Salve sono mesi che ho problemi con la famiglia sono una ragazza di 21 anni mia madre non mi fa vive
Salve sono mesi che ho problemi con la famiglia sono una ragazza di 21 anni mia madre non mi fa vivere liberamente prende decisioni al posto mio so che in passato ho sbagliato ma ora studio e svolgo due lavori sono indipendente e nonostante ciò non ho il permesso nemmeno di uscire con il mik ragazzo ci sto da 7 mesi e lo posos vedere solo una volta a settimana dopo il lavoro e la scuola dalle 22:00 e a mezzanotte devo essere a casa Vengo insultata pesantemente sentendomi dire grazie a dio non sei mia figlia perché sono stata adottata a 9 anni e questo mi distrugge perché non mi sento adatta inoltre mette contro di me anche mia sorella e altre tante problematiche che abbiamo avuto dopo il mio incidente e altre cose altri liti pesanti arrivati anche alle manieri al quanto forti
26 risposte
Gentile utente, mi spiace leggere di questa sua situazione.Non so cosa sia successo in precedenza ma credo che sia importante ritrovare il dialogo con sua madre. Ha mai pensato di rivolgersi a un# psicoterapeuta? Forse uno spazio adatto può aiutarla a trovare nuove strategie per affrontare questa situazione. A parer mio un professionista esperto in terapia familiare potrebbe aiutare sia lei e all'occorrenza anche la sua famiglia per ritrovare una comunicazione più efficace. Cordiali saluti, dott.ssa Carla Dilaghi
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Buongiorno, mi spiace che lei sia vivendo una situazione del genere, che sicuramente andrebbe approfondita per capirne i pregressi: se si sente confusa su come comportarsi alla luce di questa situazione potrebbe aiutarla discuterne con un professionista Cordialmente, Dott. Giacomo Caiani
Buongiorno, condivido con la collega il consiglio di rivolgersi ad un terapeuta, magari orientamento sistemico. Probabilmente i suoi genitori hanno delle paure per alcune cose come dice lei avvenute in passato, bisognerebbe capire bene la situazione. Sta di fatto che lei e' maggiorenne e che sicuramente non deve subire quello che lei chiama "maniere forti" tanti auguri
Gentilissima, grazie per aver condiviso una situazione tanto complessa in modo aperto. Non è colpa sua se la famiglia la tratta in questo modo controllante che le provoca sofferenza. Deve però riconoscere che è una sua responsabilità come gestire questa cosa e prendere delle decisioni per migliorare la sua vita. Le consiglierei di prendere un appuntamento con un collega, ovviamente mi trova disponibile se lo desidera e iniziare un percorso che probabilmente la porterà a prendere in mano le redini della sua vita. LE auguro il meglio. Coraggio.
Ciao, leggere queste parole mi ha fatto sentire tutta la tua sofferenza, credo tu abbia avuto un grande coraggio a scrivere queste righe che in maniera molto lineare e diretta raccontano un briciolo del tuo mondo. Quello che sto immaginando, è una ragazza chiusa in una piccola stanza caotica che cerca il suo spazio con grande fatica e forse anche qualcuno che le tenda una mano. La situazione che descrivi mi fa pensare ad una ristrutturazione dei confini familiari, dei ruoli e un’analisi dei bisogni, dando attenzione e ascolto a quelle che possono essere le tue risorse per poter ri-fiorire. Sento di consigliarti di intraprendere un percorso di psicoterapia familiare, o, se questo non fosse possibile, individuale, per poterti iniziare ad orientare nel tuo progetto di vita. Resto a disposizione qualora avessi bisogno di un confronto con un professionista della salute mentale. E’ dura prendersi cura di sé quando qualcuno non ci ha mai insegnato come si fa, ti auguro buona fortuna e ti abbraccio.
