Salve dottori, sono una ragazza di 33 anni e mi vergogno molto per avere un feticismo del fumo di
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Salve dottori,
sono una ragazza di 33 anni e mi vergogno molto per avere un feticismo del fumo di sigaretta. Nella mia vita ho fumato e smesso tante volte, non sono mai stata una grande fumatrice, massimo 5 sigarette al giorno. Durante i 5 anni in cui smisi di fumare, sono sempre rimasta affascinata dalle persone che fumavano attorno a me e spesso chiedevo loro una sigaretta. Mi eccita tutto, l'odore, il sapore, la tirata, la gestualità. Da piccola guardavo mia nonna fumare in casa e facevo sempre molte domande su questa attività.
Il destino ha voluto che sposassi un fumatore. Ho ripreso a fumare insieme a lui, ma sempre con disagio, perché dovevo nascondere a lui questa mia attrazione, e col tempo ho iniziato a controllare quanto fumasse, l'ho pressato a smettere insieme a me, fino a litigare ogni giorno, perché dentro di me c'è ipervigilanza, controllo, ansia, ipocondria e più invecchio e più ho paura delle malattie. Allo stesso tempo, però, vorrei tanto poter fumare senza sensi di colpa, con consapevolezza e mettere in atto le mie fantasie sul fumo con mio marito che, dopo essermi aperta, con tanto imbarazzo, sulla questione fetish, mi ha detto che sarebbe felice di soddisfare le mie fantasie e non devo provare vergogna. Voglio fare pace con me stessa e smettere di controllare lui. Mi sento triste e sporca, perché mi sento lontana dall'idea di "brava ragazza" che hanno tutti di me. Dentro di me, è come se io non volessi che lui facesse qualcosa che io desidero ardentemente, senza il mio permesso. Poi penso, se lui può fumare liberamente, senza sensi di colpa, allora il problema sono io.
Grazie per il vostro supporto!
sono una ragazza di 33 anni e mi vergogno molto per avere un feticismo del fumo di sigaretta. Nella mia vita ho fumato e smesso tante volte, non sono mai stata una grande fumatrice, massimo 5 sigarette al giorno. Durante i 5 anni in cui smisi di fumare, sono sempre rimasta affascinata dalle persone che fumavano attorno a me e spesso chiedevo loro una sigaretta. Mi eccita tutto, l'odore, il sapore, la tirata, la gestualità. Da piccola guardavo mia nonna fumare in casa e facevo sempre molte domande su questa attività.
Il destino ha voluto che sposassi un fumatore. Ho ripreso a fumare insieme a lui, ma sempre con disagio, perché dovevo nascondere a lui questa mia attrazione, e col tempo ho iniziato a controllare quanto fumasse, l'ho pressato a smettere insieme a me, fino a litigare ogni giorno, perché dentro di me c'è ipervigilanza, controllo, ansia, ipocondria e più invecchio e più ho paura delle malattie. Allo stesso tempo, però, vorrei tanto poter fumare senza sensi di colpa, con consapevolezza e mettere in atto le mie fantasie sul fumo con mio marito che, dopo essermi aperta, con tanto imbarazzo, sulla questione fetish, mi ha detto che sarebbe felice di soddisfare le mie fantasie e non devo provare vergogna. Voglio fare pace con me stessa e smettere di controllare lui. Mi sento triste e sporca, perché mi sento lontana dall'idea di "brava ragazza" che hanno tutti di me. Dentro di me, è come se io non volessi che lui facesse qualcosa che io desidero ardentemente, senza il mio permesso. Poi penso, se lui può fumare liberamente, senza sensi di colpa, allora il problema sono io.
Grazie per il vostro supporto!
Buongiorno, grazie per aver condiviso in modo così aperto una parte di sé che sente delicata. Dal suo racconto emerge chiaramente quanto per lei sia importante comprendere e gestire il desiderio legato al fumo, insieme ai sentimenti di colpa e vergogna che a volte lo accompagnano.
