Buonasera, sono una ragazza di 25 anni, inizio a soffrire di depressione all’età di 17 anni e dopo u

2 risposte
Buonasera, sono una ragazza di 25 anni, inizio a soffrire di depressione all’età di 17 anni e dopo un periodo con varie terapie, con il mio psichiatria,arriviamo alla paroxetina, che mi ha nettamente migliorato la vita e che decido di terminare a 21 anni poiché non ne sentivo più la necessità. A 23 anni sviluppo un disturbo alimentare principalmente di tipo restrittivo, per cui mi rivolgo nuovamente a psicologi e psichiatri, il nuovo psichiatra mi prescrive nuovamente Paroxetina 20 mg per la depressione e per risolvere i pensieri costanti sul cibo che secondo lui si risolveranno poiché la paroxetina agirà sulla componente ossessiva del pensiero. Ad un mese di terapia, il mio umore è nettamente migliorato, sebbene io abbia iniziato a sviluppare una fame incontrollata, che a sua volta aggrava i miei pensieri ossessivi verso il cibo invece che risolverli, e che, in alcuni casi mi ha portato ad episodi di binge eating e bulimia che non avevo mai precedentemente avuto. Il “food noise” mi consuma letteralmente la vita, e confrontandomi con il gruppo di psicoterapia scopro che molti sono riusciti a curarlo con bupropione (nonostante io sappia sia controindicato nei dca). Il mio peso è visibilmente aumentato a tal punto da essere notato anche da altri. Non so come muovermi e come esporre la situazione al mio nuovo psichiatria che sembra non aver compreso a pieno la mia problematica.
Dr. Fabio M. P. Tortorelli
Psichiatra, Psicoterapeuta
Roma
Gentilissima,

la leggo con grande attenzione e le sono umanamente vicino.

Sentirsi letteralmente "consumati" dal pensiero del cibo e vedere stravolto il proprio corpo a causa di una fame incontrollabile è estenuante.

Aggiungere a questo il peso di non sentirsi compresi dal proprio curante rende tutto ancora più faticoso. Voglio farle da alleato analizzando la situazione che descrive con totale onestà e oggettività clinica.

La verità è che il suo netto aumento di peso e questa fame vorace potrebbero rappresentare un oggettivo e diretto effetto collaterale della Paroxetina.

Sebbene la Paroxetina sia una molecola generalmente efficace per risollevare l'umore, possiede un profilo metabolico spesso molto impattante, con aumento di peso e aumento dell'appetito.

Invece di placare la componente ossessiva, questa spinta chimica all'appetito potrebbe paradossalmente star innescando i nuovi episodi di binge eating e bulimia.

Il concetto fondamentale è che Io credo fermamente che il benessere reale non si riduce al semplice "non essere depressi", ma deve obbligatoriamente bilanciare l'efficacia terapeutica con l'impatto degli effetti collaterali sulla sua qualità di vita.

La totale fiducia e comprensione reciproca tra medico e paziente è il pilastro fondante di qualsiasi percorso di guarigione.

Se lei percepisce che con il Suo attuale specialista non si sia creato completamente quel rapporto medico-paziente fiduciario che le permette di sentirsi libera di poter parlare di tutto, e accolta nelle problematiche che riguardano l'interezza di tutti gli aspetti della Vita, il mio consiglio è di chiedere un secondo parere psichiatrico; ascoltare un punto di vista differente è molto spesso un passo necessario per la nostra crescita personale e nella strada che conduce al Benessere, soprattutto se percepiamo che le problematiche non siano state comprese completamente.

La relazione medico-paziente libera, sincera e proattiva rappresenta la parte più importante del percorso verso il Benessere.

Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.

Un caro saluto.

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Dott. Stefano Bonora
Psichiatra, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, la terapia indicata potrebbe aver un senso in augmentation con paroxetina. In alternativa può essere più praticabile effettuare un cambio da paroxetina ad altri ssri con minor impatto sulla fame, ne discuta assolutamente col suo curante

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