Buongiorno, la invito a prendere un appuntamento con me o altri colleghi della sua zona per parlarne adeguatamente. Non è chiaro cosa significhi che ha sbagliato in passato o quando parla di un incidente al quale hanno fatto seguito questi tentativi di controllare la sua vita da parte di sua madre e il rapporto con sua sorella. La situazione sembra certamente caotico e dolorosa, immagino il dispiacere di sentirti dire "per fortuna non sei mia figlia", non ha scelto lei di essere adottata e non è bello sentirsi "scaricati" se si commettono degli errori. Però, ripeto, non mi è molto chiara la situazione. Dott. Alessio Antonucci
Gentile utente, mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo. Dalle sue parole mi sembra di capire che sta facendo molta fatica in questo momento. Per questo mi sento di suggerirle di iniziare un percorso di psicoterapia attraverso cui possa trovare le risorse per affrontare le difficoltà relazione che descrive. Un caro saluto, Dott.ssa Genoveffa Del Giudice
Mi dispiace molto per la situazione che stai vivendo e posso solo immaginare quanto possa essere pesante. Prima di tutto credo sia importante da parte tua riconoscere il fatto che in passato ci sono stati errori ai quali ora stai cercando di rimediare; mettersi in discussione è molto importante. Credo che un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarti a "stare"in modo più adeguato in questa situazione di sofferenza anche nel rapporto con tua madre, che è un perno importante della tua vita e con la quale la comunicazione mi sembra complicata. Se lo desieri, puoi inviarmi un messaggio andando sul mio profilo o prenotando un colloquio on line. In bocca al lupo! Un saluto
Buonasera, ho letto il suo messaggio con grande dispiacere. Mi spiace molto abbia dovuto sentirsi dire quelle frasi dolorose, spero siano state dette in un momento di forte rabbia da entrambe le parti e che non siano un modo di attaccarla verbalmente. Bisognerebbe avere un quadro generale più completo per suggerirle qualcosa, credo però che lei possa cercare un professionista che la aiuti a stabilire cosa vuole per sè e come poterlo raggiungere, senza essere insultata nè limitata nei suoi movimenti. Nel frattempo può chiedere un consiglio a sua sorella, che vive la situazione familiare insieme a lei, in modo che possa trovare, spero, un primo sostegno emotivo. Resto a disposizione. Buona serata!
Gentilissima, è comprensibile che lei si senta frustrata e soffra per il fatto di non poter vivere liberamente e prendere decisioni autonome sulla propria vita, specialmente considerando il fatto che lei è ora una giovane adulta indipendente, impegnata nello studio e nel lavoro. È importante riconoscere e rispettare il suo desiderio di autonomia e di essere trattata come una persona adulta e responsabile. Le parole offensive e gli insulti che riferisce che sta ricevendo da sua madre sono estremamente dannosi e dolorosi e possono avere un impatto significativo sulla sua autostima e sul suo senso di valore personale. Nessuno dovrebbe mai essere trattato in quel modo, specialmente da un membro della propria famiglia. Anche la sua esperienza di essere stata adottata e di sentirsi "non adatta" aggiunge un ulteriore livello di complessità e dolore a questa situazione già difficile. È fondamentale che lei si senta accettata, amata e sostenuta all'interno della sua famiglia, indipendentemente dalle circostanze della sua nascita. Le consiglio vivamente di cercare il supporto di un professionista che possa aiutarla a esplorare i suoi sentimenti, sviluppare strategie per affrontare le difficoltà familiari e lavorare verso una maggiore indipendenza emotiva e relazionale. È importante anche che lei cerchi sostegno da parte di altre figure di supporto nella sua vita, come amici fidati o altri membri della famiglia, se possibile, infatti avere persone che la comprendono e la supportano può essere estremamente utile nel affrontare questa situazione difficile. Mi auguro sinceramente che lei possa trovare il sostegno e la risoluzione di cui ha bisogno per affrontare questa sfida e ricostruire un rapporto familiare più sano e soddisfacente. Se ha bisogno di ulteriori informazioni o supporto, non esiti a contattarmi. Sono a disposizione per aiutarla, anche online cordiali saluti, Dott.ssa Camilla Persico
Buongiorno! È sempre spiacevole leggere di questo tipo di dinamiche, ma ancora più difficile deve essere stato per lei scrivere e mettere nero su bianco tutte le difficoltà che stanno accompagnando questo suo presente e hanno accompagnato il suo recente passato. Le dinamiche intrafamiliari sono sempre complesse, ancora di più quando ci sono in gioco degli equilibri dettati da vari fattori che non sempre sono semplici da gestire per nessuno. È semplice capire come sia impossibile trovare serenità in un ambiente che psicologicamente non permette di avere sicurezze e leggerezza che in casa sarebbe sempre opportuno avere. Importante diventerebbe quindi concentrarsi su quelli che sono i suoi vissuti, i suoi pensieri, le sue emozioni e tutte quelle risorse che internamente ed esternamente potrebbero aiutarla a vivere con maggiore serenità un periodo molto complesso. Difficilmente si può agire sugli altri, a maggior ragione se questi altri non sono pronti in autonomia a lavorare su loro stessi, diventa quindi fondamentale operare su sé stessi per cercare di recuperare ciò che è recuperabile e cercare di gestire meglio ciò che invece è più difficilmente recuperabile. Ovviamente, come dicono i colleghi, potrebbe essere importante per lei avere a disposizione uno spazio suo come potrebbe essere da un professionista del settore, nel quale affrontare liberamente e senza timori o remore il suo recente vissuto e soprattutto quello passato, alla ricerca di un futuro che possa per lo meno consegnarle più tranquillità. Rimango ovviamente a disposizione per qualunque richiesta o necessità. Un caro saluto Bruno E. Gobbato
