Buon pomeriggio. Sono un ragazzo di 23 anni, da circa due mesi ho dei malesseri, confusione mentale,
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Buon pomeriggio. Sono un ragazzo di 23 anni, da circa due mesi ho dei malesseri, confusione mentale, estrema debolezza, freddo molto forte. Questi sintomi sono oscillanti e anche i periodi in cui si presentano lo sono. Dalle analisi del sangue è risultata solo una lieve carenza vitaminica (ferritina 26, vitamina D 33). Negli ultimi 20 giorni ho iniziato ad integrare ferro, folina e vitamina d. Dopo pochi giorni mi sono sentito meglio e ho ripreso a fare sport (prima ero molto sportivo, energico) ma dopo circa 10 giorni in cui stavo meglio e riuscivo a fare sport in maniera buona ho avuto un crollo e sono tornato ai sintomi di sempre. Ho già sofferto di ferro basso ma non ho mai avuto questi sintomi per tutto questo tempo. Su internet (so che è un modo sbagliato per fare diagnosi) ho visto che molti sintomi coincidono con la encefalomielite mialgica (soprattutto la stanchezza non subito dopo l'attività sportiva ma dopo giorni). L'episodio scatenante potrebbe essere stata una mia ipotesi di avvelenamento doloso di un caffè, col senno di poi improbabile e smentito da diversi dottori. Un'ulteriore informazione, se può essere utile è che da piccolo ero intollerante alle proteine del siero del latte e per circa un anno ho assunto proteine in polvere. Ci può essere una pista alimentare? Dai consulti con il medico di base non siamo arrivati ad una soluzione e questo mi crea disagio. Come faccio ad individuare la causa in maniera oculata? Che tipo di visite specialistiche dovrei fare?
Grazie in anticipo!
Grazie in anticipo!
Buon pomeriggio. Quanto descrive può essere un quadro presente in diverse patologie, compresa l'anemia ad esempio, che in effetti può portare fiacchezza, sbalzi di umore, ed anche questa sensazione di freddo, che può capitare a sua volta anche ad esempio in caso di infiammazione ai nervi, et cetera. Per quanto descrive direi che il neurologo è una tappa fondamentale, per escludere neuropatie e simili, endocrinologo ed immunologo poi per controllare i sistemi che possono dare problemi simili (molte condizioni patologiche di questo genere sono legate a questo terzetto); quanto al fatto alimentare, è direi da fare dopo, se gli altri professionisti hanno potuto dire la loro, il nutrizionista potrà più saggiamente indicare la dieta migliore. Non trascurerei nel frattempo qualche seduta psicologica, in quanto questi sintomi possono nascondere una predisposizione dovuta ad un fattore psicogeno (se ad esempio fosse prono all'ansia, questo la esporrebbe molto di più a problemi immunologici/autoimmuni, neuropatie, e quindi anche fiacchezza et cetera)
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Salve,
comprendo bene il disagio che descrive, soprattutto perché si tratta di sintomi fluttuanti, non immediatamente spiegabili dagli esami di base e che incidono in modo significativo sulla Sua quotidianità e sul senso di fiducia nel corpo.
Da quanto riporta, il quadro non è incompatibile con una condizione di dis-regolazione generale dell’organismo più che con una patologia grave e strutturata. La confusione mentale, la sensazione di freddo, la debolezza marcata e l’andamento altalenante sono molto frequenti in situazioni in cui coesistono una vulnerabilità fisica di base, un periodo di stress prolungato e una forte attenzione ai segnali corporei. Il miglioramento iniziale con l’integrazione e la ripresa dell’attività fisica seguito da un “crollo” non è raro: spesso il corpo, dopo una fase di apparente ripresa, segnala che il recupero non è ancora consolidato e reagisce con una ricaduta funzionale, che non va letta come regressione definitiva.
