Buonasera, mi frequento con questo ragazzo da 8 mesi, il primo mese c’era attrazione da parte sua, p
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Buonasera, mi frequento con questo ragazzo da 8 mesi, il primo mese c’era attrazione da parte sua, poi ha avuto un blocco legato alla relazione perché stava diventando seria e non abbiamo ancora mai avuto rapporti sessuali.
Io sono sempre nervosa, insoddisfatta e ci litigo tutti i giorni quasi, lui pare non voler sistemare la questione e pare anche non sapere quale sia il problema se non dirmi che è stato tanti anni da solo e fa fatica ad entrare in una relazione in maniera serena e che siamo molto diversi e ha paura di questo. Però mi cerca sempre, ci vediamo tutti i giorni e viviamo come se avessimo una relazione normale a tutti gli effetti. Fa finta di nulla.
Non so più che fare.. se investire altro tempo o mollare il colpo.
Io sono sempre nervosa, insoddisfatta e ci litigo tutti i giorni quasi, lui pare non voler sistemare la questione e pare anche non sapere quale sia il problema se non dirmi che è stato tanti anni da solo e fa fatica ad entrare in una relazione in maniera serena e che siamo molto diversi e ha paura di questo. Però mi cerca sempre, ci vediamo tutti i giorni e viviamo come se avessimo una relazione normale a tutti gli effetti. Fa finta di nulla.
Non so più che fare.. se investire altro tempo o mollare il colpo.
Buongiorno, dalle sue parole arriva tutta la sua frustrazione e il suo smarrimento. Lei è molto concentrata sull'altro, il ragazzo con cui si frequenta, ma quando stiamo sull'altro le risposte arrivano. La invito a sentire come sta, cosa è giusto per lei, cosa la fa star bene. Si ascolti. Ciò che l'altro non le dice o non affronta non è sua responsabilità.
Dott. Bruni
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Buonasera e grazie per la sua condivisione. La situazione che descrive delinea un quadro di sospensione emotiva e fisica, che dopo otto mesi è naturale generi in lei quel nervosismo e quell'insoddisfazione di cui parla. Si trova in quello che si potrebbe definire un "limbo relazionale": una condizione dove la forma della relazione (vedersi tutti i giorni, cercarsi con frequenza) non corrisponde alla sostanza (l'intimità negata, la progettualità bloccata).
Come professionista, vorrei invitarla a spostare per un momento il focus da "cosa ha lui che non va" a "come sta lei in questo spazio". Proviamo a :
1. Ascoltare il proprio corpo e le proprie emozioni
Lei riferisce di essere "sempre nervosa e insoddisfatta" e di litigare quasi quotidianamente. Questo nervosismo non è un difetto del suo carattere, ma un segnale d'allarme: è la risposta del suo sistema emotivo a un bisogno fondamentale che rimane costantemente inascoltato.
Cosa prova davvero quando, dopo otto mesi, vi salutate senza aver vissuto un'intimità completa? * Quanta energia le richiede mantenere in piedi una relazione che sembra viaggiare a due velocità opposte?
2. Osservare l'altro oltre le parole
Lui giustifica il blocco con l'abitudine alla solitudine e la paura della diversità. Tuttavia, i fatti dicono che la cerca ogni giorno. Questo comportamento ambivalente è una forma di procrastinazione affettiva: lui vive i vantaggi della relazione (la compagnia, il supporto, la quotidianità) ma ne evita il "prezzo" (l'esposizione dell'intimità, la responsabilità dell'impegno serio).
Cosa osserva nel suo sguardo o nei suoi gesti quando siete insieme? Vede un reale tentativo di superare questo blocco o vede una persona che si è "accomodata" in questa mancanza di definizione?
3. Il concetto di relazione e i confini
Una relazione, per definirsi tale, necessita di una visione condivisa. Se per lei l'intimità e la serenità sono pilastri imprescindibili, e per lui sono fonti di paura o elementi da rimandare all'infinito, state abitando due relazioni diverse.
Il rispetto dei limiti: È fondamentale rispettare i tempi di chi ha subìto un blocco, ma è altrettanto doveroso rispettare i propri limiti di sopportazione. Il rischio, restando in questa dinamica senza cambiamenti, è quello di calpestare il proprio benessere in nome di un'attesa che non ha una data di scadenza.
4. La profezia della diversità
Lui sostiene che siete "troppo diversi". A volte, dichiarare una diversità insormontabile è un modo per preparare il terreno a una futura rottura, una sorta di "uscita di sicurezza" sempre aperta.
Questa "diversità" è un dato di fatto o è lo scudo dietro cui lui si protegge per non investire totalmente?
Investire tempo è una scelta nobile, ma l'investimento richiede un ritorno in termini di benessere. Se la litigiosità è diventata la vostra unica forma di comunicazione profonda, forse è il segnale che il limite è stato raggiunto.
Le chiedo: se dovesse immaginare la sua vita tra tre mesi esattamente identica a oggi, con lo stesso "far finta di nulla" da parte di lui, quale emozione avvertirebbe nel petto?
