Buongiorno, Circa un anno fa assumevo Entact, che avevo poi sospeso per una gravidanza che purtrop
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Buongiorno,
Circa un anno fa assumevo Entact, che avevo poi sospeso per una gravidanza che purtroppo non è andata a buon fine. A settembre sono ricominciati i sintomi e a fine novembre ho iniziato ad assumere Dropaxin (paroxetina): inizialmente 20 gocce, poi passate a 40. Prima di iniziare, avevo specificato al medico la volontà di cercare una gravidanza e mi era stato detto che non ci sarebbero stati problemi e che avremmo eliminato il farmaco "velocemente" al momento del bisogno.
A fine marzo ho ridotto a 20 gocce e ad aprile ho scoperto di essere incinta. Al momento sono di 12 settimane e il medico mi ha quindi detto di sospendere il farmaco e da qualche giorno sto riducendo di una goccia al giorno; attualmente sono arrivata a 12 gocce.
Sto riscontrando insonnia e cambiamenti nell'umore. Leggendo le linee guida e le esperienze sulla paroxetina, so che la sospensione può essere molto complessa. Ho molta paura: temo che uno scalaggio così rapido possa farmi stare male, esponendomi al rischio di ricadute o depressione post-partum, e allo stesso tempo sono terrorizzata per la salute del mio bambino.
Vi chiedo un parere professionale: questo ritmo di riduzione (una goccia al giorno) è sicuro in gravidanza o rischia di essere troppo repentino per l'organismo? Esistono alternative più sicure o è preferibile rallentare lo scalaggio per evitare i sintomi da sospensione?
Vi ringrazio molto.
Circa un anno fa assumevo Entact, che avevo poi sospeso per una gravidanza che purtroppo non è andata a buon fine. A settembre sono ricominciati i sintomi e a fine novembre ho iniziato ad assumere Dropaxin (paroxetina): inizialmente 20 gocce, poi passate a 40. Prima di iniziare, avevo specificato al medico la volontà di cercare una gravidanza e mi era stato detto che non ci sarebbero stati problemi e che avremmo eliminato il farmaco "velocemente" al momento del bisogno.
A fine marzo ho ridotto a 20 gocce e ad aprile ho scoperto di essere incinta. Al momento sono di 12 settimane e il medico mi ha quindi detto di sospendere il farmaco e da qualche giorno sto riducendo di una goccia al giorno; attualmente sono arrivata a 12 gocce.
Sto riscontrando insonnia e cambiamenti nell'umore. Leggendo le linee guida e le esperienze sulla paroxetina, so che la sospensione può essere molto complessa. Ho molta paura: temo che uno scalaggio così rapido possa farmi stare male, esponendomi al rischio di ricadute o depressione post-partum, e allo stesso tempo sono terrorizzata per la salute del mio bambino.
Vi chiedo un parere professionale: questo ritmo di riduzione (una goccia al giorno) è sicuro in gravidanza o rischia di essere troppo repentino per l'organismo? Esistono alternative più sicure o è preferibile rallentare lo scalaggio per evitare i sintomi da sospensione?
Vi ringrazio molto.
Gentilissima,
Comprendo profondamente la sua angoscia. Avere alle spalle un'esperienza così dolorosa e ritrovarsi oggi, alla dodicesima settimana di una nuova e preziosa gravidanza, a dover lottare con l'insonnia, gli sbalzi d'umore e il terrore di far male al proprio bambino, è umanamente ed emotivamente estenuante.
I suoi dubbi e le sue paure sono assolutamente lucidi e fondati.
Dal punto di vista farmacologico, scalare la paroxetina al ritmo di una goccia al giorno è spesso molto repentino.
La paroxetina, infatti, è nota nella pratica clinica per essere una delle molecole con la più alta incidenza di sintomi da sospensione.
Il sistema nervoso ha bisogno di tempo e gradualità per riadattarsi ai nuovi equilibri biochimici.
A questo si aggiunge un fattore diagnostico ancora più importante.
Esiste purtroppo ancora il "falso mito" per cui, alla scoperta dell'attesa, si debba eliminare la psicofarmacologia a tutti i costi e il più in fretta possibile.
La realtà medica moderna è ben diversa.
La gestazione (così come il post-partum) rappresenta una fase di fortissima vulnerabilità ormonale ed emotiva.
Forzare una sospensione così rapida espone il suo sistema nervoso a un rischio elevato di ricaduta depressiva e ansiosa.
