Ho un anterolistesi di L4 su L5 e una stenosi, per cui 3 mesi fa ,disperata dal dolore sciatico e da
Ho un anterolistesi di L4 su L5 e una stenosi, per cui 3 mesi fa ,disperata dal dolore sciatico e dalla claudicatio neurogena, ho accettato l' intervento per inserire un distanziatore Aspen. Poiché l' artrodesi mi terrorizzava. Nella RM post intervento,risulta che il distanziatore non ha sortito effetto, anzi ha ristretto ancora il canale lombare,che non risulta allargato, mi pare di capìre che si è verificata anche la sindrome del livello adiacente, L3 L4 dove c'è un altra stenosi e l' anterolistesi precedente è diventata di secondo grado. Io sono come prima,forse sto un po' peggio ,stessi sintomi, sciatica e claudicatio neurogena. Tutto il canale lombare da L2 in poi è ristretto dall' artrosi. Consapevole che mi aspetta un intervento di revisione/ artrodesi e laminectomia, con stabilizzazione di 3 vertebre e l' apposizione di 6 viti, due per ogni vertebra, chiedo: È possibile che l' Aspen a distanza di soli 3 mesi debba o possa ancora sortire qualche effetto? Sono in sovrappeso di circa 10 chili. Se dimagrisco, posso migliorare la situazione? La ginnastica, la fisioterapia, possono sortire effetti? Ho provato tutto: laser, epidurale antalgica, ozonoterapia, radio frequenza, massoterapia. Niente! Cosa succede se non faccio l'intervento di revisione? Ho 60 anni e la gamba destra è molto debole e dolorante , risultano osteofiti a dx. L' ultimo neurochirurgo interpellato, propone artrodesi/stabilizzazione con viti e barre fra tre mesi , a sei mesi dal precedente intervento con rimozione del distanziatore. Poi, le viti e le barre rovinano le vertebre adiacenti, e andrò di intervento in intervento. Chiedo suggerimenti e consigli. Grazie.
1 risposta
Gentile Signora, la situazione che descrive è complessa e, senza poter valutare direttamente la visita clinica e le immagini, non è possibile esprimere un giudizio specifico sul suo caso. In chirurgia della colonna, infatti, la decisione terapeutica si basa sempre sulla correlazione tra anamnesi, esame clinico e accertamenti radiologici. In termini generali, un distanziatore interspinoso come l'Aspen viene impiantato con un preciso obiettivo biomeccanico e, se a distanza di alcuni mesi i sintomi persistono e gli esami mostrano un beneficio insufficiente o un peggioramento della stenosi, è poco probabile che il dispositivo produca successivamente un miglioramento significativo solo con il passare del tempo. Tuttavia, questa valutazione dipende dal singolo caso e deve essere confermata dal chirurgo che la segue. Il dimagrimento, quando vi è un sovrappeso, può certamente ridurre il carico sulla colonna e migliorare la funzionalità generale, ma difficilmente è sufficiente a risolvere una stenosi lombare importante con claudicatio neurogena e sintomi persistenti. Analogamente, fisioterapia ed esercizio terapeutico rappresentano strumenti utili in molte situazioni, ma quando il restringimento del canale è marcato e i trattamenti conservativi sono già stati eseguiti senza beneficio, il loro margine di efficacia può essere limitato. Per quanto riguarda l'eventuale intervento di revisione, la scelta dipende principalmente dalla causa dei sintomi, dal grado di instabilità vertebrale e dall'entità della compressione delle strutture nervose. In alcuni pazienti una revisione con decompressione e stabilizzazione rappresenta il trattamento più indicato quando le cure conservative non sono più efficaci, ma la strategia chirurgica deve essere personalizzata. È vero che un'artrodesi può, nel tempo, aumentare il carico sui livelli adiacenti e in alcuni pazienti può comparire una degenerazione di questi segmenti. Tuttavia, questo non significa che tutti debbano necessariamente andare incontro a ulteriori interventi: molti pazienti mantengono un buon risultato clinico per molti anni. La decisione di operare deve quindi bilanciare i potenziali rischi con i benefici attesi in termini di dolore, autonomia e qualità di vita. Se non si esegue l'intervento, l'evoluzione è variabile e non prevedibile a distanza. Alcune persone rimangono stabili, mentre altre possono avere un peggioramento progressivo dei sintomi e della limitazione funzionale. Per questo motivo è importante che la decisione venga presa dopo un confronto approfondito con uno specialista della chirurgia vertebrale, valutando attentamente il quadro clinico e radiologico nel suo insieme. Un aspetto che merita particolare attenzione è quanto riferisce sulla debolezza della gamba destra. Se la perdita di forza fosse in progressione o comparissero nuovi disturbi neurologici, come alterazioni del controllo di vescica o intestino, anestesia nella regione perineale o un rapido peggioramento della capacità di camminare, è opportuno rivolgersi tempestivamente al medico o al Pronto Soccorso, poiché questi possono rappresentare segnali che richiedono una valutazione urgente. Le auguro di trovare, insieme ai professionisti che la stanno seguendo, il percorso terapeutico più adatto alla sua situazione.
Ottieni una risposta grazie al consulto online
Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.

