Buonasera, sono una ragazza di 25 anni che soffre di vaginismo. Sto con questo ragazzo da quasi 4 an
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Buonasera, sono una ragazza di 25 anni che soffre di vaginismo. Sto con questo ragazzo da quasi 4 anni e mai avuti rapporti vaginali ma da quasi due anni abbiamo rapporti anali che non sempre vanno come devono e ovviamente lui ha cominciato a stufarsi. Mi parla come se io non volessi risolvere la mia situazione ma io mi sento bloccata. Durante una visita ginecologica anche solo all’inserimento di un dito le mie gambe hanno cominciato a tremare e io a rifiutare la ginecologa. Alla fine mi fece l’ecografia esterna. Mi diede una crema anestetica ovviamente utilizzata senza successo. Non so più cosa fare sono in paranoia perché ho paura costante di essere lasciata da lui per questa cosa visto che il sesso è ovviamente una parte importante delle relazioni. E sinceramente sono stanca di avere paura di un qualcosa che riesce ad entrare da dietro ma da davanti no. Cosa dovrei fare? Sono disperata…
Buonasera,
quello che descrivi è molto doloroso ma purtroppo anche molto comune, e vorrei dirti subito una cosa importante: non sei “bloccata perché non vuoi” e non sei sbagliata. I sintomi che racconti (tremore, chiusura involontaria delle gambe, rifiuto del contatto anche durante la visita ginecologica) sono segnali tipici del vaginismo, che è una risposta involontaria del corpo, non una scelta.
Il vaginismo non dipende dalla forza di volontà e non si risolve con creme anestetiche, perché non è un problema “di dolore locale”, ma una reazione di difesa che coinvolge corpo, mente ed emozioni. Il fatto che tu riesca ad avere rapporti anali non è una contraddizione né una “colpa”: semplicemente il tuo corpo associa la penetrazione vaginale a un pericolo, anche se razionalmente sai che non lo è.
Capisco profondamente la tua paura di essere lasciata e il senso di pressione che senti. Quando il partner interpreta il problema come mancanza di impegno, questo può aumentare ansia e blocco, peggiorando la situazione. La paura e il senso di urgenza non aiutano il corpo a rilassarsi, anzi lo portano a difendersi ancora di più.
La buona notizia è che il vaginismo si può trattare, e con ottimi risultati, ma è fondamentale farlo nel modo giusto:
con un percorso psicologico e sessuologico,
eventualmente in collaborazione con una ginecologa formata sul tema,
lavorando gradualmente su paura, controllo, fiducia nel corpo e percezione della penetrazione, senza forzature.
Da sola, cercando di “sopportare” o di adattarti per paura di perderlo, rischi solo di stare peggio. Non sei tu che devi adattarti al problema, è il problema che va affrontato con un aiuto adeguato.
Il mio consiglio è quindi di approfondire con uno specialista in sessuologia clinica, che possa accompagnarti passo dopo passo in un percorso rispettoso dei tuoi tempi. È un atto di cura verso te stessa, non una sconfitta.
Non sei disperata: sei una ragazza che sta soffrendo e che merita di stare meglio. E questo è possibile.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrivi è molto doloroso ma purtroppo anche molto comune, e vorrei dirti subito una cosa importante: non sei “bloccata perché non vuoi” e non sei sbagliata. I sintomi che racconti (tremore, chiusura involontaria delle gambe, rifiuto del contatto anche durante la visita ginecologica) sono segnali tipici del vaginismo, che è una risposta involontaria del corpo, non una scelta.
Il vaginismo non dipende dalla forza di volontà e non si risolve con creme anestetiche, perché non è un problema “di dolore locale”, ma una reazione di difesa che coinvolge corpo, mente ed emozioni. Il fatto che tu riesca ad avere rapporti anali non è una contraddizione né una “colpa”: semplicemente il tuo corpo associa la penetrazione vaginale a un pericolo, anche se razionalmente sai che non lo è.
Capisco profondamente la tua paura di essere lasciata e il senso di pressione che senti. Quando il partner interpreta il problema come mancanza di impegno, questo può aumentare ansia e blocco, peggiorando la situazione. La paura e il senso di urgenza non aiutano il corpo a rilassarsi, anzi lo portano a difendersi ancora di più.
La buona notizia è che il vaginismo si può trattare, e con ottimi risultati, ma è fondamentale farlo nel modo giusto:
con un percorso psicologico e sessuologico,
eventualmente in collaborazione con una ginecologa formata sul tema,
lavorando gradualmente su paura, controllo, fiducia nel corpo e percezione della penetrazione, senza forzature.
