Buongiorno, ho 34 anni e sono appena andata a convivere rendendomi conto di non aver alcun argomento

2 risposte
Buongiorno, ho 34 anni e sono appena andata a convivere rendendomi conto di non aver alcun argomento di conversazione al di fuori del lavoro.
Per 34 anni ho vissuto viaggiando e nelle vite degli altri frequentando amici e parenti, sempre con un senso di disagio e di inadeguatezza. E possibile trovarsi ora senza argomenti? Non ho passioni vere o argomenti che conosco e mi sento quindi fuori dal mondo! Solo che ora questo malessere sta bloccando sia il mio lavoro (che ho sospeso) che la mia relazione generando molta sofferenza e depressione per la quale sono in cura presso un analista, ma le giornate sono infinite. Non so proprio come uscirne!
Dr. Francesco Mango
Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Manfredonia
Ha in corso un trattamento psicoanalitico. Ne parli con la sua\o terapeuta sul periodo critico e sui sintomi che avverte. La relazione terapeutica è il luogo migliore dove poter riflettere e comprendere le motivazioni psicologiche alla base del suo stare male. Dalle sue poche righe traspare un senso di solitudine di fronte al suo malessere. Una fragilità che non condivide con nessuno.

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Dott.ssa Melanie Di Salvatore
Psichiatra, Neuropsichiatra
Ancona
Buongiorno,
quello che descrive è molto più frequente di quanto pensi, soprattutto nei momenti di passaggio importanti come una convivenza. Finché si vive “in movimento”, nel lavoro, nelle abitudini o nelle vite degli altri, spesso non ci si accorge di quanto poco spazio si sia dato a sé stessi. Quando improvvisamente il rumore esterno si riduce, emerge un senso di vuoto, di estraneità e la paura di “non avere nulla dentro”.
Ma attenzione: non avere argomenti in questo momento non significa essere una persona vuota o senza identità. Molto spesso significa che per anni si è vissuto in modalità adattiva, cercando di funzionare, piacere, rispondere alle aspettative, senza costruire davvero un contatto stabile con i propri desideri, interessi o bisogni emotivi.
Inoltre la depressione stessa riduce curiosità, iniziativa, piacere e capacità di sentirsi coinvolti. Quando una persona è depressa tende a percepirsi “spenta”, poco interessante, distante dagli altri, e questo crea un circolo vizioso: più si sente inadeguata, più si ritira; più si ritira, più sente di non avere nulla da dire.
La parte importante del suo messaggio è che lei si sta già curando e si sta ponendo domande profonde su di sé. Questo è un punto di partenza, non un fallimento. Però serve tempo e serve anche tollerare una fase scomoda: non si costruisce un’identità nuova in poche settimane.
Il rischio adesso è aspettare di “sentirsi bene” prima di vivere. In realtà spesso il percorso è inverso: piccole esperienze concrete, routine, interessi anche minimi, contatti reali, attività nuove o vecchie riprese lentamente, precedono il miglioramento emotivo. Non arriverà prima improvvisamente la motivazione perfetta.
Continui il percorso terapeutico e parli apertamente anche di questo senso di vuoto e di estraneità. Non è raro che dietro ci siano anni di adattamento emotivo, ansia sociale, autosvalutazione o una depressione che sta rendendo tutto più grigio e immobile di quanto sia davvero.

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