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Esperienze

 Psicologa dello Sviluppo ed Educazione

Mi occupo del benessere psicologico di bambini, adolescenti e giovani adulti, accompagnando le diverse fasi della crescita e i momenti di transizione evolutiva.
Offro consulenza e supporto per difficoltà emotive, comportamentali, scolastiche e relazionali, collaborando quando necessario con famiglia e scuola.
L’obiettivo è favorire uno sviluppo armonico, potenziare le risorse individuali e sostenere l’autostima e le competenze socio-emotive.

 Psicologa dello Sport

Supporto atleti, squadre e professionisti della performance nel potenziamento delle abilità mentali: gestione dell’ansia, concentrazione, motivazione, resilienza e recupero dopo infortuni o momenti di blocco.
Il lavoro psicologico è orientato al miglioramento della performance e al benessere personale, integrando mente e corpo in una visione equilibrata e funzionale.

 Criminologa e Psicoterapeuta in Bioenergetica – Disturbi di Personalità

Integro la competenza criminologica con l’approccio psicoterapeutico bioenergetico, lavorando sulla connessione mente-corpo-emozioni.
Mi occupo di disturbi di personalità, difficoltà relazionali, disregolazione emotiva, vissuti traumatici e dinamiche comportamentali complesse.
L’approccio bioenergetico permette di intervenire non solo sul piano cognitivo, ma anche corporeo, favorendo una maggiore consapevolezza emotiva e un cambiamento profondo e stabile.

 Neuropsicologa Clinica

Mi occupo di valutazione e riabilitazione neuropsicologica in età evolutiva, adulta e senile.
Intervengo in caso di disturbi cognitivi (memoria, attenzione, linguaggio, funzioni esecutive), difficoltà di apprendimento, esiti di traumi cranici o patologie neurologiche.
Attraverso strumenti validati e percorsi personalizzati, promuovo il recupero e il potenziamento delle funzioni cognitive, sostenendo la qualità di vita del paziente.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia dell'età evolutiva
  • Psicologia scolastica
  • Psicologia sportiva
  • Psicoterapia bioenergetica
  • Neuropsicologia
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Dott.ssa Filomena Lopez

