Ho avuto un trauma infantile che oltre a generarmi fobie che per me sono state dannose mi ha anche a
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Ho avuto un trauma infantile che oltre a generarmi fobie che per me sono state dannose mi ha anche alterato a livello psicosessuale, il problema è che non riesco ad avere rapporti sessuali normali che mi danno soddisfazione proprio per la questione dei miei feticismi che vanno a collegarsi con attività svolte da mistress, tanto che da adolescente pensavo fossi asessuale, ci sono stato due volte con mistress ma mi pesa pagare per vivere appieno la mia sessualità soprattutto siccome non lavoro causa zona di comfort che non si smuove neanche con la terapia appunto per ansie collegate alla mia fobia... Meno ho rapporti sessuali e vita sociale più mi viene un doc per immaginare ed andare a cercare materiale fetish di questo tipo. Cosa potrei fare per uscirne?
L'unica cosa che può fare è consultare un sessuologo. Se in tutti questi anni non è riuscito, da solo, a risolvere i suoi disagi, le suggerisco di chiedere aiuto ad una professionista esperto in questioni sessuali. Ha mai preso in considerazione questa possibilità? Consideri che spesso problemi vissuti come molto complessi e cronici possono essere affrontati con minori difficoltà di quanto uno possa immaginare. Rimango a sua sua disposizione, per qualsiasi dubbio.
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Gentile utente, la sua descrizione è chiara, benché mi sfugga questo passaggio: "non lavoro causa zona di comfort che non si smuove neanche con la terapia appunto per ansie collegate alla mia fobia...": mi sfugge se sia in terapia con uno psicologo o psicoterapeuta e se si trovi in una fase di stallo. Nel suo caso sarebbe opportuno rivolgersi ad uno psicoterapeuta con formazione sessuologica con cui possa costruire una solida alleanza terapeutica, in primo luogo per approfondire il trauma infantile e le fobie ad esso correlate; per lavorare (con l'obiettivo di estinguerli) sui suoi comportamenti compulsivi nella ricerca di materiale fetish ed affrontare in maniera esaustiva il tema della sua sessualità in generale, in modo da poterla vivere non in modo tanto frustrante, bensì nel modo più sereno e appagante possibile, riappropriandosi, peraltro, di una vita sociale dalla quale ha preso le distanze, isolandosi. A disposizione per ogni chiarimento. MC
Buongiorno. La strada più utile che può intraprendere è quella che prevede il supporto di un sessuologo in grado di aiutarla ad esplorare a fondo le aree di sofferenza che riporta: in questo modo arriverebbe ad una comprensione maggiore dei significati che ha imparato ad attribuire ai vari eventi di vita, riuscendo così sia a gestire l’area sessuale, sia ad entrare in contatto con più controllo con gli stimoli che le provocano le reazioni fobiche.
Mi rendo disponibile anche online per un percorso di questo genere.
Cordialmente,
dott. Alfonso Panella.
Mi rendo disponibile anche online per un percorso di questo genere.
Cordialmente,
dott. Alfonso Panella.
Gentile utente,
le propongo di considerare la psicoterapia con un sessuologo come un'opportunità preziosa per esplorare e comprendere più a fondo le difficoltà che sta attraversando. La psicoterapia, infatti, rappresenta un cammino di consapevolezza, in cui avrà l'opportunità di esplorare, in un contesto sicuro e riservato, i suoi pensieri, emozioni e comportamenti. Si tratta di uno spazio protetto, dove potrà affrontare le sue preoccupazioni senza alcun giudizio, ma con il supporto di un professionista che la accompagnerà nel processo di riflessione e comprensione.
Esistono diverse modalità terapeutiche che, pur perseguendo lo stesso obiettivo di miglioramento del benessere emotivo e relazionale, si distinguono per i loro approcci. La psicoterapia psicodinamica, ad esempio, le permetterà di indagare le radici più profonde dei suoi vissuti, esplorando le dinamiche inconsce che influenzano il suo presente. La scelta dell'approccio più adatto sarà una decisione condivisa con il terapeuta, che prenderà in considerazione le sue specifiche necessità e caratteristiche.