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive. Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL
Gentile utente, sono estremamente dispiaciuto per ciò che ci racconta. Deve essere molto doloroso non sentire compresi e riconosciuti i propri desideri, bisogni ed aspirazioni. Credo possa essere importante per lei riuscire a ritagliarsi uno spazio sicuro che sia unicamente suo e dove possa esprimere liberamente la sofferenza che riporta nelle poche righe, dense di dolore che ha riportato qui. Le auguro di riuscire a sentirsi riconosciuta e compresa, resto a sua disposizione e la saluto cordialmente. Dott. Marco Squarcini
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso i suoi dubbi con noi. Comprendo le sue difficoltà e le sue preoccupazioni, e mi dispiace per i vissuti negativi che queste le provocano. Qualora dovesse ritenerlo opportuno o necessario, mi rendo disponibile a cominciare con lei un percorso , che potrebbe tornarle utile per esplorare ed approfondire le sue emozioni, esperienze e valori al fine di trovare una strada percorribile e ritrovare la serenità. Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza. Qualora dovesse avere dubbi, domande, o perplessità riguardo al mio lavoro non esiti a contattarmi. Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico
Buongiorno gentile utente, mi dispiace moltissimo per la situazione che sta vivendo. Fondamentale è avere un ottimo status psicofisico e da ciò che scrive lei sta vivendo l'esatto opposto. Ho letto che è economicamente indipendente ciò le permetterà di poter prendere in considerazione di allontanarsi dal nucleo familiare e avere una totale indipendenza, questo le permetterà di poter recuperare inizialmente uno stato di equilibrio e serenità, ma soprattutto può iniziare ad avere una totale indipendenza come giusto che sia. Contemporaneamente potrebbe iniziare un percorso psicologico per accompagnarla in questo processo e comprendere anche tutte le dinamiche disfunzionali all'interno della famiglia e di come si riversano sul suo benessere psicologico. Resto a sua disposizione Dott.ssa Valentina Pisciotta
Buongiorno, mi dispiace molto per la situazione che ha descritto, è assolutamente comprensibile il disagio che ha riportato. Intraprendere un percorso psicologico potrebbe essere molto importante per imparare a gestire le critiche e le imposizioni che sta vivendo in questo momento e per ritagliarsi un suo spazio, privo di ogni forma di giudizio, dedicato solo a se stessa. Purtroppo, sulle altre persone non abbiamo alcun potere, ma possiamo lavorare su di noi per poter vivere una vita serena ed imparare a gestire le nostre emozioni. Resto a disposizione per qualsiasi informazione e la ringrazio per aver condiviso con noi la sua esperienza. Un caro saluto. Dott.ssa Valentina Baima Poma
Sono dispiaciuta di sentire che stai vivendo una situazione difficile con la tua famiglia. È comprensibile che tu desideri vivere la tua vita in modo indipendente, specialmente considerando il tuo impegno nello studio e nel lavoro. È importante che tu possa esprimere i tuoi sentimenti e le tue esigenze in modo chiaro e rispettoso con tua madre, cercando di instaurare un dialogo aperto. Potrebbe essere utile coinvolgere un mediatore familiare o uno psicologo per facilitare la comunicazione e trovare soluzioni condivise. Ricorda che sei una persona valida e degna di rispetto, indipendentemente dalla tua storia di adozione. Rimango a disposizione per ulteriori dubbi o chiarimenti. Dott.ssa Francesca Gottofredi
Ciao, anche io come gli altri colleghi ti consiglio di rivolgerti ad una terapeuta per chiarire meglio la situazione disagiata che vivi e per trovare delle soluzioni soddisfacenti che ti facciano vivere la tua vita al meglio. Dott.ssa Rosa Genovese
Buongiorno, da quanto scrive è innegabile il dolore e la fatica che lei sta provando in questa situazione, leggo tante risposte già fornite dai miei colleghi, quello che posso consigliarle è di rivolgersi a un collega per poter parlare di questo vissuto e soprattutto per poter dare spazio a tutte quelle spinte positive che ha (sei molto impegnata, lavori, studi, hai una forte tendenza verso una tua propria indipendenza alla quale tieni). Resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Giulia Balconi
Carissima, la fiducia da recuperare è bella tosta quando si perde, però forse anche prima degli sbagli non è stata molto presente. Bisognerebbe capire se dall'altra parte ci sia un muro per una motivazione specifica e tu sia la conseguenza di questa. Purtroppo però essendo un racconto con molte cose non descritte è difficile darti una risposta più dettagliata e concreta, sarebbe bene analizzare bene la situazione nel dettaglio per andare alla base degli eventi.
