Buongiorno, mio figlio di 29 anni, a volte, spesso, quando ha dei soldi in tasca, esce la sera e fa
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Buongiorno,
mio figlio di 29 anni, a volte, spesso, quando ha dei soldi in tasca, esce la sera e fa, come la chiama lui, serata. In sostanza assume alcolici e fa uso di cocaina, arrivando a spendere cifre considerevoli e racconta poi la cosa, tremendamente mortificato, come se non fosse lui a decidere di fare queste cose, come uno sdoppiamento della personalità. Arriva a dire che, quando è in questo stato, si venderebbe anche noi. Poi si pente ed è in uno stato di depressione arrivando a dire che vuole farla finita. Attualmente è già in cura da uno psicologo da circa 1 mese e mezzo con sedute settimanali. Vive da solo già da tempo e frequenta una palestra di basket con molto impegno. Nel lavoro non è molto fortunato, o meglio ha probabilmente degli scatti di rabbia o insofferenza verso i superiori, che lo lasciano puntualmente a casa. Questo è forse dovuto alla sua maniacale precisione nello svolgere le sue mansioni, lavora in ambito della ristorazione. Mi rivolgo a Voi, in quanto noi come genitori, non sappiamo più cosa fare, se cerchi di parlare della cosa quando è tranquillo, si altera e se ne va, quando è in fase post problema, promette di seguire un percorso che poi forse non fa, non so chi sia lo psicologo e non ho mai parlato con lui. Spero possiaTe aiutarci indicandoci un percorso che risolva questo grosso e preoccupante problema.
Buon lavoro e grazie
mio figlio di 29 anni, a volte, spesso, quando ha dei soldi in tasca, esce la sera e fa, come la chiama lui, serata. In sostanza assume alcolici e fa uso di cocaina, arrivando a spendere cifre considerevoli e racconta poi la cosa, tremendamente mortificato, come se non fosse lui a decidere di fare queste cose, come uno sdoppiamento della personalità. Arriva a dire che, quando è in questo stato, si venderebbe anche noi. Poi si pente ed è in uno stato di depressione arrivando a dire che vuole farla finita. Attualmente è già in cura da uno psicologo da circa 1 mese e mezzo con sedute settimanali. Vive da solo già da tempo e frequenta una palestra di basket con molto impegno. Nel lavoro non è molto fortunato, o meglio ha probabilmente degli scatti di rabbia o insofferenza verso i superiori, che lo lasciano puntualmente a casa. Questo è forse dovuto alla sua maniacale precisione nello svolgere le sue mansioni, lavora in ambito della ristorazione. Mi rivolgo a Voi, in quanto noi come genitori, non sappiamo più cosa fare, se cerchi di parlare della cosa quando è tranquillo, si altera e se ne va, quando è in fase post problema, promette di seguire un percorso che poi forse non fa, non so chi sia lo psicologo e non ho mai parlato con lui. Spero possiaTe aiutarci indicandoci un percorso che risolva questo grosso e preoccupante problema.
Buon lavoro e grazie
Buongiorno, comprendo profondamente la preoccupazione per la situazione di vostro figlio che vive un evidente conflitto interiore tra momenti di eccesso e fasi di pentimento e depressione. Da ciò che descrive, sembrerebbe già essere presente il circolo vizioso psicologico e neurobiologico che si instaura legato all’uso di alcol e cocaina.
Immagino che, attraverso il percorso psicologico intrapreso, si stia indagando la presenza di una fragilità emotiva di fondo che si manifesta anche nelle difficoltà lavorative, negli scatti di rabbia e nell’incapacità di mantenere una stabilità nelle relazioni. Il fatto che sia già seguito da uno psicologo è un buon punto di partenza, ma è essenziale che il percorso sia adeguato alla gravità della situazione: la dipendenza da sostanze e il forte disagio emotivo richiedono un intervento specialistico mirato, che potrebbe anche includere una valutazione psichiatrica per comprendere meglio se vi siano componenti impulsive o affettive sottostanti. Sarebbe utile, inoltre, esplorare l’opportunità di un percorso terapeutico più strutturato, magari in un centro specializzato nelle dipendenze, dove potrebbe ricevere un supporto sia psicologico che medico, qualora vostro figlio ne abbia volontà.