Lei descrive un’attrazione per il fumo presente da molti anni, legata a sensazioni fisiche, gesti e rituali che hanno un significato personale e che continuano a far parte della sua esperienza erotica. Allo stesso tempo, convivono dentro di lei un’attenzione alla salute, un forte senso di controllo e un’immagine di sé molto definita, aspetti che considera importanti e che influiscono sul modo in cui vive questo desiderio.
La difficoltà nasce dalla convivenza di queste parti: il desiderio, il senso di colpa e la paura di trasgredire si intrecciano creando confusione e tensione. Il messaggio che porta esprime il bisogno di dare senso a tutto questo, di capire come accogliere il desiderio senza giudicarsi, e di trovare un equilibrio che le consenta di stare più bene con se stessa.
Il fatto che abbia parlato apertamente con suo marito e che lui abbia accolto la sua esperienza senza giudizio rappresenta uno spazio di confronto importante. Questo non risolve tutto automaticamente, ma può offrire una base di fiducia e di dialogo, utile per esplorare insieme i suoi vissuti in modo sicuro e rispettoso.
Resto a disposizione per ulteriori dubbi qualora volesse esplorare questi aspetti in profondità per comprendere meglio il significato che hanno per lei e a costruire un rapporto più sereno con il desiderio e con se stessa.
Un caro saluto.
Dott.ssa Daniela Canorro
Psicosessuologa clinica, Counselor relazionale
Lei descrive un’attrazione per il fumo presente da molti anni, legata a sensazioni fisiche, gesti e rituali che hanno un significato personale e che continuano a far parte della sua esperienza erotica. Allo stesso tempo, convivono dentro di lei un’attenzione alla salute, un forte senso di controllo e un’immagine di sé molto definita, aspetti che considera importanti e che influiscono sul modo in cui vive questo desiderio.
La difficoltà nasce dalla convivenza di queste parti: il desiderio, il senso di colpa e la paura di trasgredire si intrecciano creando confusione e tensione. Il messaggio che porta esprime il bisogno di dare senso a tutto questo, di capire come accogliere il desiderio senza giudicarsi, e di trovare un equilibrio che le consenta di stare più bene con se stessa.
Il fatto che abbia parlato apertamente con suo marito e che lui abbia accolto la sua esperienza senza giudizio rappresenta uno spazio di confronto importante. Questo non risolve tutto automaticamente, ma può offrire una base di fiducia e di dialogo, utile per esplorare insieme i suoi vissuti in modo sicuro e rispettoso.
Resto a disposizione per ulteriori dubbi qualora volesse esplorare questi aspetti in profondità per comprendere meglio il significato che hanno per lei e a costruire un rapporto più sereno con il desiderio e con se stessa.
Un caro saluto.
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Buongiorno,
quello che descrive è un conflitto tra desiderio sessuale, senso di colpa e ansia. Il feticismo del fumo è una fantasia sessuale, e non definisce il suo valore morale o chi è come persona. La vergogna nasce soprattutto dal confronto tra ciò che desidera e l’idea di sé “brava ragazza”, ma desiderio e moralità non coincidono necessariamente.
Il fatto che suo marito sia aperto e disponibile è molto positivo: significa che può esplorare il fetish in modo sicuro e consensuale, senza sentirsi giudicata. Per fare pace con se stessa può essere utile: accettare che il desiderio esiste, separare fantasia e comportamento giudicante, e lavorare sul senso di controllo e colpa che prova verso lui.
Concentriamoci su lei: il problema non è lui, ma il giudizio interno che si applica alle sue fantasie. La consapevolezza e la comunicazione aperta con il partner possono ridurre ansia, senso di sporco e controllo, permettendole di vivere il piacere senza colpa. Rimango a disposizione, un saluto!
quello che descrive è un conflitto tra desiderio sessuale, senso di colpa e ansia. Il feticismo del fumo è una fantasia sessuale, e non definisce il suo valore morale o chi è come persona. La vergogna nasce soprattutto dal confronto tra ciò che desidera e l’idea di sé “brava ragazza”, ma desiderio e moralità non coincidono necessariamente.