Un percorso psicoterapico non solo la aiuterà a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, ma le offrirà anche gli strumenti per affrontare le difficoltà quotidiane in modo più sereno e consapevole, promuovendo una qualità della vita più soddisfacente e appagante.
Cordialmente
Dottor Mauro Vargiu
le propongo di considerare la psicoterapia con un sessuologo come un'opportunità preziosa per esplorare e comprendere più a fondo le difficoltà che sta attraversando. La psicoterapia, infatti, rappresenta un cammino di consapevolezza, in cui avrà l'opportunità di esplorare, in un contesto sicuro e riservato, i suoi pensieri, emozioni e comportamenti. Si tratta di uno spazio protetto, dove potrà affrontare le sue preoccupazioni senza alcun giudizio, ma con il supporto di un professionista che la accompagnerà nel processo di riflessione e comprensione.
Esistono diverse modalità terapeutiche che, pur perseguendo lo stesso obiettivo di miglioramento del benessere emotivo e relazionale, si distinguono per i loro approcci. La psicoterapia psicodinamica, ad esempio, le permetterà di indagare le radici più profonde dei suoi vissuti, esplorando le dinamiche inconsce che influenzano il suo presente. La scelta dell'approccio più adatto sarà una decisione condivisa con il terapeuta, che prenderà in considerazione le sue specifiche necessità e caratteristiche.
Un percorso psicoterapico non solo la aiuterà a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, ma le offrirà anche gli strumenti per affrontare le difficoltà quotidiane in modo più sereno e consapevole, promuovendo una qualità della vita più soddisfacente e appagante.
Cordialmente
Dottor Mauro Vargiu
Quello che descrivi è molto complesso, ma anche molto lucido. Hai già fatto un lavoro importante nel collegare tra loro trauma infantile, fobie, ansia, difficoltà lavorative, isolamento sociale e sessualità. Non sono ambiti separati: spesso fanno parte dello stesso sistema.
Parto da un punto centrale: i feticismi in sé non sono una patologia. Diventano un problema quando diventano l’unico canale possibile di eccitazione, quando limitano la possibilità di vivere relazioni reali o quando sono strettamente legati a meccanismi compulsivi. Da quello che racconti, sembra che la componente compulsiva (ricerca ripetitiva di materiale fetish, aumento quando diminuisce la vita sociale) sia una parte significativa del disagio.
Molto spesso, quando c’è stato un trauma infantile, la sessualità può organizzarsi attorno a dinamiche di potere, controllo, sottomissione o distanza emotiva. Non perché “si sia rotti”, ma perché la mente cerca una forma di eccitazione che sia allo stesso tempo intensa e protetta. La fantasia con mistress, ad esempio, può offrire una cornice strutturata, prevedibile, in cui le regole sono chiare e il rischio emotivo è limitato. Questo può risultare più gestibile rispetto a un rapporto sessuale “normale”, che implica vulnerabilità, reciprocità e imprevedibilità.
Il fatto che tu dica “meno ho rapporti e vita sociale, più aumenta il DOC e la ricerca fetish” è un passaggio chiave. Qui non sembra solo una questione di orientamento o preferenza, ma un circuito: isolamento → ansia → ritiro → aumento della fantasia → maggiore distanza dalla realtà → ulteriore isolamento. Questo circolo va affrontato non solo sul piano sessuale, ma su quello relazionale e della regolazione emotiva.
Un altro elemento importante è la “zona di comfort” legata alle fobie e al lavoro. Se la vita reale è vissuta come minacciosa, è naturale che la mente si rifugi in fantasie altamente strutturate e controllabili. Il problema non è la fantasia in sé, ma quando diventa l’unico spazio di vitalità.
Cosa potresti fare concretamente?
Continuare il percorso terapeutico, ma verificare che sia orientato anche al trauma (ad esempio approcci specifici come EMDR o terapie focalizzate sul trauma).