Sarebbe utile capire se avete mai provato a stabilire un "tempo limite" o se questa situazione è accettata passivamente nella speranza che si sblocchi da sola. Se desidera, possiamo approfondire come comunicare i propri bisogni in modo che non diventino solo motivo di scontro, ma di chiarezza definitiva.
spero di risentirla. Dott.ssa Giusi Vicino
Come professionista, vorrei invitarla a spostare per un momento il focus da "cosa ha lui che non va" a "come sta lei in questo spazio". Proviamo a :
1. Ascoltare il proprio corpo e le proprie emozioni
Lei riferisce di essere "sempre nervosa e insoddisfatta" e di litigare quasi quotidianamente. Questo nervosismo non è un difetto del suo carattere, ma un segnale d'allarme: è la risposta del suo sistema emotivo a un bisogno fondamentale che rimane costantemente inascoltato.
Cosa prova davvero quando, dopo otto mesi, vi salutate senza aver vissuto un'intimità completa? * Quanta energia le richiede mantenere in piedi una relazione che sembra viaggiare a due velocità opposte?
2. Osservare l'altro oltre le parole
Lui giustifica il blocco con l'abitudine alla solitudine e la paura della diversità. Tuttavia, i fatti dicono che la cerca ogni giorno. Questo comportamento ambivalente è una forma di procrastinazione affettiva: lui vive i vantaggi della relazione (la compagnia, il supporto, la quotidianità) ma ne evita il "prezzo" (l'esposizione dell'intimità, la responsabilità dell'impegno serio).
Cosa osserva nel suo sguardo o nei suoi gesti quando siete insieme? Vede un reale tentativo di superare questo blocco o vede una persona che si è "accomodata" in questa mancanza di definizione?
3. Il concetto di relazione e i confini
Una relazione, per definirsi tale, necessita di una visione condivisa. Se per lei l'intimità e la serenità sono pilastri imprescindibili, e per lui sono fonti di paura o elementi da rimandare all'infinito, state abitando due relazioni diverse.
Il rispetto dei limiti: È fondamentale rispettare i tempi di chi ha subìto un blocco, ma è altrettanto doveroso rispettare i propri limiti di sopportazione. Il rischio, restando in questa dinamica senza cambiamenti, è quello di calpestare il proprio benessere in nome di un'attesa che non ha una data di scadenza.
4. La profezia della diversità
Lui sostiene che siete "troppo diversi". A volte, dichiarare una diversità insormontabile è un modo per preparare il terreno a una futura rottura, una sorta di "uscita di sicurezza" sempre aperta.
Questa "diversità" è un dato di fatto o è lo scudo dietro cui lui si protegge per non investire totalmente?
Investire tempo è una scelta nobile, ma l'investimento richiede un ritorno in termini di benessere. Se la litigiosità è diventata la vostra unica forma di comunicazione profonda, forse è il segnale che il limite è stato raggiunto.
Le chiedo: se dovesse immaginare la sua vita tra tre mesi esattamente identica a oggi, con lo stesso "far finta di nulla" da parte di lui, quale emozione avvertirebbe nel petto?
Sarebbe utile capire se avete mai provato a stabilire un "tempo limite" o se questa situazione è accettata passivamente nella speranza che si sblocchi da sola. Se desidera, possiamo approfondire come comunicare i propri bisogni in modo che non diventino solo motivo di scontro, ma di chiarezza definitiva.
spero di risentirla. Dott.ssa Giusi Vicino
Buonasera. Leggo le sue parole e ho la sensazione che stia cercando la risposta rispetto al cosa fare fuori da sè stessa, forse in lui sulla base dei movimenti che sembrano essere diversi. Lei cosa vorrebbe da una relazione? che relazione cerca? cosa la farebbe sentire al sicuro?
Buonasera,
da quello che descrive emerge una situazione emotivamente molto faticosa per lei. Da un lato c’è una relazione che, nei fatti, esiste: vi vedete spesso, vi cercate, condividete il quotidiano. Dall’altro lato però mancano elementi fondamentali di una relazione soddisfacente, come la serenità, la reciprocità nel desiderio e una chiarezza rispetto all’impegno e all’intimità.
Il “blocco” che lui riferisce, legato alla paura della relazione e alla difficoltà a lasciarsi andare dopo anni di solitudine, è qualcosa che può esistere davvero. Tuttavia è importante sottolineare che, al di là delle sue difficoltà, l’effetto su di lei è un costante stato di nervosismo, frustrazione e conflitto. Questo è un segnale da non ignorare: una relazione che genera prevalentemente sofferenza rischia, nel tempo, di minare l’autostima e il benessere emotivo.
Il fatto che lui non sembri voler affrontare attivamente il problema, pur mantenendo i benefici della relazione, può creare una dinamica sbilanciata: lei resta in attesa di un cambiamento che forse non è pronto (o non è in grado) di fare. In questi casi, più che chiedersi se “insistere o mollare”, può essere utile fermarsi a riflettere su cosa desidera lei, di cosa ha bisogno in una relazione e se questa situazione, così com’è ora, è compatibile con il suo benessere.
