Buongiorno, sono incinta da 10 settimane e ho dal controllo degli esami è risultato positivo il valo
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Buongiorno, sono incinta da 10 settimane e ho dal controllo degli esami è risultato positivo il valore cytomegalovirus IgG. Vorrei informazioni a riguardo
Buonasera,
la positività delle IgG indica una infezione già avvenuta e quindi la immunità materna per cui la gravidanza può decorrere con più tranquillità, senza però trascurare l'attenzione alla prevenzione del cytomegalovirus.
Recentemente, infatti, studi scientifici hanno dimostrato come anche le donne già immuni prima del concepimento, se in gravidanza entrano a contatto con un ceppo di Citomegalovirus antigenicamente differente dal precedente, possano sviluppare una nuova infezione e trasmetterla al feto, esattamente come se si trattasse di uno stato infettivo primario.
Nel periodo compreso tra i due mesi precedenti il concepimento e i primi tre mesi della gravidanza, il rischio di trasmissione al feto varia fra il 30 e il 40% nella forma primaria e fra lo 0,5 e il 2% nella forma secondaria.
L'85-90% dei neonati con infezione congenita da Citomegalovirus è asintomatico. Il 10% circa dei neonati asintomatici è oggetto di conseguenze tardive (generalmente difetti uditivi di severità variabile).
Il 10-15% circa dei neonati con infezione congenita da Citomegalovirus è sintomatico, con sintomi che possono essere temporanei o permanenti: di questa quota di casi sintomatici, il 10-30% è destinato ad andare incontro a un decesso perinatale e il 70-90% a sviluppare problematiche neurologiche.
Una donna incinta che sviluppa l’infezione da Citomegalovirus non può assumere alcun medicinale di quelli esistenti oggi e può soltanto attendere che la malattia faccia il suo decorso.
E' però altrettanto vero che ai bambini nati da donne infette è possibile somministrare i suddetti medicinali antivirali, ovviamente in caso di confermata infezione.
la positività delle IgG indica una infezione già avvenuta e quindi la immunità materna per cui la gravidanza può decorrere con più tranquillità, senza però trascurare l'attenzione alla prevenzione del cytomegalovirus.
Recentemente, infatti, studi scientifici hanno dimostrato come anche le donne già immuni prima del concepimento, se in gravidanza entrano a contatto con un ceppo di Citomegalovirus antigenicamente differente dal precedente, possano sviluppare una nuova infezione e trasmetterla al feto, esattamente come se si trattasse di uno stato infettivo primario.
Nel periodo compreso tra i due mesi precedenti il concepimento e i primi tre mesi della gravidanza, il rischio di trasmissione al feto varia fra il 30 e il 40% nella forma primaria e fra lo 0,5 e il 2% nella forma secondaria.
L'85-90% dei neonati con infezione congenita da Citomegalovirus è asintomatico. Il 10% circa dei neonati asintomatici è oggetto di conseguenze tardive (generalmente difetti uditivi di severità variabile).
Il 10-15% circa dei neonati con infezione congenita da Citomegalovirus è sintomatico, con sintomi che possono essere temporanei o permanenti: di questa quota di casi sintomatici, il 10-30% è destinato ad andare incontro a un decesso perinatale e il 70-90% a sviluppare problematiche neurologiche.
Una donna incinta che sviluppa l’infezione da Citomegalovirus non può assumere alcun medicinale di quelli esistenti oggi e può soltanto attendere che la malattia faccia il suo decorso.
E' però altrettanto vero che ai bambini nati da donne infette è possibile somministrare i suddetti medicinali antivirali, ovviamente in caso di confermata infezione.
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