Buongiorno, ho 39 anni. E' da un anno che ho dolori al piede destro. Ho fatto plantari su misura su

2 risposte
Buongiorno, ho 39 anni. E' da un anno che ho dolori al piede destro. Ho fatto plantari su misura su consiglio dell'ortopedico perche' ho i piatti cavi e pronati, avevo fatto 9 cicli di onde d'urto focali in un ospedale, ma duravano troppo poco, durata di 1 minuto. Sono stata da un fisiatra privato, mi aveva fatto 2 punture di cortisone eco guidate al tendine di Achille, dicendomi che era infiammato e che era da operare e che non c'era nulla di grave. Stamattina ho eseguito la lastra su tutti e due i piedi e ho 2 spine calcaneare, sia retro calcagno, sia sotto calcagno, sia piede destro e sinistro. IL medico mi ha detto di stare tranquilla che non e' da operare, ci sono altre soluzioni. Ho fissato APT dall'ortopedico e spero si risolva il problema il più presto possibile, e' da 2 notti che ho forti crampi alla gamba destra, penso sia tutto collegato. Voi, cosa ne pensate? Mi consigliate di fare stretching per il muscolo al polpaccio oppure posso aggravare la situazione? Spero di risolvere al più presto. Un anno fa avevo fatto un ecografia privata e il mio dottore non ha voluto prescrivermi la lastra, si e' svegliato dopo un anno, dopo dolori e spese private.

Cordiali saluti.
Katia.
Buongiorno, sentirei un medico fisiatra esperto in patologia del piede per effettuare ulteriori esami e tentare diverse terapie. Lo stretching e la ginnastica possono essere utili ma gli esercizi devono essere personalizziati e impostati almeno inizialmente da un fisioterapista Cordialità Prof Massimiliano Noseda, fisiatra a Milano

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Dott. Andrei Barbu
Fisiatra, Ecografista
Treviso
Buongiorno, prima di procedere con qualsiasi trattamento è fondamentale formulare una diagnosi accurata e individuare con precisione l’origine del dolore, così da rendere le terapie realmente efficaci. Nel caso della caviglia, l’esame strumentale più utile è l’ecografia muscoloscheletrica. Questo esame permette non solo di distinguere se il problema riguarda la fascia plantare (sotto il calcagno) oppure il tendine d’Achille (posteriormente), ma anche di capire la natura del disturbo: infiammatoria oppure cronico-degenerativa. Ad esempio, un quadro infiammatorio può includere una borsite retro-calcaneare o segni di ipervascolarizzazione all’ecocolordoppler; mentre un problema cronico può manifestarsi con sperone calcaneare inserzionale o tendinopatia degenerativa della porzione centrale del tendine. Nel caso di fascite plantare o tendinite calcifica del tendine d’Achille, le onde d’urto focali rappresentano un trattamento valido, in quanto stimolano nel tempo la rigenerazione del tessuto tendineo. La singola seduta dura circa un minuto, ma è fondamentale che l’energia sia adeguata e mirata alla zona di calcificazione. Se invece si tratta di una borsite retro-calcaneare, le infiltrazioni ecoguidate nella borsa possono essere efficaci per ridurre l’infiammazione. È però importante sottolineare che il cortisone infiltrato direttamente nel tendine può rallentare la rigenerazione dei tenociti e, nel tempo, peggiorare la degenerazione tendinea. Un’alternativa valida al cortisone è rappresentata da un ciclo di ozonoterapia, che consente di ridurre l’infiammazione senza questi effetti collaterali. Quando il tendine d’Achille presenta un rigonfiamento nella porzione centrale, è indicativo di un problema cronico-degenerativo. In questi casi possono risultare più utili trattamenti rigenerativi intratendinei, come proloterapia, collagene o PRP. La comparsa di crampi al polpaccio o al piede indica spesso un sovraccarico delle fibre muscolari, che compensano una ridotta elasticità dei tendini. In queste situazioni sono utili esercizi di stretching, ma ancora più efficaci possono essere i massaggi decontratturanti sui trigger point muscolari, eseguibili anche con palline da tennis o rulli rigidi. Per facilitare la guarigione del tendine d’Achille, si possono inoltre applicare taping neuromuscolari, che favoriscono la vascolarizzazione e supportano il processo di recupero. Dal racconto che ha fornito, sembra che non sia stata ancora individuata una diagnosi definitiva e che i vari specialisti abbiano proposto trattamenti diversi in base a singoli riscontri. Il mio suggerimento è di ripetere l’ecografia e correlare i reperti strumentali con l’esame clinico, così da identificare con precisione l’origine del dolore e impostare il trattamento più efficace per il suo caso. Buona giornata

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