Salve. Da almeno 10 anni soffro di una prostatite curata male, probabilmente perchè la diagnosi è st

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Salve. Da almeno 10 anni soffro di una prostatite curata male, probabilmente perchè la diagnosi è stata determinata dopo che, per alcuni anni, mi sono stste prescritte cure antibiotiche per il trattamento delle cistiti. Intorno al 2010 (avevo 30 anni) mi è stata diagnosticata una prostatite abatterica, che per anni ho curato nelle fasi critiche con antibiotici. Le crisi arrivavano con una cadenza semestrale circa. La cosa mi straniva, dato che il sollievo all'assunzione dell'antibiotico era immediata. Una contraddizione, a mio avviso, proprio perché la diagnosi parlava di proststite abatterica. Nel corso degli anni gli attacchi si sono intensificati numericamente. Mi sono rivolto ad un andrologo 2 anni fa. Spermiocoltura negativa ma necessitavo di antibiotico come unica soluzione in grado di farmi stare meglio. Durante la fine del 2020 la situazione è peggiorata, con crisi di bruciore alla minzione che non avevano soluzione di continuità e Levoxacin che non faceva più effetto. Mi rivolgo ad un urologo che mi prescrive spermiocoltura e finalmente individuiamo escherichia coli. Subito cura con Starcef fiale, 2 al dì per 6 giorni. Per due mesi non ho più avuto alcu problema. A Pasqua nuova crisi, altro ciclo di Starcef e terminato ciclo avverto dolore alla prostata con irradiazione alla zona perianale e alle gambe. Mi chiedo se la cura non sia stata troppo breve e se qualche batterio ancora è rimasto in vita. Preciso che sto facendo cura contestuale a base di Leviaprost e Deprox supposte. Ero convinto di potere guarire dato che era stato individuato batterio ma temo che non basti. Preciso che non ho problemi erettili. Solo dolore e, nelle fasi critiche, forte bruciore alla minzione con contestuale emissione di pus . Secondo voi sto procedendo verso la fase finale del mio problema o devo correggere qualcosa? Concludo dicendo che sono astemio ed evito categoricamente qualsiask cibo in grado di inteferire negativamente.
Prof. Carlo Rando
Andrologo, Chirurgo generale, Urologo
Milano
Francamente non si capisce il senso di tutto quell'antibiotico con delle colture negative, stante che mai mi sembra sia stata fatta una adeguata coltura del secreto prostatico estratto... ma tant'è! Un antibiotico può avere effetto parzialmente ed estemporaneamente utile perché ha anche azione antinfiammatoria, ma non risolve nulla e se è inutile è tossico. La positività estemporanea alla spermiocoltiura è facilmente da inquinamento del campione e per questo è un esame poco attendibile. Lei ha certamente una discreta congestione infiammatoria pelvico-prostatica in cui eventuali batteri sono solo accidentali, ma non causali (peraltro esiste un microbiota che deve rimanere in equilibrio con quello intestinale, altrimenti si scombina tutto) e con ragioni che non mi pare qualcuno abbia mai valutato con i dovuti esami. Ovvio che tale condizione abbia fasi di accentazione con la comparsa del dolore, forse disfertilità e progressivamente altro comparirà. Occorre che un andrologo faccia il punto della situazione con gli esami genitali (ecodoppler pelvico-prostatico e testicolare, analisi spermatica completa e coltura del secreto prostatico estratto) e generali (profilo metabolico-ossidativo, nutrizionale, ormonale, immunitario). Poi occorrerà, sulla base dei dati ottenuti, attivare un adeguato percorso terapeutico.

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