Salve, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Le sue parole mostrano un enorme disagio e confusione, e comprendo quanto possa essere difficile vivere una situazione familiare così complessa. I conflitti con la famiglia, specialmente quando si tratta di una madre che esercita un controllo stretto sulla sua vita, possono essere estremamente dolorosi e influire sulla propria autostima e indipendenza. Essere insultata e sentirsi dire che non è "adatta" o che "non sei mia figlia" è una ferita profonda che può minare la sua autostima. Inoltre, il fatto che sua madre le imponga restrizioni così rigide, nonostante lei sia ormai adulta e indipendente, potrebbe riflettere un bisogno di controllo da parte sua, probabilmente legato alla sua difficoltà ad accettare il suo cambiamento e la sua autonomia. Per affrontare questa situazione, potrebbe essere utile cercare un supporto psicologico professionale, che le permetta di esplorare più a fondo le sue emozioni e di imparare a gestire meglio i conflitti familiari. La consulenza psicoterapeutica può anche aiutarla a rafforzare la propria autostima e a gestire le difficoltà di relazione con sua madre e gli altri familiari. Inoltre, cercare di stabilire dei confini sani e comunicare apertamente le proprie esigenze potrebbe, nel lungo periodo, portare a una gestione più equilibrata della sua indipendenza e delle dinamiche familiari. Se avesse ulteriori dubbi, non esiti a contattarmi. Cordialmente,
Gentilissima, mi sembra che stia vivendo una situazione davvero dolorosa, dove la sua indipendenza e i suoi desideri si trovano in conflitto con le aspettative e le decisioni della sua famiglia. Si è mai chiesta cosa possa significare per lei questo bisogno di libertà e autonomia? Forse, il suo desiderio di fare scelte per sé potrebbe essere un modo per riscoprire la sua identità, che ha visto messa in discussione in passato. Cosa pensa che la sua relazione con la famiglia le stia dicendo su come si percepisce, e sul valore che attribuisce a se stessa? C’è qualche passo che potrebbe fare, anche piccolo, per rinnovare la sua relazione con sé stessa e con gli altri? Se interessata, sono disponibile su consulenza, anche online. Un caro saluto, Dr. Giorgio De Giorgi
Buongiorno le consiglio un percorso psicologico per andare ad indagare le tematiche che ha scritto per per poi capire con lo specialista come potete lavorare insieme per gestire la situazione. Rimango a sua disposizione. Dott.ssa Andreozzi Jasmine
Capisco quanto possa essere doloroso per te questo periodo e ti ringrazio per averlo condiviso con questo coraggio. Spesso capita di sentirsi non compresi o capiti nei propri bisogni o necessità. Quello che stai vivendo non è banale, e non sei tu ad essere “sbagliata”: stai semplicemente cercando di orientarti dentro un legame che porta con sé dinamiche profonde, spesso radicate molto indietro nel tempo. È normale che emergano emozioni intense, confusione o stanchezza. In uno spazio protetto possiamo esplorare insieme questi vissuti, capire cosa ti blocca, come proteggere i tuoi confini emotivi e come iniziare a costruire un senso di libertà interiore. Se senti che potrebbe aiutarti, puoi prenotare un incontro: sarà un primo passo per ritrovare un posto sicuro dentro di te. Sono qui per accompagnarti. Mandami un messaggio o prenota un colloquio conoscitivo gratuito. Ti aspetto, Dott.ssa Alessandra Corti
