Dottori, i disturbi formali del pensiero sono riconducibili sempre a un quadro psicotico o possono e

25 risposte
Dottori, i disturbi formali del pensiero sono riconducibili sempre a un quadro psicotico o possono essere a sé e collegati ad altre patologie?
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, Ritengo che la forma ed il contenuto del pensiero possano essere inficiati dalla presenza di vari quadri patologici, tra i quali anche sicuramente la psicosi. Ritengo comunque utile richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
'Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

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Dott.ssa Carla Ferraro
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Firenze
I disturbi formali del pensiero possono essere ricondotti a disturbi organici cerebrali o essere associati a deficit cognitivi. Cordiali saluti
Dott.ssa Marina Bonadeni
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, a volte anche i traumi subiti nell'infanzia possono esitare in disturbi del pensiero, per questo sarebbe opportuno verificare tale ipotesi con un professionista. Un cordiale Saluto
Dott.ssa Marina Bonadeni
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Dott. Simone Tealdi
Psicologo, Nutrizionista, Sessuologo
Torino
Buongiorno, bisognerebbe approfondire. Prenda appuntamento con uno specialista.
dott Tealdi
Dott.ssa Alessia Fumagalli
Psicologo, Psicologo clinico
Vimercate
Buongiorno, i disturbi formali del pensiero possono ricondursi a diversi quadri psicopatologici che comprendono anche i disturbi psicotici, ma non solo. Inoltre possono avere cause diverse, anche organiche e non esclusivamente psicologiche. Per una valutazione più accurata sarebbe necessaria una visita con uno specialista. Mi rendo disponibile sia in studio che online. Un caro saluto, Dott.ssa Alessia Fumagalli
Dott. Emiliano Perulli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lecce
Salve,
i disturbi formali del pensiero possono riguardare una variabilità di quadri esistenziali e psicopatologici, tra i quali c'è anche, ma non necessariamente, la psicosi.
Occorrerebbero più informazioni per poter valutare un'ipotesi. Un consulto psicologico può essere chiarificatore.
Cordialmente, EP
Dott.ssa Glenda Nibbioli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buon pomeriggio, le consiglio di rivolgersi ad uno specialista per approfondire tale argomento. Sono a disposizione, anche online. Saluti. Dottoressa Nibbioli.
Dott.ssa Zena Ballico
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buonasera,
i disturbi della forma e del contenuto del pensiero possono riguardare diversi quadri clinici. Le suggerisco di rivolgersi ad un professionista per approfondire.
Cordialmente,
Dott.ssa Zena Ballico
Prof. Antonio Popolizio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, possono derivare da problemi di natura organica e di natura psicologica. Meglio parlarne col suo medico curante e una volta escluse patologie fisiologiche , le suggerisco di parlarne con uno psicologo. Saluti. Professor Antonio Popolizio
Dott. Roberto Marchetti
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Buonasera, bisognerebbe approfondire con una diagnosi differenziale ed escludere le cause secondarie al disturbo. Successivamente andrebbe fatta una diagnosi, rimango disponibile per un consulto. Saluti dott. Roberto Marchetti
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Buonasera, i disturbi del pensiero possono ricondursi, come detto anche dai colleghi, a diversi quadri clinici. Per questo sarebbe opportuno prima parlarne con il suo medico curante, che potrà condurla verso una valutazione per lui ritenuta idonea rispetto al colloquio. Una volta escluse potenziali cause organiche, potrà allora concentrarsi su un quadro psicologico.
Cordiali saluti, dottoressa Paola De Martino
Dott.ssa Federica Curci
Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Buongiorno! I disturbi formali del pensiero possono essere riconducibili a diversi quadri clinici. Importante approfondire con uno specialista! Cordiali saluti, Federica Curci
Dott.ssa Ilaria Rinaldi
Psicologo, Psicologo clinico
Lariano
Buongiorno! Ovviamente i disturbi formali del pensiero possono riguardare diversi quadri psicopatologici, oltre ad essere riconducibili ad un quadro psicotico. Naturalmente ogni caso è a sé e per questo andrebbe approfondito al meglio! Cordiali saluti, Dott.ssa Ilaria Rinaldi.
Dott.ssa Sara Annecchini
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Ortona
Buongiorno, i disturbi formali del pensiero possono essere presenti in numerosi quadri psicopatologici. Le consiglio di consultare uno specialista che possa aiutarla a gestire le sue difficoltà e comprenderne l'origine.
Cordiali saluti, dott.ssa Sara Annecchini
Possono essere certamente riconducibili a funzionamenti non psicotici. Ma è necessaria una valutazione più precisa.
Dott. Massimiliano Trossello
Psicologo, Terapeuta, Psicologo clinico
Leinì
Buongiorno, possono ricondursi anche a deficit cognitivi.

