Domande del paziente (4)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Vera Zorzetto

    Secondo me stai vivendo una situazione molto più sana di quanto tu stessa riesca a percepire in questo momento, perché da quello che racconti c’è sincerità, attrazione e soprattutto chiarezza reciproca... Altro


    Ciao, vi scrivo la mia storia per darvi il contesto.

    Sono stato fidanzato per 8 anni con una ragazza. In quel periodo ero fuori forma e non mi piacevo, al punto da vivere quasi solo per lavorare e togliermi qualche sfizio, senza mai sentirmi davvero bene con me stesso. Ho comprato casa e siamo andati a convivere, ma negli ultimi due anni il nostro rapporto era diventato più una convivenza tra amici: sì, c’era ancora qualche rapporto, ma mancava tutto il resto.

    Lei non lavorava, non aveva molte amicizie ed era bloccata in un percorso universitario che non riusciva a concludere, nonostante ci fossero diversi anni di differenza tra noi. Negli ultimi due anni prima della separazione, io avevo iniziato un grande cambiamento personale, tra dieta e palestra, trasformando il mio corpo. Questo aveva portato anche a una sua crescente gelosia.

    Il fatto di vivere lontano dall’università, insieme alla gestione della casa, del cane e ad altre responsabilità, aveva contribuito ad allontanarla dal suo obiettivo. Inoltre, col tempo ho capito che viveva una forma di depressione di cui però non era mai riuscita a parlarmi apertamente: questa cosa mi rendeva nervoso perché, tra le tante cose, le pagavo anche lo psicologo senza però sapere davvero cosa stesse vivendo.

    Io ero l’unico a lavorare e a occuparmi delle spese, delle uscite e di tutto il resto. In casa non mi faceva mancare nulla: pulizie ecc., faceva tutto lei, e già questo probabilmente è stato un errore mio.

    A un certo punto, di fronte alle attenzioni di una ragazza — in mezzo a tutte quelle che avevo trascurato — non sono riuscito a trattenermi e, anche se non è successo nulla di fisico, ho deciso di lasciare la mia ex. È seguito un mese difficile, con continui messaggi e anche una gravidanza inventata da parte sua. Alla fine lei ha lasciato casa definitivamente.

    Dopo poco è iniziata una frequentazione con un’altra ragazza, durata circa tre mesi: molto intensa fisicamente, ma anche tossica, tra love bombing e insicurezze che mi ha trasmesso. Dopo una vacanza finita male, ho chiuso anche questa storia.

    Pochi giorni dopo ho conosciuto la mia attuale ragazza: un colpo di fulmine. È molto bella e forse proprio qui ho fatto il mio errore più grande. Dopo pochi giorni abbiamo deciso di convivere.

    In questo quasi anno mi sono ritrovato a gestire praticamente tutto: casa, spese e organizzazione. Abbiamo un conto cointestato su cui mettiamo entrambi la stessa cifra, ma basta solo per il cibo: non copre bollette, uscite o altre spese, che ricadono su di me. Inoltre non mi aiuta né in casa né in altro.

    È molto affettuosa e da quel punto di vista sto bene, non mi manca l’affetto. Però sessualmente e fisicamente non mi prende come la precedente, tanto che ho dovuto adattare alcune mie abitudini. Nonostante questo, emotivamente sto bene… o almeno credo.

    Sto lavorando molto su me stesso, ma spesso penso di non meritarla, sia a livello fisico che di immagine. Cerco di darle tutto: attenzioni, affetto, regali, cene. Tuttavia il suo passato e i suoi tanti ex mi pesano molto. Spesso fa riferimenti a esperienze vissute (ristoranti, viaggi, cose fatte), anche senza citarli direttamente, e questo mi fa stare male. Gliel’ho detto, ma lei lo fa con leggerezza.