Buonasera, ti ringrazio per aver condiviso questo vissuto così doloroso e complesso. Leggendo le tue parole, sento tutta la fatica, la frustrazione e il senso di ingiustizia che stai provando. È come se ti trovassi in una gabbia le cui sbarre sono fatte di sensi di colpa per il passato, controllo asfissiante e parole che feriscono nel profondo. Prima di tutto, vorrei che ti prendessi un momento per riconoscere a te stessa un merito enorme: a 21 anni, nonostante il clima pesante e le ferite che porti, stai studiando e porti avanti ben due lavori. Questa è la prova tangibile della tua forza, della tua determinazione e della tua capacità di autodeterminazione. Sei una persona che sta costruendo il proprio futuro con le proprie mani, e questo è un dato oggettivo che nessuno può toglierti. Provo a fare un po' di ordine con te su alcuni punti molto delicati che hai toccato: 1. La violenza psicologica e il tema dell'adozione: sentirsi dire "grazie a Dio non sei mia figlia" a causa del fatto che sei stata adottata è una forma di violenza psicologica estrema. L'adozione è un legame d'amore e di scelta che dovrebbe offrire sicurezza, non diventare un'arma da usare nei momenti di rabbia. È comprensibile che questo ti faccia sentire "non adatta", ma voglio dirti una cosa importante: quella frase non definisce il tuo valore, definisce purtroppo l'incapacità di chi la pronuncia di gestire le proprie emozioni e il proprio ruolo genitoriale. 2. Il controllo e l'autonomia: a 21 anni sei una donna adulta. Il fatto che ti venga imposto un coprifuoco così rigido e che ti venga impedito di vivere liberamente la tua relazione affettiva è una violazione della tua autonomia. Spesso, nei contesti familiari difficili, chi controlla lo fa per gestire le proprie insicurezze o per mantenere un potere che sente sfuggire. Il tuo passato (gli "errori" a cui accenni) viene usato come pretesto per giustificare una punizione che sembra non avere mai fine, ma gli errori servono per imparare, non per essere condannati a vita. 3. La sicurezza personale: hai accennato a "liti pesanti arrivate alle maniere forti". Questo è un segnale d'allarme che non va sottovalutato. Quando il conflitto verbale diventa scontro fisico, la tua sicurezza prioritaria. Non sei sola e non devi subire in silenzio. In una situazione così intricata, la calma e la competenza di un terapeuta CBT potrebbero offrirti gli strumenti pratici di cui hai bisogno proprio ora. Questo approccio potrebbe aiutarti grazie a: - Ristrutturazione Cognitiva: lavoro per scardinare quell'idea di "non essere adatta". Il pensiero "non valgo perché mia madre mi rifiuta" è una distorsione cognitiva che la terapia aiuta a trasformare in "io valgo per ciò che sono e per ciò che faccio, indipendentemente dal giudizio altrui". - Assertività e Confini: la CBT fornisce tecniche specifiche per comunicare i propri bisogni e stabilire dei confini sani. Ti aiuterebbe a capire come gestire le discussioni senza farti schiacciare e come proteggere il tuo spazio emotivo (e fisico). - Gestione del Trauma e dello Stress: data la tua storia (l'adozione a 9 anni, l'incidente, le liti), la terapia ti aiuterebbe a elaborare questi eventi pesanti affinché smettano di influenzare il tuo presente in modo così doloroso. - Pianificazione dell'indipendenza: essendo tu già lavoratrice, il terapeuta potrebbe sostenerti nel costruire un progetto di vita che ti permetta, gradualmente e in sicurezza, di distanziarti da un ambiente che oggi non ti permette di respirare. Un piccolo suggerimento da cui partire: inizia a guardare alla tua indipendenza economica non solo come a un dovere, ma come alla tua "chiave per la libertà". Ogni ora di studio e di lavoro che compi è un mattone della tua futura casa, dove sarai tu a decidere chi far entrare e a che ora tornare. Se senti che la situazione fisica sta diventando pericolosa, valuta di contattare un centro antiviolenza o un consultorio della tua zona: sono posti sicuri dove professionisti possono ascoltarti e proteggerti. Sei una ragazza resiliente. Non permettere a nessuno di convincerti del contrario.