Saluti

MT
Dott.ssa Claudia Castellani
Psicologo, Psicoterapeuta
Forte dei Marmi
Buonasera

Le consiglio un percorso psicodiagnostico con uno specialista.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Distinti Saluti
Dott.ssa Claudia Castellani
Dott. Mauro Vargiu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Milano
Gentile utente, i disturbi del pensiero possono avere diverse cause più o meno gravi, approfondisca il tutto con uno psicoterapeuta, saprà come aiutarla ed eventualmente indirizzarla a un collega.

Cordialmente

Dottor Mauro Vargiu
Dott.ssa Martina Cremanti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Gentile utente, i disturbi formali del pensiero possono sicuramente essere ricondotti a una sintomatologia di tipo psicotico, ma non unicamente. Infatti si possono riscontare anche a seguito di diverse forme di psicopatologia, organiche e non. Le consiglierei un approfondimento diagnostico prima da un punto di vista organico e poi una valutazione psicologica.
Un saluto
Dr. Marco Cenci
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
Le cause possono essere molteplici e, perciò, vanno sempre contestualizzati.
Dott. Marco Cenci
Dott. Giacomo Cresta
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
I disturbi formali del pensiero, come la tangenzialità, la deragliamento o l’incoerenza, sono spesso associati ai quadri psicotici, in particolare alla schizofrenia. Tuttavia, possono manifestarsi anche in altre condizioni, come disturbi dell’umore con sintomi psicotici, disturbo borderline di personalità, condizioni neurologiche o stati di intossicazione. La loro presenza, quindi, non implica necessariamente una psicosi, ma va sempre valutata nel contesto clinico generale.
Dott.ssa Patrizia Buscaino
Psicologo clinico, Psicologo
Nubia
Salve
non c'è dubbio che i sintomi che lei descrive siano da attribuire ad un Disturbo d'ansia; di natura non organica ma correlata a risposte neurovegetative e ormonali.
A mio parere se il suo attuale cardiologo non le dà piena fiducia riguardo la sua situazione clinica io almeno chiederei un altro parere rivolgendomi ad un altro medico.
consiglierei forse di contattare un endocrinologo per scoprire la causa organica della risposta iperadrenalinica.
nel frattempo un percorso psicoterapeutico la aiuterebbe a tenere sotto controllo le reazioni emotive e di paura.
Buongiorno, la ringrazio della domanda.
I disturbi formali del pensiero possono essere riconducibili a diverse prospettive e non etichettati esclusivamente come un quadro psicotico. Etichettarli come tali ridurrebbe solamente la dimensione ad una mera sfera e non prenderebbe in considerazioni agli elementi ugualmente importanti.
Grazie
Dott. Niccolò Orsi Bandini
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile utente, buongiorno.
No, i disturbi del pensiero, sia della forma che del contenuto, sebbene siano sintomi cardine dei quadri psicotici, non sono sempre e necessariamente collegati ad essi.
Possono presentarsi alterazioni del pensiero anche se la persona sta esperendo forti stati di ansia e stress, nei disturbi di personalità, in forme gravi di depressione; e questi sono solamente alcuni esempi.
Va inoltre specificato come un'alterazione del pensiero non corrisponda sempre e comunque al delirio, vi sono molte altre forme di disturbo sia della forma che del contenuto.
Questa risposta è alquanto schematica, anche se si potrebbe argomentare molto più approfonditamente, volevo però, fornirle solamente un quadro di base in risposta alla sua domanda.
