevante ai fini della terapia.
Ciao. Mi sembra che dietro la tua domanda ci sia soprattutto la paura di essere visto in una parte di te che consideri disgustosa o inaccettabile, e che questo possa modificare lo sguardo del terapeuta nei tuoi confronti. In una relazione terapeutica, però, non sei lì per essere giudicato, ma per essere compreso. Il terapeuta non ha il compito di valutare quanto un tuo comportamento sia repellente, ma di avvicinarsi alla tua esperienza, cercando di comprenderne il significato, la funzione e il vissuto emotivo che lo accompagnava. Questo non significa che il terapeuta non possa avere reazioni umane, ma che il suo lavoro richiede di riconoscerle e non trasformarle in giudizi sulla persona. Un comportamento, anche se può suscitare disgusto sul piano pratico, non definisce il valore di chi lo ha agito. Mi soffermerei, piuttosto, su quanto sia difficile per te immaginare di raccontare questo rituale senza sentirti automaticamente rifiutato. Che cosa temi che il terapeuta possa vedere in te, una volta conosciuta questa parte? Forse proprio questo timore di essere giudicato merita di trovare spazio nella terapia, senza che tu debba nasconderlo o vergognartene.
Gli studi, la formazione, e soprattutto la terapia personale, tipicamente ci mettono in contatto anche con le parti di noi che percepiamo come "negative" (per esempio vergognose, imbarazzanti, sgradevoli.....). Quindi il non-giudizio, a mio avviso, non viene tanto dallo sforzarsi nel non-avere-giudizi ma semplicemente dal fatto che le parti che un paziente può sentire come meno nobili, almeno i loro "semi", in fondo li abbiamo anche noi. Oppure ne abbiamo altre, oppure risuonano in qualche modo come familiari. Quindi manca, e per fortuna, questo senso di estraneità alla sofferenza. Se poi ci sono casi dove ciò non accade, e sì, può anche accadere, si interrompe il rapporto perché c'è una limitazione, una compromissione, e questa interruzione è deontologica, nell' interesse assoluto del paziente.
Domande simili
- Buonasera, probabilmente sono in burnout lavorativo... mi sento completamente spenta e senza energie
Buongiorno,vorrei parlarle di un problema che sto vivendo. Ho 22 anni
Questa situazione mi genera molta ansia e confusione, ci penso spesso e non riesco a capire cosa vo
Buonasera, ho 33 anni e da alcune settimane sto attraversando un periodo emotivamente difficile. Mi
Salve, ma se un minorenne conunicasse al proprio terapeuta che in passato ha tentato il suicidio ma
Cerchi ancora risposte? Fai una nuova domanda
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.