    Tutto questo mi porta a vivere una forte disparità emotiva: mi capita di piangere spesso, di pensare di non meritare la felicità. Mi dispiace persino per il mio cane: prima era sempre con la mia ex in casa e non restava mai solo, mentre ora, lavorando entrambi, si ritrova spesso da solo.

    Non riesco a lasciarla, anche se ci ho provato più volte. Vederla piangere e promettere che cambierà, senza poi farlo davvero come vorrei, mi blocca e non riesco ad andare fino in fondo.

    Devo anche dire che in tante cose è davvero cambiata: probabilmente aveva bisogno di tempo, prima era triste e ora non lo è più, si chiudeva molto mentre oggi lo fa molto meno. Però, nonostante questi miglioramenti, io non mi sento valorizzato né alla pari. Spesso ho la sensazione che non mi ascolti davvero, non mi aiuta, non dà peso alle mie necessità, al mio bisogno di conferme e certezze. L’aiuto pratico è praticamente nullo e quello morale molto poco.

    Io mi sono messo subito a sua disposizione in tutto, non le ho fatto mancare niente e l’ho messa al centro della mia vita, cambiando me stesso — di nuovo — per cercare di sentirmi all’altezza e meritarmela. E ora mi trovo così: incapace di lasciarla, ma senza stare mai, mai davvero bene o sentirmi apprezzato.

    Lei mi parla di figli e di un “per sempre” insieme, e da una parte questo mi fa piacere, ma dall’altra sono terrorizzato all’idea che la mia vita possa essere sempre così: per sempre, con un peso che sento di portare da solo, sempre di fretta a cercare di fare tutto da solo. In cosa sbaglio? Su cosa posso lavorare o dove ho bisogno di aiuto? Sono andato anche da una psicologa, ma non mi ha mai aiutato davvero, nonostante tante sedute.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Vera Zorzetto

    Ciao, nelle tue parole emerge molta lucidità, ma anche una profonda fatica emotiva che sembra accompagnarti da tempo, indipendentemente dalla persona che hai accanto. Quello che colpisce è che in più relazioni tu finisca per assumere molto rapidamente il ruolo di chi “regge tutto”: economicamente, organizzativamente, emotivamente. E spesso sembri mettere l’altra persona al centro, cercando di meritarti amore attraverso ciò che fai, dai o garantisci.
    Allo stesso tempo, però, quando il bisogno di sentirti visto, valorizzato e rassicurato non viene colmato, inizi a vivere un forte senso di squilibrio, fino a sentirti svuotato, arrabbiato o non abbastanza. È come se dentro di te convivessero due spinte: il desiderio intenso di essere amato e la paura profonda di non esserlo davvero.
    Mi sembra anche importante un altro aspetto: hai lavorato molto sul corpo e sull’immagine, ma forse la parte più fragile della tua autostima è rimasta ancora molto esposta. Infatti il confronto con gli ex, il timore di non essere abbastanza, il bisogno continuo di conferme sembrano avere un peso enorme sul tuo equilibrio emotivo.
    Non credo che il problema sia semplicemente “questa relazione sì o no”. La sofferenza che descrivi sembra parlare soprattutto del modo in cui vivi te stesso dentro le relazioni: quanto ti carichi, quanto ti adatti, quanto temi di perdere l’altro e quanto fai fatica a capire dove finiscono i bisogni dell’altro e iniziano i tuoi.
    Il fatto che un percorso psicologico precedente non ti abbia aiutato non significa che non possa esistere uno spazio terapeutico adatto a te. A volte serve trovare un professionista con cui sentirsi davvero compresi e con cui poter lavorare più in profondità sui temi dell’autostima, del valore personale, della dipendenza affettiva e dei modelli relazionali che tendi a ripetere.
    Prima ancora di chiederti se lasciarla o restare, forse potrebbe essere utile iniziare a chiederti: “Come mai sento di dovermi continuamente conquistare il diritto di essere amato?” Un saluto, Dott.ssa Zorzetto Vera


