Buongiorno, scrivo per chiedere un consiglio a seguito dei miei continui attacchi di panico in situa

9 risposte
Buongiorno, scrivo per chiedere un consiglio a seguito dei miei continui attacchi di panico in situazioni più o meno normali come andare a cena fuori o dover incontrare qualcuno per motivi lavorativi. Questo mio malessere nasce dopo che sono svenuto e cadendo ho urtato la testa e la spalla sinistra contro il muro portando in "iperestensione" i muscoli del collo del lato sinistro (immagino che la testa si sia piegata senza controllo muscolare a destra avvicinando l'orecchio dx alla spalla dx) e sicuramente con un movimento anomalo delle vertebre cervicali. Ho fatto risonanza, tac e radiografie.
La risonanza cervicale riporta questo:
Modicamente ridotta la fisiologica lordosi cervicale; si segnala la lieve accentuazione calcifica
della protuberanza occipitale esterna.
A livello C2-C3 lievemente ridotto in ampiezza lo spazio inter-somatico, con iniziale bulging
discale lateralizzato a destra.
A livello C3-C4 lievemente ridotto in ampiezza lo spazio inter-somatico, con iniziale bulging
discale lateralizzato a destra, da cui prende origine minima componente erniaria sottoligamentosa
rivolta in direzione craniale a sede mediana, con associato lieve stato
infiammatorio del processo articolare di sinistra.
A livello C4-C5 lievemente ridotto in ampiezza lo spazio inter-somatico sul versante posteriore,
con minima protrusione discale a sede mediana, con associate note a carattere degenerativo
dei processi articolari.
A livello C5-C6 lievemente ridotto in ampiezza lo spazio inter-somatico sul versante posteriore,
con iniziale bulging discale lateralizzato a destra, con associato lieve stato infiammatorio del
processo articolare di sinistra.
A livello C6-C7 iniziale bulging discale lateralizzato a destra, con associate note a carattere
degenerativo del processo articolare destro.
A livello C7-Th1 lievemente ridotto in ampiezza lo spazio inter-somatico sul versante
posteriore, con iniziale bulging discale lateralizzato a destra.
A livello Th1-Th2 minima protrusione discale a sede mediana.
Assenti alterazioni di segnale a carico del tratto di midollo spinale compreso in esame.
Si segnala l'aspetto dominante del tratto V2 della a. Vertebrale sinistra.

La radiografia:
Non significative curvature scoliotiche. sul piano sagittale la fisiologica lordosi cervicale è raddrizzata, accentuata la cifosi dorsale. Non lesioni ossee a focolaio a carico dei metameri vertebrali. Gli spazi intersomatici compresi tra C5-C6 e L5-S1 hanno segni di degenerazione discale. Normale la densità ossea.

Prima dello svenimento non ho mai accusato attacchi di panico o crisi di ansia e mi domando se non ci sia un "qualcosa" che possa essere legato alle cervicali, al nervo vago o chissà cos'altro che possa portarmi questi malesseri frequentissimi.
Ho 40 anni e ho già iniziato un percorso psicologico ma non riesco a smettere di domandarmi se c'è qualcosa che è stato sottovalutato che mi causa tutto ciò.
Ho anche fatto controlli cardiologici tutto nella norma, prova sotto sforzo nella norma, tronchi sovraortici puliti, EEG un pò anomalo.
Primo EEG: tracciato caratterizzato da attività lenta della banda delta alle derivazioni temporali, prevalente a dx, talora aguzzo. Durante l'attivazione, con la SLI specie con l'HP, comparsa di attività della banda teta aguzza diffusa a partenza temporale dx.
Secondo EEG a 6 mesi circa con tracciato alterato per la comparsa in corso di HP di bouffées di onde lente che perdurano diversi secondo e che si intensificano al perdurare dell'HP e al termine della stessa (avevo dormito 2 ore quella notte ed EEG fatto alle 7 del mattino).