I valori di ferritina e vitamina D che indica sono al limite basso e, soprattutto nei soggetti giovani e attivi, possono contribuire a una sensazione di stanchezza profonda e di ridotta tolleranza allo sforzo. Tuttavia, da soli difficilmente spiegano tutta l’intensità dei sintomi. Anche la paura legata all’ipotesi di avvelenamento, pur razionalmente esclusa, può aver rappresentato un evento emotivamente molto attivante, capace di “accendere” un circuito di iperallerta corporea che poi tende ad auto-mantenersi.
Per quanto riguarda l’encefalomielite mialgica, è importante essere molto cauti: si tratta di una diagnosi complessa, che richiede criteri clinici specifici e un decorso ben definito nel tempo. Nella Sua età e con questo andamento, è molto più frequente osservare una sindrome da affaticamento funzionale, spesso legata a un sovraccarico neurovegetativo, piuttosto che una patologia organica rara. La stanchezza post-sforzo che compare a distanza può essere spiegata anche da un sistema nervoso autonomo ancora instabile.
L’ipotesi alimentare può essere esplorata, ma senza allarmismi. Una storia di intolleranze infantili non implica necessariamente un problema attuale, anche se una valutazione gastroenterologica o nutrizionale può aiutare a escludere malassorbimenti o squilibri che mantengono la stanchezza.
Per procedere in modo oculato, il passo più utile è evitare di moltiplicare esami in modo casuale. In genere ha senso un inquadramento internistico o endocrinologico per escludere alterazioni tiroidee, metaboliche o infiammatorie non emerse agli esami di base. Parallelamente, è importante considerare il ruolo del sistema nervoso e dello stress, soprattutto quando i sintomi oscillano, migliorano e peggiorano senza una causa organica chiara.
Il fatto che Lei sia motivato a capire e a non fermarsi alla prima risposta è un punto di forza. L’obiettivo ora non è “trovare subito una diagnosi”, ma accompagnare il corpo verso una stabilizzazione, riducendo l’ipercontrollo e rispettando i tempi di recupero.
Saluti, resto a disposizione.
comprendo bene il disagio che descrive, soprattutto perché si tratta di sintomi fluttuanti, non immediatamente spiegabili dagli esami di base e che incidono in modo significativo sulla Sua quotidianità e sul senso di fiducia nel corpo.
Da quanto riporta, il quadro non è incompatibile con una condizione di dis-regolazione generale dell’organismo più che con una patologia grave e strutturata. La confusione mentale, la sensazione di freddo, la debolezza marcata e l’andamento altalenante sono molto frequenti in situazioni in cui coesistono una vulnerabilità fisica di base, un periodo di stress prolungato e una forte attenzione ai segnali corporei. Il miglioramento iniziale con l’integrazione e la ripresa dell’attività fisica seguito da un “crollo” non è raro: spesso il corpo, dopo una fase di apparente ripresa, segnala che il recupero non è ancora consolidato e reagisce con una ricaduta funzionale, che non va letta come regressione definitiva.
I valori di ferritina e vitamina D che indica sono al limite basso e, soprattutto nei soggetti giovani e attivi, possono contribuire a una sensazione di stanchezza profonda e di ridotta tolleranza allo sforzo. Tuttavia, da soli difficilmente spiegano tutta l’intensità dei sintomi. Anche la paura legata all’ipotesi di avvelenamento, pur razionalmente esclusa, può aver rappresentato un evento emotivamente molto attivante, capace di “accendere” un circuito di iperallerta corporea che poi tende ad auto-mantenersi.
Per quanto riguarda l’encefalomielite mialgica, è importante essere molto cauti: si tratta di una diagnosi complessa, che richiede criteri clinici specifici e un decorso ben definito nel tempo. Nella Sua età e con questo andamento, è molto più frequente osservare una sindrome da affaticamento funzionale, spesso legata a un sovraccarico neurovegetativo, piuttosto che una patologia organica rara. La stanchezza post-sforzo che compare a distanza può essere spiegata anche da un sistema nervoso autonomo ancora instabile.
