Gentili Dottoresse e Dottori, sono un ragazzo di 25 anni che nel Gennaio 2020 è stato ricoverato

1 risposte
Gentili Dottoresse e Dottori,

sono un ragazzo di 25 anni che nel Gennaio 2020 è stato ricoverato al Pronto Soccorso per l'insorgenza di stranguria, ematuria e febbre. Ricordo chiaramente che i bruciori a livello del pene iniziarono ad un giorno di distanza dall'aver mangiato cibo piccante. A seguito di tale episodio, superato in parte grazie ad un'antibioticoterapia con Rocefin per una settimana, feci una visita urologica durante la quale mi è stato diagnosticata una prostatite e un varicocele sinistro di III stadio. A distanza di qualche settimana feci inoltre esame urine, urocultura e tampone uretrale.. tutti diedero esito negativo.

A distanza di un anno (Gennaio 2021) di nuovo accuso un bruciore identico sia in prossimità della punta del pene che all'ano e una lieve diarrea. Nonostante abbia assunto CistiFlux e D-Mannosio regolarmente dalla comparsa dei sintomi, il bruciore persiste ormai da 5 giorni. A seguito di consulto medico, ho iniziato una terapia antibiotica. Sono quasi certo che la causa di ciò sia stata una pietanza (errore mio nel mangiarla) ricca di pepe.

Volevo chiedervi se l'assunzione di spezie, come pepe e peperoncino, possa causare tali problematiche. E' possibile che stia "indagando" nel posto sbagliato: sto concentrando i miei esami a livello del sistema urinario, è possibile che l'infiammazione inizi a livello dell'intestino (colon) e che si propaghi alla prostata?

Grazie in anticipo, Vi auguro un buon lavoro.
Cordiali saluti,
Luca
Prof. Carlo Rando
Andrologo, Chirurgo generale, Urologo
Milano
Può essere che un pasto ad elevato tenore di spezie possa indurre una disfunzione intestinale e dare sintomatologia sia intestinale che urinaria, magari accentuando uno stato congestizio-infiammatorio esistente e misconosciuto. L'antibioticio del PS fu giustificato dall'urgenza, ma presumibilmente, stante le fasi successive non erano in gioco i batteri e la terapia svolta per un anno a poco o nulla è evidentemente servita, soprattutto perché non suffragata da adeguate valutazioni. Il varicocele di 3^ grado andava trattato con rapidità, fatti i dovuti esami sulla funzione prostatica e testicolare, ma nulla di ciò è stato fatto. E' inutile ricorre ad antibiotici senza una significativa carica batterica dimostrata da una adeguata coltura (coltura del secreto prostatico estratto). Le serve un buon andrologo che riprenda in mano la sua situazione ed esegua i dovuti esami sia a livello genitale (prostata e testicoli) che generale (stato metabolico-ossidativo, nutrizionale, ormonale) per poi decidere nel merito e fermo restando che vada trattato il varicocele (va verificato che non sia anche a dx).

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