Buongiorno, mia madre ha avuto un ictus 5 anni fa e ad oggi ancora ha molte difficoltà a parlare. le
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Buongiorno, mia madre ha avuto un ictus 5 anni fa e ad oggi ancora ha molte difficoltà a parlare. le hanno diagnosticato l'afasia ma non abbiamo visto grandi miglioramenti nonostante le terapie di logopedia. a chi ci si può rivolgere? è necessario fare altre terapie per migliorare la sua vita quotidiana? mio padre non sa più come comportarsi e mi sembra molto affranto dalla situazione, essendo lui il suo caregiver primario
Gentile utente, mi dispiace per la situazione difficile che state vivendo, non è facile gestire le conseguenze di un ictus. Come prima cosa, è necessario avere una valutazione neuropsicologica aggiornata, per comprendere l'entità del deficit di linguaggio e le risorse cognitive integre da rinforzare e mantenere. In seguito a tale valutazione, che le suggerisco di effettuare presso un neuropsicologo specializzato, verrà impostato un piano riabilitativo, includendo eventualmente tutte le figure professionali che possono essere necessarie alla riabilitazione. Inoltre, non sottovalutate il carico emotivo che grava su vostro padre: è fondamentale prendersi cura anche di lui, supportandolo con una percorso psicoterapeutico (esiste la neuropsicoterapia, un approccio specifico per pazienti e familiari neurologici) e aiutandolo nel gestire tutta questa situazione. Per qualsiasi dubbio, non esiti a contattarmi. Le porgo i migliori auguri e un caro saluto.
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Nel caso specifico è consigliabile lavorare su due fronti:
il primo prevede una valutazione neuropsicologica, presso un neuropsicologo, con conseguente trattamento di riabilitazione. Il margine di miglioramento non è purtroppo definibile qui ma si punta a restituire quanto possibile per migliorare la qualità di vita della paziente. Questo si può fare anche attraverso l'analisi e l'utilizzo di funzioni "vicarie", cioè che non sono propriamente (in questo caso) linguistiche ma che possono fare da impalcatura per il percorso di riabilitazione.
Il secondo è un sostegno psicologico e psicoeducativo (cosa fare, cosa aspettarsi, come può evolvere la situazione) per suo padre, in modo che non vada in burnout prendendosi cura di lei. Rimango a disposizione per qualunque domanda, aggiornamento, consulenza.
GM
il primo prevede una valutazione neuropsicologica, presso un neuropsicologo, con conseguente trattamento di riabilitazione. Il margine di miglioramento non è purtroppo definibile qui ma si punta a restituire quanto possibile per migliorare la qualità di vita della paziente. Questo si può fare anche attraverso l'analisi e l'utilizzo di funzioni "vicarie", cioè che non sono propriamente (in questo caso) linguistiche ma che possono fare da impalcatura per il percorso di riabilitazione.
Il secondo è un sostegno psicologico e psicoeducativo (cosa fare, cosa aspettarsi, come può evolvere la situazione) per suo padre, in modo che non vada in burnout prendendosi cura di lei. Rimango a disposizione per qualunque domanda, aggiornamento, consulenza.
GM
Buonasera, la situazione immagino sia davvero onerosa ed emotivamente difficile da gestire.
La cosa migliore da fare ora è una valutazione neuropsicologica completa, stabilire poi un piano riabilitativo e precedere un percorso psicologico che supporti in primis il paziente e il caregiver, quest'ultimo molto suscettibile allo sviluppo di fattori di rischio da non trascurare.
È importante anche che i professionisti che vi seguiranno conoscano e si allineino ai servizi che la ASL di appartenenza può mettere a vostra disposizione, così che il piano di intervento non sia esclusivamente a vostro carico.
È difficile stabilire il margine di miglioramento e la durata del percorso, ma c'è molto su cui potete essere supportati.
Resto a disposizione
La cosa migliore da fare ora è una valutazione neuropsicologica completa, stabilire poi un piano riabilitativo e precedere un percorso psicologico che supporti in primis il paziente e il caregiver, quest'ultimo molto suscettibile allo sviluppo di fattori di rischio da non trascurare.
È importante anche che i professionisti che vi seguiranno conoscano e si allineino ai servizi che la ASL di appartenenza può mettere a vostra disposizione, così che il piano di intervento non sia esclusivamente a vostro carico.