L’ipotesi alimentare può essere esplorata, ma senza allarmismi. Una storia di intolleranze infantili non implica necessariamente un problema attuale, anche se una valutazione gastroenterologica o nutrizionale può aiutare a escludere malassorbimenti o squilibri che mantengono la stanchezza.
Per procedere in modo oculato, il passo più utile è evitare di moltiplicare esami in modo casuale. In genere ha senso un inquadramento internistico o endocrinologico per escludere alterazioni tiroidee, metaboliche o infiammatorie non emerse agli esami di base. Parallelamente, è importante considerare il ruolo del sistema nervoso e dello stress, soprattutto quando i sintomi oscillano, migliorano e peggiorano senza una causa organica chiara.
Il fatto che Lei sia motivato a capire e a non fermarsi alla prima risposta è un punto di forza. L’obiettivo ora non è “trovare subito una diagnosi”, ma accompagnare il corpo verso una stabilizzazione, riducendo l’ipercontrollo e rispettando i tempi di recupero.
Saluti, resto a disposizione.
La sintomatologia che descrive mi sembra essere influenzata dalla sensazione di perdita di controllo che sta vivendo. Si sente improvvisamente diverso rispetto al passato e ciò la fa sentire sempre in allarme cosicché si alimenta un vortice di perenne preoccupazione che amplifica i suoi sintomi. La circostanza che questi sintomi cedano il passo a un miglioramento e a successive "ricadute" contribuisce a rinforzare la sua paura aumentando così il carico emotivo e lo stress mentale. Un consiglio: eviti di fare autodiagnosi perchè le sue ricerche su siti internet contribuiscono a rafforzare la sua attenzione sui diversi segnali corporei che a loro volta rinforzano il suo stato di allarme. Tenga presente che lo stress, la stanchezza, l'ipervigilanza, quando sono prolungate, stressano il suo sistema nervoso. Segua i consigli medici e specialistici oltre a iniziare un percorso psicologico che la aiuti nel contenimento dell'ansia al fine di riconnettersi con il suo corpo e riacquistare fiducia in sé.
Buon pomeriggio,
grazie per aver raccontato con tanta precisione quello che stai vivendo. A volte sintomi come quelli che descrivi non sono solo “stanchezza”, ma segnali che il sistema mente-corpo sta cercando di comunicarci qualcosa di più profondo.
In un primo colloquio possiamo esplorare insieme cosa sta succedendo e capire da dove nasce questa oscillazione, per aiutarti a ritrovare equilibrio ed energia.
Se senti che può essere il momento giusto per approfondire, resto a disposizione anche in videochiamata.
Saluti
Mariella Bellotto
grazie per aver raccontato con tanta precisione quello che stai vivendo. A volte sintomi come quelli che descrivi non sono solo “stanchezza”, ma segnali che il sistema mente-corpo sta cercando di comunicarci qualcosa di più profondo.
In un primo colloquio possiamo esplorare insieme cosa sta succedendo e capire da dove nasce questa oscillazione, per aiutarti a ritrovare equilibrio ed energia.
Se senti che può essere il momento giusto per approfondire, resto a disposizione anche in videochiamata.
Saluti
Mariella Bellotto
buon pomeriggio
faccia delle analisi mirate sulla stanchezza cronica, e se non trova una causa organica le suggerirei di fare una seduta da uno psicologo , non vorrei invece una causa psicologia per un periodo di forte stress.
faccia delle analisi mirate sulla stanchezza cronica, e se non trova una causa organica le suggerirei di fare una seduta da uno psicologo , non vorrei invece una causa psicologia per un periodo di forte stress.
Gentile..se gli esami sono normali non ha motivo di allarmarsi più di tanto. Mi chiederei come mai un giovane è arrivato ad avere queste carenze. Ci sono dei medici molto seri ed anche biologi nutrizionisti che si occupano di intolleranze alimentari, dalla mia esperienza è sempre utile una indagine in questo senso. A volte una semplice dieta di prova anallergica tenuta per almeno tre settimane produce grandi benefici. Tipicamente a base di riso, pesce, carni magre, mele, carote, verdure a basso residuo. Senza glutine, lieviti, latticini. Cordialmente
Buon pomeriggio, capisco il disagio: quando una persona giovane, prima sportiva ed energica, inizia ad avere debolezza marcata, freddo intenso e confusione mentale, è naturale cercare una spiegazione precisa.