Il fatto che suo marito sia aperto e disponibile è molto positivo: significa che può esplorare il fetish in modo sicuro e consensuale, senza sentirsi giudicata. Per fare pace con se stessa può essere utile: accettare che il desiderio esiste, separare fantasia e comportamento giudicante, e lavorare sul senso di controllo e colpa che prova verso lui.
Concentriamoci su lei: il problema non è lui, ma il giudizio interno che si applica alle sue fantasie. La consapevolezza e la comunicazione aperta con il partner possono ridurre ansia, senso di sporco e controllo, permettendole di vivere il piacere senza colpa. Rimango a disposizione, un saluto!
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità un vissuto complesso e carico di vergogna: questo, di per sé, è già un passo importante.
Il feticismo, in senso clinico, indica un’eccitazione legata a uno stimolo specifico. Finché non diventa l’unica modalità possibile per provare desiderio o non causa una sofferenza significativa, non è di per sé una “patologia”. Nel suo racconto, però, il punto centrale non è il fumo in sé, quanto il conflitto interno che esso attiva: da una parte il desiderio, dall’altra il controllo, l’ansia, la paura della malattia, il senso di colpa e un ideale di sé (“la brava ragazza”) molto rigido.
È comprensibile che un oggetto desiderato ma vissuto come “proibito” possa diventare ancora più carico di eccitazione, e allo stesso tempo di vergogna. La presenza di ipervigilanza, bisogno di controllo sul partner e forte autocritica suggerisce che il fumo sia diventato un contenitore simbolico di temi più profondi: il rapporto con il piacere, con il corpo, con l’autorizzazione a desiderare, con la perdita di controllo e con la paura di “essere sbagliata”.
Il fatto che suo marito abbia accolto con rispetto e apertura la sua confidenza è un elemento molto positivo. Tuttavia, la “pace con se stessa” difficilmente può nascere solo da un accordo comportamentale (fumare o non fumare), se prima non si lavora sul significato emotivo e identitario che questa dinamica ha per lei.
Sentirsi “sporca” o indegna perché si prova desiderio è spesso il segnale di un conflitto profondo tra parti di sé, non di qualcosa che non va in lei. Per questo, più che giudicarsi o forzarsi a scegliere una posizione (controllo totale o abbandono totale), sarebbe utile approfondire questi vissuti con uno specialista, in uno spazio sicuro e non giudicante, per comprendere l’origine di questo conflitto e trovare un modo più integrato e sereno di stare nel desiderio, nella relazione e con se stessa.
Un percorso psicologico può aiutarla a ridurre l’ansia, il bisogno di controllo e la vergogna, e a costruire un rapporto più gentile e consapevole con le sue parti interne.
Resto fiduciosa che questo disagio possa essere compreso e trasformato con il giusto supporto.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità un vissuto complesso e carico di vergogna: questo, di per sé, è già un passo importante.
Il feticismo, in senso clinico, indica un’eccitazione legata a uno stimolo specifico. Finché non diventa l’unica modalità possibile per provare desiderio o non causa una sofferenza significativa, non è di per sé una “patologia”. Nel suo racconto, però, il punto centrale non è il fumo in sé, quanto il conflitto interno che esso attiva: da una parte il desiderio, dall’altra il controllo, l’ansia, la paura della malattia, il senso di colpa e un ideale di sé (“la brava ragazza”) molto rigido.
È comprensibile che un oggetto desiderato ma vissuto come “proibito” possa diventare ancora più carico di eccitazione, e allo stesso tempo di vergogna. La presenza di ipervigilanza, bisogno di controllo sul partner e forte autocritica suggerisce che il fumo sia diventato un contenitore simbolico di temi più profondi: il rapporto con il piacere, con il corpo, con l’autorizzazione a desiderare, con la perdita di controllo e con la paura di “essere sbagliata”.