Capisco la difficoltà nel comunicare con lui, soprattutto quando tende ad evitare il confronto o a minimizzare il problema, ma è fondamentale che non vi sentiate soli in questo percorso: potrebbe essere utile anche per voi genitori avere un supporto psicologico, per comprendere le dinamiche di questo problema e trovare strategie efficaci per sostenerlo senza assecondare il circolo vizioso della dipendenza. Se possibile, provi a incoraggiarlo, senza pressioni, a valutare un approfondimento con uno psichiatra e a informarsi su programmi di supporto per le dipendenze.
Resto a disposizione e le auguro di trovare il giusto aiuto per lui e per tutta la famiglia. Buona giornata
Immagino che, attraverso il percorso psicologico intrapreso, si stia indagando la presenza di una fragilità emotiva di fondo che si manifesta anche nelle difficoltà lavorative, negli scatti di rabbia e nell’incapacità di mantenere una stabilità nelle relazioni. Il fatto che sia già seguito da uno psicologo è un buon punto di partenza, ma è essenziale che il percorso sia adeguato alla gravità della situazione: la dipendenza da sostanze e il forte disagio emotivo richiedono un intervento specialistico mirato, che potrebbe anche includere una valutazione psichiatrica per comprendere meglio se vi siano componenti impulsive o affettive sottostanti. Sarebbe utile, inoltre, esplorare l’opportunità di un percorso terapeutico più strutturato, magari in un centro specializzato nelle dipendenze, dove potrebbe ricevere un supporto sia psicologico che medico, qualora vostro figlio ne abbia volontà.
Capisco la difficoltà nel comunicare con lui, soprattutto quando tende ad evitare il confronto o a minimizzare il problema, ma è fondamentale che non vi sentiate soli in questo percorso: potrebbe essere utile anche per voi genitori avere un supporto psicologico, per comprendere le dinamiche di questo problema e trovare strategie efficaci per sostenerlo senza assecondare il circolo vizioso della dipendenza. Se possibile, provi a incoraggiarlo, senza pressioni, a valutare un approfondimento con uno psichiatra e a informarsi su programmi di supporto per le dipendenze.
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Gentilissimi, capisco profondamente la vostra frustrazione e il senso di impotenza che può derivare dal vedere vostro figlio intrappolato in questo circolo vizioso. È importante sapere che quello che sta vivendo non è una semplice mancanza di volontà o una questione di scelte sbagliate ripetute: la dipendenza, una volta innescata, non dipende più soltanto dalla persona, ma da meccanismi neurobiologici ben precisi.
Come psicologo esperto in neuroscienze mi preme sottolineare un aspetto teorico importante che forse vi sta sfuggendo: l'uso di cocaina e alcol attiva circuiti cerebrali legati al sistema della ricompensa, in particolare la produzione di dopamina, che porta a un’intensa sensazione di piacere e alla perdita progressiva del controllo sulle proprie azioni. Quando dice di non sentirsi più lui, probabilmente sta descrivendo proprio l’effetto di questi meccanismi, che possono portare a impulsi compulsivi, anche contro la propria volontà.
Il senso di colpa e la depressione che emergono dopo ogni episodio rafforzano ancora di più il circolo vizioso: il malessere lo spinge a cercare un sollievo temporaneo nell’uso di sostanze, per poi ricadere nel rimorso e nella disperazione. Questo ciclo va spezzato, e il supporto psicologico è sicuramente un passo fondamentale, ma spesso non sufficiente da solo.
Oltre alla psicoterapia, è importante valutare un percorso più strutturato per le dipendenze, magari integrando il supporto di un medico specializzato o un centro dedicato. Non poter parlare con il suo terapeuta complica la situazione, ma potreste suggerire a vostro figlio di confrontarsi apertamente con il suo specialista su questi aspetti, affinché possa ricevere un aiuto mirato.