Da neuropsicologa le direi prima di tutto una cosa: la “confusione mentale” o brain fog non indica automaticamente una malattia neurologica grave. Spesso riguarda attenzione, velocità di elaborazione, memoria di lavoro e capacità di concentrazione, funzioni che possono peggiorare quando il corpo è sotto stress, quando ci sono carenze, sonno non ristoratore, ansia, sovraccarico fisico o uno stato infiammatorio/medico ancora da chiarire.
Rispetto all’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica, alcuni elementi che descrive — peggioramento dopo attività, fatica intensa, andamento oscillante, difficoltà cognitive — possono ricordare quel quadro, ma non permettono da soli di fare diagnosi. È una diagnosi clinica complessa e soprattutto di esclusione: prima bisogna verificare che non ci siano altre cause mediche, metaboliche, endocrine, infettive, ematologiche o del sonno.
Il fatto che dopo l’integrazione si sia sentito meglio e poi sia crollato dopo aver ripreso sport potrebbe indicare che il corpo non fosse ancora pronto a tornare ai livelli precedenti. In questa fase eviterei di “testarsi” con lo sport intenso: meglio riprendere con gradualità, monitorando cosa succede nelle 24-72 ore successive allo sforzo, perché il peggioramento ritardato è un’informazione clinica utile.
Per procedere in modo oculato, io le suggerirei di non cercare una singola causa online, ma di costruire con il medico una valutazione ordinata. Potrebbe essere utile partire da: emocromo completo, ferritina/sideremia/transferrina, B12, folati, vitamina D, TSH e tiroide, glicemia/HbA1c, indici infiammatori, funzionalità epatica e renale, elettroliti, CK, screening celiachia ed eventuali approfondimenti infettivologici se c’è stata un’infezione recente. Naturalmente sarà il medico a decidere quali esami abbiano senso nel suo caso.
Come visite specialistiche, valuterei prima un internista o un medico esperto in medicina generale/diagnostica, per coordinare il quadro. Un neurologo può essere indicato se ci sono veri segni neurologici: perdita di forza oggettiva, alterazioni della sensibilità persistenti, disturbi dell’equilibrio, vista doppia, svenimenti, cefalea nuova importante o peggioramento progressivo. Se la pista alimentare è plausibile — sintomi gastrointestinali, diarrea/stipsi importante, gonfiore, calo di peso, reazioni dopo latticini/proteine — allora gastroenterologo, allergologo o nutrizionista clinico possono aiutare. L’intolleranza infantile alle proteine del siero del latte, da sola, difficilmente spiega tutta la sintomatologia attuale, ma un problema di assorbimento o alimentazione va escluso se la ferritina resta bassa.
Sul piano neuropsicologico, se la confusione mentale persiste, si può fare una valutazione delle funzioni cognitive — attenzione, memoria di lavoro, velocità di elaborazione, memoria e funzioni esecutive — insieme a scale su sonno, ansia, umore e fatica. Questo aiuta a capire se il problema è realmente mnestico-cognitivo o se la memoria “rende meno” perché attenzione, energia e regolazione dello stress sono compromesse.
Infine, l’episodio del presunto avvelenamento, anche se escluso dai medici, potrebbe aver funzionato come evento di forte allarme per il sistema nervoso. Non significa che i sintomi siano inventati: significa che corpo e cervello possono rimanere in uno stato di minaccia e amplificare debolezza, freddo, ipervigilanza e confusione.
In sintesi: faccia bene a voler indagare, ma lo faccia con metodo. Continui il confronto con il medico, riduca temporaneamente lo sport intenso, tenga un diario di sonno, alimentazione, attività fisica e sintomi nelle 72 ore successive, e valuti specialisti mirati solo in base ai segni clinici. L’obiettivo non è etichettare subito il problema, ma escludere le cause più probabili e capire come il suo sistema corpo-cervello sta reagendo.
