Dottori, i disturbi formali del pensiero sono riconducibili sempre a un quadro psicotico o possono e

Dottori, i disturbi formali del pensiero sono riconducibili sempre a un quadro psicotico o possono essere a sé e collegati ad altre patologie?

25 risposte


Salve, Ritengo che la forma ed il contenuto del pensiero possano essere inficiati dalla presenza di vari quadri patologici, tra i quali anche sicuramente la psicosi. Ritengo comunque utile richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. 'Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL

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I disturbi formali del pensiero possono essere ricondotti a disturbi organici cerebrali o essere associati a deficit cognitivi. Cordiali saluti


Salve, a volte anche i traumi subiti nell'infanzia possono esitare in disturbi del pensiero, per questo sarebbe opportuno verificare tale ipotesi con un professionista. Un cordiale Saluto Dott.ssa Marina Bonadeni


Buongiorno, bisognerebbe approfondire. Prenda appuntamento con uno specialista. dott Tealdi


Buongiorno, i disturbi formali del pensiero possono ricondursi a diversi quadri psicopatologici che comprendono anche i disturbi psicotici, ma non solo. Inoltre possono avere cause diverse, anche organiche e non esclusivamente psicologiche. Per una valutazione più accurata sarebbe necessaria una visita con uno specialista. Mi rendo disponibile sia in studio che online. Un caro saluto, Dott.ssa Alessia Fumagalli


Salve, i disturbi formali del pensiero possono riguardare una variabilità di quadri esistenziali e psicopatologici, tra i quali c'è anche, ma non necessariamente, la psicosi. Occorrerebbero più informazioni per poter valutare un'ipotesi. Un consulto psicologico può essere chiarificatore. Cordialmente, EP


Buon pomeriggio, le consiglio di rivolgersi ad uno specialista per approfondire tale argomento. Sono a disposizione, anche online. Saluti. Dottoressa Nibbioli.


Buonasera, i disturbi della forma e del contenuto del pensiero possono riguardare diversi quadri clinici. Le suggerisco di rivolgersi ad un professionista per approfondire. Cordialmente, Dott.ssa Zena Ballico


Salve, possono derivare da problemi di natura organica e di natura psicologica. Meglio parlarne col suo medico curante e una volta escluse patologie fisiologiche , le suggerisco di parlarne con uno psicologo. Saluti. Professor Antonio Popolizio


Buonasera, bisognerebbe approfondire con una diagnosi differenziale ed escludere le cause secondarie al disturbo. Successivamente andrebbe fatta una diagnosi, rimango disponibile per un consulto. Saluti dott. Roberto Marchetti


Buonasera, i disturbi del pensiero possono ricondursi, come detto anche dai colleghi, a diversi quadri clinici. Per questo sarebbe opportuno prima parlarne con il suo medico curante, che potrà condurla verso una valutazione per lui ritenuta idonea rispetto al colloquio. Una volta escluse potenziali cause organiche, potrà allora concentrarsi su un quadro psicologico. Cordiali saluti, dottoressa Paola De Martino


Buongiorno! I disturbi formali del pensiero possono essere riconducibili a diversi quadri clinici. Importante approfondire con uno specialista! Cordiali saluti, Federica Curci


Buongiorno! Ovviamente i disturbi formali del pensiero possono riguardare diversi quadri psicopatologici, oltre ad essere riconducibili ad un quadro psicotico. Naturalmente ogni caso è a sé e per questo andrebbe approfondito al meglio! Cordiali saluti, Dott.ssa Ilaria Rinaldi.


Buongiorno, i disturbi formali del pensiero possono essere presenti in numerosi quadri psicopatologici. Le consiglio di consultare uno specialista che possa aiutarla a gestire le sue difficoltà e comprenderne l'origine. Cordiali saluti, dott.ssa Sara Annecchini

Dott.ssa Sara Annecchini

Dott.ssa Sara Annecchini

psicoterapeuta

Porto San Giorgio

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Possono essere certamente riconducibili a funzionamenti non psicotici. Ma è necessaria una valutazione più precisa.


Buongiorno, possono ricondursi anche a deficit cognitivi. Saluti MT


Buonasera Le consiglio un percorso psicodiagnostico con uno specialista. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Distinti Saluti Dott.ssa Claudia Castellani


Gentile utente, i disturbi del pensiero possono avere diverse cause più o meno gravi, approfondisca il tutto con uno psicoterapeuta, saprà come aiutarla ed eventualmente indirizzarla a un collega. Cordialmente Dottor Mauro Vargiu


Gentile utente, i disturbi formali del pensiero possono sicuramente essere ricondotti a una sintomatologia di tipo psicotico, ma non unicamente. Infatti si possono riscontare anche a seguito di diverse forme di psicopatologia, organiche e non. Le consiglierei un approfondimento diagnostico prima da un punto di vista organico e poi una valutazione psicologica. Un saluto

Dott.ssa Martina Cremanti

Dott.ssa Martina Cremanti

psicologo

Palazzolo sull'Oglio

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Buongiorno, Le cause possono essere molteplici e, perciò, vanno sempre contestualizzati. Dott. Marco Cenci


I disturbi formali del pensiero, come la tangenzialità, la deragliamento o l’incoerenza, sono spesso associati ai quadri psicotici, in particolare alla schizofrenia. Tuttavia, possono manifestarsi anche in altre condizioni, come disturbi dell’umore con sintomi psicotici, disturbo borderline di personalità, condizioni neurologiche o stati di intossicazione. La loro presenza, quindi, non implica necessariamente una psicosi, ma va sempre valutata nel contesto clinico generale.