A valle di tutti questi accertamenti anche dopo ulteriore consulto per vedere entrambi gli EEG mi è stato detto che non ho nulla che non va.
Io il mio percorso psicologico l'ho iniziato forse devo solo attendere i suoi frutti.

Grazie a chi potrà rispondermi
 Filomena Lopez
Neuropsicologo
Roma
buonPomeriggio
l'attacchio di panico è una componente mista tra stai emotivi e risposte del nostro corpo , credo di come si sente ne deve parlare con il suo psicologo , io come psicologa non posso intervenire sul lavoro della collega non sarebbe corretto forse aggingo alle psicoterapia aggiungere anche un lavoro sul corpo lei si deve fidare del suo corpo di se stessa in questo percorso .. buon lavoro.

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Dr. Matteo Innocenti
Psichiatra, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Firenze
Gentile utente,
grazie per aver condiviso così dettagliatamente la sua storia. È evidente che sta vivendo un periodo difficile, fatto di grande disorientamento e ricerca di risposte su ciò che ha iniziato a provare dopo un evento traumatico sia fisico che, comprensibilmente, emotivo.

La sua riflessione è molto lucida: spesso, quando un sintomo come l’attacco di panico compare in un momento preciso e in assenza di una storia clinica precedente, è naturale cercare un legame diretto con un evento somatico come lo svenimento o un trauma cervicale. E anche se, nella maggior parte dei casi, l’attacco di panico non ha una causa “organica” precisa, l’esperienza corporea intensa che ha vissuto può avere innescato un circolo di ipervigilanza, paura e sensibilizzazione fisiologica — che, nel tempo, può alimentare una spirale di ansia e disagio.

È importante sottolineare che ha già fatto tutti gli accertamenti necessari — neurologici, cardiologici, ortopedici — e che i risultati sembrano rassicuranti dal punto di vista organico. Questo rafforza l’ipotesi che i sintomi attuali siano espressione di una risposta psicosomatica o post-traumatica, piuttosto che di un danno diretto persistente.

Il fatto che abbia già intrapreso un percorso psicologico è molto positivo. Spesso, la terapia ha bisogno di tempo per agire in profondità, soprattutto quando il corpo continua a “tenere memoria” dell’evento traumatico. Alcune persone trovano utile, in questi casi, affiancare alla psicoterapia anche tecniche corporee integrate (come la mindfulness, il respiro consapevole o approcci somatici) per aiutare il sistema nervoso a tornare a uno stato di sicurezza.

Capire che i sintomi non sono “tutti nella testa”, ma nemmeno necessariamente causati da qualcosa di “non visto” sul piano medico, può essere un punto di svolta. È più una questione di sistema corpo-mente disallineato dopo uno shock — una condizione reversibile, ma che va trattata con pazienza, continuità e fiducia.

Continui nel percorso già intrapreso. Il fatto che si stia ponendo queste domande e che si stia curando con impegno è già parte della guarigione.
Un caro saluto e un sincero augurio di ritrovare presto stabilità e serenità.
Dott. Simone Matarese
Psicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Roma
Salve,
dopo il trauma al collo e le discopatie riscontrate, è comprensibile che possa sentirsi più teso e sensibile, cosa che può favorire ansia e attacchi di panico. Non c’è però un collegamento diretto tra problemi cervicali e panico, anche se il disagio fisico può influire sul suo stato emotivo.

Gli EEG mostrano alcune anomalie, ma i neurologi non hanno evidenziato patologie gravi. Questo è frequente in persone con ansia o stress.

Il fatto che abbia già iniziato un percorso psicologico è molto importante. La psicoterapia, soprattutto se integrata con tecniche di rilassamento e mindfulness, può aiutarla a gestire meglio questi sintomi e a ridurre la paura degli attacchi di panico. È importante avere pazienza e dare tempo al percorso per produrre effetti.

Se vuole, posso supportarla anche nell’apprendere strategie pratiche per ridurre l’ansia legata al corpo e al dolore, lavorando sulla consapevolezza e sul respiro.

Un saluto.