Voi, come genitori, potete essere un punto di riferimento importante, ma non con il solo dialogo razionale: la dipendenza non risponde alla logica, né alle promesse fatte nei momenti di lucidità. Il vostro ruolo è quello di offrirgli sostegno senza cadere nella trappola del senso di colpa o della coercizione, cercando di incoraggiarlo ad affidarsi a professionisti esperti nel trattamento delle dipendenze.
Non è una battaglia persa, ma richiede il giusto approccio e il tempo necessario per riattivare quei circuiti cerebrali che, al momento, lo stanno dominando.
Dal circolo delle dipendenze si può certamente uscire, ma serve un approccio più strutturato, oltre all'aiuto del professionista (o meglio professionisti) giusto/i.
Per una consulenza specifica su vostro figlio resto a disposizione.
Saluti,
Dario Papa.
Come psicologo esperto in neuroscienze mi preme sottolineare un aspetto teorico importante che forse vi sta sfuggendo: l'uso di cocaina e alcol attiva circuiti cerebrali legati al sistema della ricompensa, in particolare la produzione di dopamina, che porta a un’intensa sensazione di piacere e alla perdita progressiva del controllo sulle proprie azioni. Quando dice di non sentirsi più lui, probabilmente sta descrivendo proprio l’effetto di questi meccanismi, che possono portare a impulsi compulsivi, anche contro la propria volontà.
Il senso di colpa e la depressione che emergono dopo ogni episodio rafforzano ancora di più il circolo vizioso: il malessere lo spinge a cercare un sollievo temporaneo nell’uso di sostanze, per poi ricadere nel rimorso e nella disperazione. Questo ciclo va spezzato, e il supporto psicologico è sicuramente un passo fondamentale, ma spesso non sufficiente da solo.
Oltre alla psicoterapia, è importante valutare un percorso più strutturato per le dipendenze, magari integrando il supporto di un medico specializzato o un centro dedicato. Non poter parlare con il suo terapeuta complica la situazione, ma potreste suggerire a vostro figlio di confrontarsi apertamente con il suo specialista su questi aspetti, affinché possa ricevere un aiuto mirato.
Voi, come genitori, potete essere un punto di riferimento importante, ma non con il solo dialogo razionale: la dipendenza non risponde alla logica, né alle promesse fatte nei momenti di lucidità. Il vostro ruolo è quello di offrirgli sostegno senza cadere nella trappola del senso di colpa o della coercizione, cercando di incoraggiarlo ad affidarsi a professionisti esperti nel trattamento delle dipendenze.
Non è una battaglia persa, ma richiede il giusto approccio e il tempo necessario per riattivare quei circuiti cerebrali che, al momento, lo stanno dominando.
Dal circolo delle dipendenze si può certamente uscire, ma serve un approccio più strutturato, oltre all'aiuto del professionista (o meglio professionisti) giusto/i.
Per una consulenza specifica su vostro figlio resto a disposizione.
Saluti,
Dario Papa.
Cara, da quello che racconta, il comportamento di suo figlio potrebbe suggerire una problematica che coinvolge diversi aspetti psicologici, tra cui la difficoltà nella gestione degli impulsi e una modalità disfunzionale di affrontare le situazioni attraverso l'uso di sostanze.
Ora, cosa potete fare concretamente?
Come genitori, potreste pensare di ricevere anche voi, come vostro figlio, un supporto. Affrontare una situazione emotivamente impegnativa può generare sentimenti di ansia, frustrazione, impotenza. Per questo potreste trarre beneficio da un percorso solo a voi dedicato, in modo che vi aiuti a comprendere meglio la situazione e a gestire le vostre emozioni in modo più equilibrato.
Infine, voglio aggiungere: è positivo il fatto che vostro figlio sia in terapia, ma il tempo è davvero troppo poco per vedere cambiamenti positivi. Potrebbe però servire un approccio integrato che includa sia una psicoterapia mirata sia una valutazione psichiatrica per escludere la necessità di un supporto farmacologico.
Andrebbe in ogni modo considerato un supporto per le dipendenze, che possono dare i SerD (Presenti in ogni ASL, offrono percorsi gratuiti che potrebbero aiutarlo a lavorare in modo più strutturato sul problema).
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Basileo, Psicologa
Ora, cosa potete fare concretamente?