Lavorare non solo sul sintomo sessuale, ma sulla regolazione dell’ansia, sull’autonomia e sull’attivazione nella vita reale (piccoli passi fuori dalla zona di comfort).
Ridurre gradualmente l’esposizione compulsiva a materiale fetish, non con repressione drastica, ma con un lavoro di consapevolezza e contenimento.
Integrare, se possibile, un supporto sessuologico che ti aiuti a costruire una sessualità meno centrata esclusivamente sulla dinamica fetish, senza demonizzarla.
Non si esce da queste dinamiche eliminando la fantasia, ma ampliando il repertorio relazionale ed emotivo. Quando la vita reale diventa più abitabile, anche la sessualità tende a riequilibrarsi.
Non sei “bloccato per sempre”. Il fatto che tu voglia uscirne e che ti pesi vivere la sessualità solo in un certo modo indica che una parte di te desidera qualcosa di più integrato. È da lì che si può partire.
Un caro saluto
Dr. Matteo Lupi
Psicologo e Sessuologo
Parto da un punto centrale: i feticismi in sé non sono una patologia. Diventano un problema quando diventano l’unico canale possibile di eccitazione, quando limitano la possibilità di vivere relazioni reali o quando sono strettamente legati a meccanismi compulsivi. Da quello che racconti, sembra che la componente compulsiva (ricerca ripetitiva di materiale fetish, aumento quando diminuisce la vita sociale) sia una parte significativa del disagio.
Molto spesso, quando c’è stato un trauma infantile, la sessualità può organizzarsi attorno a dinamiche di potere, controllo, sottomissione o distanza emotiva. Non perché “si sia rotti”, ma perché la mente cerca una forma di eccitazione che sia allo stesso tempo intensa e protetta. La fantasia con mistress, ad esempio, può offrire una cornice strutturata, prevedibile, in cui le regole sono chiare e il rischio emotivo è limitato. Questo può risultare più gestibile rispetto a un rapporto sessuale “normale”, che implica vulnerabilità, reciprocità e imprevedibilità.
Il fatto che tu dica “meno ho rapporti e vita sociale, più aumenta il DOC e la ricerca fetish” è un passaggio chiave. Qui non sembra solo una questione di orientamento o preferenza, ma un circuito: isolamento → ansia → ritiro → aumento della fantasia → maggiore distanza dalla realtà → ulteriore isolamento. Questo circolo va affrontato non solo sul piano sessuale, ma su quello relazionale e della regolazione emotiva.
Un altro elemento importante è la “zona di comfort” legata alle fobie e al lavoro. Se la vita reale è vissuta come minacciosa, è naturale che la mente si rifugi in fantasie altamente strutturate e controllabili. Il problema non è la fantasia in sé, ma quando diventa l’unico spazio di vitalità.
Cosa potresti fare concretamente?
Continuare il percorso terapeutico, ma verificare che sia orientato anche al trauma (ad esempio approcci specifici come EMDR o terapie focalizzate sul trauma).
Lavorare non solo sul sintomo sessuale, ma sulla regolazione dell’ansia, sull’autonomia e sull’attivazione nella vita reale (piccoli passi fuori dalla zona di comfort).
Ridurre gradualmente l’esposizione compulsiva a materiale fetish, non con repressione drastica, ma con un lavoro di consapevolezza e contenimento.
Integrare, se possibile, un supporto sessuologico che ti aiuti a costruire una sessualità meno centrata esclusivamente sulla dinamica fetish, senza demonizzarla.
Non si esce da queste dinamiche eliminando la fantasia, ma ampliando il repertorio relazionale ed emotivo. Quando la vita reale diventa più abitabile, anche la sessualità tende a riequilibrarsi.
Non sei “bloccato per sempre”. Il fatto che tu voglia uscirne e che ti pesi vivere la sessualità solo in un certo modo indica che una parte di te desidera qualcosa di più integrato. È da lì che si può partire.
Un caro saluto
Dr. Matteo Lupi
Psicologo e Sessuologo
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