È difficile stabilire il margine di miglioramento e la durata del percorso, ma c'è molto su cui potete essere supportati.
Resto a disposizione
Gentile utente, mi dispiace per la situazione che tutta la sua famiglia sta affrontando. Oltre alla terapia logopedica (molto funzionale per i disturbi articolatori del linguaggio) sarebbe opportuno affrontare una riabilitazione neuropsicologica per migliorare tutti gli aspetti linguistici e comunicativi. Il neuropsicologo è la figura sanitaria che si occupa della neuroriabilitazione in generale e dell'afasia in questo caso specifico; ci sono tanti metodi e strumenti che aiutano i pazienti afasici.
Sicuramente i medici curanti sapranno indirizzarvi, in alternativa se ha bisogno di chiarimenti resto a disposizione anche online.
Saluti
Sicuramente i medici curanti sapranno indirizzarvi, in alternativa se ha bisogno di chiarimenti resto a disposizione anche online.
Saluti
Gentile utente. Mi accodo ai consigli dei colleghi a lei dati. È necessario sicuramente svolgere una valutazione neuropsicologica completa e, un altro aspetto molto importante da non abbandonare, è quello di seguire un percorso di riabilitazione neuropsicologica che non si focalizzi esclusivamente sull'aspetto linguistico e comunicativo. Aspetti del linguaggio sono strettamente connessi alle funzioni attentive-esecutive, che devono essere riabilitate in contemporanea agli aspetti linguistici-comunicativi.
Resto a diposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.
Resto a diposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.
Purtroppo, in alcuni, casi il recupero della funzione cognitiva persa potrebbe non essere completa. Oltre ad un intervento di riabilitazione del linguaggio per la sua mamma, sarebbe opportuno, per il suo papà intraprendere un percorso di sostegno psicologico al fine di gestire rabbia e frustrazione e strategie utili per migliorare la comunicazione e la relazione con la sua mamma. Rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.
Saluti
Saluti
Salve,
immagino si riferisca ad afasia di broca in quando ha deficitato le competenze di fluenza verbale.
Purtroppo, la logopedia funziona se la parte del cervello non è lesionata , in altre parole, se la parte interessata dall'ictus è stata senza ossigeno per molto tempo, se il tessuto cerebrale perciò è lesionato, non si rigenera, quindi è importante fare logopedia ma si deve anche comprendere la gravità della lesione che se troppo importante può impedire il ripristino delle funzioni prima dell'ictus.
Saluti
immagino si riferisca ad afasia di broca in quando ha deficitato le competenze di fluenza verbale.
Purtroppo, la logopedia funziona se la parte del cervello non è lesionata , in altre parole, se la parte interessata dall'ictus è stata senza ossigeno per molto tempo, se il tessuto cerebrale perciò è lesionato, non si rigenera, quindi è importante fare logopedia ma si deve anche comprendere la gravità della lesione che se troppo importante può impedire il ripristino delle funzioni prima dell'ictus.
Saluti
Buongiorno,
Mi dispiace molto sentire delle difficoltà che sua madre sta affrontando dopo l'ictus e del dispiacere di suo padre. La terapia breve strategica può essere utile per affrontare e migliorare la qualità della vita in situazioni complesse come questa, specialmente quando si tratta di gestire il supporto e il benessere familiare.
Sono a disposizione per una consulenza e per esplorare ulteriori opzioni terapeutiche che potrebbero essere utili per sua madre e per il supporto a suo padre come caregiver.
Un caro saluto,
Dott. Michele Scala
Mi dispiace molto sentire delle difficoltà che sua madre sta affrontando dopo l'ictus e del dispiacere di suo padre. La terapia breve strategica può essere utile per affrontare e migliorare la qualità della vita in situazioni complesse come questa, specialmente quando si tratta di gestire il supporto e il benessere familiare.
Sono a disposizione per una consulenza e per esplorare ulteriori opzioni terapeutiche che potrebbero essere utili per sua madre e per il supporto a suo padre come caregiver.
Un caro saluto,
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Salve,
L’afasia post-ictus può avere decorso molto variabile: alcuni miglioramenti si osservano nei primi mesi, ma in molti casi il recupero continua anche anni dopo, seppure più lentamente. La logopedia è fondamentale, ma il tipo, la frequenza e l’approccio della terapia contano molto. A volte può essere utile affiancare altre strategie, come tecniche di stimolazione cognitiva mirata, terapia neuropsicologica integrata e interventi di riabilitazione funzionale che coinvolgano comunicazione, memoria e attenzione.