Da sola, cercando di “sopportare” o di adattarti per paura di perderlo, rischi solo di stare peggio. Non sei tu che devi adattarti al problema, è il problema che va affrontato con un aiuto adeguato.
Il mio consiglio è quindi di approfondire con uno specialista in sessuologia clinica, che possa accompagnarti passo dopo passo in un percorso rispettoso dei tuoi tempi. È un atto di cura verso te stessa, non una sconfitta.
Non sei disperata: sei una ragazza che sta soffrendo e che merita di stare meglio. E questo è possibile.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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Cara signorina, a mio avviso sarebbe auspicabile intraprendere un percorso personale, anche on line, affiancato da una terapia sessuologica da fare col suo partner . L'importante però è che si instauri una buona relazione terapeutica dove lei si possa fidare e affidarsi. Mi contatti se vuole. Un saluto cordiale, Luciana De Paola
Buonasera, da quello che descrive emerge una sofferenza importante, che merita di essere accolta con grande rispetto. Il vagissimo non è una mancanza di volontà, ma una risposta involontaria del corpo, talvolta anzi spesso legata (in assenza di valutazioni cliniche) a paura, controllo esperienze emotive non elaborate o vissuti di pressione. E' importante per lei sapere che il vagissimo si può affrontare e superare attraverso un percorso adeguato, graduale e rispettoso con l'aiuto di un professionista. che la paura di essere lasciata e la pressione percepita nella relazione meritano attenzione e rispetto. Le suggerisco di non rimanere sola nell'affrontare questa situazione perché con un giusto accompagnamento è sicuramente possibile ritrovare fiducia, sicurezza e una sessualità più serena.
Buonasera,
Lei soffre di vaginismo, una condizione reale e involontaria, non legata alla mancanza di desiderio ma a una risposta di difesa del corpo. Le reazioni fisiche durante la visita ginecologica (tremore, rifiuto) mostrano che il problema nasce da un allarme profondo del sistema nervoso, non da dolore fisico risolvibile con creme o anestetici.
Il fatto che riesca ad avere rapporti anali non rende il problema “illogico”: il corpo reagisce per associazioni emotive, non per logica. La pressione del partner e la paura di essere lasciata aumentano il blocco, perché il vaginismo peggiora quando ci si sente sotto giudizio o obbligate a “riuscirci”.
La soluzione non è solo ginecologica ma **integrata**: serve un percorso che unisca una figura medica competente sul vaginismo e un supporto psicologico/sessuologico. La guarigione può avvenire solo mettendo al centro la sicurezza e il benessere di lei, non la prestazione o il timore di perdere il partner.
Infine, una relazione può reggere questa difficoltà solo se l’altro accompagna e sostiene, non se colpevolizza o mette pressione. La disperazione nasce soprattutto dall’aver affrontato tutto da sola, non dall’assenza di soluzioni.
Lei soffre di vaginismo, una condizione reale e involontaria, non legata alla mancanza di desiderio ma a una risposta di difesa del corpo. Le reazioni fisiche durante la visita ginecologica (tremore, rifiuto) mostrano che il problema nasce da un allarme profondo del sistema nervoso, non da dolore fisico risolvibile con creme o anestetici.
Il fatto che riesca ad avere rapporti anali non rende il problema “illogico”: il corpo reagisce per associazioni emotive, non per logica. La pressione del partner e la paura di essere lasciata aumentano il blocco, perché il vaginismo peggiora quando ci si sente sotto giudizio o obbligate a “riuscirci”.
La soluzione non è solo ginecologica ma **integrata**: serve un percorso che unisca una figura medica competente sul vaginismo e un supporto psicologico/sessuologico. La guarigione può avvenire solo mettendo al centro la sicurezza e il benessere di lei, non la prestazione o il timore di perdere il partner.
Infine, una relazione può reggere questa difficoltà solo se l’altro accompagna e sostiene, non se colpevolizza o mette pressione. La disperazione nasce soprattutto dall’aver affrontato tutto da sola, non dall’assenza di soluzioni.
Gentilissima le dico che oltre alla visita ginecologica e' altrettanto importante fare una valutazione del pavimento pelvico ,da parte di un ostetrica o fisioterapista abilitata a fare valutazioni e trattamenti riabilitativi. E' importante con la visita ginecologica ed ostetrica escludere la presenza dell'imene rigido o fibroso , condizione patologica che impedisce la penetrazione e che va risolta con la chirurgia . Ancora le consiglio una consulenza da un sessuologo per cercare le cause psicogene e relazionali del suo disturbo.
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
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