Nella stragrande maggioranza dei casi, lo stress biochimico di una depressione non curata risulta clinicamente molto più rischioso e dannoso, sia per la salute della madre che per lo sviluppo del feto, rispetto al mantenimento di un'adeguata e attenta copertura farmacologica.
Esistono certamente "alternative più sicure". Queste consistono, in prima battuta, nel rallentare drasticamente lo scalaggio per renderlo millimetrico e indolore.
In seconda battuta, si valuta se mantenere un basso dosaggio protettivo della molecola in uso o, frequentemente, se effettuare un passaggio controllato verso altri SSRI considerati di primissima scelta e ampiamente studiati per la loro altissima sicurezza in gravidanza, garantendo al tempo stesso la serenità della madre e la salute del bambino.
Questa gravidanza è una fase fondamentale della sua vita e va gestita con la massima cautela.
Se l'approccio del suo medico la fa sentire "terrorizzata", significa che non è serena e che l'attuale gestione non la sta proteggendo.
Non subisca passivamente questa decisione. Ha il pieno diritto, e in questo momento la necessità, di richiedere un secondo parere psichiatrico dal vivo.
Per affrontare questi mesi ha bisogno di una solida alleanza terapeutica: le serve uno specialista che le copra le spalle, che valuti oggettivamente i pro e i contro e che costruisca insieme a lei una strategia che la faccia sentire tutelata e al sicuro al 100%.
Non abbia alcun senso di colpa nel difendere il suo benessere mentale: la tranquillità della mamma è il primo ambiente in cui cresce il bambino.
Le faccio i miei più affettuosi e sinceri auguri per tutto, resto a disposizione per eventuali necessità.
Cari saluti.
Comprendo profondamente la sua angoscia. Avere alle spalle un'esperienza così dolorosa e ritrovarsi oggi, alla dodicesima settimana di una nuova e preziosa gravidanza, a dover lottare con l'insonnia, gli sbalzi d'umore e il terrore di far male al proprio bambino, è umanamente ed emotivamente estenuante.
I suoi dubbi e le sue paure sono assolutamente lucidi e fondati.
Dal punto di vista farmacologico, scalare la paroxetina al ritmo di una goccia al giorno è spesso molto repentino.
La paroxetina, infatti, è nota nella pratica clinica per essere una delle molecole con la più alta incidenza di sintomi da sospensione.
Il sistema nervoso ha bisogno di tempo e gradualità per riadattarsi ai nuovi equilibri biochimici.
A questo si aggiunge un fattore diagnostico ancora più importante.
Esiste purtroppo ancora il "falso mito" per cui, alla scoperta dell'attesa, si debba eliminare la psicofarmacologia a tutti i costi e il più in fretta possibile.
La realtà medica moderna è ben diversa.
La gestazione (così come il post-partum) rappresenta una fase di fortissima vulnerabilità ormonale ed emotiva.
Forzare una sospensione così rapida espone il suo sistema nervoso a un rischio elevato di ricaduta depressiva e ansiosa.
Nella stragrande maggioranza dei casi, lo stress biochimico di una depressione non curata risulta clinicamente molto più rischioso e dannoso, sia per la salute della madre che per lo sviluppo del feto, rispetto al mantenimento di un'adeguata e attenta copertura farmacologica.
Esistono certamente "alternative più sicure". Queste consistono, in prima battuta, nel rallentare drasticamente lo scalaggio per renderlo millimetrico e indolore.
In seconda battuta, si valuta se mantenere un basso dosaggio protettivo della molecola in uso o, frequentemente, se effettuare un passaggio controllato verso altri SSRI considerati di primissima scelta e ampiamente studiati per la loro altissima sicurezza in gravidanza, garantendo al tempo stesso la serenità della madre e la salute del bambino.
Questa gravidanza è una fase fondamentale della sua vita e va gestita con la massima cautela.
Se l'approccio del suo medico la fa sentire "terrorizzata", significa che non è serena e che l'attuale gestione non la sta proteggendo.
Non subisca passivamente questa decisione. Ha il pieno diritto, e in questo momento la necessità, di richiedere un secondo parere psichiatrico dal vivo.
Per affrontare questi mesi ha bisogno di una solida alleanza terapeutica: le serve uno specialista che le copra le spalle, che valuti oggettivamente i pro e i contro e che costruisca insieme a lei una strategia che la faccia sentire tutelata e al sicuro al 100%.
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Ma signora,
immagino che sia seguita da uno specialista.
Tutto quello che descrive lo esponga a lui.
L'aspetto più importante di una relazione terapeutica è la fiducia in chi ci sta curando.
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