Come genitori, potreste pensare di ricevere anche voi, come vostro figlio, un supporto. Affrontare una situazione emotivamente impegnativa può generare sentimenti di ansia, frustrazione, impotenza. Per questo potreste trarre beneficio da un percorso solo a voi dedicato, in modo che vi aiuti a comprendere meglio la situazione e a gestire le vostre emozioni in modo più equilibrato.
Infine, voglio aggiungere: è positivo il fatto che vostro figlio sia in terapia, ma il tempo è davvero troppo poco per vedere cambiamenti positivi. Potrebbe però servire un approccio integrato che includa sia una psicoterapia mirata sia una valutazione psichiatrica per escludere la necessità di un supporto farmacologico.
Andrebbe in ogni modo considerato un supporto per le dipendenze, che possono dare i SerD (Presenti in ogni ASL, offrono percorsi gratuiti che potrebbero aiutarlo a lavorare in modo più strutturato sul problema).
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Basileo, Psicologa
Buongiorno, mi dispiace molto per la situazione famigliare che state affrontando. è positivo il fatto che suo figlio abbia intrapreso un percorso di psicoterapia in questo momento. Valuterei anche la possibilità di una consultazione psichiatrica eventualmente per affiancare una terapia farmacologica alla psicoterapia.
Per quanto riguarda voi genitori, può essere utile cercare uno spazio di sostegno al ruolo genitoriale, per supportarvi in questo difficile momento e accogliere in modo adeguato le vostre emozioni.
Un caro saluto, Dott.ssa Carlotta Volpi
Per quanto riguarda voi genitori, può essere utile cercare uno spazio di sostegno al ruolo genitoriale, per supportarvi in questo difficile momento e accogliere in modo adeguato le vostre emozioni.
Un caro saluto, Dott.ssa Carlotta Volpi
Gentilissimi,
Comprendo lo stato di preoccupazione legato alla situazione di vostro figlio qui descritta. Comprendo anche il sentimento di impotenza che potreste provare di fronte alla situazione: spesso, come genitori, sembra sempre di fare troppo poco.
Tuttavia, già il fatto che stiate seguendo la situazione attivamentre e cercando soluzioni alternative significa già star facendo molto.
A livello pratico, è un ottimo punto di partenza il fatto che vostro figlio abbia intrapreso un percorso psicologico. Purtroppo, per vedere risultati concreti, ci vorrà del tempo.
Eventualmente, tenendo conto della potenziale dipendenza da sostanze, potreste parlare con vostro figlio e proporre un consulto psichiatrico per integrare il supporto psicologico a un'eventuale terapia farmacologica.
Potreste inoltre valutare anche voi di intraprendere un percorso di supporto psicologico in questa fase complicata della genitorialità.
Rimango a disposizione nel caso desideriate ulteriori informazioni e/o chiarimenti.
Cordialmente,
Dott. Alessandro Casalone
Comprendo lo stato di preoccupazione legato alla situazione di vostro figlio qui descritta. Comprendo anche il sentimento di impotenza che potreste provare di fronte alla situazione: spesso, come genitori, sembra sempre di fare troppo poco.
Tuttavia, già il fatto che stiate seguendo la situazione attivamentre e cercando soluzioni alternative significa già star facendo molto.
A livello pratico, è un ottimo punto di partenza il fatto che vostro figlio abbia intrapreso un percorso psicologico. Purtroppo, per vedere risultati concreti, ci vorrà del tempo.
Eventualmente, tenendo conto della potenziale dipendenza da sostanze, potreste parlare con vostro figlio e proporre un consulto psichiatrico per integrare il supporto psicologico a un'eventuale terapia farmacologica.
Potreste inoltre valutare anche voi di intraprendere un percorso di supporto psicologico in questa fase complicata della genitorialità.
Rimango a disposizione nel caso desideriate ulteriori informazioni e/o chiarimenti.
