Buonasera, mia cognata è alquanto disperata e non sa come gestire questa situazione che adesso le ra

Buonasera, mia cognata è alquanto disperata e non sa come gestire questa situazione che adesso le racconto. E' divorziata, con il marito non ha più contatti e di conseguenza nessun aiuto morale, ha un figli di 25 anni e da qualche anno, si è chiuso in sè stesso, finite le superiori, non ha cercato una sistemazione lavorativa, trasorre molto tempo in casa, non esce con gli amici regolarmente se non qualche volta, quando poi la mamma lo riprendeva, perchè nullafacente tutto il giorno, lo chiamava e rispondeva male dicendole parolacce ed alzando la voce, qualche volta anche le mani... lei ha poi deciso di fare dei cambiamenti, stando in un paesino piccolo, non c'è niente, neanche possibilità lavorative, così che ha pensato di andare a vivere in una città poco distante a 30 km, il cambiamento è stato fatto sia per lei, ma sopratutto per dare qualche possibilità in più a suo figlio, ma lui non è mai voluto andare con lei ed è rimasto a casa. Ha ignorato i messaggi della mamma, le telefonate, giorni che non rispondeva al telefono, Insomma per questa donna un vero calvario. Lei non ha mai smesso di cercarlo, ogni tanto tornava a casa da lui, gli portava la spesa, gli comprava ciò che a lui piaceva, trovava tutta casa in disordine, piatti accumulati nel lavandino, insomma vive come se fosse senza regole. eppure la madre lo ha sempre rimproverato per dargliele. Ora sembra che lui stia in una condizione che non parla con nessuno, esce solo per comprarsi qualcosa e sta sempre attaccato al telefono, alla tv, alla Play station. Ora secondo voi, come si può intervenire in questo caso... che lui si rifiuta totalmente di farsi seguire da uno psicologo? Mi auguro che qualcuno possa dare una soluzione valida a questa donna che non riesce a trovare un modo per far cambiare le cose e migliorare lo stile di vita di questo figlio. Grazie per aver dedicato un pò del vostro tempo a questo racconto e auguro una buona serata.

1 risposta


Salve, sono la Dott.ssa Rita White. Capisco quanto questa situazione possa essere dolorosa e logorante per sua cognata. Vedere un figlio adulto isolarsi, perdere iniziativa e rifiutare ogni aiuto può far sentire un genitore completamente impotente. Da ciò che racconta non sarebbe corretto formulare una diagnosi a distanza, ma isolamento, trascuratezza, assenza di progettualità e progressivo ritiro sociale meritano attenzione professionale. A 25 anni, però, non è possibile costringerlo semplicemente a intraprendere un percorso psicologico. In questa fase consiglierei alla madre di mantenere un contatto disponibile ma meno centrato su rimproveri e pressioni, proponendo eventualmente anche un primo confronto con il medico di base o con i servizi territoriali. Allo stesso tempo, è importante evitare di sostituirsi continuamente a lui in tutte le responsabilità quotidiane. Può essere molto utile che sia la madre stessa a chiedere un supporto psicologico o familiare, anche senza la partecipazione del figlio, per capire come comunicare con lui, quali limiti porre e come proteggere anche il proprio benessere. Le aggressioni verbali e soprattutto fisiche, inoltre, non devono essere normalizzate, se dovessero ripetersi o aumentare, la sicurezza viene prima di tutto.

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