Un confronto più profondo con uno specialista potrebbe aiutarla a fare chiarezza, comprendere meglio le dinamiche in gioco e prendere una decisione più consapevole e tutelante per sé.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da quello che descrive emerge una situazione emotivamente molto faticosa per lei. Da un lato c’è una relazione che, nei fatti, esiste: vi vedete spesso, vi cercate, condividete il quotidiano. Dall’altro lato però mancano elementi fondamentali di una relazione soddisfacente, come la serenità, la reciprocità nel desiderio e una chiarezza rispetto all’impegno e all’intimità.
Il “blocco” che lui riferisce, legato alla paura della relazione e alla difficoltà a lasciarsi andare dopo anni di solitudine, è qualcosa che può esistere davvero. Tuttavia è importante sottolineare che, al di là delle sue difficoltà, l’effetto su di lei è un costante stato di nervosismo, frustrazione e conflitto. Questo è un segnale da non ignorare: una relazione che genera prevalentemente sofferenza rischia, nel tempo, di minare l’autostima e il benessere emotivo.
Il fatto che lui non sembri voler affrontare attivamente il problema, pur mantenendo i benefici della relazione, può creare una dinamica sbilanciata: lei resta in attesa di un cambiamento che forse non è pronto (o non è in grado) di fare. In questi casi, più che chiedersi se “insistere o mollare”, può essere utile fermarsi a riflettere su cosa desidera lei, di cosa ha bisogno in una relazione e se questa situazione, così com’è ora, è compatibile con il suo benessere.
Un confronto più profondo con uno specialista potrebbe aiutarla a fare chiarezza, comprendere meglio le dinamiche in gioco e prendere una decisione più consapevole e tutelante per sé.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera,
la situazione che descrive è emotivamente molto faticosa, e il Suo nervosismo non nasce dal nulla: nasce da un bisogno di chiarezza, di pienezza, di reciprocità che oggi non trova risposta. Dopo otto mesi, è comprensibile desiderare una relazione che non sia “a metà”.
Da ciò che racconta, lui sembra vivere una forte ambivalenza: La cerca, condivide il quotidiano, ma quando la relazione diventa più profonda – sul piano emotivo e intimo – si blocca. Questo non significa necessariamente che non provi qualcosa, ma che forse non è in grado, al momento, di sostenere ciò che una relazione richiede. La paura della differenza, gli anni di solitudine, il “non so quale sia il problema” sono elementi che parlano di chiusura e difficoltà ad assumersi una responsabilità affettiva.
Lei però sta pagando il prezzo di questa ambivalenza: litigi continui, insoddisfazione, tensione. Una relazione dovrebbe dare stabilità e nutrimento, non una costante sensazione di mancanza. La domanda centrale forse non è se mollare o investire, ma: quanto questa dinamica La sta facendo stare bene? E per quanto tempo è disposta a restare in una situazione che non evolve?
Restare sperando che cambi è legittimo, ma richiede segnali concreti da parte sua. In assenza di un movimento reale, rischia di logorarsi. A volte mettere un limite chiaro non è un ultimatum, ma un atto di amore verso se stessi.
Se desidera, possiamo provare a capire insieme quale sarebbe per Lei un confine sano da comunicare e come farlo senza aggressività ma con fermezza.
la situazione che descrive è emotivamente molto faticosa, e il Suo nervosismo non nasce dal nulla: nasce da un bisogno di chiarezza, di pienezza, di reciprocità che oggi non trova risposta. Dopo otto mesi, è comprensibile desiderare una relazione che non sia “a metà”.
Da ciò che racconta, lui sembra vivere una forte ambivalenza: La cerca, condivide il quotidiano, ma quando la relazione diventa più profonda – sul piano emotivo e intimo – si blocca. Questo non significa necessariamente che non provi qualcosa, ma che forse non è in grado, al momento, di sostenere ciò che una relazione richiede. La paura della differenza, gli anni di solitudine, il “non so quale sia il problema” sono elementi che parlano di chiusura e difficoltà ad assumersi una responsabilità affettiva.
Lei però sta pagando il prezzo di questa ambivalenza: litigi continui, insoddisfazione, tensione. Una relazione dovrebbe dare stabilità e nutrimento, non una costante sensazione di mancanza. La domanda centrale forse non è se mollare o investire, ma: quanto questa dinamica La sta facendo stare bene? E per quanto tempo è disposta a restare in una situazione che non evolve?
Restare sperando che cambi è legittimo, ma richiede segnali concreti da parte sua. In assenza di un movimento reale, rischia di logorarsi. A volte mettere un limite chiaro non è un ultimatum, ma un atto di amore verso se stessi.
Se desidera, possiamo provare a capire insieme quale sarebbe per Lei un confine sano da comunicare e come farlo senza aggressività ma con fermezza.
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