Buongiorno,avrei bisogno di un parere. Ho subito tre interventi per la compressione del nervo femoro
Buongiorno,avrei bisogno di un parere. Ho subito tre interventi per la compressione del nervo femoro-cutaneo laterale (FCL), che mi causavano scosse, bruciore e una sensazione di compressione. Visto che il problema non si era risolto, alla quarta operazione il neurochirurgo ha eseguito una neurectomia. Dopo qualche mese ho iniziato ad avvertire più o meno gli stessi sintomi: le scosse sono sparite, ma persistono la sensazione di compressione e il bruciore. Ho deciso di sottopormi a un'ecografia di approfondimento e questo è il referto: "Medialmente alla SIAS, è identificabile tessuto ipoecogeno a colata inglobante il nervo femoro-cutaneo laterale a monte della neurectomia in area di 28x35mm e con spessore di 33mm, senza aspetti nodulari del moncone." Il neurochirurgo ha quindi proposto un ulteriore intervento: "Procederei con una neurectomia ancora più prossimale associata a RPNI." Vorrei sapere se questa è la soluzione migliore o se ci sono altre opzioni. Grazie Cordiali saluti
1 risposta
Gentile Utente, la proposta formulata dal neurochirurgo ha una sua razionalità: dopo una neurectomia, il moncone prossimale di un nervo può continuare a generare dolore neuropatico e la RPNI (Regenerative Peripheral Nerve Interface) è una tecnica che cerca di offrire alle fibre nervose sezionate un bersaglio costituito da un piccolo innesto muscolare, riducendo la possibilità che il moncone sviluppi o mantenga una sorgente patologica di dolore. Nel Suo caso, tuttavia, sarei prudente prima di concludere che un ulteriore intervento rappresenti necessariamente la soluzione migliore. Ha già subito quattro procedure chirurgiche nella stessa regione e ogni nuovo intervento comporta inevitabilmente ulteriore cicatrizzazione e modificazione dei tessuti. Il reperto ecografico è interessante perché descrive un'area di tessuto ipoecogeno che ingloba il nervo femoro-cutaneo laterale a monte della precedente neurectomia, ma precisa anche che non sono presenti aspetti nodulari del moncone. Questo reperto deve quindi essere correlato con grande attenzione alla sede e alle caratteristiche del dolore. È inoltre significativo che dopo la neurectomia siano scomparse le scosse, mentre persistano bruciore e sensazione di compressione: non è scontato che tutti questi sintomi abbiano necessariamente la medesima origine. Prima di procedere a un ulteriore intervento riterrei pertanto utile una rivalutazione neurologica/neurochirurgica specificamente dedicata al dolore neuropatico periferico, con esame diretto della documentazione dei precedenti interventi e delle immagini ecografiche, non soltanto del referto. In casi selezionati può essere utile anche un blocco anestetico diagnostico ecoguidato del moncone prossimale: una significativa e temporanea scomparsa del dolore può contribuire a dimostrare che proprio quel moncone rappresenti effettivamente il generatore della sintomatologia prima di sottoporlo a un'altra procedura definitiva. Se questa correlazione venisse dimostrata, una neurectomia più prossimale associata a RPNI può rappresentare un'opzione ragionevole. Esistono tuttavia anche altre strategie per il trattamento del dolore neuropatico persistente e la scelta dipende molto dal meccanismo effettivamente responsabile dei sintomi. Dopo quattro interventi, quindi, non deciderei sulla base della sola ecografia: prima di una quinta procedura cercherei di ottenere la maggiore certezza possibile che il dolore provenga effettivamente dal moncone del nervo femoro-cutaneo laterale. Cordiali saluti. Dott. Mauro Colangelo Neurologo e Neurochirurgo – Napoli
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