Buongiorno, mio figlio ha quasi 24 anni, 5 anni fa ha subito un tso a seguito di uso di cannabinoidi

6 risposte
Buongiorno, mio figlio ha quasi 24 anni, 5 anni fa ha subito un tso a seguito di uso di cannabinoidi. È stato ricoverato in psichiatria per 10gg, ed è stata diagnosticata schizofrenia paranoide, probabilmente causata da uso massiccio di cannabinoidi. Da 5 anni è seguito dal csm locale; praticamente in 5 anni, ha visto cambiare 6 psichiatri, quindi praticamente non è seguito con costanza. Usa psicofarmaci, all'inizio xeplion e negli ultimi 2 anni Abilify depò (300mg). In 5 anni è aumentato di peso di oltre 30kg (ora pesa 115kg). Quando gli viene somministrata la fiala, sta male per qualche giorno (si sente bloccato, mal di testa, irrigidimento ecc.). Da qualche tempo purtroppo soffre anche di ludopatia (gioco d'azzardo); ho letto che abilify, ha spesso causato questo effetto. Mi è stato riferito da un psichiatra privato, che la dose di 300mg, è praticamente inefficace dato il peso. Personalmente conoscendo bene mio figlio, sono convinto che il tutto è stato scatenato dalle droghe, ed i farmaci sono stati utili nella fase acuta, ma ora sono penalizzanti per una sua ripresa positiva. Ho spesso esposto questo ai vari psichiatri privati incontrati in questi 5 anni, ma quasi tutti hanno detto che il farmaco è indispensabile. Io credo che nel dubbio, molti preferiscono blindarlo con i farmaci, piuttosto che correre rischi. Che ne pensate??
Dott.ssa Ilaria Rasi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno, comprendo perfettamente lo stato di apprensione rispetto la salute di suo figlio poiché è una situazione molto particolare se scatenata dall'uso di sostanze. La invito a non demordere ed a contattare altri psichiatri (selezionandoli magari per zona di vostra residenza tramite questo portale) per valutare un eventuale altro tipo di trattamento farmacologico che possa essere più efficace. In bocca al lupo

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Dott.ssa Maria Cristina Pacella
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera. Proverei a rivolgermi ad uno psichiatra di cui si fida e che sia sempre lo stesso. Credo che in un caso cosi complesso ci sia bisogno di una figura stabile e che segua sempre in prima persona l'evoluzione delle condizioni di suo figlio. Saluti
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buonasera signora,
per quale ragione, se il problema iniziale è stato l'uso di sostanze psicoattive vi hanno indirizzato a rivolgervi ad un servizio di psichiatria?
Lei o suo figlio avete mai pensato che potesse essere utile rivolgersi ad uno psicoterapeuta?
In quale parte dell'Italia vivete?
Un cordiale saluto
Dr.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Elisa Galantini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, è più che comprensibile quanto la preoccupazione possa portarla a dubitare della “buona cura”. Gli psicofarmaci sono un tema sempre scottante, ma per poter intervenire con alcuni sintomi e/o patologie, necessari, quantomeno nei primi periodi. Se non si fida del servizio pubblico può sempre far fare a suo figlio una valutazione psichiatrica privata, magari provando ad affiancare la cura farmacologica con una psicoterapia che sostenga le fragilità (ad esempio il gioco compulsivo) che difficilmente originano dal farmaco, ma possono essere una conseguenza di stati dell’umore alterati “anche”, ma non solo, dalla farmacologia. Un caro augurio Dottsa Elisa Galantini
Dr. Francesco Botti
Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico legale
La Spezia
La sua condizione è complessa e merita un approfondimento
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Dott. Raffaele Falato
Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico di medicina generale
Firenze
Capisco bene il suo punto di vista di padre: dopo anni a vedere suo figlio bloccato dagli effetti collaterali, è naturale chiedersi se i farmaci stiano ancora aiutando. L’Abilify può, in alcuni casi, scatenare comportamenti compulsivi come la ludopatia, e un aumento di 30 kg è un segno importante da affrontare. Tuttavia, sospendere o ridurre troppo rapidamente le terapie nei disturbi psicotici può comportare rischi seri. La soluzione migliore è una rivalutazione clinica approfondita, con valutazione anche dei disturbi legati al gioco e della qualità della vita: il farmaco “giusto” deve proteggerlo senza spegnerlo. Esistono alternative e combinazioni che possono migliorare il quadro senza peggiorare il resto.

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