Il fatto che suo marito abbia accolto con rispetto e apertura la sua confidenza è un elemento molto positivo. Tuttavia, la “pace con se stessa” difficilmente può nascere solo da un accordo comportamentale (fumare o non fumare), se prima non si lavora sul significato emotivo e identitario che questa dinamica ha per lei.
Sentirsi “sporca” o indegna perché si prova desiderio è spesso il segnale di un conflitto profondo tra parti di sé, non di qualcosa che non va in lei. Per questo, più che giudicarsi o forzarsi a scegliere una posizione (controllo totale o abbandono totale), sarebbe utile approfondire questi vissuti con uno specialista, in uno spazio sicuro e non giudicante, per comprendere l’origine di questo conflitto e trovare un modo più integrato e sereno di stare nel desiderio, nella relazione e con se stessa.
Un percorso psicologico può aiutarla a ridurre l’ansia, il bisogno di controllo e la vergogna, e a costruire un rapporto più gentile e consapevole con le sue parti interne.
Resto fiduciosa che questo disagio possa essere compreso e trasformato con il giusto supporto.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve,
prima di tutto voglio riconoscere una cosa importante: il fatto che tu sia riuscita a parlare apertamente con tuo marito di una fantasia così intima e che tu abbia trovato accoglienza è tutt’altro che scontato. È un passaggio di grande coraggio e maturità emotiva, e dice molto della qualità della relazione e della tua capacità di metterti in gioco.
La fantasia che descrivi, per quanto ti faccia provare vergogna, non è di per sé “sbagliata” o patologica. I feticismi possono nascere molto presto, spesso legati a immagini, sensazioni o figure significative dell’infanzia, e non hanno nulla a che fare con il valore morale di una persona. Il disagio che vivi sembra derivare non tanto dalla fantasia in sé, quanto dal conflitto interno tra questa parte di te e l’idea della “brava ragazza”, controllata, responsabile, che non deve desiderare qualcosa di percepito come nocivo o trasgressivo.
Quando queste due parti entrano in collisione, può emergere un forte senso di colpa e, come racconti, un bisogno di controllo: controllare il fumo, controllare tuo marito, controllare i rischi, controllare il corpo e la salute. In questo senso, l’ipocondria e l’ansia sembrano avere una funzione: cercare di tenere a bada qualcosa che senti come pericoloso, non solo per il corpo, ma anche per l’immagine che hai di te stessa.
È comprensibile sentirsi “sporca” o inadeguata quando un desiderio non coincide con l’ideale che ci siamo costruiti. Ma la salute psicologica non passa dall’eliminare o giudicare le parti di sé che non ci piacciono: passa piuttosto dall’integrarle, dando loro un posto consapevole, senza che prendano il controllo né che vengano represse con violenza. Essere in equilibrio non significa essere perfetti o “bravi”, ma riuscire a stare in relazione con i propri desideri senza esserne schiacciati.
Il fatto che tu dica “se lui può fumare liberamente, allora il problema sono io” è un’intuizione preziosa: forse il nodo non è il fumo in sé, ma il rapporto che tu hai con il desiderio, con il permesso e con la paura di perdere il controllo. Questo è un terreno molto delicato, che merita uno spazio di ascolto dedicato.
Un percorso psicologico o sessuologico potrebbe aiutarti proprio in questo: non a “decidere se fumare o no”, ma a comprendere meglio cosa rappresenta per te questa fantasia, come convivono in te desiderio e paura, e come ridurre il bisogno di controllo e l’ansia senza rinunciare a te stessa. Fare pace con sé non significa cedere a tutto, ma smettere di combattersi.
Il fatto che tu desideri equilibrio, autenticità e serenità è già un segnale importante: da lì si può partire per costruire una relazione più gentile con te stessa e con le parti di te che oggi ti fanno soffrire.