Via Gian Luca Squarcialupo 3, via alberto trionfi 5, Roma 00162

Gli uomini di oggi che si innamorano (e imparano a lasciar andare)
Ci sono uomini che oggi si innamorano profondamente.
Uomini che promettono.
Che dicono: “Non ti farò soffrire.”
Che si assumono la responsabilità di una relazione nata dopo un abbandono, dopo un lutto, dopo una depressione.
Relazioni che nascono dall’amicizia, dalla complicità, da un sentimento sincero e profondo.
E proprio per questo, quando finiscono, il dolore è doppio.
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Il senso di colpa maschile di cui si parla poco
Molti uomini oggi vivono con un senso di colpa silenzioso.
Si sentono responsabili per aver lasciato.
Per non essere riusciti a mantenere una promessa.
Per aver interrotto una storia che “doveva sopravvivere” proprio perché nata da qualcosa di autentico.
Ma c’è una verità difficile da accettare:
Promettere di non far soffrire qualcuno non significa poter controllare l’evoluzione dei sentimenti.
E restare per senso di colpa non è amore.
È paura.
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Uomini che iniziano a sentire (davvero)
Stiamo assistendo a un cambiamento importante.
Oggi vediamo uomini che:
• riconoscono il proprio dolore
• si danno il diritto di stare male
• non si vergognano di piangere
• vogliono capire cosa è successo davvero
Non anestetizzano più le emozioni.
Le attraversano.
Si chiedono:
• Che tipo di relazione ho vissuto?
• Quali meccanismi ho attivato perché durasse?
• Perché ho accettato dinamiche in cui non stavo più bene?
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Delegare la felicità
Molti uomini si rendono conto di aver delegato all’altra persona la propria felicità.
Di aver accettato passivamente un ruolo.
Di essersi adattati.
Di aver preferito stare male piuttosto che chiudere una relazione che durava da anni.
Perché chiudere significava deludere.
Ferire.
Tradire una promessa.
Ma restare senza essere più autentici è un tradimento più profondo: verso sé stessi.
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Uomini che vanno in terapia
E qui c’è forse il cambiamento più grande.
Uomini che iniziano un percorso.
Che vanno in terapia.
Che vogliono capire:
• perché attivano certi comportamenti
• perché temono l’abbandono o lo evitano
• perché restano anche quando non stanno più bene
Non cercano più solo una nuova relazione.
Cercano indipendenza emotiva.
Vogliono imparare a stare soli.
A rispettare i tempi del lutto della separazione.
A non riempire il vuoto con un’altra presenza.
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La maturità emotiva non è debolezza
Un uomo che si interroga, che sente, che soffre, che piange, non è fragile.
È consapevole.
È un uomo che non vuole più vivere relazioni per paura, senso di colpa o bisogno.
Ma per scelta.
E forse questa è la vera rivoluzione silenziosa:
uomini che non vogliono più essere forti a tutti i costi,
ma veri. Sono persone che impararono ad amare prima se stessi poi altro.
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Mettersi al primo posto: perché non è egoismo, ma un atto di consapevolezza
Molte persone passano anni della propria vita mettendo gli altri al primo posto. Partner, famiglia, amici, lavoro: tutto sembra avere la priorità, mentre i propri bisogni vengono rimandati, messi in secondo piano o completamente ignorati.
All’inizio questo atteggiamento può sembrare naturale. Aiutare gli altri, essere disponibili, essere presenti. Tuttavia, con il tempo, alcune persone iniziano a percepire una sensazione difficile da spiegare: una stanchezza emotiva, un senso di vuoto o la sensazione di essersi persi lungo il percorso.
Spesso questo momento emerge soprattutto la notte, quando il silenzio lascia spazio ai pensieri. Pensieri che diventano insistenti:
“Cosa ho fatto davvero per me?”
“La vita che sto vivendo è davvero quella che voglio?”
Sono domande profonde che molte persone cercano di ignorare durante il giorno, occupandosi continuamente degli altri.
Quando la psicoterapia porta alla consapevolezza
Durante un percorso di psicoterapia, molte persone iniziano gradualmente a riconoscere qualcosa di importante: per anni si sono annullate per gli altri.
Non sempre è stata una scelta consapevole. A volte è il risultato di modelli familiari, di educazione, del desiderio di essere accettati o amati. Altre volte nasce dalla paura di deludere qualcuno.
Ma nel tempo emerge una consapevolezza fondamentale: per poter stare bene con gli altri, bisogna prima imparare a stare bene con se stessi.
È in questo momento che molte persone comprendono di avere bisogno di uno spazio proprio. Uno spazio mentale ed emotivo in cui poter ascoltare davvero i propri bisogni.
Mettersi al primo posto non significa essere egoisti
La parola egoismo viene spesso percepita in modo negativo. In realtà, imparare a mettersi al primo posto non significa ignorare gli altri o smettere di essere presenti nelle relazioni.
Significa, piuttosto, fare una domanda fondamentale a se stessi:
“Quello che sto facendo è davvero ciò che desidero?”
“Mi fa stare bene?”
Mettersi al primo posto significa riconoscere i propri limiti, rispettare il proprio tempo, dare valore ai propri bisogni emotivi e psicologici.
Quando una persona inizia a farlo, cambia il modo di vivere le relazioni. Non si tratta più di annullarsi per gli altri, ma di costruire relazioni più equilibrate e autentiche.
La felicità non può essere delegata agli altri
Uno degli aspetti più importanti che emerge durante un percorso terapeutico è questa consapevolezza: la propria felicità non può dipendere completamente dagli altri.
Per molto tempo alcune persone lasciano che siano gli altri a determinare il loro benessere emotivo. Ma con il tempo comprendono che è necessario riprendere in mano la propria vita.
Questo non significa allontanarsi dagli altri, ma imparare a costruire una relazione più sana con se stessi.
Significa riconoscere che la propria vita ha valore, che i propri desideri sono importanti e che dedicarsi del tempo non è un atto di egoismo, ma di cura.
Ritrovare il proprio spazio
Quando una persona inizia davvero a mettersi al centro della propria vita, accade qualcosa di importante: torna a sentire energia, chiarezza e direzione.
Le relazioni diventano più autentiche, le scelte più consapevoli e la vita più vicina a ciò che realmente si desidera.
Per molte persone questo percorso inizia proprio con un momento di riflessione e con la decisione di fermarsi ad ascoltarsi.
A volte, il primo passo è semplicemente concedersi lo spazio per farlo.
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Vivere tra due mondi: l’esperienza emotiva degli italiani all’estero
Vivere all’estero è spesso una scelta ricca di opportunità e cambiamenti. Nuovi luoghi, nuove persone, nuove esperienze. Tuttavia, accanto all’entusiasmo iniziale, molte persone si trovano a vivere una sensazione più profonda e difficile da spiegare: quella di sentirsi tra due mondi.
Con il tempo può accadere qualcosa di particolare. Quando si è nel nuovo paese, può nascere nostalgia per l’Italia, per la lingua, per le abitudini familiari. Ma quando si torna in Italia, a volte si ha la sensazione di non appartenere più completamente neanche a quel contesto.
Questo stato emotivo può generare domande interiori:
Dove mi sento davvero a casa?
Chi sto diventando vivendo lontano dal mio paese?
Molte persone che vivono all’estero attraversano momenti di riflessione su identità, appartenenza e cambiamento personale. È un processo naturale, ma a volte può essere accompagnato da solitudine o difficoltà nel condividere queste sensazioni con gli altri.
In questi momenti, parlare con uno psicologo può offrire uno spazio di ascolto e di comprensione. Un luogo in cui poter esplorare le proprie emozioni, dare senso ai cambiamenti e costruire un equilibrio tra il proprio passato, il presente e il futuro.
Vivere tra due culture può diventare una grande ricchezza personale, soprattutto quando si riesce a integrare queste esperienze in modo consapevole.