Le auguro un buon proseguimento, cordiali saluti, dott. Niccolò Orsi Bandini.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, la domanda che pone è molto importante perché tocca un tema che spesso genera grande paura e confusione: il timore che alcune difficoltà nel pensiero o nel linguaggio debbano necessariamente significare qualcosa di grave o “senza ritorno”. In realtà, da un punto di vista psicologico, le cose sono generalmente più complesse e sfumate di così. I disturbi formali del pensiero non sono automaticamente sinonimo di quadro psicotico. È vero che alcune alterazioni importanti del modo di pensare, di collegare idee o di esprimersi possono comparire anche all’interno di condizioni psicotiche, ma non è corretto fare un’equazione diretta e assoluta. Esistono infatti situazioni molto diverse tra loro in cui una persona può sperimentare difficoltà nella fluidità del pensiero, nella concentrazione, nell’organizzazione mentale o nella comunicazione. Ad esempio, stati di ansia intensa e protratta, forte stress emotivo, depressione, vissuti dissociativi, condizioni di esaurimento psicofisico, rimuginio ossessivo, insonnia cronica o anche particolari momenti di sovraccarico mentale possono produrre sensazioni di “mente confusa”, pensieri che si intrecciano, difficoltà a seguire un filo logico o a trovare le parole giuste. In alcune persone, soprattutto molto introspettive e autocontrollanti, può svilupparsi anche una sorta di iper osservazione del proprio funzionamento mentale, che porta a monitorare continuamente ogni pensiero, ogni esitazione, ogni associazione mentale, finendo per aumentare ulteriormente il senso di estraneità o di paura. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso non conta solo il sintomo in sé, ma anche il significato che la persona attribuisce a quel sintomo. Una difficoltà temporanea nel pensiero può essere vissuta come un’esperienza umana e transitoria oppure interpretata immediatamente come la prova di “stare perdendo il controllo”. E questo cambia profondamente il livello di ansia, di attenzione e di sofferenza che si sviluppa attorno all’esperienza. Molte persone, quando iniziano a spaventarsi del proprio funzionamento mentale, entrano in un circolo in cui controllano continuamente cosa stanno pensando, se stanno ragionando bene, se stanno parlando in modo corretto, se le proprie idee sono “normali”. Più aumenta il controllo, più il pensiero perde spontaneità. Più il pensiero perde spontaneità, più cresce l’allarme. E più cresce l’allarme, più ogni piccola anomalia viene percepita come grave o definitiva. Questo non significa banalizzare ciò che sente una persona, né negare che alcune difficoltà possano essere importanti. Significa però evitare conclusioni automatiche o etichette premature che spesso finiscono per aumentare la paura invece che aiutare a comprendere davvero il problema. Il fatto stesso che lei si stia ponendo questa domanda in modo riflessivo e critico suggerisce una consapevolezza di sé che merita di essere ascoltata e approfondita con calma, senza saltare subito a definizioni rigide. Spesso dietro questi dubbi ci sono storie personali caratterizzate da forte sensibilità, bisogno di controllo, paura di “impazzire”, tendenza all’autoanalisi continua o esperienze emotive non elaborate che col tempo portano a interrogarsi ossessivamente sul proprio funzionamento mentale. Per questo motivo, più che cercare online una risposta definitiva sul “cosa ho”, potrebbe essere molto utile intraprendere un percorso psicologico serio e graduale che aiuti a comprendere come funzionano i suoi pensieri, le sue emozioni e i meccanismi con cui interpreta ciò che le accade internamente. Un percorso cognitivo comportamentale, in particolare, può aiutare molto nell’individuare quei circoli mentali che mantengono paura, controllo e confusione, favorendo invece una relazione più stabile e meno minacciosa con il proprio mondo interno. Quando si vive per molto tempo nel dubbio costante sul proprio stato mentale, infatti, il rischio è che la sofferenza venga alimentata più dal tentativo continuo di controllarsi e definirsi che non dai fenomeni iniziali stessi. Comprendere questo funzionamento spesso rappresenta già un primo passo importante. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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