Da neuropsicologa le direi prima di tutto una cosa: la “confusione mentale” o brain fog non indica automaticamente una malattia neurologica grave. Spesso riguarda attenzione, velocità di elaborazione, memoria di lavoro e capacità di concentrazione, funzioni che possono peggiorare quando il corpo è sotto stress, quando ci sono carenze, sonno non ristoratore, ansia, sovraccarico fisico o uno stato infiammatorio/medico ancora da chiarire.
Rispetto all’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica, alcuni elementi che descrive — peggioramento dopo attività, fatica intensa, andamento oscillante, difficoltà cognitive — possono ricordare quel quadro, ma non permettono da soli di fare diagnosi. È una diagnosi clinica complessa e soprattutto di esclusione: prima bisogna verificare che non ci siano altre cause mediche, metaboliche, endocrine, infettive, ematologiche o del sonno.
Il fatto che dopo l’integrazione si sia sentito meglio e poi sia crollato dopo aver ripreso sport potrebbe indicare che il corpo non fosse ancora pronto a tornare ai livelli precedenti. In questa fase eviterei di “testarsi” con lo sport intenso: meglio riprendere con gradualità, monitorando cosa succede nelle 24-72 ore successive allo sforzo, perché il peggioramento ritardato è un’informazione clinica utile.
Per procedere in modo oculato, io le suggerirei di non cercare una singola causa online, ma di costruire con il medico una valutazione ordinata. Potrebbe essere utile partire da: emocromo completo, ferritina/sideremia/transferrina, B12, folati, vitamina D, TSH e tiroide, glicemia/HbA1c, indici infiammatori, funzionalità epatica e renale, elettroliti, CK, screening celiachia ed eventuali approfondimenti infettivologici se c’è stata un’infezione recente. Naturalmente sarà il medico a decidere quali esami abbiano senso nel suo caso.
Come visite specialistiche, valuterei prima un internista o un medico esperto in medicina generale/diagnostica, per coordinare il quadro. Un neurologo può essere indicato se ci sono veri segni neurologici: perdita di forza oggettiva, alterazioni della sensibilità persistenti, disturbi dell’equilibrio, vista doppia, svenimenti, cefalea nuova importante o peggioramento progressivo. Se la pista alimentare è plausibile — sintomi gastrointestinali, diarrea/stipsi importante, gonfiore, calo di peso, reazioni dopo latticini/proteine — allora gastroenterologo, allergologo o nutrizionista clinico possono aiutare. L’intolleranza infantile alle proteine del siero del latte, da sola, difficilmente spiega tutta la sintomatologia attuale, ma un problema di assorbimento o alimentazione va escluso se la ferritina resta bassa.
Sul piano neuropsicologico, se la confusione mentale persiste, si può fare una valutazione delle funzioni cognitive — attenzione, memoria di lavoro, velocità di elaborazione, memoria e funzioni esecutive — insieme a scale su sonno, ansia, umore e fatica. Questo aiuta a capire se il problema è realmente mnestico-cognitivo o se la memoria “rende meno” perché attenzione, energia e regolazione dello stress sono compromesse.
Infine, l’episodio del presunto avvelenamento, anche se escluso dai medici, potrebbe aver funzionato come evento di forte allarme per il sistema nervoso. Non significa che i sintomi siano inventati: significa che corpo e cervello possono rimanere in uno stato di minaccia e amplificare debolezza, freddo, ipervigilanza e confusione.
In sintesi: faccia bene a voler indagare, ma lo faccia con metodo. Continui il confronto con il medico, riduca temporaneamente lo sport intenso, tenga un diario di sonno, alimentazione, attività fisica e sintomi nelle 72 ore successive, e valuti specialisti mirati solo in base ai segni clinici. L’obiettivo non è etichettare subito il problema, ma escludere le cause più probabili e capire come il suo sistema corpo-cervello sta reagendo.
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