Per migliorare la qualità di vita quotidiana, non serve solo lavorare sulla parola, ma anche su modalità alternative di comunicazione, strategie compensative e supporto psicologico sia per la persona con afasia sia per il caregiver. Il ruolo del caregiver è cruciale, ma è anche molto impegnativo; spesso un sostegno psicologico o gruppi di supporto per familiari aiutano a gestire lo stress e a mantenere un clima positivo in famiglia.
Vi suggerirei di rivolgervi a un centro di riabilitazione neurologica o neuropsicologica specializzato in afasia post-ictus, dove possano valutare la situazione attuale di sua madre e costruire un percorso personalizzato che integri logopedia, stimolazione cognitiva e supporto al caregiver. Questo tipo di percorso può favorire miglioramenti nella comunicazione e nella vita quotidiana, anche a distanza di anni dall’ictus.
Resto a disposizione
Saluti
L’afasia post-ictus può avere decorso molto variabile: alcuni miglioramenti si osservano nei primi mesi, ma in molti casi il recupero continua anche anni dopo, seppure più lentamente. La logopedia è fondamentale, ma il tipo, la frequenza e l’approccio della terapia contano molto. A volte può essere utile affiancare altre strategie, come tecniche di stimolazione cognitiva mirata, terapia neuropsicologica integrata e interventi di riabilitazione funzionale che coinvolgano comunicazione, memoria e attenzione.
Per migliorare la qualità di vita quotidiana, non serve solo lavorare sulla parola, ma anche su modalità alternative di comunicazione, strategie compensative e supporto psicologico sia per la persona con afasia sia per il caregiver. Il ruolo del caregiver è cruciale, ma è anche molto impegnativo; spesso un sostegno psicologico o gruppi di supporto per familiari aiutano a gestire lo stress e a mantenere un clima positivo in famiglia.
Vi suggerirei di rivolgervi a un centro di riabilitazione neurologica o neuropsicologica specializzato in afasia post-ictus, dove possano valutare la situazione attuale di sua madre e costruire un percorso personalizzato che integri logopedia, stimolazione cognitiva e supporto al caregiver. Questo tipo di percorso può favorire miglioramenti nella comunicazione e nella vita quotidiana, anche a distanza di anni dall’ictus.
Resto a disposizione
Saluti
Buongiorno, prima di tutto comprendo quanto questa situazione sia complessa da gestire a livello familiare. Le consiglierei prima di tutto per l'afasia di cui soffre la sua mamma un percorso di riabilitazione neuropsicologica, rivolgendosi ad un neuropsicologo formato in tale ambito. Inoltre le consiglio di proporre al papà un percorso psicologico per essere supportato in questa delicata fase, oltre che un incontro con il neuropsicologo stesso che saprà spiegare cosa è l'afasia e cosa può fare per essere di aiuto. Buongiorno, prima di tutto comprendo quanto tali sintomi possano essere difficili da gestire. Le consiglierei di farsi seguire da uno psichiatra per la cura farmacologica più adatta ed in parallelo le suggerirei di intraprendere un percorso psicologico che possa aiutarla a gestire al meglio la sua insonnia, comprendendone anche le cause. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza in provincia di Bergamo o online per il supporto (mentre per la riabilitazione consiglio di far fare il percorso alla mamma in presenza). Dott.ssa Susanna Scainelli
Buongiorno, il recupero dipende molto da quanto é stata grande la lesione purtroppo. Solitamente si ha un buon recupero, mi dispiace che il trattamento effettuato con la logopedista non abbia avuto grandi esiti. Da neuropsicologa penso comunque sempre che il linguaggio non sia l'unica cosa da riabilitare, nonostante sia il deficit più evidente. Le funzioni cognitive sono tutte intersecate tra loro, e per migliorare la comunicazione serve un approccio integrato anche andando a lavorare sull'attenzione, le funzioni esecutive (che aiutano nel recupero delle parole) ecc. Io proverei a rivolgermi ad un neuropsicologo, che può valutare e lavorare sull'intero quadro e proporre qualcosa che aiuti davvero la mamma a migliorare la qualità della sua vita quotidiana.
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