    Salve, mia moglie dopo 17 anni di matrimonio ha deciso di lasciarmi. Mi ha detto che ho commesso troppi sbagli, si sente triste con me, nn si sentiva amata abbastanza e le interazioni negative dei miei genitori la hanno soffocata. Andrà a stare in una nuova casa in affitto, e in attesa della sistemazione della nuova casa, resterà ancora con me per almeno un'altro mese. Io l'amo ancora perdutamente ma nn ha voluto sentire ragioni, e mi tratta giustamente con freddezza e distacco. Rispetto cmq la sua decisione e sto limitando il piu possibile i rapporti con lei ( come anche da suggerimenti altrui). Giorno dopo giorno sto cercando ad imparare, gestire e nascondere le mie emozioni tenendomi impegnato con la gestione della casa e tutto il resto, ora ricaduto quasi interamente su di me. Mi è vi chiedo, in speranza di una riappacificazione futura, ma lo stare forzatamente assieme tutto questo mese, in uno stato ibrido di distacco, fatto per lo più di abitudinaria tristezza ed indifferenza( tranne i momenti dedicati alla bimba) non rischia di danneggiare ulteriormente il nostro rapporto? Potrebbe confermarle e darle la convinzione ulteriore di essere triste quando ė con me? Sarebbe il caso che andassi via io in questo mese? Come posso sfruttare questi pochi giorni che staremo ancora assieme in modo produttivo alla relazione ( esempio dimostrando impegno e propensione al cambiamento di alcuni miei comportamenti sbagliati? ) o devo attendere passivamente tutto questo sino a che nn andrà via? Grazie di cuore

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Vera Zorzetto

    Salve, quello che sta vivendo è molto doloroso e dalle sue parole emerge quanto questa separazione la stia mettendo profondamente in contatto con il senso di perdita, il rimpianto e la paura di aver compromesso qualcosa di importante. È comprensibile che, davanti alla possibilità concreta di perdere sua moglie, nasca il desiderio di “fare bene” questo ultimo periodo insieme e il timore che ogni gesto possa allontanarla ancora di più.
    Credo però che, in questo momento, il punto centrale non sia convincerla o dimostrarle rapidamente il cambiamento. Quando una persona arriva a prendere una decisione così sofferta dopo molti anni, spesso ha accumulato nel tempo emozioni, fatiche e delusioni che non riescono più a modificarsi attraverso rassicurazioni immediate.
    Stare ancora nella stessa casa potrebbe certamente essere faticoso per entrambi, ma non è detto che danneggi ulteriormente il rapporto. Molto dipenderà dal clima che riuscirete a creare: meno pressione, meno tentativi di convincimento, più rispetto degli spazi emotivi e pratici. A volte un atteggiamento più calmo, responsabile e autentico comunica più di tante parole.
    Non credo sia utile “attendere passivamente”, ma nemmeno vivere questo mese come un esame da superare. Potrebbe invece provare a usarlo per guardarsi davvero dentro, comprendere i bisogni emotivi che forse nella relazione non sono stati visti abbastanza e iniziare un cambiamento prima di tutto per sé stesso, non solo per recuperare il rapporto.
    Anche il fatto che lei stia cercando di gestire le emozioni, mantenere equilibrio e proteggere i momenti dedicati a vostra figlia è già un elemento importante. In situazioni così delicate, spesso il rispetto, la presenza discreta e la capacità di tollerare il dolore senza rincorrere l’altro diventano le forme più mature di amore. Un abbraccio, Dott.ssa Vera Zorzetto