Saluti,
Dr. Matteo Lupi
prima di tutto voglio riconoscere una cosa importante: il fatto che tu sia riuscita a parlare apertamente con tuo marito di una fantasia così intima e che tu abbia trovato accoglienza è tutt’altro che scontato. È un passaggio di grande coraggio e maturità emotiva, e dice molto della qualità della relazione e della tua capacità di metterti in gioco.
La fantasia che descrivi, per quanto ti faccia provare vergogna, non è di per sé “sbagliata” o patologica. I feticismi possono nascere molto presto, spesso legati a immagini, sensazioni o figure significative dell’infanzia, e non hanno nulla a che fare con il valore morale di una persona. Il disagio che vivi sembra derivare non tanto dalla fantasia in sé, quanto dal conflitto interno tra questa parte di te e l’idea della “brava ragazza”, controllata, responsabile, che non deve desiderare qualcosa di percepito come nocivo o trasgressivo.
Quando queste due parti entrano in collisione, può emergere un forte senso di colpa e, come racconti, un bisogno di controllo: controllare il fumo, controllare tuo marito, controllare i rischi, controllare il corpo e la salute. In questo senso, l’ipocondria e l’ansia sembrano avere una funzione: cercare di tenere a bada qualcosa che senti come pericoloso, non solo per il corpo, ma anche per l’immagine che hai di te stessa.
È comprensibile sentirsi “sporca” o inadeguata quando un desiderio non coincide con l’ideale che ci siamo costruiti. Ma la salute psicologica non passa dall’eliminare o giudicare le parti di sé che non ci piacciono: passa piuttosto dall’integrarle, dando loro un posto consapevole, senza che prendano il controllo né che vengano represse con violenza. Essere in equilibrio non significa essere perfetti o “bravi”, ma riuscire a stare in relazione con i propri desideri senza esserne schiacciati.
Il fatto che tu dica “se lui può fumare liberamente, allora il problema sono io” è un’intuizione preziosa: forse il nodo non è il fumo in sé, ma il rapporto che tu hai con il desiderio, con il permesso e con la paura di perdere il controllo. Questo è un terreno molto delicato, che merita uno spazio di ascolto dedicato.
Un percorso psicologico o sessuologico potrebbe aiutarti proprio in questo: non a “decidere se fumare o no”, ma a comprendere meglio cosa rappresenta per te questa fantasia, come convivono in te desiderio e paura, e come ridurre il bisogno di controllo e l’ansia senza rinunciare a te stessa. Fare pace con sé non significa cedere a tutto, ma smettere di combattersi.
Il fatto che tu desideri equilibrio, autenticità e serenità è già un segnale importante: da lì si può partire per costruire una relazione più gentile con te stessa e con le parti di te che oggi ti fanno soffrire.
Saluti,
Dr. Matteo Lupi
Salve, porta una situazione complessa dove desiderio e dovere si scontrano, da quello che racconta è qualcosa che le appartiene da quando è piccola e ha un impatto significativo sulla sua vita. Potrebbe valutare un percorso psicologico così da affrontare questi suoi vissuti cercando un modo nuovo per conviverci.
Cordiali saluti,
dott. Gabriele Boccardi
Cordiali saluti,
dott. Gabriele Boccardi
Cara signora
La sua propensione al controllo si esercita anche nei confronti del fumo. L'eccitazione che prova bisognerebbe considerarla una cosa positiva ed esercitarla anche per rinsaldare il rapporto con suo marito. Perciò le suggerisco solo di regolarlo con "sedute" di fumo consapevole fatte in orari condivisi.
La sua propensione al controllo si esercita anche nei confronti del fumo. L'eccitazione che prova bisognerebbe considerarla una cosa positiva ed esercitarla anche per rinsaldare il rapporto con suo marito. Perciò le suggerisco solo di regolarlo con "sedute" di fumo consapevole fatte in orari condivisi.
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