07/04/2026

Prestazioni e prezzi

  • Consulenza online

    55 €

  • Psicoterapia

    60 €

  • Psicoterapia individuale

    50 € - 70 €

  • Analisi bioenergetica

    70 €

  • Assessment psicologico (minori)

    50 €

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Studio di Psicologia - Psicoterapia - Neuropsicologia

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COWORKING PSICOTIME Centro di Psicologia, Psicoterapia e Benessere

Via Riomoro, 79, Colonnella 64010

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 22 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buon pomeriggio. Sono un ragazzo di 23 anni, da circa due mesi ho dei malesseri, confusione mentale, estrema debolezza, freddo molto forte. Questi sintomi sono oscillanti e anche i periodi in cui si presentano lo sono. Dalle analisi del sangue è risultata solo una lieve carenza vitaminica (ferritina 26, vitamina D 33). Negli ultimi 20 giorni ho iniziato ad integrare ferro, folina e vitamina d. Dopo pochi giorni mi sono sentito meglio e ho ripreso a fare sport (prima ero molto sportivo, energico) ma dopo circa 10 giorni in cui stavo meglio e riuscivo a fare sport in maniera buona ho avuto un crollo e sono tornato ai sintomi di sempre. Ho già sofferto di ferro basso ma non ho mai avuto questi sintomi per tutto questo tempo. Su internet (so che è un modo sbagliato per fare diagnosi) ho visto che molti sintomi coincidono con la encefalomielite mialgica (soprattutto la stanchezza non subito dopo l'attività sportiva ma dopo giorni). L'episodio scatenante potrebbe essere stata una mia ipotesi di avvelenamento doloso di un caffè, col senno di poi improbabile e smentito da diversi dottori. Un'ulteriore informazione, se può essere utile è che da piccolo ero intollerante alle proteine del siero del latte e per circa un anno ho assunto proteine in polvere. Ci può essere una pista alimentare? Dai consulti con il medico di base non siamo arrivati ad una soluzione e questo mi crea disagio. Come faccio ad individuare la causa in maniera oculata? Che tipo di visite specialistiche dovrei fare?
Grazie in anticipo!

buon pomeriggio
faccia delle analisi mirate sulla stanchezza cronica, e se non trova una causa organica le suggerirei di fare una seduta da uno psicologo , non vorrei invece una causa psicologia per un periodo di forte stress.

Dott.ssa Filomena Lopez

Buongiorno ritorno a scrivere in questo sito dopo circa un anno avevo già parlato di mio figlio che aveva fatto un test cognitivo standarizzato con qi 64 ma poi la commissione Asl Inps non ha confermato la disabilità lieve mio figlio adesso ha 16 anni la scuola quest' anno ha fatto pressione perché ripetessi i test e nonostante avesse già un pdp la scuola premeva per fare un pei in conclusione dopo avere chiesto a mio figlio se voleva fare i test lui mi ha detto di no aggiungo mio figlio a parte le difficoltà scolastiche e molto autonomo ha qualche amico e conduce una vita abbastanza normale alla fine con stremo dispiacere ho ritirato mio figlio dalla scuola la situazione era diventata invivibile con i professori e l ho scritto in un altra scuola ho rispettato la scelta di mio figlio ma a volte mi chiedo se ho fatto la cosa giusta non volevo costringerlo a fare una cosa che lui non voleva fare ma a volte mi chiedo se ho fatto la cosa giusta nelle nuova scuola va meglio ho spiegato la situazione ai prof ha il pdp ma ho chiarito che non avremo fatto più i test per il qi

buon pomeriggio
nessuno può giudicare una madre e un figlio che si sentono bombardati nel chiedere costantemente dei test le valutazioni cognitive si fanno in base a delle richieste specifiche perche la scuola nota delle difficolta cognitive sia fa con la richiesta ai famigliari, la valutazione va fatta a distanza di tempo ma se c'è una diagnosi specifica non ha senso fare un altra valutazione è uno stress per il ragazzo . Quindi ipotizzo che ormai esausti abbiamo deciso questo però se il ragazzo è bravo trovi un altra strada per farlo studiare, non le precluda nulla, se posso chiedete un supporto psicologico per la famiglia...

Dott.ssa Filomena Lopez
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