    Buongiorno, vivo in una città del nord da 21 anni, insieme a mio marito e 2 splendidi figli adolescenti.
    Io e mio marito siamo, di un paesino del sud Italia
    io ho una storia familiare non facile, mio padre assente, mia madre anaffettiva, controllante, giudicante
    a 23 anni ho conosciuto mio marito, appena la nostra unione è diventata ufficiale, sono caduta in depressione, una brutta depressione che ho curato con farmaci e tanta psicoterapia..alla fine del percorso sono arrivata alla conclusione che per stare bene, dovevo scappare dai miei posti..così ho lasciato il lavoro e sono partita, lui con me...
    nella città in cui viviamo sono stata benissimo da subito, ci siamo sistemati, sposati, abbiamo due lavori ottimi e due figli che ci danno grandi soddisfazioni, ci sono comunque delle cose di questa città che mi pesano, la considero non del tutto la mia città...mio marito non si è mai ambientato, infatti dice sempre che quando andrà in pensione trascorreremo periodi giù, dove abbiamo una splendida casa.

    Abbiamo sempre paragonato la città in cui viviamo a quella vicina al nostro paese d'origine e sempre detto che la nostra vita ideale sarebbe stata lì, conducendo una vita come quella che facciamo ora ma con meno spese e più svaghi, nei fine settimana avremmo potuto goderci la casa, gli amici e i parenti al paese, complici il clima, il mare, i paesaggi, facendo tutte le cose che ora non facciamo, e avendo anche il supporto dei parenti
    circa 10 anni fa abbiamo avuto l'occasione di poter rientrare definitivamente ma erano lavori precari, mio marito voleva tornare a tutti i costi, ma io sono di nuovo caduta in grave depressione, ricurata con farmaci. Abbiamo rinunciato

    2 anni fa ennesima occasione, appagante per me, ma stavolta è mio marito a rinunciare, in preda all'ansia

    ora io sono stata chiamata a colloquio tra un mese per un posto di lavoro al mio paese, un buon posto di lavoro, ci vorrei andare perchè vedo la vita che vorremmo, vivremo in città, io mi sposterei tutti i giorni in attesa di una destinazione più vicina, i ragazzi sono felici di un eventuale trasferimento, mio marito pure...ma io sono in ansia, dormo male, una volta lì penso che la mia mente vada a rivivere tutto il percorso depressivo della pre-partenza di 21 anni fa, il tutto accentuato dal fatto che non conosco bene la nuova città, temo di non riuscire ad ambientarmi e temo di lasciare ciò che ho perchè, in caso di fallimento, non posso poi tornare sui miei passi

    sono cresciuta tanto, caratterialmente, emotivamente, lavorativamente, vorrei riuscire a gestire il tutto ma non so, ho bisogno di un parere

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Vera Zorzetto

    Quello che racconti arriva con molta intensità e mostra quanto questa scelta tocchi parti profonde della tua storia, non soltanto un cambiamento di città o di lavoro. È comprensibile che oggi l’ansia si riattivi: il ritorno verso il Sud sembra intrecciarsi, nella tua mente, con il ricordo della depressione vissuta anni fa e con la paura di ritrovarti nuovamente senza punti fermi.
    Allo stesso tempo, però, oggi non sei più la persona di 21 anni fa. In questi anni hai costruito una famiglia, una stabilità, risorse emotive e consapevolezze che allora non avevi ancora. Questo non elimina la paura, ma significa che oggi potresti affrontare il cambiamento con strumenti diversi.
    Mi colpisce anche un altro aspetto: ogni volta che si è presentata la possibilità di tornare, in modi diversi, si sono attivati timori profondi in entrambi. Forse questa scelta rappresenta qualcosa di molto più grande del “dove vivere”: parla di appartenenza, sicurezza, identità e libertà.
    Credo che in questo momento sia importante non chiederti “sarà la scelta giusta o sbagliata?”, ma provare ad ascoltare cosa appartiene al desiderio reale di oggi e cosa invece alla paura legata al passato. Le esperienze dolorose lasciano tracce, ma non necessariamente determinano il futuro. E il fatto che tu riesca a riflettere così lucidamente su ciò che provi è già un segnale importante di crescita e consapevolezza. Un caro saluto, Dott.ssa Zorzetto Vera


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