Dott. Leonardo Dalla Costa
Psicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Zugliano
In queste situazioni in cui abbiamo sia aspetti fisici che psicologici è opportuno lavorare in team facendo un lavoro psicoterapeutico in contatto con il medico di base o il professionista (es. neurologo). Dal punto di vista psicologico bisogna cercare di capire cosa è cambiato nella vita della persona dopo la caduta in termini di diverse possibilità di vita. Capire quali sono le paure associate all'attacco di panico e aprire nuovi contesti in cui riprendere a vivere nonostante il disagio.
Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO
Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Psicologo
Vicenza
Capisco quanto possa essere spiazzante vivere attacchi di panico dopo un evento come quello che hai descritto. Anche se tutti gli esami medici sono rassicuranti, il tuo corpo ha vissuto un’esperienza traumatica e ora reagisce con allarme a segnali anche minimi. Questo non significa che “sei malato”, ma che il tuo sistema nervoso ha bisogno di ritrovare sicurezza.
Con la psicoterapia potrai rielaborare ciò che è accaduto e, soprattutto, riaddestrare il tuo corpo a fidarsi di nuovo. Non si tratta solo di parlare, ma di riconnetterti con la tua stabilità interna. Dai tempo al percorso: ci sono strumenti efficaci per ritrovare il controllo e la serenità.

Se vuoi, posso aiutarti con semplici esercizi da affiancare alla terapia.
Dott.ssa Irene Cenci
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Collecchio
Ha fatto esami clinici e strumentali in abbondanza, porti pazienza e prosegua assolutamente con la psicoterapia. Purtroppo ansia e attacchi di panico sono sempre una compagnia ingombrante. In bocca al lupo.
Salve, grazie per aver condiviso la sua problematica. Rispondo esclusivamente per la parte psicologica, che mi compete. Come ha suggerito nella conclusione, il percorso psicologico ha una tempistica. Di solito si cerca inizialmente di dare al paziente degli strumenti per "gestire" gli attacchi di panico. Questo può dare fin da subito qualche sollievo rispetto ad alcune situazioni. Certamente non è quantificabile il numero di sedute necessarie per iniziare a stare meglio. E' molto soggettivo. Le auguro il meglio!
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Buongiorno,
da quanto descrive, è comprensibile che lei si senta preoccupato e cerchi una causa organica per i suoi attacchi di panico, soprattutto dopo uno svenimento e un trauma cervicale. Dalla documentazione che riporta:

Esami strumentali (RM cervicale, radiografie, ECG, EEG)
-Dai risultati riportati la risonanza mostra lievi protrusioni e bulging discale, modificazioni degenerative articolari e riduzione della fisiologica lordosi cervicale. Questi reperti sono comuni, soprattutto con l’età, e non giustificano di per sé attacchi di panico o sintomi ansiosi.
-L’EEG evidenzia alcune alterazioni, ma i neurologi che ti hanno visitato non hanno riscontrato patologia clinica significativa, quindi è improbabile che le crisi derivino da problemi epilettici o cerebrali acuti.
-I controlli cardiologici sembrano nella norma
Un trauma al collo può provocare tensione muscolare, rigidità e dolore, ma raramente causa attacchi di panico autonomamente.
È possibile che il trauma abbia innescato un meccanismo di iper-vigilanza corporea, in cui il tuo sistema nervoso percepisce come minacce normali sensazioni corporee, favorendo l’ansia e le crisi.
L'analisi degli aspetti psico-funzionali suggerische che il fatto che gli attacchi siano comparsi dopo uno svenimento traumatico e in assenza di patologie organiche suggerisce un ruolo centrale di ansia, paura ed ipervigilanza.
Il percorso psicologico che ha iniziato è quindi molto appropriato: lavorare sul controllo dell’ansia, la gestione delle sensazioni corporee e la rielaborazione dell’evento traumatico è spesso efficace, anche se richiede tempo.
Le consiglio di continuare il percorso psicologico e di comunicare apertamente i suoi sintomi, le paure e i pensieri legati al corpo; ed integrare con tecniche di rilassamento, respirazione diaframmatica, esposizione graduale alle situazioni temute possono aiutare a ridurre gli attacchi che valuterà insieme al suo professionista da cui è seguito.
Riassumendo, al momento non ci sono evidenze che i sintomi siano causati da patologia organica, e il focus sul trattamento psicologico mirato all’ansia e agli attacchi di panico è la strada più efficace. I benefici del percorso possono richiedere tempo, ma con costanza è possibile ridurre significativamente la frequenza e l’intensità degli attacchi.
Cordialmente
Dott.ssa Laura Manzini
Psicologo, Neuropsicologo, Psicologo clinico
Magenta
Buongiorno, da ciò che descrive emerge una situazione complessa in cui un evento fisico molto spaventoso – lo svenimento e la caduta – sembra aver rappresentato un vero punto di svolta. È importante notare che tutti gli accertamenti strumentali che ha svolto sono stati letti come privi di alterazioni gravi o tali da spiegare direttamente gli attacchi di panico, nonostante la presenza di alcune modificazioni degenerative cervicali che sono piuttosto frequenti nella sua fascia d’età e spesso non correlate ai sintomi che racconta. Anche gli EEG, pur con alcune anomalie, sono stati rivalutati e considerati non indicativi di patologie che giustifichino i suoi episodi. Questo è un elemento significativo: il corpo è già stato indagato in modo approfondito.