Buongiorno, quello che racconta è molto doloroso e credo sia importante non minimizzarlo. A 21 anni, mentre studia, lavora e sta cercando di costruire una propria autonomia, sentirsi continuamente controllata, limitata nelle scelte personali e soprattutto insultata in modo così pesante può avere un impatto profondo sul modo in cui percepisce se stessa e il proprio valore. La frase che le viene rivolta sul fatto che sia stata adottata è particolarmente dolorosa, perché va a colpire un punto molto delicato della sua storia personale. Essere adottata non la rende meno figlia, meno degna di affetto o meno appartenente alla propria famiglia. Quando una persona utilizza un aspetto così sensibile durante una lite, il rischio è che quelle parole rimangano dentro e vengano progressivamente trasformate in pensieri come “forse non sono abbastanza”, “forse non merito di essere amata” oppure “forse il problema sono io”. È importante distinguere ciò che le viene detto durante i conflitti da ciò che realmente definisce il suo valore. Anche il fatto che in passato abbia commesso degli errori non significa che debba vivere indefinitamente sotto controllo o che ogni scelta attuale debba essere decisa da sua madre. Tutti possono aver fatto esperienze di cui non sono soddisfatti, ma crescere significa anche poter modificare il proprio comportamento e assumersi progressivamente la responsabilità della propria vita. Dal suo racconto emerge che oggi studia, svolge due lavori e sta cercando di costruire una propria indipendenza. Sono elementi che meritano di essere considerati nel presente, senza essere continuamente annullati da ciò che è accaduto in passato. In una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe molto importante comprendere il meccanismo che si è creato nella relazione con sua madre. È possibile che, dopo alcune difficoltà precedenti, lei abbia sviluppato un forte bisogno di controllarla e che ogni tentativo da parte sua di diventare più autonoma venga interpretato come qualcosa di pericoloso o come una sfida. Lei, a sua volta, potrebbe reagire cercando di spiegarsi, difendersi, ottenere il permesso oppure esplodere quando sente che i limiti diventano insopportabili. Questo può alimentare ulteriori conflitti e rendere sempre più difficile distinguere ciò che riguarda una normale preoccupazione genitoriale da ciò che invece invade la sua libertà personale. Il fatto che possa vedere il suo ragazzo soltanto in condizioni molto ristrette, nonostante la sua età e la sua autonomia, è comprensibilmente frustrante. Tuttavia, credo che il problema vada oltre la singola uscita o il rapporto sentimentale. La questione centrale sembra essere il diritto di poter costruire gradualmente una vita adulta nella quale le sue decisioni non debbano essere continuamente autorizzate da qualcun altro. Mi preoccupa anche quando parla di litigi arrivati a “maniere forti”. Se con questa espressione intende spinte, schiaffi, aggressioni o altre forme di violenza fisica, la priorità dovrebbe essere la sua sicurezza. In quei momenti non è utile cercare di vincere la discussione o convincere l’altra persona. È più importante allontanarsi dalla situazione, raggiungere un luogo sicuro e coinvolgere qualcuno di fidato. Se dovesse percepire un pericolo immediato, sarebbe opportuno rivolgersi ai servizi di emergenza. Potrebbe essere utile anche evitare di affrontare tutte queste dinamiche completamente da sola. Avere una persona esterna alla famiglia con cui confrontarsi può aiutarla a non perdere il senso di ciò che è accettabile e di ciò che non lo è. Quando si vive a lungo in un ambiente caratterizzato da conflitti, insulti e controllo, si può finire per abituarsi a situazioni che invece meritano di essere guardate con maggiore lucidità. Un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale, potrebbe esserle particolarmente utile in questo momento. Non per convincerla a rompere i rapporti con sua madre o a prendere decisioni drastiche, ma per aiutarla a comprendere gli schemi che si sono creati in famiglia, il senso di colpa che potrebbe provare quando cerca autonomia e il modo in cui le parole ricevute nel tempo hanno influenzato l’immagine che ha di se stessa. Potrebbe essere anche uno spazio importante per imparare a costruire limiti più chiari e sostenibili. Sarebbe utile lavorare anche sul significato che attribuisce al fatto di sentirsi “non adatta”. Questa sensazione potrebbe non nascere da ciò che realmente è, ma da anni di messaggi che hanno progressivamente indebolito la sua sicurezza personale. Capire da dove arrivano questi pensieri e imparare a metterli in discussione potrebbe aiutarla a non definire se stessa attraverso il modo in cui viene trattata durante i conflitti. Lei non deve necessariamente scegliere tra amare la propria famiglia e desiderare una vita più libera. Può voler bene a sua madre e, contemporaneamente, riconoscere che alcuni comportamenti la feriscono e che alcuni limiti non sono più compatibili con la persona adulta che sta diventando. Considerata l’intensità delle tensioni che descrive, credo che chiedere un supporto psicologico possa essere un passo davvero importante. Non perché debba essere lei a “risolvere” tutta la famiglia, ma perché potrebbe finalmente avere uno spazio nel quale comprendere ciò che sta succedendo, recuperare fiducia nelle proprie percezioni e costruire scelte più autonome senza sentirsi continuamente sbagliata o in colpa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.



