Cordialmente,
Dott. Alessandro Casalone
Buongiorno,
quello che racconta descrive una situazione molto difficile e carica di preoccupazioni comprensibili per qualsiasi genitore. Il fatto che vostro figlio abbia iniziato un percorso con uno psicologo è un primo passo importante, anche se a volte i cambiamenti richiedono tempo e costanza. Per voi, come genitori, può essere utile avere uno spazio di ascolto dedicato, in cui esplorare insieme a un professionista modi nuovi di relazionarvi con lui, soprattutto nei momenti difficili. Esistono servizi e professionisti che possono accompagnarvi in questo percorso, nel rispetto della libertà e della riservatezza vostro e di vostro figlio.
Un caro saluto
quello che racconta descrive una situazione molto difficile e carica di preoccupazioni comprensibili per qualsiasi genitore. Il fatto che vostro figlio abbia iniziato un percorso con uno psicologo è un primo passo importante, anche se a volte i cambiamenti richiedono tempo e costanza. Per voi, come genitori, può essere utile avere uno spazio di ascolto dedicato, in cui esplorare insieme a un professionista modi nuovi di relazionarvi con lui, soprattutto nei momenti difficili. Esistono servizi e professionisti che possono accompagnarvi in questo percorso, nel rispetto della libertà e della riservatezza vostro e di vostro figlio.
Un caro saluto
Buongiorno,
quello che racconta è comprensibilmente molto preoccupante e mette in luce un disagio profondo che merita attenzione e un intervento strutturato. L’uso impulsivo di sostanze, gli sbalzi repentini tra senso di colpa e negazione, insieme alle difficoltà relazionali e lavorative, possono essere segnali di un funzionamento psicologico complesso, che va affrontato con un lavoro clinico costante.
È positivo che suo figlio sia già in terapia, ma in casi come questo spesso è utile un’integrazione con un’équipe più ampia (ad esempio, con uno psichiatra o una struttura specializzata in dipendenze) e, se possibile, anche un supporto alla famiglia, per aiutarvi a capire come muovervi senza sentirvi soli o impotenti.
Se desidera, posso offrirvi un primo confronto per aiutarvi a leggere meglio la situazione e orientarvi su come sostenere vostro figlio nel modo più efficace, anche online.
Un caro saluto,
Dott. Ivan De Lucia
quello che racconta è comprensibilmente molto preoccupante e mette in luce un disagio profondo che merita attenzione e un intervento strutturato. L’uso impulsivo di sostanze, gli sbalzi repentini tra senso di colpa e negazione, insieme alle difficoltà relazionali e lavorative, possono essere segnali di un funzionamento psicologico complesso, che va affrontato con un lavoro clinico costante.
È positivo che suo figlio sia già in terapia, ma in casi come questo spesso è utile un’integrazione con un’équipe più ampia (ad esempio, con uno psichiatra o una struttura specializzata in dipendenze) e, se possibile, anche un supporto alla famiglia, per aiutarvi a capire come muovervi senza sentirvi soli o impotenti.
Se desidera, posso offrirvi un primo confronto per aiutarvi a leggere meglio la situazione e orientarvi su come sostenere vostro figlio nel modo più efficace, anche online.
Un caro saluto,
Dott. Ivan De Lucia
Salve signora probabilmente il problema principale di suo figlio è la disregolazione emotiva e comportamentale. Appare evidente come la sola psicoterapia non basti a fornire gli strumenti per regolare le emozioni in maniera funzionale e superare la dipendenza da cocaina. Le consiglio un consulto psichiatrico e un percorso al SERD.
Salve,
Capisco profondamente la sua preoccupazione e la sofferenza che traspare dalle sue parole. È davvero difficile, da genitori, assistere a situazioni come quella che descrive — vedere un figlio adulto vivere momenti di perdita di controllo, pentimento e disperazione, senza riuscire a intervenire come si vorrebbe.
Da ciò che racconta, suo figlio mostra un quadro complesso in cui si intrecciano elementi di impulsività, probabili difficoltà nella regolazione emotiva e una relazione disfunzionale con le sostanze, che possono rappresentare un modo per anestetizzare o sfogare tensioni interne. La descrizione che fa — il “come se non fosse lui” — è tipica di chi vive episodi di forte disconnessione tra il proprio sé lucido e quello impulsivo o dipendente. Dopo l’uso, la vergogna e il senso di colpa amplificano la disperazione, creando un ciclo di sofferenza che si autoalimenta.