Quando un evento fisico improvviso e percepito come minaccioso avviene in una persona che fino a quel momento non aveva mai sperimentato attacchi di panico, può crearsi una forte associazione tra ciò che è successo e la paura che possa ripetersi. Da neuroscienziato posso dirle che il sistema nervoso, dopo uno spavento intenso, può entrare in un vero e proprio stato di ipervigilanza: controlla costantemente il corpo, interpreta ogni sensazione come potenzialmente pericolosa e attiva circuiti di allarme anche in situazioni che prima erano neutrali. È proprio questo circolo che favorisce l’esordio degli attacchi di panico in contesti quotidiani come uscire a cena o incontrare qualcuno per lavoro.

Dal punto di vista psicoterapeutico è molto comprensibile che lei continui a interrogarsi sulla possibilità che “ci sia qualcos’altro”, perché la mente, quando vive un trauma fisico o una forte perdita di controllo, tende a cercare spiegazioni somatiche anche quando gli esami non confermano nulla. Non è un errore della sua razionalità: è un modo di proteggersi da una paura profonda. Ma proprio questo continuo monitoraggio può mantenere attivi gli attacchi di panico.

Il percorso psicologico che ha iniziato è il luogo giusto per lavorare su questo legame tra trauma fisico, paura e ipervigilanza corporea. È un lavoro che richiede tempo, perché non si tratta solo di “capire” che gli esami sono a posto, ma di aiutare il sistema nervoso a calmarsi e tornare a fidarsi del corpo. La terapia adleriana lavora molto su come una persona interpreta gli eventi e sul significato che questi assumono nella propria vita: in questo senso, il lavoro che ha avviato può aiutarla a riconquistare sicurezza, prevedibilità e libertà nei contesti che ora le scatenano ansia.

Non emerge alcun dato, da ciò che scrive, che suggerisca che le cervicali o il nervo vago siano la causa diretta dei suoi attacchi di panico. Ciò non significa che le sensazioni corporee non siano reali: significa che è il circuito ansia-protezione-controllo a rendere ogni segnale del corpo molto più forte e più minaccioso di quanto non sia realmente.

Continui il percorso intrapreso: non è raro che i primi risultati emergano gradualmente, mano a mano che la mente riconosce di essere in uno spazio sicuro in cui affrontare la paura che si è radicata dopo lo svenimento. Se necessario, può condividere con il suo terapeuta proprio queste domande e questo dubbio costante sul “qualcosa di fisico”: farlo insieme potrà aiutarla a spezzare il circolo della paura.

Buona giornata.

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