Salve non c'è dubbio che i sintomi che lei descrive siano da attribuire ad un Disturbo d'ansia; di natura non organica ma correlata a risposte neurovegetative e ormonali. A mio parere se il suo attuale cardiologo non le dà piena fiducia riguardo la sua situazione clinica io almeno chiederei un altro parere rivolgendomi ad un altro medico. consiglierei forse di contattare un endocrinologo per scoprire la causa organica della risposta iperadrenalinica. nel frattempo un percorso psicoterapeutico la aiuterebbe a tenere sotto controllo le reazioni emotive e di paura.


Buongiorno, la ringrazio della domanda. I disturbi formali del pensiero possono essere riconducibili a diverse prospettive e non etichettati esclusivamente come un quadro psicotico. Etichettarli come tali ridurrebbe solamente la dimensione ad una mera sfera e non prenderebbe in considerazioni agli elementi ugualmente importanti. Grazie


Gentile utente, buongiorno. No, i disturbi del pensiero, sia della forma che del contenuto, sebbene siano sintomi cardine dei quadri psicotici, non sono sempre e necessariamente collegati ad essi. Possono presentarsi alterazioni del pensiero anche se la persona sta esperendo forti stati di ansia e stress, nei disturbi di personalità, in forme gravi di depressione; e questi sono solamente alcuni esempi. Va inoltre specificato come un'alterazione del pensiero non corrisponda sempre e comunque al delirio, vi sono molte altre forme di disturbo sia della forma che del contenuto. Questa risposta è alquanto schematica, anche se si potrebbe argomentare molto più approfonditamente, volevo però, fornirle solamente un quadro di base in risposta alla sua domanda. Le auguro un buon proseguimento, cordiali saluti, dott. Niccolò Orsi Bandini.


Salve, la domanda che pone è molto importante perché tocca un tema che spesso genera grande paura e confusione: il timore che alcune difficoltà nel pensiero o nel linguaggio debbano necessariamente significare qualcosa di grave o “senza ritorno”. In realtà, da un punto di vista psicologico, le cose sono generalmente più complesse e sfumate di così. I disturbi formali del pensiero non sono automaticamente sinonimo di quadro psicotico. È vero che alcune alterazioni importanti del modo di pensare, di collegare idee o di esprimersi possono comparire anche all’interno di condizioni psicotiche, ma non è corretto fare un’equazione diretta e assoluta. Esistono infatti situazioni molto diverse tra loro in cui una persona può sperimentare difficoltà nella fluidità del pensiero, nella concentrazione, nell’organizzazione mentale o nella comunicazione. Ad esempio, stati di ansia intensa e protratta, forte stress emotivo, depressione, vissuti dissociativi, condizioni di esaurimento psicofisico, rimuginio ossessivo, insonnia cronica o anche particolari momenti di sovraccarico mentale possono produrre sensazioni di “mente confusa”, pensieri che si intrecciano, difficoltà a seguire un filo logico o a trovare le parole giuste. In alcune persone, soprattutto molto introspettive e autocontrollanti, può svilupparsi anche una sorta di iper osservazione del proprio funzionamento mentale, che porta a monitorare continuamente ogni pensiero, ogni esitazione, ogni associazione mentale, finendo per aumentare ulteriormente il senso di estraneità o di paura. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso non conta solo il sintomo in sé, ma anche il significato che la persona attribuisce a quel sintomo. Una difficoltà temporanea nel pensiero può essere vissuta come un’esperienza umana e transitoria oppure interpretata immediatamente come la prova di “stare perdendo il controllo”. E questo cambia profondamente il livello di ansia, di attenzione e di sofferenza che si sviluppa attorno all’esperienza. Molte persone, quando iniziano a spaventarsi del proprio funzionamento mentale, entrano in un circolo in cui controllano continuamente cosa stanno pensando, se stanno ragionando bene, se stanno parlando in modo corretto, se le proprie idee sono “normali”. Più aumenta il controllo, più il pensiero perde spontaneità. Più il pensiero perde spontaneità, più cresce l’allarme. E più cresce l’allarme, più ogni piccola anomalia viene percepita come grave o definitiva. Questo non significa banalizzare ciò che sente una persona, né negare che alcune difficoltà possano essere importanti. Significa però evitare conclusioni automatiche o etichette premature che spesso finiscono per aumentare la paura invece che aiutare a comprendere davvero il problema. Il fatto stesso che lei si stia ponendo questa domanda in modo riflessivo e critico suggerisce una consapevolezza di sé che merita di essere ascoltata e approfondita con calma, senza saltare subito a definizioni rigide. Spesso dietro questi dubbi ci sono storie personali caratterizzate da forte sensibilità, bisogno di controllo, paura di “impazzire”, tendenza all’autoanalisi continua o esperienze emotive non elaborate che col tempo portano a interrogarsi ossessivamente sul proprio funzionamento mentale. Per questo motivo, più che cercare online una risposta definitiva sul “cosa ho”, potrebbe essere molto utile intraprendere un percorso psicologico serio e graduale che aiuti a comprendere come funzionano i suoi pensieri, le sue emozioni e i meccanismi con cui interpreta ciò che le accade internamente. Un percorso cognitivo comportamentale, in particolare, può aiutare molto nell’individuare quei circoli mentali che mantengono paura, controllo e confusione, favorendo invece una relazione più stabile e meno minacciosa con il proprio mondo interno. Quando si vive per molto tempo nel dubbio costante sul proprio stato mentale, infatti, il rischio è che la sofferenza venga alimentata più dal tentativo continuo di controllarsi e definirsi che non dai fenomeni iniziali stessi. Comprendere questo funzionamento spesso rappresenta già un primo passo importante. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.