Il fatto che sia già seguito da uno psicologo è un segnale molto positivo, ma in situazioni come questa è importante che l’intervento sia integrato e strutturato. Oltre alla psicoterapia individuale, può essere necessario un percorso specifico per la gestione della dipendenza da cocaina, con il supporto di un servizio per le dipendenze (Ser.D) del territorio o di un centro specializzato, dove lavorano in équipe psicologi, psichiatri e educatori. In parallelo, potrebbe essere utile valutare un eventuale supporto farmacologico (gestito da un medico psichiatra) per regolare gli sbalzi d’umore o l’impulsività, se presenti in modo significativo.
Come genitori, il vostro ruolo è complesso ma fondamentale: non potete “controllare” ciò che fa, ma potete mantenere una presenza stabile, affettuosa e coerente, evitando il confronto diretto nei momenti di crisi o di colpa, e cercando invece di proporre il dialogo quando è più lucido e sereno. Se si mostra refrattario a parlarne, anche per voi può essere utile un colloquio di consulenza familiare, per imparare strategie di comunicazione e gestione emotiva che riducano il conflitto e aumentino le possibilità di collaborazione.
Questa situazione non è senza via d’uscita, ma richiede un percorso graduale, multidisciplinare e continuativo. Il suo impegno nello sport e il fatto che stia già lavorando su di sé sono buoni punti di partenza, anche se i passi avanti potranno sembrare lenti.
Un caro saluto, resto a disposizione se desidera orientarsi meglio su quale tipo di percorso attivare o su come gestire concretamente il dialogo con lo psicologo e con suo figlio.
Capisco profondamente la sua preoccupazione e la sofferenza che traspare dalle sue parole. È davvero difficile, da genitori, assistere a situazioni come quella che descrive — vedere un figlio adulto vivere momenti di perdita di controllo, pentimento e disperazione, senza riuscire a intervenire come si vorrebbe.
Da ciò che racconta, suo figlio mostra un quadro complesso in cui si intrecciano elementi di impulsività, probabili difficoltà nella regolazione emotiva e una relazione disfunzionale con le sostanze, che possono rappresentare un modo per anestetizzare o sfogare tensioni interne. La descrizione che fa — il “come se non fosse lui” — è tipica di chi vive episodi di forte disconnessione tra il proprio sé lucido e quello impulsivo o dipendente. Dopo l’uso, la vergogna e il senso di colpa amplificano la disperazione, creando un ciclo di sofferenza che si autoalimenta.
Il fatto che sia già seguito da uno psicologo è un segnale molto positivo, ma in situazioni come questa è importante che l’intervento sia integrato e strutturato. Oltre alla psicoterapia individuale, può essere necessario un percorso specifico per la gestione della dipendenza da cocaina, con il supporto di un servizio per le dipendenze (Ser.D) del territorio o di un centro specializzato, dove lavorano in équipe psicologi, psichiatri e educatori. In parallelo, potrebbe essere utile valutare un eventuale supporto farmacologico (gestito da un medico psichiatra) per regolare gli sbalzi d’umore o l’impulsività, se presenti in modo significativo.
Come genitori, il vostro ruolo è complesso ma fondamentale: non potete “controllare” ciò che fa, ma potete mantenere una presenza stabile, affettuosa e coerente, evitando il confronto diretto nei momenti di crisi o di colpa, e cercando invece di proporre il dialogo quando è più lucido e sereno. Se si mostra refrattario a parlarne, anche per voi può essere utile un colloquio di consulenza familiare, per imparare strategie di comunicazione e gestione emotiva che riducano il conflitto e aumentino le possibilità di collaborazione.
Questa situazione non è senza via d’uscita, ma richiede un percorso graduale, multidisciplinare e continuativo. Il suo impegno nello sport e il fatto che stia già lavorando su di sé sono buoni punti di partenza, anche se i passi avanti potranno sembrare lenti.
Un caro saluto, resto a disposizione se desidera orientarsi meglio su quale tipo di percorso attivare o su come gestire concretamente il dialogo con lo psicologo e con suo figlio.
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